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[17-05-04]
La vita è un'esperienza d'apprendimento non soltanto sulla terra,
ma anche quella che continua dopo la morte che, in realtà, non
esiste. Essa è un passaggio a un altro stato di coscienza, in cui
si continua a crescere psichicamente e spiritualmente.
Ciascuno di noi è nato con la luce dentro di sé, la luce
dell'anima. Se decidiamo di riconoscerla e di alimentarla, allora alla
nostra morte, andremo verso quella luce, ne saremo accolti.
Da sempre questo argomento, della morte e della vita nell'aldilà,
è stato oggetto della fede e, quindi, della religione. Da diverso
tempo però sta vanzando con autorevolezza e credibilità
la certezza che la morte possa essere oggetto del sapere. La psichiatra
Elisabeth Kubler Ross è la più autorevole rappresentante
di questa nuova prospettiva quando afferma di non credere ma di sapere
che esiste la vita dopo la morte e che la morte non esiste.
Molti ricercatori e tra questi, in particolare,
appunto Kubler Ross in La morte e la
vita dopo la morte hanno raccolto esperienze di pre-morte tali
da confermare che non si tratta di credere ma di sapere che dopo la morte
la vita continua.
Il dato comune dei migliaia di casi studiati è la visione di un
tunnel o di altro ambiente particolare, con in fondo una luce verso la
quale il morente si avvia, felice di lasciare il corpo, perché
libero ormai dalle regole biologiche. Alcuni ritornati in vita, descrivono
questo processo di spostamento verso la luce come un "volo",
altri come " un venir trasportati", altri ancora come un "galleggiamento"
o un " sollevamento". Giunti al termine del tunnel o attraversato
un determinato ambiente, la luce si presenta ancor più sfolgorante
e pare che porti con sé, avvolgendo l'anima: "bontà",
"amore", " serenità", "pace".
La stessa Ross ha condotto indagini su persone cieche da almeno dieci
anni e la cosa stupefacente è risultata essere che esiste un tipo
di "visione senza vista".
Un individuo cieco, durante l'esperienza di pre-morte riesce a vedere,
per cui esiste una sorta di visione mentale o più appropriatamente
un modo di conoscere ignoto ai vedenti. "Ho visto con l'intera coscienza,
non avendo occhi", è questa la testimonianza di un professore
di storia e filosofia in un liceo bolognese, raccolta da Fulvia
Cariglia Bianchi, sociologa, giornalista e psicologa.
Il professore a meno di un anno divenne cieco per lo scoppio di un ordigno
bellico. Da adulto, ricoverato per un collasso cardiocircolatorio, racconta
di aver visti il viso della madre che piangeva aldilà del vetro
della stanza dov'era il suo corpo e dove non la lasciavano entrare. Le
avrebbe voluto dire cha la vedeva; rivedeva tutte le volte che lo aveva
aiutato a studiare, che stava bene e che non doveva piangere. Ma le parole
non gli uscivano dalla bocca. Poi il campo si era allargato e il professore
vedeva altre cose e non si stancava di guardare e c'era una luce forte
che lo faceva sentire in un mondo magico e non desiderava tornare cieco
dalla madre anche se la vedeva disperata.
Ma altra gente che prima non era più in grado di udire o di parlare
poteva farlo di nuovo. Migliaia che erano su una sedia a rotelle in vita,
come dice la Ross, nell'esperienza di pre-morte erano in grado di ballare.
Le ragazze che avevano perso i capelli per la cura contro il cancro, li
avevano di nuovo. Tutti ritornano integri e perfetti.
Altra scoperta interessante della psichiatra è che nessuno muore
solo. Quando si lascia il corpo fisico ci si trova in un'esperienza senza
tempo perché esso non esiste più, così come scompaiono
lo spazio e le distanze, fenomeni puramente terreni. Il morto può
far visita a chiunque voglia e ad aspettarlo ci sono persone morte prima
di lui e che gli volevano molto bene, o entità spirituali, compresa
la divinità massima.
Anche Raymond A. Moody ne La
vita oltre la vita a questo proposito ha raccolto molte testimonianze
dell'incontro con "l'essere di luce" che nella descrizione non
varia da una persona all'altra, ma da individuo a individuo a seconda
dell'ambiente, dell'educazione o della fede religiosa.
Questa luce si mette in comunicazione con il morente attraverso un linguaggio
non verbale che però viene tradotto dalla maggioranza di persone
ascoltate da Moody così: "Sei preparato alla morte?",
"Sei pronto a morire?", "Che cosa hai fatto nella tua vita
che tu possa mostrarmi?", "Che cosa hai fatto nella tua vita
che ti sembri sufficiente?". Sono tutte domande, a detta di Moody,
rivolte ad aiutare il morente ad avviarsi solo sul sentiero della verità
e a provocare in lui la riflessione sulla propria vita che si ripresenta
tutta contemporaneamente per alcuni, per altri a tappe essenziali, per
altri ancora a esperienze insignificanti insieme però a quelle
fondamentali.
Nessuno dei pazienti che ha avuto un'esperienza di pre-morte ha mai più
avuto paura di morire, perché ciò significa, come dice la
Ross perdere il proprio corpo fisico, come la farfalla esce dal bozzolo.
"E' una transizione a un più alto grado di coscienza in cui
si continua a percepire, a ridere, a capire, a crescere e in cui l'unica
cosa che si perde è qualcosa di cui non si ha più bisogno,
il nostro corpo fisico ..."
Il ritorno alla vita terrena è per la maggior parte degli intervistati
improvviso, recepito dal soggetto proprio nel momento che si riappropria
delle percezioni dolorose del corpo fisico. Molti hanno dichiarato di
avvertire migliore il senso della propria vita e di essersi rafforzati
nelle convinzioni etiche, religiose, esistenziali.
Vi sono casi in cui si tratta di una crescita di intensità delle
convinzioni precedenti e di un'aumentata consapevolezza di sé nel
mondo. Molti hanno ridotto il senso di paura nei confronti della morte,
uno dei tabù più persistenti in questa nostra realtà.
Secondo le testimonianze raccolte da Moody, in generale la ragione per
cui la morte non spaventa più sta nel fatto che scompaiono i dubbi
sulla sopravvivenza oltre la morte fisica; non si tratta più di
una possibilità astratta, ma di un fatto sperimentato. La morte
delle persone "ritornate" in vita viene considerata una transizione
da uno stato all'altro, o l'ingresso in un più alto grado di consapevolezza
o di vita.
E' comunque importante mettersi in contatto con il proprio io, occorre
liberarsi delle nostre negatività, accettare le risorse e la forza
che possediamo. Una volta poi liberati e non più legati alla mente
o al cervello fisico, né limitati da un corpo terreno, ridiventiamo
ciò che eravamo prima di nascere e che saremo per l'eterenità,
unici e irripetibili, strutture energetiche che potranno aiutare i viventi.
Sapere che la morte non esiste é il risultato di un processo conoscitivo
e di una serie di esperienze individuali e di massa nell'ottica di una
diversa consapevolezza del posto che occupa la cosiddetta morte nell'arco
della vita umana.[m.a.] |
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