Abazzia di Farfa! Come Magdalene's siater?  

[30_01_04] La superiora generale delle suore brigidine dell'Abbazia di Farfa si trova sotto inchiesta della Procura della Repubblica di Rieti.
La badessa è accusata da sei novizia indiane di maltrattamenti e, pare anche, di violenza privata. Le novizie che hanno abbandonato il convento sostengono che la superiora le avrebbe utilizzate per compiti di bassa manovalanza destinate all'accoglienza degli ospiti e ad altri lavori domestici. Si sarebbero sentite "sfruttate" e, in alcuni casi, addirittura, ridotte quasi al rango di schiave essendo state private anche del passaporto e della tessera sanitaria. Negli ultimi due anni le sei novizie sono state ospitate dal convento di S. Giovanni Evangelista a Parma.
Le suore brigidine difendono la badessa e definiscono "infamanti menzogne" le denunce.
L'augurio e la speranza é legata alle capacità della Magistratura di far chiarezza sulla vicenda i cui aspetti sembrano complessi e poco chiari.

 

 

Con un coltello in mano e il Corano in tasca

[10_01_02] A Torino, il 4 gennaio 2002, una coltellata alla schiena infertale dal marito, 36 anni, marocchino con il Corano in tasca, uccide Kabira, 29 anni, che al chador preferisce abiti occidentali.
La giovane donna, trovata distesa a terra, in una strada dell'estrema periferia di Torino, in jeans attillati e maglioncino corto, con un giubboto alla moda e un filo di trucco sugli occhi, lascia una bimba. Lui, un integralista musulmano, prima di essere catturato dalla polizia, trova il modo di recarsi dal barbiere per fare scomparire la barba e assumere il tono di chi sta dalla parte del giusto e accusare la moglie di comportarsi in modo troppo provocante. "Se proprio ci tieni a vestirti in quel modo - le aveva detto - almeno vai a lavorare sul marciapiede".

 

Musulmane col "velo", cattoliche ...

[24_02_04] La maggioranza delle donne musulmane immigrate in Italia, continua a portare il velo sia esso l'hijab che nasconde i capelli e il collo, o il niqab, che lascia liberi solo gli occhi o lo chador delle iraniane, un vero e proprio mantello nero ( meno frequente nel nostro paese).
Molte di esse, pur non essendo obbligate fori dal loro ambiente, non si scoprono perché così si sentono protette e perché sono convinte, come del resto lo sono tutti i musulmani, che la principale qualità sia la modestia, esaltata da tale abbigliamento.
Secondo il Corano la donna non deve provocare l'uomo con la sua fisicità, i piaceri del sesso devono restare all'interno della famiglia, per cui le donne musulmane, convinte di questo, evitano di scoprirsi. Ma per alcune più integrate, il velo è solo un foulard che portano ad esempio per non essere infastidite dai loro connazionali che le considerano "donne facili" se vestite come le occidentali, oppure lo portano soltanto nel momento della preghiera.

Anche i cattolici, fino a qualche anno fa, vietavano alle "giovanissime" iscritte all'Azione cattolica", di mettersi in costume al mare per prendere il sole, o di indossare in estate abiti senza maniche o i pantaloni perché provocanti. Da allora molte cose sono cambiate e le giovani vestono senza più remore. Ai nostri giorni, gli ayattollah cattolici, attaccano l'ombelico e le "veline". [Vai alle pagine del sito]
Ma perché non esibire la bellezza? Che cos'ha di tanto sconvolgente un corpo femminile?
L'augurio che si può fare alla donne musulmane è quello di liberarsi da tali "schiavitù" che opprimono la mente e il cuore! [m.a.]

 

Dodici anni di dolore e ora ...

