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Condannata a morte negli Stati Uniti
[05_03_03] Nel 1982, Margie Velma
Barfield, 52 anni,
del North Carolina, condannata per aver avvelenato quattro persone (tra
cui la madre e il fidanzato) é stata la prima donna ad essere giustiziata
dal 1976, data di reintroduzione della pena di morte negli Stati Uniti.
E oggi, secondo le cifre delle associazioni abolizioniste, sono più
di quaranta le donne recluse nel braccio della morte dei penitenziari
di Missouri, Oklahoma, New Jersey e di altri Stati del Paese governato
da George W. Bush. Il record di donne in attesa del boia spetta al Texas,
con cinque, seguito dalla California (quattro), considerata lo Stato più progressista dell'unione.
Storie diverse con un unico destino.
Faye Coopeland, 77 anni, é la più anziana. Insieme al marito,
assassina cinque uomini, tutti di passaggio nella contea di Livingston,
nel Missouri, dove la coppia risiedeva. Faye Copeland si difese affermando
di essere stata obbligata dal marito a compiere i delitti. I fatti di
sangue avvennero nel 1986, il verdetto fu emesso il 27 aprile del 1991.
La donna attende da dieci anni l'esecuzione.
Christa Gail Pike, 21 anni, é la più giovane. Armata di
un taglierino da pacchi e di alcuni sassi, torturò a morte una ragazza
di 19 anni, all'interno del campus dell'università statale di Knoxville,
nel Tennesse. Quindi incise un pentagramma sul petto della vittima,
come ultimo affronto alla studentessa ritenuta colpevole di far la corte
al suo ragazzo. Il delitto venne commesso nel 1995, la condanna fu emessa
il 29 marzo dell'anno successivo. Christa Gail Pike aspetta il boia
da oltre cinque anni.
Priscilla Ford ha 68 anni. Durante la parata del Ringraziamento
a Reno, nel Nevada, con la sua macchina travolse deliberatamente un
gruppo di persone che sul marciapiede assistevano alla sfilata: sei
morirono, altre ventitré rimasero ferite. Arrestata, Priscilla Ford
venne visitata da medici e psichiatri, i quali emisero una diagnosi
di schizofrenia. La donna durante il processo affermò di aver compiuto
il gesto per attrarre l'attenzione su di sé. La strage avvenne nel 1980,
la condanna a morte venne emessa il 29 aprile del 1982. Faye Coopeland
attende la chiamata finale da 19 anni.
Le donne costituiscono meno del due per cento dei condannati
a morte negli Stati Uniti. Secondo il Dipartimento federale della giustizia,
complessivamente le donne recluse nei penitenziari americani sono circa
un milione e duecentomila. Il settanta per cento di loro sconta condanne
per reati non violenti. Più o meno la medesima percentuale delle carcerate
afflitta da problemi di alcol, droga o malattie mentali: ma soltanto
il dieci per cento di queste donne ricevono qualche tipo di cura medica
in carcere, mentre - per ammissione dello stesso governo degli Stati
Uniti - il novantacinque per cento delle recluse é vittima di abusi
fisici, psichici e sessuali.
La morte, qualche volta, é dunque una liberazione, perché
l'ergastolo sarebbe più crudele. Iniezione letale, camera a gas, sedia
elettrica, impiccagione, fucilazione (questi i metodi di esecuzione
in vigore negli Usa) vengono comunque inflitti prescindendo dalla eventuale
redenzione del condannato.
Karla Faye Tucker Brown viene uccisa il 3 febbraio del
1998, nonostante gli appelli internazionali per salvarle la vita. In
carcere la donna ha abbracciato la fede cristiana, si é davvero pentita
- secondo tutte le testimonianze - del brutale omicidio commesso e ha
chiesto di poter lavorare nel sostegno e l'assistenza agli altri detenuti.
Ma ogni domanda di grazia, di tramutare la morte in carcere a vita,
viene respinta dall'allora governatore George W. Bush. E Karla Faye
Tucker la prima donna giustiziata in Texas dal 1860,
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