Il silenzio delle innocenti

[04_05_01] Si muore più di percosse e stupri che di guerra Per le donne tra i 14 e i 44 anni la violenza è la prima causa di morte e di invalidità. Ancor più del cancro della malaria degli incidenti stradali e persino della guerra.
Questo dato sconvolgente proveniente da una ricerca della Harvard University si sovrappone ma non nasconde gli ultimi numeri della morte resi noti dal rapporto annuale del Medical Research Council: in Sudafrica, per ogni centomila donne ce ne sono mille e trecento che subiscono uno stupro. In molti paesi lo stupro in famiglia non è reato. Solo in 44 Nazioni (tra cui Cile Ecuador e Perù) esiste una legislazione contro la violenza in famiglia.
Ma la cosa più agghiacciante è che le percosse, il dolore e il sangue sono molto più deboli della vergogna che la maggior parte delle volte impedisce alla donna di sporgere denuncia. Stando ai dati della polizia Sud africana, infatti, ogni centomila casi di violenza ne vengono denunciati solo 197.
A terrorizzare le donne, e non unicamente quelle dello stato africano, non solo è il timore di nuove aggressioni o possibili vendette ma il fatto che nell'80% dei casi il carnefice è il marito, il fidanzato, il convivente o il padre. La famiglia diventa, così, il luogo del paradosso: centro degli affetti e rifugio delle avversità, ma contemporaneamente il punto dal quale si irraggia la violenza.
Ma per entrare a contatto con questa cruda realtà non è necessario arrivare fino al continente nero dove picchiare le donne fa parte dell'ordine naturale della cose, una prerogativa maschile ancora indiscussa. La violenza sulla donne non solo non conosce confini ma non fa differenze socio-culturali: le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi e a tutti i ceti economici.
Così le avanzate democrazie scandinave e i paesi africani in via di sviluppo sono uniti da questo filo di dolore che ancora non ha la forza sufficiente per gridare e ottenere giustizia.

 

Comprate e vendute

[04_05_01] Secondo le Nazioni Unite, circa 4 milioni di persone sono comprate e vendute ogni anno.
Il Dipartimento di Stato Usa ha rilevato che annualmente tra 45. 000 e 50. 000 donne e bambine sono vendute negli Stati Uniti.
 

La violenza domestica

[02_02_02] Cosé la violenza domestica'?La violenza domestica può insorgere in qualsiasi momento della relazione: a volte si presenta subito, a volte si verifica in concomitanza della nascita di un figlio; a volte subentra dopo tanti anni di matrimonio; anche la frequenza e la gravità degli episodi di violenza sono estremamente variabili.
La violenza domestica consiste in una serie di strategie agite dal partner al fine di poter esercitare il proprio controllo sulla compagna, spesso anche sui figli.
Il partner violento agisce in modo tale da creare un clima di tensione e di isolamento che si realizza attraverso minacce, divieti, colpevolizzazione e denigrazione della donna; è in questo clima che si inscrive l' episodio di violenza. Solitamente la frequenza e la gravità degli episodi tendono ad aumentare col tempo, sino a quando le donne, dopo vari tentativi di ricomposizione e recupero della relazione (tentativi che vedono la messa in campo di varie strategie di sopravvivenza, quali la minimizzazione degli episodi di violenza e l'autocolpevolizzazione), non decidono di sottrarre sé stesse e i propri figli a tale situazione di sopraffazione.
La violenza domestica si presenta spesso nella forma della violenza composita, si associano varie tipologie di violenza: fisica, psicologica, economica, sessuale.
Violenza fisica
Picchiare con o senza l'uso di oggetti. Spintonare, tirare per i capelli, dare schiaffi, pugni, dare calci, strangolare, ustionare, ferire con un coltello, torturare, uccidere.
Violenza psicologica
Minacciare, insultare, umiliare, attaccare l'identità e l' autostima, isolarla, impedire o controllare le sue relazioni con gli altri, essere sbattute fuori casa, essere rinchiuse in casa.
Violenza economica
Sottrarre alla donna il suo stipendio, impedirle qualsiasi decisione in merito alla gestione dell'economia familiare, obbligarla a lasciare il lavoro o impedirle di trovarsene uno, costringerla a firmare documenti, a contrarre debiti, a intraprendere iniziative economiche, a volte truffe, contro la sua volontà.
Violenza sessuale
Fare battute e prese in giro a sfondo sessuale, fare telefonate oscene, costringere a atti o rapporti sessuali non voluti, obbligare a prendere parte alla costruzione o a vedere materiale pornografico, stuprare, rendersi responsabili di incesto; costringere a comportamenti sessuali umilianti o dolorosi, imporre gravidanze, costringere a prostituirsi.