[17_04_04]
"Sarà valsa la pena - scrive Lucia - resistere senza suicidarsi soffrendo per dodici anni atrocemente? Se almeno potessi riscattare tante umiliazioni ed ingiustizie! Ho spogliato me stessa di ogni pudore purché potessero capire e curarmi. Mi hanno mandata in psichiatria perché non sono riuscita a mostrare il mio corpo agli studentelli universitari. Hanno scandagliato inutilmente i meandri della mia anima. Camici bianchi che dovrebbero dare la vita tramutatisi in camici neri".
Dodici anni per scoprire di avere una malattia rara, "Cistite Interstiziale, malattia rara, cronica, ingravescente" e alla fine anche la beffa di doversi pagare l'unico farmaco, Pentosanpolisolfato (Fibrase) associato ad Amitriptilina (Laroxil), in grado di evitare che possa aggravarsi. La Regione Marche, dove abita Lucia, non ritiene esenti dal pagamento tali farmaci nonostante la loro presenza nel Decreto ministeriale di esenzione ai costi n° 279 del 18 maggio 2001, con codice esenzione RJ0030.
E' la vicenda di una giovane donna che ha conosciuto le tappe più dolorose di chi, di fronte ad un problema di salute, non riesce a trovare qualcuno capace di dare una risposta certa, costringendola invece a passare da un ospedale all'altro e lasciandola sola con la propria sofferenza.
Finalmente, ora, ma sono passati dodici anni, Lucia conosce almeno il nome della sua malattia, perché ha incontrato un medico capace.
Ma dalle sue parole, rivolte alla presidente a Loredana Nasta, presidente dell'Associazione cistite intestiziale, ecco la sua storia:

"Oggi 20 febbraio 2004 è un giorno particolare per me per un duplice motivo: uno bello, l'altro brutto.
Bello perchè dopo 12 anni di dolori fortissimi so il nome della mia malattia che considero la più grande disgrazia che mai ti possa capitare nella vita!
Brutto perchè non si può certo gioire di avere una cistite interstiziale!
Per poterLe far capire quanta sofferenza ho inglobato in 12 anni provo a raccontarLe la via vita. Provo!
Avevo appena 27 anni quando comincio ad avvertire una strana sensazione in vescica, uno strano fuoco in vagina, nell'uretra, nella pelvi, nell'ano come se tutto mi si ustionasse, come incendiarsi vivi ed andavo ogni 20 30 minuti ad urinare senza sentire lo stimolo normale; era il dolore atroce che mi conduceva e mi conduce al WC continuamente. Dopo aver urinato il dolore bruciante come brace rimaneva : avevo ed ho a tutt'oggi la sensazione di avere nella muscolatura vescicale dei carboncini accesi, degli spilli infuocati, come se dentro e fuori ci fosse un pallone che esplode di fuoco e tanta trazione. Difficile spiegare un dolore così!
Infezioni continue da diversi germi quali escherichia coli, enterococchi di gruppo D, a livello vaginale candida gardnerella, coli, enterococchi, uretriti di notevole entità. A volte urinoculture negative, ma il dolore rimaneva costante ed ingravescente lo stesso.
Dal '92 ad oggi ho subito di tutto tra cui anche alcuni interventi inutili, per colpa di medici che fanno visite lampo e non sanno ascoltare il paziente e visitano guardandoti negli occhi e mettendo la mano al portafoglio! (per metterci la loro parcella!)
Tra gli interventi:
3 laparascopie
sbrigliamento dei nervi pudendi
7 cistoscopie
7 urodinamiche
rachicentesi
non so quante RX, TAC, RM prima di capire.
Centinaia di visite scomode dove perdi la tua dignità di donna, dove devi mostrarti ad un uomo che non conosci senza pudore pur di salvare la tua vita e poi piangere da sola in una stanza senza voler vedere nessuno ... Chi può capire senza farne esperienza!
Centinaia senza un briciolo di esagerazione (posso dimostrarlo con documenti alla mano! ) ho uno scatolone di esami, pareri, referti, lastre.
Centinaia tra visite proctologiche, ginecologiche, urologiche, internistiche, neurologiche, reumatologiche e poi tornare a casa con una sconfitta, una diagnosi fittizia, chiedendoti: "chi avrà indovinato?".
L'armadietto del bagno è una vera farmacia!!!.
Sono stata ricoverata più di 40 volte, credo, (ho persino perso il conto!) in vari centri italiani, anche importanti (Moulinette -Torino, CRF-Torino, Spoleto, S.Raffaele, Milano, Spoleto, Ancona Jesi, Senigallia, Foggia, Bari, Magenta, Napoli,ecc..)

Ecco le varie diagnosi:
Ipocondria produttiva,
Disturbi di somatizzazione,
Depressione grave,
Colon irritabile,
Sindrome dell'uretra,
Sindrome del puborettale,
Spasticità del pavimento pelvico,
Proctalgia essenziale,
Mialgia tensiva del pevimento pelvico,
Dolore pelvico cronico da N.D.D.
Dolore pelvico cronico da endometriosi.

