Infibulazione
 
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  Infibulazione - News
 
 

Ogni anno in Italia 600 bambine a rischio

[30_01_09] "Ogni anno in Italia ci sono circa 600 bambine, figlie di immigrati, che sono a rischio di infibulazione e tutto avviene nel più totale silenzio". Questa la denuncia lanciata dalla parlamentare del Popolo delle Libertà Souad Sbai, che rende noti i risultati di una ricerca condotta dall'associazione da lei presieduta, Acmid-Donna, impegnata nella difesa dei diritti delle donne marocchine e immigrate presenti nel territorio nazionale. Prosegue Sbai: "Noi dell'Acmid-Donna abbiamo deciso oggi di lanciare l'allarme infibulazione perché purtroppo abbiamo riscontrato che si tratta di una pratica tutt'altro che estirpata o marginale tra alcune comunità di immigrati presenti in Italia siamo in particolare preoccupati dell'aumento del numero delle bambine infibulate che è possibile riscontrare anche dopo l'entrata in vigore della legge Consolo. Oltre alle leggi sono necessarie azioni forti per contrastare questa pratica tribale e malvagia che non ha niente a che vedere con le religioni ed è legata solo a tradizioni culturali di parte dell'Africa. Non è accettabile che oggi qui in Italia - conclude la parlamentare - venga ancora praticata la mutilazione genitale delle bambine e a volte addirittura consigliata anche da alcuni Imam provenienti da paesi come Somalia ed Egitto, tanto da influenzare comunità di immigrati che mai ne avevano sentito parlare in madre patria. Sarebbe importante cominciare a sensibilizzare l'opinione pubblica avviando una politica di prevenzione". E, aggiungiamo noi, intraprendendo azioni e iniziative volte a infrangere la barriera di dolore e silenzio che separa le vittime di questa violenza da tutte le altre: il dolore indicibile che prova una donna martoriata nel corpo e umiliata nell'animo. Il silenzio che le impedisce di chiedere aiuto, di vivere una vita affettiva e sessuale serena, di partorire un figlio senza affrontare ancora un'altra sofferenza. L'infibulazione - la sutura parziale, talvolta totale, degli organi genitali femminili - è una realtà sulla quale è difficile fermare lo sguardo, ma solo obbligandoci a tenere gli occhi su questo crimine potremo iniziare a comprendere lo stato di emergenza in cui versa tanta parte delle donne straniere in Italia e tanta parte di quelle bambine, nate nel nostro Paese da famiglie immigrate, che quotidianamente divide il banco di scuola con i nostri figli. E la forte difficoltà in cui si muovono anche gli operatori e le operatrici sanitari/ie che - quotidianamente, nell'esperienza ospedaliera - si imbattono nell'impossibilità di prestare soccorso in modo adeguato a donne che hanno subito mutilazione dei genitali, perché nessuna scuola, nessuna università, nessun corso di addestramento ha preparato loro ad affrontare questo. Sono almeno 135 milioni, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, le donne che hanno subito mutilazioni sessuali nel mondo e ogni anno se ne aggiungono due milioni. Le mutilazioni genitali femminili sono praticate soprattutto in Africa e in alcuni paesi del Medio Oriente - Egitto, Yemen Emirati Arabi - ma ci sono casi di mutilazioni anche in Asia, nelle Americhe e in Europa - Italia compresa - all'interno delle comunità di immigrati. Nonostante la risposta legislativa italiana a una problematica dalle implicazioni così profonde - costituita dalla Legge "Consolo" n°7 del 09/01/2006, e in particolare dall'articolo 583 bis che sancisce un inasprimento della pena per chi pratica l'infibulazione nel nostro Paese, ma anche per chi "cagiona" la mutilazione intendendo con ciò, di fatto, riconoscere la grave responsabilità della famiglia delle piccole vittime di questa sevizie - il problema di fondo resta. Ed è rappresentato dall'insufficienza di un sistema che interviene condannando i responsabili di un crimine già commesso e non riesce a impedire, piuttosto, il suo verificarsi. Ancora una volta la parola chiave è educazione: educazione alla pari dignità per tutti nelle scuole, educazione alla salute e supporto psicologico per le donne che hanno subito l'infibulazione, educazione del personale sanitario perché possa intervenire correttamente in aiuto di una donna vittima di mutilazioni genitali. E collaborazione da parte delle leader di comunità, riconosciute autorevoli e fidate dalle appartenenti alla comunità stessa e, proprio per questo, in grado di facilitare un'apertura al dialogo.
[Delt@ Anno VII, N. 15 del 28 Gennaio 2009 in www.provinciagrosseto.it] M.G.