Le conseguenze della violenza domestica possono essere molto gravi.
Gli effetti più frequenti della violenza sono:
la perdita di autostima, l'ansia e la paura per la propria situazione e per quella dei propri figli, l'autocolpevolizzazione, un profondo senso di impotenza, la depressione;
oltre ai traumi dagli esiti reversibili, l'insorgere di problemi psico-somatici, disturbi del sonno, danni permanenti alle articolazioni, cicatrici, perdita parziale dell'udito e/o della vista, etc.;
la perdita del lavoro, la perdita della casa e di eventuali altre proprietà, la perdita di un certo tenore di vita; l'isolamento, l'assenza di comunicazione e di relazioni con l'esterno, la perdita di relazioni amicali.

E' inoltre importante ricordare che la violenza produce effetti e conseguenze gravissime non solo sulla donna, ma anche sui figli.
I bambini e le bambine che assistono a scene di violenza domestica o che ne sono stati/e vittime in prima persona, mostrano problemi di salute e di comportamento, tra cui disturbi di peso, di alimentazione o del sonno.
Possono avere difficoltà a scuola e non riuscire a sviluppare relazioni intime positive. Possono cercare di fuggire da casa o anche mostrare tendenze suicide.

Per ulteriori approfondimenti consulta La violenza domestica sul sito web:

http://www.nondasola.it/

 

I matrimoni forzati

[04_05_02] In Pakistan, i padri di entrambi gli sposi prescelti organizzano le nozze forzate, un affare che include il pagamento di un "prezzo della sposa". Questa usanza assomiglia molto ad una vera forma di schiavitù.

Giovani donne originarie dell’Asia, nate e cresciute in un paese occidentale e spesso con doppia nazionalità, sono state sequestrate da membri delle proprie famiglie e fatte unire in matrimonio con uomini del paese d’origine, che non conoscevano e non volevano sposare. Le statistiche citano circa 1. 000 casi di questo tipo all’anno in Gran Bretagna.
La prassi tipica è quella di costringere le giovani a recarsi in Asia con un pretesto. Una volta giunte a destinazione, però, viene loro normalmente confiscato il passaporto e vengono letteralmente "imprigionate" nella casa di famiglia fino al giorno delle nozze forzate.



La violenza non è solo stupro

[10_06_01] Anche la povertà miete vittime, in primo luogo tra le donne.

In Nepal, ogni anno, circa diecimila ragazze vengono vendute dalle famiglie per essere avviate alla prostituzione. Nell'Asia sud orientale le donne-figlie vengono vendute dai genitori in cambio di due soldi durante i periodi di secca e siccità.
Circa 110 milioni di donne soffrono di gravi ferite, anche letali, per tutta la loro vita adulta, quale risultato della mutilazione dei genitali femminili cui molte adolescenti, bambine e a volte anche neonate vengono sottoposte. I dati sono impressionanti: circa 2 milioni di ragazze vengono mutilate ogni anno. La mutilazione genitale femminile, l'infibulazione, viene praticata in circa 20 paesi dell'Africa, parte dell'Asia e del Medio Oriente e in comunità di immigranti di altre regioni, per esempio in Europa. Oggi, stando ai dati forniti dall'Organizzazione mondiale per l'emigrazione, sono circa 130 milioni le donne che hanno subito questo genere di mutilazione.
A fianco della violenza fisica cresce, secondo un rapporto di Telefono Rosa, un altro tipo di violenza, se possibile più subdola e pericolosa di botte e lividi. Fatta di insulti, di dichiarato disprezzo, di giudizi negativi e di disistima che le donne ricevono puntualmente dal proprio partner.
La violenza, quindi, cambia volto, soprattutto nei paesi cosiddetti "industrializzati" ed assume il viso di un uomo "per bene", con responsabilità professionali, sui 40 anni, colto, e pieno di interessi. Nel 90% dei casi, stando ai dati resi noti dal Telefono Rosa, questi uomini "normali" non sono dediti all’alcol o alle droghe, e spesso incensurati (e questo spiega perché il maltrattamento in famiglia è il reato con minor tasso di condanne). Invece la figura femminile più colpita è la casalinga di media età, coniugata con figli, con titolo di studio medio-superiore.
Ma cosa spinge una donna a sposare un uomo violento? In parte la risposta ci viene da Chiara Saraceno, sociologa della famiglia, che dice: "le donne vengono cresciute da un mondo che le vuole pazienti, amorose, educatrici dell'uomo e attente ai suoi bisogni. Si sposano con l'idea di redimere il marito e quando non riescono in quest'impresa non si sentono abbastanza brave e all'altezza: la violenza maschile, quindi, è anche un po’ colpa loro".

