L'appello di un "Ponte per ... "

[12_09_04] Angeli sulla pelle aderisce al nuovo appello lanciato da "Un Ponte per ... ".

Simona Pari e Simona Torretta"Grazie di essere con noi. Grazie di essere con noi per chiedere vita e libertà per Manhaz, per Ra’ad, per Simona e per Simona. Grazie di essere con noi per esprimere solidarietà a milioni di iracheni; per tutti gli iracheni. Oggi continuano i bombardamenti su Falluja. In quelle città, civili come Simona e Simona, come Ra’ad, come Manhaz restano vittime di una guerra che non hanno voluto. Una guerra che noi non abbiamo voluto, che molti non hanno voluto. Noi siamo una testimonianza che non c’è un Occidente contro l’Islam e che non c’è un Islam contro l’Occidente; non ci sono popoli gli uni contro gli altri, non ci devono essere. Vogliamo la libertà per i nostri fratelli, vogliamo la vita per gli iracheni, non vogliamo più sofferenze. Perché non vogliamo che ci sia lo scontro di civiltà. Dobbiamo chiedere insieme che finiscano questi massacri, che finisca questa guerra, che la si finisca di appoggiarla. Dobbiamo chiedere insieme affinché Simona, Simona, Raad e Manhaz vengano liberati. Subito".

"Un atto terribile, un atto ingiustificabile, un atto che è contro il popolo iracheno, non lo diciamo solo noi; un atto che è contro l’Islam, e anche questo non lo diciamo solo noi".

E’ importante che noi da qui, noi italiani, ringraziamo la Comunità Islamica italiana, il Centro di Studi islamici Italiano, le Moschee, tutti coloro che nel mondo, in Libano, in Palestina, in Egitto, e dal mondo islamico hanno alzato la voce per dire: LIBERATELI".

"Noi dobbiamo, allo stesso modo, tutti i giorni alzare la nostra voce per dire: LIBERATELI"

"Non dobbiamo ricordarci di questa guerra solo quando tocca noi. Per liberare loro bisogna ritirare le truppe; per liberare loro bisogna che il nostro paese giochi un altro ruolo, non quello che ha giocato fino adesso".

Oggi c’è una rivendicazione ed una richiesta, come sapete. Noi dobbiamo dire: liberateli senza condizioni. Non sono Manhaz, Ra’ad, Simona e Simona responsabili delle condizioni gravissime che ci sono nelle prigioni irachene, nelle prigioni della coalizione. Non sappiamo se questa rivendicazione ha un qualche senso, se sia vera. Se fosse vera diciamo che non ha senso".

"Ma diciamo, proprio perché noi non possiamo essere confusi, mai, con chi fa un atto di questo genere “Non possiamo essere confusi perché siamo contro la guerra”. Noi vogliamo ricordare che ci sono gravissime condizioni di detenzione nelle carceri irachene, che ci sono stati arresti indiscriminati e che da tempo, non da oggi, non perché oggi un gruppo, una persona, non sappiamo chi sia, lo pone sul piatto; chiediamo che questa cosa sia risolta, chiediamo che ci sia il rispetto dei diritti umani da parte delle Forze della coalizione e del governo iracheno".

"Vogliamo usare anche questo momento, proprio perché non vogliamo essere confusi con il terrorismo, per dire che c’è un problema di rispetto dei diritti umani in Iraq. Ci aspettiamo che anche il nostro governo faccia la sua parte. E forse anche se non fosse utile per ottenere vita e libertà per Simona, Simona, Manhaz e Ra’ad, anche se non fosse utile per quello, noi dovremmo comunque chiedere che si rispetti il diritto alla vita, i diritti umani, la legalità delle condizioni di arresto e di detenzione in Iraq. Ci aspettiamo che in questa direzione si muova anche il nostro governo".

"Grazie di essere con noi. Continuiamo a essere presenti nelle piazze non solo per Simona e Simona, per Raad e Manhaz. Abbiamo davanti giorni difficili, è normale. Vi assicuro che possiamo farcela; che possiamo reggere se continueremo ad essere in piazza, ad essere insieme accanto a Manhaz, a Ra’ad, a Simona, a Simona".

Manhaz libera!
Ra’ad libero!
Simona libera!
Simona libera!

Iraq Libero!


Lapidata ragazza di 17 anni

[05_05_07] Un filmato di pura barbarie. Un video agghiacciante del pestaggio e della lapidazione di una giovane irachena è stato diffuso in Internet. Il filmato, ripreso con spietata indifferenza da testimoni con telefoni cellulari, mostra la fine terribile di una diciassettenne colpevole di avere offeso la propria comunità - la minoranza curda di culto yazidi - con una fuga d'amore con un musulmano. Doaa Khalil Aswad, stando a quanto ha precisato la stampa curda, è stata uccisa il mese scorso dalla sua famiglia. Nel video si vede Aswad che giace su una strada mentre alcuni uomini la prendono a calci e poi le frantumano il cranio con una grossa pietra. Alla scena assistono agenti in divisa e armati della polizia irachena, che non muovono un dito per impedire che la folla faccia irruzione nella casa della disgraziata per prelevarla.
Il barbaro "delitto d'onore" è avvenuto nel nord del paese, a Beshika, dieci chilometri da Mosul, un'area di lingua curda che però non fa parte alla regione autonoma. La ragazza apparteneve alla comunità degli yazidi, un gruppo molto chiuso, che ha vissuto per secoli accanto a musulmani e cristiani. L'emiro yazidi e capo del consiglio supremo spirituale della comunità ha espresso parole di dura condanna: "Hanno ucciso brutalmente una ragazza yazidi in un rituale tribale fuori del tempo", ha affermato in una nota Tahsin Saeed Ali, il quale ha esortato anche i musulmani a non compiere vendette, "Un crimine inaccettabile" l'ha definito. L'amministrazione yazidi ha sollecitato il governo centrale di Bagdad ad aprire un'inchiesta sull'omicidio della ragazza. La comunità yazidi conta 500.000 persone che abitano nell'Iraq settentrionale. Parlano un dialetto curdo, ma seguono una religione pre-islamica: credono in un solo Dio, rispettano i profeti biblici e coranici, pregano Malak Taus, capo degli arcangeli, rappresentato come un pavone e identificato con Satana dai seguaci di altre fedi.


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