 
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In Italia 40 mila vittime dell'infibulazione

[05_02_10] In Italia si contano oltre 40 mila donne vittime di infibulazione, un numero da record in Europa. Secondo una stima del ministero della Salute, riportata ieri a Milano durante il lancio della campagna di sensibilizzazione 'Mai piu' infibulata' promossa dal Comune, l'incubo della mutilazione genitale femminile segna la vita di oltre 90 mila donne, fra quelle gia' 'marchiate' e quelle a rischio. E nel bilancio dell'infibulazione gia' subita o potenziale, non entrano soltanto le donne adulte (si contano 26 mila over 40) e maggiorenni (piu' di 60 mila tra i 19 e i 40 anni), ma anche 400 bambine e 3.500 ragazze dai 14 ai 18 anni (3.500).

L'iniziativa di Palazzo Marino nasce proprio dai numeri: Milano e' una delle citta' lombarde con la piu' alta concentrazione di donne infibulate. Da qui la decisione dell'amministrazione comunale di scendere in campo. Lo slogan su cui ruotera' la campagna e' "Insieme per dire mai piu'" e campeggera' su mille manifesti formato 70x100 che verranno affissi in tutta la metropoli. L'iniziativa debutta alla vigilia della Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili (sabato 6 febbraio) che si propone di collocare l'intangibilita' del corpo femminile tra i diritti umani irrinunciabili e inalienabili. L'attivita' di sensibilizzazione si chiudera' simbolicamente l'8 marzo, il giorno in cui si celebra la Festa della donna.

Diversi i progetti messi a punto dall'assessorato comunale alla Salute e rivolti soprattutto ai genitori immigrati. Obiettivo: "Stimolare la discussione e il confronto - spiegano da Palazzo Marino - su un fenomeno culturale che, proprio in conseguenza dell'intensificarsi dei flussi migratori, e' sempre piu' presente in Italia, in Lombardia e a Milano, eppure ancora troppo ignorato.
La Lombardia, che assorbe un quarto dell'immigrazione italiana, e' una delle regioni che si e' scontrata piu' duramente con il problema delle mutilazioni genitali femminili. A Milano, spiegano dall'assessorato alla Salute, "viene praticata in cliniche abusive, da 'stregoni', in rifugi clandestini ma soprattutto in casa. I casi riscontrati sono oltre 300 in pochi mesi".

Ma il problema resta sommerso, anche perche' e' difficile far uscire allo scoperto le vittime di queste pratiche. L'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms) stima che nel mondo sono gia' state sottoposte alla pratica 130 milioni di donne e che 3 milioni di bambine sono a rischio ogni anno. Le vittime in Europa sarebbero 500 mila. Poche ancora le strutture che si occupano di infibulazione e mutilazioni genitali femminili: secondo una ricognizione del ministero della Salute datata 2007, sono 43, concentrate in 13 regioni. E solo in Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia e Sardegna e' possibile praticare la deinfibulazione, cioe' la procedura chirurgica che consiste nel riaprire la ferita e ricostruire i tessuti mutilati.

In Italia l'infibulazione e' un reato contro la persona, riconosciuto con una legge del 2006. Nel 2008 e' arrivato anche il divieto dal governo egiziano che punisce i trasgressori con due anni di carcere e una pena pecuniaria fino a 50 mila lire egiziane (600 euro). "La lotta contro le mutilazioni genitali - spiega l'assessore alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna - e' una battaglia per la salute e il benessere psicofisico della persona. Queste pratiche causano complicanze a breve, medio e lungo termine legate soprattutto a patologie infiammatorie, ostetriche, psico-sessuali e a cicatrici che condizionano la salute della donna in modo permanente".

[In http://immigrazione.aduc.it]

 
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Numero verde 800 300 558

[06_02_2010] Contro la barbarie delle mutilazioni genitali femminili è attivo in Italia il numero verde 800 300 558, un servizio gestito da operatori della Polizia di Stato, nato dalla collaborazione tra ministero dell'Interno e il dipartimento per le Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri.