 

La violenza domestica

[02_02_02] Cosé la violenza domestica'?La violenza domestica può insorgere in qualsiasi momento della relazione: a volte si presenta subito, a volte si verifica in concomitanza della nascita di un figlio; a volte subentra dopo tanti anni di matrimonio; anche la frequenza e la gravità degli episodi di violenza sono estremamente variabili.
La violenza domestica consiste in una serie di strategie agite dal partner al fine di poter esercitare il proprio controllo sulla compagna, spesso anche sui figli.
Il partner violento agisce in modo tale da creare un clima di tensione e di isolamento che si realizza attraverso minacce, divieti, colpevolizzazione e denigrazione della donna; è in questo clima che si inscrive l' episodio di violenza. Solitamente la frequenza e la gravità degli episodi tendono ad aumentare col tempo, sino a quando le donne, dopo vari tentativi di ricomposizione e recupero della relazione (tentativi che vedono la messa in campo di varie strategie di sopravvivenza, quali la minimizzazione degli episodi di violenza e l'autocolpevolizzazione), non decidono di sottrarre sé stesse e i propri figli a tale situazione di sopraffazione.
La violenza domestica si presenta spesso nella forma della violenza composita, si associano varie tipologie di violenza: fisica, psicologica, economica, sessuale.
Violenza fisica
Picchiare con o senza l'uso di oggetti. Spintonare, tirare per i capelli, dare schiaffi, pugni, dare calci, strangolare, ustionare, ferire con un coltello, torturare, uccidere.
Violenza psicologica
Minacciare, insultare, umiliare, attaccare l'identità e l' autostima, isolarla, impedire o controllare le sue relazioni con gli altri, essere sbattute fuori casa, essere rinchiuse in casa.
Violenza economica
Sottrarre alla donna il suo stipendio, impedirle qualsiasi decisione in merito alla gestione dell'economia familiare, obbligarla a lasciare il lavoro o impedirle di trovarsene uno, costringerla a firmare documenti, a contrarre debiti, a intraprendere iniziative economiche, a volte truffe, contro la sua volontà.
Violenza sessuale
Fare battute e prese in giro a sfondo sessuale, fare telefonate oscene, costringere a atti o rapporti sessuali non voluti, obbligare a prendere parte alla costruzione o a vedere materiale pornografico, stuprare, rendersi responsabili di incesto; costringere a comportamenti sessuali umilianti o dolorosi, imporre gravidanze, costringere a prostituirsi.

Le conseguenze della violenza domestica possono essere molto gravi.
Gli effetti più frequenti della violenza sono:
la perdita di autostima, l'ansia e la paura per la propria situazione e per quella dei propri figli, l'autocolpevolizzazione, un profondo senso di impotenza, la depressione;
oltre ai traumi dagli esiti reversibili, l'insorgere di problemi psico-somatici, disturbi del sonno, danni permanenti alle articolazioni, cicatrici, perdita parziale dell'udito e/o della vista, etc.;
la perdita del lavoro, la perdita della casa e di eventuali altre proprietà, la perdita di un certo tenore di vita; l'isolamento, l'assenza di comunicazione e di relazioni con l'esterno, la perdita di relazioni amicali.

E' inoltre importante ricordare che la violenza produce effetti e conseguenze gravissime non solo sulla donna, ma anche sui figli.
I bambini e le bambine che assistono a scene di violenza domestica o che ne sono stati/e vittime in prima persona, mostrano problemi di salute e di comportamento, tra cui disturbi di peso, di alimentazione o del sonno.
Possono avere difficoltà a scuola e non riuscire a sviluppare relazioni intime positive. Possono cercare di fuggire da casa o anche mostrare tendenze suicide.

