Violentate nelle carceri

[15_12_01] Sono 138 mila le donne nelle carceri statunitensi, circa l'8% della popolazione carceraria. Secondo recenti rapporti, quasi la metà delle detenute ha subito violenze e abusi prima della carcerazione e più di tre quarti sono state accusate di crimini non violenti. La maggior parte appartiene alle minoranze presenti nella società americana: la percentuale delle donne di colore tra le detenute è otto volte superiore a quella delle donne bianche e la percentuale di quelle di origine ispanica lo è di circa quattro volte.
Le prigioniere sono spesso ammanettate anche quando non costituiscono una minaccia per le guardie. Non si fa eccezione neanche per le donne incinte, nonostante il rischio di aborto in caso di cadute. A volte le manette vengono lasciate anche durante il travaglio del parto e per incatenare le donne ai letti d'ospedale, anche se sono gravemente ammalate o incapaci di muoversi.
La causa portata avanti dalle donne contro le autorità carcerarie descrive anche gli abusi sessuali commessi dalle guardie. Le dichiarazioni delle donne sono sconvolgenti, ma non inusuali. Ogni anno crescono le denunce relative a donne che subiscono abusi sessuali da parte del personale carcerario nelle prigioni di tutto il territorio degli Stati Uniti. La legge statunitense sulle pari opportunità stabilisce che non si può rifiutare l'impiego di personale di sesso maschile nelle strutture femminili. Può quindi essere richiesto agli uomini di eseguire perquisizioni intime e di vedere le donne nude.
Da un'inchiesta della Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite è risultato che "Quasi ogni donna intervistata ha raccontato di aver subito vari atti sessualmente aggressivi da parte delle guardie". Gli standard internazionali sui diritti umani sanciscono che le detenute dovrebbero essere seguite da personale femminile. La Convenzione per l'Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione contro le Donne (CEDAW) è stata ratificata da centosessantuno nazioni. Secondo la legge statunitense, è il Senato che deve dare parere favorevole affinché il trattato venga ratificato ma ciò non è avvenuto, sebbene il Presidente, alcuni membri del Congresso ed una parte dell'opinione pubblica si fossero dichiarati favorevoli.
Trentasei Stati hanno emesso leggi che proibiscono specificatamente relazioni a sfondo sessuale tra il personale carcerario e le detenute, riconoscendo che queste relazioni non possano dirsi realmente consensuali a causa della posizione di potere che occupano i secondini rispetto alle recluse. Quattordici stati invece non prevedono leggi che puniscano relazioni sessuali tra le guardie carcerarie e le detenute.

Casi di torture a donne detenute sono documentati in vari paesi, dalla Cina agli Stati Uniti.
In Turchia si tratta di una pratica largamente diffusa e che comprende il ricorso all’elettroshock.
In uno stato Usa, donne recluse sono state punite con la detenzione in una piccola gabbia (m. 2,4x1,2) detta "box di detenzione" a temperature superiori a 38 gradi e bagnate con getti d’acqua ogni 90 minuti.

 

Condannata a morte negli Stati Uniti

[05_03_03] Nel 1982, Margie Velma Barfield, 52 anni, del North Carolina, condannata per aver avvelenato quattro persone (tra cui la madre e il fidanzato) é stata la prima donna ad essere giustiziata dal 1976, data di reintroduzione della pena di morte negli Stati Uniti. E oggi, secondo le cifre delle associazioni abolizioniste, sono più di quaranta le donne recluse nel braccio della morte dei penitenziari di Missouri, Oklahoma, New Jersey e di altri Stati del Paese governato da George W. Bush. Il record di donne in attesa del boia spetta al Texas, con cinque, seguito dalla California (quattro), considerata lo Stato più progressista dell'unione.
Storie diverse con un unico destino.
Faye Coopeland, 77 anni, é la più anziana. Insieme al marito, assassina cinque uomini, tutti di passaggio nella contea di Livingston, nel Missouri, dove la coppia risiedeva. Faye Copeland si difese affermando di essere stata obbligata dal marito a compiere i delitti. I fatti di sangue avvennero nel 1986, il verdetto fu emesso il 27 aprile del 1991. La donna attende da dieci anni l'esecuzione.
Christa Gail Pike, 21 anni, é la più giovane. Armata di un taglierino da pacchi e di alcuni sassi, torturò a morte una ragazza di 19 anni, all'interno del campus dell'università statale di Knoxville, nel Tennesse. Quindi incise un pentagramma sul petto della vittima, come ultimo affronto alla studentessa ritenuta colpevole di far la corte al suo ragazzo. Il delitto venne commesso nel 1995, la condanna fu emessa il 29 marzo dell'anno successivo. Christa Gail Pike aspetta il boia da oltre cinque anni.
Priscilla Ford ha 68 anni. Durante la parata del Ringraziamento a Reno, nel Nevada, con la sua macchina travolse deliberatamente un gruppo di persone che sul marciapiede assistevano alla sfilata: sei morirono, altre ventitré rimasero ferite. Arrestata, Priscilla Ford venne visitata da medici e psichiatri, i quali emisero una diagnosi di schizofrenia. La donna durante il processo affermò di aver compiuto il gesto per attrarre l'attenzione su di sé. La strage avvenne nel 1980, la condanna a morte venne emessa il 29 aprile del 1982. Faye Coopeland attende la chiamata finale da 19 anni.
Le donne costituiscono meno del due per cento dei condannati a morte negli Stati Uniti. Secondo il Dipartimento federale della giustizia, complessivamente le donne recluse nei penitenziari americani sono circa un milione e duecentomila. Il settanta per cento di loro sconta condanne per reati non violenti. Più o meno la medesima percentuale delle carcerate afflitta da problemi di alcol, droga o malattie mentali: ma soltanto il dieci per cento di queste donne ricevono qualche tipo di cura medica in carcere, mentre - per ammissione dello stesso governo degli Stati Uniti - il novantacinque per cento delle recluse é vittima di abusi fisici, psichici e sessuali.
La morte, qualche volta, é dunque una liberazione, perché l'ergastolo sarebbe più crudele. Iniezione letale, camera a gas, sedia elettrica, impiccagione, fucilazione (questi i metodi di esecuzione in vigore negli Usa) vengono comunque inflitti prescindendo dalla eventuale redenzione del condannato.
Karla Faye Tucker Brown viene uccisa il 3 febbraio del 1998, nonostante gli appelli internazionali per salvarle la vita. In carcere la donna ha abbracciato la fede cristiana, si é davvero pentita - secondo tutte le testimonianze - del brutale omicidio commesso e ha chiesto di poter lavorare nel sostegno e l'assistenza agli altri detenuti. Ma ogni domanda di grazia, di tramutare la morte in carcere a vita, viene respinta dall'allora governatore George W. Bush. E Karla Faye Tucker la prima donna giustiziata in Texas dal 1860,