Quello dell'Mutilazioni Genitali Femminili è un fenomeno tanto diffuso quanto ancora sommerso e poco conosciuto, e che tocca da vicino anche l'Italia: nel nostro Paese, secondo uno studio commissionato dal ministero delle Pari opportunità, sono oltre 35 mila le donne vittime di Mgf e circa 1000 quelle potenziali, tutte minori di 17 anni. Il dramma delle mutilazioni genitali, e delle conseguenze terribili che possono avere sulla salute femminile, riguarda in tutto il pianeta anche le bambine più piccole, sempre più spesso al di sotto dei 5 anni di età.

 
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Ragazzina muore dopo infibulazione

[20_08_10] In Egitto un medico è stato arrestato dopo che una ragazzina sulla quale aveva praticato l'infibulazione è morta. Lo riporta il quotidiano indipendente 'Shorouk', secondo cui la polizia è stata informata della morte nonostante il corpo fosse stato illegalmente sepolto di nascosto per celare le cause del decesso. Il medico, che opera nel governatorato di Menufiya sul Delta del Nilo, è stato deferito al tribunale penale.
La segnalazione è arrivata tramite una linea telefonica che il Cairo ha istituito per aiutare il governo a individuare chi compie mutilazioni genitali femminili. Queste, infatti, sono state vietate in Egitto nel 2007, ma continuano a essere praticate illegalmente. (Adnkronos/Aki/Ign)

 
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Waris Dirie Foundation

[16_10_10] Waris Dirie è nata in Somalia, in mezzo al deserto. Dopo aver subito bambina la terribile mutilazione genitale femminile, si è ribellata. È fuggita di casa, si è trasferita a Londra ed è diventata una delle modelle più richieste del mondo, fotografata per il Calendario Pirelli e in prestigiose campagne pubblicitarie. Ha due figli e vive a Brooklyn, New York. Nel 2002 fonda la Waris Dirie Foundation, con la missione di combattere l'orrendo crimine delle mutilazioni genittali femminili (www.waris-dirie-foundation.com)
Attualmente è il portavoce ufficiale di Face to Face, la campagna internazionale dell'ONU contro le mutilazioni genitali femminili.
Libri di Dirie Waris pubblicati da Garzanti:
Fiore del deserto, Alba nel deserto, Figlie del dolore, Lettera a mia madre.

 
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Giornata internazionale sulla violenza contro le donne

[25_11_10] Il 25 novembre, presso la sala stampa di palazzo Chigi, Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità e Emma Bonino, vice presidente del Senato lanciano la campagna END FGM - Petali di rosa per la prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili, per promuovere l'impegno delle istituzioni europee in occasione dei "16 giorni di mobilitazione sulla violenza contro le donne", dal 25 novembre al 10 dicembre 2010.

 
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A rischio in Italia migliaia di bambine

[05_02_11] La legge vieta le mutilazioni genitali femminili, ma ancora molte donne continuano a sottoporsi a questa pratica. L'allarme di Aldo Morrone, direttore dell'Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie nella povertà (Inmp): "Il fenomeno non si ferma. Ci sono ancora medici che agiscono nell'illegalità"
di VALERIA PINI
"In Italia, ogni anno ci sono 2000-3000 bambine a rischio di essere infibulate". E' l'allarme lanciato da Aldo Morrone, direttore dell'Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), alla vigilia della Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, fenomeno che solo in Italia interessa 30-35mila.

La ricerca. E' un dramma nascosto quello delle donne immigrate vittime di questa pratica. Solo nella capitale, dal 1996, sono state curate in diecimila. I dati arrivano dalla ricerca svolta in quattro regioni italiane e raccolti nel libro: "Sessualità e culture- Mutilazioni genitali femminili: risultati di una ricerca in contesti socio-sanitari", a cura di Aldo Morrone e Alessandra Sannella. Lo studio ha esaminato un campione composto da 1.421 persone che lavorano in ambito socio-sanitario. Coinvolgendo 313 mediatori culturali e 1.108 operatori sanitari si è cercato di capire chi di loro era venuto a contatto con bambine a rischio di infibulazione.