In 12 anni sono stata rinchiusa 3 volte in Psichiatria, 3 volte con la forza e picchiata da mio padre che credeva ai medici.
Deve solo ringraziare Dio che ero cristiana e non l'ho denunciato!
Mio marito ha voluto divorziar. 7 anni di giudiziale per arrivare ad un misero mantenimento.
Non solo! E' andato dicendo a tutti, conoscenti ed amici, che stavo bene ma ero impazzita inventandomi un dolore inesistente, perlomeno esistente nella mia testa!
Tutto per colpa dei camici bianchi, con tanto di lauree e specializzazioni! Che partecipano a Convegni non so quante volte l'anno e che credono di capire tutto in 30 minuti visita e di ascolto!
Ho avuto attriti in famiglia piuttosto gravi fino a fuggire con la mia croce e rifugiarmi presso un sacerdote che mi consolava nella disperazione più nera. Qui sono stata circa due anni aiutata da una cara Signora. Non avevo un soldo, niente mantenimento, niente pensione, niente stipendio, ero stata da poco licenziata! Niente aiuto da parte dei genitori! Squallido no? Il momento buono per farla finita! Ma... avevo voglia di vivere e di dimostrare a tutti che avevo ragione io!
Ho perso un buon lavoro da segretaria amministrativa presso il Provveditorato di ANCONA; Precedentemente ho dovuto interrompere i miei studi di Medicina
Chi mi restituirà i danni fisici, morali, patrimoniali di 12 anni? Una probabile carriera, un lavoro? Tanti soldi spesi inutilmente girovagando in tutta Italia tra nord e sud?
Chi potrà farmi guarire dall'angoscia di tante torture inutili, dalla solitudine, dall'emarginazione causate da una malattia così bestiale: Devo dire grazie all'incompetenza ed errata condotta professionale di centinaia di medici?
Io sono grata a Lei e al Prof. Cervigni per il vostro impegno, la vostra dedizione instancabile per poter aiutare chi soffre di cistite interstiziale e spero che in breve tale malattia si possa debellare.
Se mai guarirò offro il mio volontariato per aiutarvi in questa tremenda battaglia!
Ora sono povera perchè i medici mi hanno usurpato tutto, da oggi sono solo contenta di sapere il nome del mio male!.
Nella disperazione di sapere cosa avessi mi sono rivolta a dei sacerdoti esorcisti che hanno fatto la loro diagnosi: Fattura a morte, male malefico, PERDONA coloro che ti hanno fatto del male! (si i medici!) .Sottoposta ad una infinità di benedizioni ed esorcismi alla cui efficacia non credevo, fra l'altro, data la mia formazione medica.
Eh sì era un male malefico il cui nome non era "fattura a morte", ma cistite interstiziale. Pazienza Lucia anche i preti sbagliano!

Con questa lettera gentile Sig.ra Nasta,
scritta tra lacrime e singhiozzi ripercorrendo a ritroso con fatica e frammmentariamente la mia vita dal mio primo dolore e ricovero e a tutto il calvario di 12 anni, non sono minimamente riuscita a poter esprimere la mia sofferenza. Provare per credere! Non l'auguro a nessuno tranne che a quei medici freddi ed insensibili che credono di sapere tutto! Prima di condannare a morte lenta una paziente bisogna riflettere!
Spero che questa mia lettera possa trovare diffusione attraverso la stampa i media, attraverso i vostri Convegni per dare voce a chi non ha voce e muore disperato, deriso, emarginato, non creduto!
E' solo la fede nell'altra vita che mi ha frenata dal suicidio! Chi non ce l'ha si ammazza....

Come ero?
Ero una ragazza positiva, col sorriso sempre stampato sulle labbra, carina, mi cercavano tutti, piena di sogni, di voglia di vivere, piena di idee e il sogno di una grande carriera davanti: Fare il medico, avere tanti bambini ...
Pensate...da quando mi sono ammalata non c'è stata più estate per me, non più una Pasqua, non più un Natale! non un sabato in discoteca, niente ...
La Cistite Intestizialeti dà dei dolori così atroci che ti toglie la gioia e la voglia di vivere.
Ho ricevuto aiuto morale e materiale da alcune persone caritatevoli, così sono arrivata da ' 92 al 2004 per avere una diagnosi.
Ho scalato una grande montagna, ho vinto io! Grazie solo alla mia tenacia, alla mia forza, grazie a chi mi è stato accanto, ... ma chi non ce l'ha?...
Ho vinto grazie a medici grandi come il Prof. Cervigni, grandi sopratutto dal punto di vista umano, che ha saputo ascoltarmi quando ero disperata (forse lui nemmeno lo sa!), mi spiegava, mi diceva cosa si poteva tentare. In questi ultimi 3 anni sono andata avanti solo grazie al suo aiuto.
Con gratitudine a Lei sopratutto Sig.ra Nasta che si è permessa di insistere col Prof. CERVIGNI a rianalizzare un vetrino di 2 anni prima peraltro negativo!
Grazie alla Istopatologa Dott.ssa Rossetti che ha dato un nome al mio dolore".