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» Un monumento a Martin Luther King

Morta la vedova di Martin Luther King

[31_01_06] E' morta, ad Atlanta, Coretta Scott King, vedova del leader dei diritti civili dei neri americani e premio Nobel per la pace Martin Luther King. La donna aveva 78 anni. Lo scorso anno un ictus l'aveva semiparalizzata. Dopo l'assassinio del marito proseguì nella lotta per i diritti dei neri.
Nata il 17 aprile 1927 a Marion, in Alabama, dove trascorse la sua infanzia, si dedicò agli studi musicali al New England Conservatory of Music di Boston, dove incontrò Martin Luther King. I due si sposarono nel 1953, ed ebbero quattro figli. Negli anni Cinquanta e Sessanta, Coretta sostenne sempre il marito, partecipando ai suoi interventi e alle manifestazioni in difesa dei diritti dei neri. In particolare, grazie alla sua educazione musicale, prese parte ai ''concerti per la libertà'', appuntamenti di poesia, canto e conferenze legate al movimento dei diritti civili. Nel 1962 fu delegata del Women's Strike for Peace nella Conferenza sul Disarmo di Ginevra.
Dopo l'assassinio del marito, nel 1968, la vedova King continuò la battaglia per i diritti della popolazione di colore negli Usa, diventando una guida nazionale per gli afroamericani. Appena alcuni giorni dopo l'omicidio, Coretta guidò la marcia a nome dei lavoratori del servizio sanitario a Memphis, sostituendo suo marito, e successivamente nello stesso mese, tenne a New York il suo discorso alla manifestazione antiguerra del Vietnam.
Per tutta la vita ha diffuso la filosofia della non violenza del marito attraverso il Martin Luther King Jr. Center for Nonviolent Social Change, costruito ad Atlanta, a pochi passi dalla chiesa del reverendo King. Ma ha preso impegni contro la povertà, ha lottato contro il disarmo, affermandosi come leader degli afro-americani e icona del pacifismo.

 

Rapita, riappare dopo 10 anni

[24_03_06] La polizia sta indagando in Pennsylvania sulla vicenda di Tanya Nicole Kach, scomparsa nel 1996 a 14 anni, e riemersa a 24 anni, con un'identità diversa in un negozio alimentare. La donna ha detto di essere sempre rimasta nella stessa cittadina. A rapirla una guardia, di 20 anni più grande di lei, della scuola media che frequentava e che l'avrebbe segregata, plagiata e sottoposta a pressioni psicologiche.
Per dieci anni Tanya sarebbe stata dunque prigioniera di Thomas Hose, confinata per i primi quattro anni nella casa del suo rapitore, che viveva con i genitori, e col permesso di uscire nei successivi sei anni. Tanya ha detto alla polizia di non essere stata costretta a restare con Hose con violenza fisica ma piuttosto con pressioni psicologiche: "Mi aveva fatto credere che i miei genitori non volevano saperne di me e che lui era l'unico a volermi bene".
La polizia aveva considerato inizialmente la scomparsa di Tanya come un caso di adolescente fuggita di casa ma successivamente la sua vicenda era stata classificata come un rapimento. Tanya ha rivelato la sua vera identità questa settimana a un salumiere presso cui faceva la spesa. La donna viveva a non più di tremila metri dalla abitazione del padre che in questi anni si era separato dalla madre. Thomas Hose si è consegnato alla polizia. E' stato incriminato per violenza sessuale ai danni di una minorenne e numerosi altri reati e rischia molti anni di prigione. Tanya è tornata a vivere con la madre, che non vedeva da dieci anni.

 

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