Si pratica a pagamento. Anche se in Italia la legge vieta questa pratica, la situazione è sempre più preoccupante. "Nel nostro Paese ci sono ancora medici e le anziane delle comunità che, a pagamento, praticano l'infibulazione - spiega Morrone - ce ne accorgiamo solo quando le donne vengono negli ambulatori e osserviamo danni recenti che fanno pensare a un intervento di questo genere".

Senza anestesia. Spesso le mutilazioni sono fatte senza anestesia, con coltelli, lame di rasoio, vetri rotti o forbici. Situazioni a rischio che possono portare anche alla morte. L'emorragia che ne consegue viene arrestata tamponando la ferita con garze e bendaggi o, nei casi migliori, con punti di sutura. Le conseguenze sono infezioni, cheloidi, tetano e addirittura infertilità, oltre a problemi nei rapporti sessuali e durante il parto.

Le bambine del Corno d'Africa. "Essere a rischio non vuol dire che verranno infibulate - afferma Morrone - ma si tratta di bambine che provengono da Paesi a forte tradizione rescissoria, come Corno d'Africa, fascia sub-sahariana, Egitto e Sudan, e se non riusciamo ad intercettarle facendo conoscere alle famiglie la realtà italiana e la legge che vieta l'infibulazione, c'è la possibilità che questo numero passi da rischio a realtà".

La legge del 2006. A quattro anni dalla legge (n.7-01-2006) che vieta l'infibulazione è ancora difficile fare un bilancio sulla sua efficacia in Italia. Nel mondo più di 130 milioni di donne e bambine hanno subito mutilazioni genitali (Mgf) e solo in Italia si calcola che siano 30.000-35.000. E' il dato più alto in Europa, che in totale conta 500mila vittime.

Un fenomeno nascosto. Nel nostro Paese non esistono dati ufficiali sul questo fenomeno nascosto visto che chi pratica questa usanaza può essere punito con una pena che può arrivare a 12 anni di reclusione. Spesso il problema è quello delle vacanze nei paesi d'origine. Se in Italia 'il tagliò è vietato, la possibilità di superare l'ostacolo è infatti quello di effettuare l'infibulazione all'estero.

Si fa nei centri per piercing. In molti paesi europei le mutilazioni vengono eseguite nei centri di chirurgia estetica vaginale o in quelli dove si fanno piercing e tatuaggi. "Il fenomeno paradossale - dice Morrone - è quello delle giovani ragazze, adolescenti nate in Italia da genitori immigrati o trasferitesi da piccole che desiderano essere infibulate, una volta raggiunta la maggiore età. "Siamo a conoscenza anche di casi in cui, dopo un viaggio nei Paesi d'origine - prosegue Morrone - alcune bambine sono state infibulate. Su questo gli insegnanti possono svolgere un'azione di sentinella, osservando i comportamenti e i cambiamenti d'umore delle bambine".

L'appello. Contrastare il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili, secondo Morrone, è possibile solo conoscendo a fondo le sue origini e la sua diffusione in Africa, dove viene praticato in 28 Paesi. "E' un fenomeno possibile tra le comunità immigrate più isolate. Per questo è importante lavorare con la scuola e i mediatori culturali. Bisogna favorire l'integrazione", dice Morrone che lancia un appello: "Si potrebbero offrire dei "benefit sociali" alle donne immigrate che, formalmente, rinunciano all'infibulazione. Partirei da buoni per l'acquisto di libri scolastici, accesso facilitato agli asili nido e alle scuole elementari, strumenti che tacitano l'integrazione".

(Articolo di Valeria Pini in www.repubblica.it, del 05/02/11).

 
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66° sessione dell'Assemblea Generale dell'Onu

[27_09_11] Il 13 settembre scorso si sono aperti i lavori della 66ª sessione ordinaria dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite dove le possibilità di riuscita per la messa al bando delle Mutilazioni genitali femminili, sono molto alte.
L’Assemblea dell’Onu dovrebbe far sua la Dichiarazione dei Capi di Stato africani, del 1 luglio 2011, riunitisi al vertice dell’Unione Africana a Malabo, Guinea Equatoriale, che impegna gli Stati africani a presentare un testo di Risoluzione per la messa al bando della pratica, e a compiere tutti i passi necessari affinché il documento sia messo all'ordine del giorno e adottato in plenaria.

 
 
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