Per informazioni sulla Cistite Intestiziale si veda il sito web:
http://www.ichelp.com/xlt-it/IT-AnIntroductionToIC.html

 

Le ragioni di Giulia

Giulia Chieffi[10_10_04] "Sono Giulia, la vita è trascorsa in un lampo.
Da anni ho superato i settanta. Sono tanti e la mia vita è stata molto, ma molto intensa e variegata.
Solo una grande forza di carattere mi ha permesso di arrivare sul viale del tramonto, così come sono.
Leggimi, ascoltami, guardami nel sito.
Sono sicura che, senza conoscermi, diventeremo amici.
I miei dolori, le mie disfatte, le mie vittorie, le mie pene di donna, sono sicura, ti daranno delle emozioni.
E’ tutto vero, nulla è lasciato all’immaginazione o al colpo di scena.
Tutto si è svolto sulla mia pelle.
Ho sentito il bisogno di scrivere, di svuotarmi, di farmene una ragione.
Ora sono come placata e spossata dalla fatica di vent’anni di scrittura, ma quasi felice e serena.
Di più non potevo e non sapevo fare.
Non vorrei mai più essere giovane e basta.
Vorrei essere giovane da vecchia.
Purtroppo non è possibile".


Giulia Chieffi è nata a Napoli, vive a Fermo e ha superato la soglia del 75° anno di età senza perdere nulla della sua forte carica emotiva di giovane donna. In splendida forma fisica e il fascino che ha deciso di non abbandonarla. Le sue ragioni sono in un libro che ha scritto sulla sua esperienza di donna, moglie e madre con forti analogie con le vicende che hanno scandito la vita di Sibilla Aleramo. Il libro dal titol Le ragioni di Giulia è stato pubblicato dall'editore Guida di Napoli. Ma Giulia ha anche un suo sito: www.leragionidigiulia.it

"Giuro di dire la verità - inizia - Null’altro che la verità. Certo, dal mio punto di vista.
Quando il bisogno di scrivere diventa urgente, la penna scorre sul foglio da sola, ed è un impeto di ricordi e sensazioni. Come nel largo letto di un fiume in piena, un’onda di rabbia, sogni, dolcezze, amarezze e tante cose ancora, tutte insieme, mi travolge.
Alcuni ricordi fermano il pensiero e la penna fa il resto; altri ancora rimangono incapsulati nella memoria.
Questa non è una storia o un diario inventato. Non saprei inventare; a che scopo, quando la mia storia personale è più drammatica, straordinaria e assurda di una fiction?
E poi mi costerebbe troppa fatica.
Basta che io apra il sipario della mia vita, e sono sommersa dai ricordi: se sono pronta, la penna scorre veloce sul foglio. E’ come uno stato di levità che mi consente di essere lesta, come guardando le cose dall’alto. Le fisso sulla carta e le dedico ai miei nipoti, diretti ed indiretti: hanno diritto di conoscere le loro radici familiari ed i mille rivoli di questo fiume, che inevitabilmente porta a loro".

 

Schiave a 2000 euro

Una schiava[14_11_04] Facevano entrare clandestinamente in Italia ragazze dell'Est, e poi le vendevano a 2mila euro alle organizzazioni che gestiscono la prostituzione in Friuli, Veneto e Lombardia: la polizia ha arrestato nelle tre regioni quattro persone accusate di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione, mentre una quinta è stata fermata. I cinque, negli ultimi sei mesi, avrebbero fatto arrivare in Italia almeno 12 ragazze.
La polizia ha eseguito le ordinanze emesse dal gip del tribunale di Trieste su richiesta della Procura della Repubblica dello stesso capoluogo giuliano. Gli arresti sono stati fatti a Trieste, Venezia, Treviso, Verona e Mantova. Tutte le persone fermate sono cittadini macedoni, mentre le ragazze provenivano da Repubblica Ceca, Bielorussia ed Estonia. Spesso le giovani venivano nascoste nei bagagliai di auto che sono state poi sequestrate dagli investigatori. Una volta in Italia, le ragazze venivano cedute a organizzazioni criminali per essere poi avviate alla prostituzione nel Nord.

