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Mary "reclusa" in un convento-lager
[20.05.03] Giovani donne dalla vita spezzata, recluse
in un convento-lager per avere infranto le regole morali di una società
arretrata e bigotta.
Irlanda, anni Settanta. La storia raccontata nel film "Magdalene's
sister" del regista scozzese Peter Mullan - Leone d'oro al Festival
del Cinema di Venezia - è quella di un gruppo di ragazze adolescenti
rese schiave e costrette a lavorare in una lavanderia "per mondare
l'anima dai propri peccati".
Mary, 70 anni irlandese, credente, raggiunta dal quotidiano la Repubblica,
è stata lì, in uno di quei lager. Per due anni, dopo
essere stata vittima di un tragico rimpallo tra orfanotrofi e famiglie
adottive, è stata rinchiusa in un convento-lavanderia: "E'
tutto vero - dice con rabbia - ma fino ad ora non mi aveva creduto
nessuno".
Nel film sulle Maddalene più che pregare, si lavava, si stendeva
e si stirava per il tornaconto economico dell'Opera e chi non eseguiva
gli ordini subiva dure punizioni corporali e psicologiche. Un'accusa
alla Chiesa cattolica che Mullan non ha esitato a far rimbalzare anche
al Lido: "Man mano che facevamo il film - ha detto il regista
- ci siamo resi conto che non c'era tanta differenza fra Chiesa cattolica
e talebani: qualunque religione del mondo che abbia grande potere
tende a pensare che le adolescenti siano un grande pericolo".
La pellicola di Mullan, vincendo un festival internazionale, ha infranto
il muro del silenzio. E forse è il timore che dopo il silenzio
cada anche l'indifferenza ad aver suscitato le ire dell'"Osservatore
romano" e dello stesso Stato pontificio. Una "provocazione
rabbiosa e rancorosa, infamante per la Chiesa cattolica" ha scritto
tra le sue colonne il giornale vaticano, condannando il verdetto -
unanime e raggiunto in soli tre minuti - della giuria veneziana. E
su tutto un dubbio, reso più assillante dal successo che il
film sta riscuotendo nelle sale di tutta Europa: la coraggiosa pellicola
è basata su fatti veri o è frutto di una realtà
distorta ed enfatizzata?
Mary è un'ex ospite di un collegio delle Sorelle della Misericordia
e parla con la sicurezza che solo la durezza della sua esperienza
può averle dato: "Esistiamo davvero noi Maddalene - afferma
- Io ero solo una che si è permessa di disubbidire. Il mio
peccato? essere andata al cinema senza il permesso".
Uno sfogo scioccante quello di Mary che - dice - è iniziato
nel 1982, nonostante l'indifferenza generale. Nella sua Irlanda non
si poteva parlare male della Chiesa cattolica e delle suore "anche
dopo molti documentari, molte canzoni e anche dopo che l'ultimo convento
nel 1996 aveva chiuso i battenti, tutti tacevano". Povere Maddalene,
non parlavano, non ne avevano il coraggio, "nemmeno ad ammazzarle".
"E ormai le hanno ammazzate quasi tutte - continua Mary - il
resto lo ha fatto il dolore, la sofferenza, la pazzia. Molte sono
rincretinite, ridotte a vecchie bambine che vegetano nei ricoveri".
E i ricordi di Mary sono dolorosi, pesanti, duri da affrontare giorno
dopo giorno."Perché ti accompagnano sempre, quando non
ti hanno già ucciso".
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ci ha scritto . . .
Maria Rita
Rose
Vanni
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