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Il "velo" islamico
Himar
È il velo più classico, semplice e diffuso nel mondo islamico.
Di lunghezza medio-corta, copre le spalle, ed è chiuso sotto
il mento con una spilla oppure semplicemente con un nodo. Può
essere di molti colori, in fantasia oppure in tinta unita. In Turchia
si usa esclusivamente l’himar. In Egitto, invece, con questo stesso
termine si intende un indumento leggermente diverso; i veli sono in
realtà due: un primo raccoglie i capelli e viene legato dietro
la nuca, un secondo, lungo fino alle ginocchia, viene appoggiato sopra
questo e tenuto con le mani.
Hijab
la parola hijab deriva dal verbo arabo hajaba: ‘nascondere’.
Anche lo hijab è composto da due pezzi: una prima cuffia che
raccoglie e copre i capelli, tenendoli fermi, e un velo vero e proprio
che viene appoggiato su questa. Spesso si lascia che la cuffia sporga
da sotto il velo. È usato soprattutto dalle ragazze. Può
essere solo legato sotto il mento oppure appuntato con una spilla. Le
punte del velo possono essere lasciate cadere morbidamente sul corpo,
oppure, per ragioni di praticità, possono essere avvolte attorno
al collo a mo’ di sciarpa, in particolare quando si devono svolgere
attività di tipo pratico.
Ha’ik
Il termine deriva dal verbo haka, che significa ‘tessere’
ed indica una stoffa tessuta in maniera tradizionale, in casa. A seconda
delle diverse usanze possono essere usati fili di seta, come in Algeria,
o di lana, come in Tunisia. L’haik viene tenuto stretto con la
mano. Una volta era molto comune in Algeria, oggi invece è usato
nelle occasioni speciali: le spose, per esempio, lo usano come mantello
per coprire il loro abito da sposa all’inizio della cerimonia.
Jallaba +jar
Tipico del Marocco, la jallaba è una sorta di tunica con cappuccio
legato sotto il mento e stretto intorno ai capelli. Jar è invece
il nome del pezzo di stoffa che copre il volto.
Il jar può riprendere la tonalità del cappuccio o del
mantello e può avere elementi decorativi in pizzo. Anche la lunghezza
può variare; in Marocco, ad esempio, il jar arriva a coprire
con morbidi drappeggi il petto.
Lihaf
Questo abbigliamento è tipico delle regioni dell’est dell’Algeria.
Si tratta di un lungo velo di colore chiaro trattenuto sulla testa della
donna da una fascia, avvolta a mo’ di turbante. Occasionalmente,
i veli potevano essere trattenuti sulla testa da una coroncina d’oro
o di altro materiale prezioso, in questo caso venivano usati anche altri
monili tradizionali: bracciali, collane, spille.
Tarha
Il tarha è un velo sottile, bianco o nero, usato soprattutto
in Egitto per coprire i capelli. Ad esso possono essere abbinati diversi
tipi di stoffe per coprire il volto: lo yashmak, veniva drappeggiato
sul viso a partire da sotto gli occhi; il bisha, poteva invece coprire
l’intero volto; il burqu’, da non confondersi con il burka,
è un tessuto di rete sottile, legata intorno al capo, sotto gli
occhi, e aveva al centro, sopra il naso, un piccolo decorativo cilindro
d’oro o di ottone. Tradizionalmente, la scelta del tipo di velo
per il volto dipendeva sostanzialmente dalla classe sociale: lo yashmak
veniva usato dalle donne aristocratiche o di classe sociale elevata,
il burqu’ tendenzialmente dalle donne di basso livello sociale,
mentre il bisha non aveva precise connotazioni. Questo tipo di abbigliamento
si usa molto anche nello Yemen, in Afghanistan, in Iran, decisamente
meno nei paesi del nord Africa.
Kinaa
Questo velo viene usato tradizionalmente in Siria, si chiude intorno
al viso ed è di norma di colore nero. La kinaa viene di solito
abbinata ad un altro piccolo pezzo di stoffa che viene legata intorno
alla testa a mo’ di corona, sopra gli occhi. Questo velo per il
volto è fatto di due strati, uno più pesante e uno,quello
più interno, più leggero e trasparente. A seconda delle
situazioni, la donna che indossa la kinaa potrà scegliere di
tenere abbassati sul volto entrambi i veli, di sollevare solo il velo
esterno, più pesante e coprente, oppure, se la situazione lo
permette, può sollevarli entrambi.
Kambus
Il kambus si usa soprattutto nel sud dell’Algeria. È una
sorta di tunica che si infila dall’alto, copre il capo, viene
legata in vita e ha un’unica piccola fessura che lascia libero
un occhio. È di stoffa sottile, generalmente bianca. In Algeria
esiste un velo analogo chiamato milaja.
Niqab
Il verbo arabo naqaba significa ‘velare la faccia’; il niqab
è il nome del pezzo di stoffa che copre il volto della donna:
ne esistono esemplari molto raffinati ed eleganti, con particolari in
pizzo. In Egitto, il niquab è pesante e nero, attraversato da
una sottile fessura per vedere. Nello Yemen e negli Emirati Arabi il
niqab ha assunto una forma particolare: si tratta di una tunica intera
infilata dalla testa che copre completamente capo, volto e corpo; all’altezza
degli occhi vengono lasciate due aperture, i bordi di queste fessure
sono spesso molto ricamati e gli occhi della donna che emergono sono
molto truccati.
Chador
Nero, lungo fino ai piedi, viene chiuso esattamente all’altezza
del mento, in modo tale che il solo volto emerga dal velo, quasi fosse
disegnato. Il chador può essere appuntato con spille, ma può
anche essere completamente cucito in maniera tale da lasciare emergere
solo l’ovale del viso. È tradizionalmente usato dalle donne
della minoranza sciita, ed è diffuso soprattutto in Iran.
Burka
Diffuso in Afghanistan, il burka copre integralmente la figura della
donna lasciando solo una finestrella a rete davanti agli occhi per intravedere
il mondo esterno. Può essere di colori molto accessi: verde,
azzurro, arancio. Il termine deriva dal verbo arabo barqa’a: ‘velare’
[16-10-04].
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