 

Cerca lavoro, violentata

31_01_05] Una giovane donna in cerca di occupazione come cameriera, ha risposto a un annuncio in cui si offriva lavoro. Ma quando è andata all'appuntamento, in una pizzeria di Varese, la ragazza è stata ripetutamente violentata dal titolare del locale. L'aggressore, un pregiudicato di 58 anni, con la scusa di farle vedere i locali in cui avrebbe lavorato, ha condotto la donna nel retro abusando più volte di lei. L'uomo è stato successivamente arrestato.
Un vero e proprio incubo. La ragazza si è recata nella pizzeria fiduciosa sulla possibilità di ottenere un'assunzione. Mai avrebbe immaginato quello che la stava aspettando. Quando il titolare le ha proposto di fare il giro del locale, lei ha accettato.
E' stato proprio quando sono entrati nel retro della pizzeria che lui le è praticamente saltato addosso, immobilizzandola. L'uomo l'ha stuprata più volte prima di lasciarla andare.
Immediata la denuncia della ragazza, che è arrivata dai carabinieri in stato di choc. Dopo accurate indagini, i militari del Comando provinciale di Varese hanno individuato l'uomo e lo hanno arrestato con l'accusa di violenza sessuale. La pizzeria è stata sequestrata. Sul luogo sono stati trovati gli indumenti strappati alla giovane vittima.

 

No alle donne imam

[31_03_05] Cresce la polemica all'interno della comunità islamica di Colle Val d'Elsa (Siena). La minoranza più integralista, infatti, si è schierata contro l'imam Feras Jabareen e i suoi continui appelli all'integrazione religiosa, ma soprattutto alla candidatura della prima donnna al ruolo di guida spirituale. "Nessuna donna può diventare imam e insegnare la preghiera agli uomini. Jabareen si dimetta", hanno fatto sapere.
L'investitura di Naima Gouhai, marocchina di 30 anni, ha allargato la frattura all'interno della comunità e adesso a Colle Val d'Elsa le riunioni tra i rappresentanti islamici si susseguono freneticamente. Per il momento l'unica decisione presa è quella di vietare a Jabareen di parlare con i media, cosa che lui stesso ha condiviso. "Dimissioni? Sono sereno con me stesso, credo che la cosa presto si sistemerà", ha fatto sapere. Tutto è cominciato, come detto, quando Naima Gouhai il 20 marzo scorso si è candidata a guidare le preghiere nella moschea senese. "Mi sembra giusto che quando una donna sia più in grado di un uomo di gestire la preghiera collettiva, sia lei a fare l'imam", ha detto. Feras Jabareen si è trovato d'accordo e ha accolto la sua proposta.
La parte più tradizionalista della comunità islamica locale, però, ha chiesto le dimissioni dell'imam per aver aperto le porte alle donne. L'ennesina goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo delle iniziative di dialogo con le comunità ebraiche e cristiane.

www.tgcom.it

 

Burka in pubblico

[07_08_05] Non punibile l'uso di burqa e chador in pubblico,a meno che la donna non rifiuti di mostrare il viso se richiesto per verificarne l'identita'. E' l' opinione del procuratore generale di Venezia Ennio Fortuna sui contenuti del decreto Pisanu contro il terrorismo internazionale appena approvato e che lunedi' diventera' legge dello Stato.

 

Loredana Lecciso da "spezzare"

[16_02_05] Loredana, 32 anni, pubblicista pugliese e svolgente attività giornalistica nella trasmissione "La vita in diretta" di Michele Cucuzza, non ha badato troppo alle pratiche di segreteria e ha scordato di pagare all'Ordine a cui appartiene la quota prevista. Risultato? La radiazione. Nei confronti della show girl il Consiglio dell'Ordine sta esaminando anche un altro procedimento, avviato due mesi fa per "violazione del decoro professionale". Pare che le comparsate televisive e le curve un pò troppo generosamente esibite da Loredana, non contribuiscano al decoro della categoria che ha preferito correre ai ripari.

Loredana ha commentato:

"Farò ricorso all'Ordine dei giornalisti. Mi difenderò anche da questo attacco, ma sinceramente mi preoccupa di più la bronchite di mia figlia di tutto questo".

"Non mi meraviglio - sottolinea la compagna di Al Bano - più di niente. Mi arrivano attacchi da tutti i fronti, riceverli è diventata un'abitudine" e aggiunge: "di solito si fa prima un sollecito per morosità. L'Ordine per altri problemi mi ha sempre fatto una telefonata. Mi sarà sfuggito un pagamento, potevano mandarmi un avviso. Questo mi fa dedurre che c'è stata un'altra volonta".

Questa volta alla caccia alle "streghe" si fa molto dura perché Loredana Lecciso è una donna che afferma la sua libertà nei confronti di qualsiasi padre, padrone, padreterno come simbolo di tutte le giovani donne che ancora oggi da secoli combattono per affermare un principio semplice: la mia personale libertà di scegliere di me come ritengo meglio.

 

Diminuiscono le donne manager

[25_06_06] Nelle medie aziende industriali, le donne manager, percepiscono una retribuzione fissa inferiore a quella degli uomini (20% in meno) e, se prendiamo in considerazione la parte variabile, le differenze sono ancora maggiori (circa il 30% in meno).
L’incidenza percentuale delle donne sul totale dei dirigenti, ha registrato una leggera flessione rispetto all’anno precedente (da 6,1% a 5,6%): questo dato è motivato da una maggiore partecipazione di aziende di piccole dimensioni nelle quali la dirigenza è costituita quasi esclusivamente da uomini.
La retribuzione annua media 2005 delle donne è stata pari a 76.932 €, contro quella degli uomini risultata pari a 92.824 €. Molto significativo è anche il confronto tra uomini e donne per aree funzionali: un Direttore Generale donna guadagna il 28,1% in meno, un Direttore Amministrativo il 18,5% in meno e un Direttore delle Risorse Umane il 15% in meno.
Solo nell’area commerciale la retribuzione di una donna manager è di poco inferiore a quella di un collega uomo (- 8%) mentre la quota variabile è addirittura superiore (+ 4,3%).
Le donne manager hanno una età media di 46,5 anni ed una anzianità aziendale media di 13 anni, il 71% di esse ha una laurea, il 73% è coniugata o convivente ed il 43% non ha figli.

 

Ricercato padre pachistana uccisa

[13_08_06] Continuano le ricerche di Mohammed Saleem, il padre di Hina Saleem, la giovane pachistana di 20 anni trovata morta sgozzata, avvolta in un lenzuolo, racchiusa in un sacco della spazzatura e sepolta nell' orto retrostante l'abitazione della famiglia, di alcuni cognati e di altri parenti a Sarezzo, in Valtrompia.
Gli investigatori indagano a fondo sulla situazione familiare della giovane, caratterizzata da continui litigi provocati dalla volontà del padre di fare di lei una 'buona islamica'. Secondo i vicini e i conoscenti le tensioni tra Hina, il padre e i parenti sono nate diverso tempo fa, prima che conoscesse quello che da circa un anno era il suo fidanzato e il suo convivente: un uomo bresciano di religione cattolica con cui risiedeva nel centro di Brescia.
La decisione di non adeguarsi ai costumi dell'islam e di vivere all'occidentale rifiutando il burqa o altri segni distintivi e indossando jeans e maglietta, gli stessi che aveva quando è stata uccisa, potrebbe essere la causa che ha scatenato chi tra venerdì e sabato ha ucciso la giovane, la quale ha tentato di difendersi, come dimostrano alcune altre escoriazioni sul corpo.

[15_08_06] E' stato arrestato e ha confessato, Mohamed Saleem, 51 anni, l'immigrato pachistano accusato di avere sgozzato e seppellito nel giardino di casa, assieme a familiari complici, la figlia Hina, 21enne.Mohammed Saleem, ha detto subito ai militari. "Sono stato io, dopo una discussione; gli altri non c'entrano con l'omicidio. Le avevo chiesto di cambiare vita, ma lei ha rifiutato. Non volevo diventasse come quelle altre". Ma da queste parole non traspare nessun segno di pentimento, come se per l'uomo fosse inevitabile l'uccisione di una figlia che non si sottoponeva alle regole di famiglia. La ragazza infatti aveva rifiutato di sposare un cugino scelto per lei dai genitori ed era andata a vivere da qualche mese con Beppe, carpentiere bresciano cattolico di 33 anni.

[21_08_06] "Muhammed ha fatto giustizia". Perché Hina "non si comportava da brava musulmana, anche se suo padre non l'ha mai picchiata, né ha mai abusato di lei". Bushra, la mamma della giovane pachistana uccisa e sepolta nell'orto di casa dieci giorni fa da suo padre, è comparsa all'improvviso, venerdì pomeriggio, nella stazione dei carabinieri di Villa Carcina. Accompagnata dai tre figli più piccoli, ha detto al piantone all'ingresso: "Voglio denunciare mio marito, ha ucciso mia figlia". Ai carabinieri che le spiegavano che l'omicidio era già noto e che non serviva la sua denuncia ha risposto: "Da noi si usa così".
Il caso di Hina insegna molto ai fini della cittadinanza: è evidente che non basta chiedere l'adesione ai valori della Costituzione, ma bisogna che ci sia un'adesione anche a diritti fondamentali come il fatto che la donna si rispetta secondo regole che io considero universali, ha affermato il ministro dell'Interno Giuliano Amato, la donna ha il diritto di scegliere la sua vita. Il matrimonio combinato noi lo abbiamo abbandonato alcuni secoli fa.

 

Hina ancora all'obitorio

Il corpo di Hina, a distanza di due mesi dalla morte giace ancora in una cella dell'obitorio. L’ onorevole Daniela Santanchè, ha presentato il 20 settembre scorso una interrogazione al vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Rutelli, per sapere quali siano le ragioni che a tutt'oggi impediscono il funerale della giovane pakistana, per ottenere che il funerale e la sepoltura di Hina si svolgano in Italia, e per chiedere che il Governo adotti iniziative, anche normative, volte ad evitare - in questo ed in altri simili casi - il pericolo che il corpo della vittima di un omicidio venga riconsegnato proprio ai familiari che lo hanno commesso.

 

Allarme stupri

[31_08_06] I continui episodi di violenza sulle donne costituiscono "un'emergenza seria, che va affrontata con un'azione di prevenzione costante e diffusa sul territorio e con gli strumenti della repressione". Il Governo e il comune di Milano promettono un pacchetto di misure anti-stupro, con l'istituzione di un Osservatorio antiviolenza e con campagne di sensibilizzazione e informazione.
La studentessa violentata a Firenze, la donna sequestrata per ore a Napoli, una violenza in famiglia ai danni di un'adolescente a Bergamo, un tentativo di stuproad Agrigento e il caso della giovane tunisina, segregata in casa a Palermo epicchiata dal padre: per il ministro, la giornata di mercoledì, scandita da tutti questi episodi di violenza, sembra un "bollettino di guerra".

 

Sesso, violenza, abusi

[18_11_06] Reggio Calabria
I carabinieri hanno arrestato a Reggio Calabria quattro minori con l' accusa di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza di 12 anni. Gli arresti sono stati fatti dopo la denuncia presentata ai militari di Reggio Calabria dai genitori della vittima della violenza sessuale, ai quali i fatti erano stati segnalati da un' amica della figlia.

Livorno
Minorenni i produttori e minorenni i protagonisti del materiale pornografico scoperto dalla squadra mobile di Livorno su segnalazione di una madre insospettita dal comportamento della figlia. L' indagine ha portato alla denuncia di tre ragazzi livornesi per produzione e detenzione di materiale pornografico. I filmati, realizzati con telefonini di ultima generazione, coinvolgono otto ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni, tutti consapevoli e consenzienti.

Bergamo
Una giovane è stata rapinata dell'auto e sequestrata per oltre mezz'ora da un marocchino minorenne che alla fine è stato arrestato lungo l'autostrada A4 dagli agenti della polizia stradale. E' successo nella tarda serata di ieri. Vittima una commessa di 26 anni residente a Villongo (Bergamo). L'aggressore abita nell'hinterland di Bergamo.

Ancona
Una ragazzina di 13 anni è stata filmata con il videotelefonino da un gruppetto di minorenni di età compresa tra i 14 e i 17 anni; non sarebbe stata stuprata ma avrebbe subito palpeggiamenti e atti simili protrattisi nel tempo. Il fatti, su cui indaga la polizia, sono accaduti a Torrette di Ancona, e avrebbero avuto per teatro un parco cittadino, il parco del Gabbiano.

Perugia
Sei ragazze, con età tra 13 e 16 anni, sono state denunciate dalla polizia al tribunale dei minorenni in relazione ad aggressioni subite da alcune loro coetanee. Gli episodi sono avvenuti al luna park allestito nel capoluogo umbro in occasione della tradizionale Festa dei morti. Almeno tre le presunte violenze contestate. In base a quanto accertato dagli investigatori le vittime avevano tutte tra 12 e 15 anni. Delle ragazze denunciate due sono di origine albanese (le loro famiglie sono comunque regolarmente residenti a Perugia), due sono originarie del capoluogo umbro, una di Roma e una di Caserta.

 

Figlia lesbo tenta suicidio

[03_08_07] E' fuori pericolo la ragazzina che ha tentato di togliersi la vita ingerendo un mix di farmaci perché i genitori osteggiavano il suo rapporto sentimentale lesbico. Nulla si sa sulla identità della adolescente se non che abita con la famiglia nel Lecchese e che, probabilmente, aveva già tentato di togliersi la vita un'altra volta, circa un mese fa, con conseguenze però molto meno gravi.
Solo per un caso la vicenda non è terminata in tragedia e il tentativo della ragazza è andato a vuoto. E' stata lei stessa, non appena soccorsa e portata in ospedale per le cure del caso, a spiegare i motivi del suo gesto.

Sull'episodio è intervenuto con una comunicato stampa del 2 agosto 2007 "Renzo e Lucio. Gruppo Gay, Lesbo, Bisessuale, Transgender" di Lecco. "Apprendiamo dalla stampa locale - è scritto nel comunicato - la triste vicenda di una ragazza del meratese che, ingerendo un mix di farmaci, ha tentato il suicidio per il fatto che i suoi genitori non intendono accettare che abbia una relazione affettiva lesbica. Sconcerta il fatto che una giovane ragazza si senta rifiutata dalla propria famiglia e arrivi ad un gesto così estremo. L’accettazione della propria omosessualità è di per se stessa già notevolmente difficile per una giovane ragazza tanto più se essa viene lasciata sola o addirittura contrastata nel percorso dell’accettazione di sé e dell’individuazione della propria personalità. La famiglia viene sempre esaltata come fondamento irrinunciabile della società ma al tempo stesso viene anche sempre più lasciata sola di fronte ad alcune realtà, con il rischio di divenire essa stessa complice dell’infelicità dei sui stessi componenti, e su questo aspetto crediamo si debbano aprire coraggiose discussioni sul ruolo ed i compiti che la società stessa si deve assumere. Così come riteniamo necessario che proprio nella società si debbano superare pericolose discriminazioni, ignoranze e pregiudizi nei confronti dell’omosessualità. Ci pare altresì banale, ma lo dobbiamo fare lo stesso, rimarcare come le posizioni di scontro, di chiusura, di negazione che si vanno diffondendo a partire dalla politica e dalla chiesa, stanno progressivamente creando una cultura omofobica ed intollerante, che rischia di creare purtroppo anche vittime innocenti. Da un lato vi sono i solenni  pronunciamenti degli ecclesiastici o le dispute dei politici, dall’altro lato c’è sempre qualcuno che paga vivendo da sola sulla sua pelle moltissime difficoltà. Crediamo profondamente che questa vicenda non debba rappresentare uno spazio dove si ricercano  mancanze e colpe tra i protagonisti ma un ulteriore motivo per assumersi responsabilità. Per questa ragione la nostra associazione Renzo e Lucio vuole camminare al fianco di tutte le persone gay, lesbiche e transgender, ma vuole accompagnare anche tutti quei genitori che troppo spesso vengono lasciati soli di fronte alla scoperta dell’omosessualità dei propri figli. Infine, da parte di tanti di noi, che hanno vissuto la fatica e la bellezza di scoprirsi differenti ed hanno dovuto vivere la difficile situazione di comunicarlo ai propri genitori, va la nostra profonda solidarietà all’amica di Merate e l’invito a credere che per amore si deve vivere e mai scegliere di morire". 

 

Violenze e matrattamenti

[10_12_07] Non più del 10% degli stupri commessi in Italia sono attribuibili a stranieri. Lo stima l'Istat. Secondo l'istituto di statistica, il 69% degli stupri sono opera di partner, mariti o fidanzati; solo il 6% sono opera di estranei. Se anche considerasse che di questi autori estranei il 50% sono immigrati, si arriverebbe al 3% degli stupri, ha sottolineato Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'Istat.

Vedi testo integrale indagine Istat  pdf - 487Kb

 

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