Per ulteriori approfondimenti consulta La violenza domestica sul sito web:

http://www.nondasola.it/

 

La casa, luogo di terrore

[10_10_02] Almeno il 20% delle donne nel mondo ha subito abusi fisici e violenze sessuali.
Negli Usa, in base a statistiche ufficiali, ogni 15 secondi una donna viene picchiata e 700. 000 sono violentate ogni anno.
In India, oltre il 40% delle donne sposate sono state picchiate con calci, schiaffi violentate per ragioni quali l’insoddisfazione dei mariti per la cucina, la pulizia della casa o gelosia.
Almeno 60 donne sono state uccise in seguito a violenza domestica in Kenia nel 1998-99 e il 35% delle donne egiziane raccontano di essere state picchiate dai mariti. Il governo indiano ha dichiarato che nel 1998 si sono registrate 6. 929 morti femminili per questioni legate alla dote.
Ancora per milioni di donne la casa non è un paradiso ma un luogo di terrore.

 

Lotta contro le torture

[03_12_02] Amnesty International accusa molti governi di "incapacità nell’ assicurare alle donne il diritto alla libertà dalla tortura".
Molti abusi contro le donne non sono, infatti, ritenuti reati penali nelle leggi nazionali. Nel mondo, ad esempio, solo 27 paesi hanno legiferato in materia di violenza sessuale nel matrimonio.
Un caso particolare è poi quello dell’India. In questo paese la legislazione in materia di stupro prevede addirittura che possa essere messa in questione l’eventuale condotta "immorale" dell’accusatrice quando un uomo è accusato di stupro o di tentata violenza.
In Pakistan, poi, la legge prevede che se una donna non riesce a provare la mancanza di consenso all’atto sessuale, può lei stessa venire accusata di ‘zina’ (fornicazione) in caso di stupro. La zina è un reato punibile con la condanna a morte per lapidazione o flagellazione pubblica.

 

Prostituzione

Droga, armi e donne.
Schiave. Secondo un'inchiesta del settimanale francese Le Nouvel Observateur, il mercato delle prostitute é al terzo posto nel mondo, come giro d'affari, tra le attività illecite. Ed è un mercato profondamente che ha condotto alla importazione di oltre mezzo milione di straniere nei Paesi dell'Unione Europea.
Si tratta di donne che vengono trattate e scambiate esattamente come generi di consumo, con i mediatori-schiavisti che si spostano seguendo la convenienza dei mercati. In Belgio, secondo dati pubblicati dal Corriere della Sera il 26 aprile del 2000, una ragazza africana costa l'equivalente di 16 milioni di lire, mentre una russa viene ceduta in Germania per una cifra pari a 15 milioni. Ma un gruppo di sfruttatori che desideri risparmiare, può recarsi in Montenegro e spendere tra i 2.000 e i 3.000 dollari per una giovane dell'est europeo, rapita o attirata nella rete con la promessa di un impiego in Occidente.

Quanto all'Italia, le stime sono varie. Ma la maggior parte, da quelle del "Censis" a quelle del volontariato cattolico e della "Caritas", parlano di almeno venticinquemila schiave straniere presenti sul territorio, con un flusso annuale di circa duemila ragazze in più. L'importazione massiccia, condotta da clan delle mafie internazionali, dagli anni Novanta, ha cambiato le caratteristiche del fenomeno prostituzione, finendo per cancellare quasi completamente il ruolo delle italiane, che conservano le loro nicchie nelle fasce più alte agenzie di esport o lavoro a domicilio.
Qui risiede la profonda differenza con la prostituzione di venti anni fa. Se allora si poteva ancora parlare almeno di una fascia di donne che sceglievano questa vita, oggi almeno l'ottanta per cento delle prostitute nel nostro Paese è composto da autentiche schiave.
Sequestrate o ingannate nell'Est europeo, acquistate o minacciate con riti di magia in Africa, arrivano in Italia a bordo di tir o nelle stive di vecchie navi, quindi, dopo stupri, ricatti e violenze, sono costrette a trascorrere la loro vita sulle strade, dove producono un reddito alto per chi le controlla.
Sempre secondo le stime del settimanale francese, una ragazza dell'Est europeo sui marciapiedi della Germania arriva a incassare anche 7.500 dollari al mese, ma nelle sue tasche ne restano al massimo 500: il resto va allo sfruttatore che l'ha acquistata in Albania o Montenegro, veri e propri centri di smistamento delle schiave.

In Spagna, invece, gran parte delle ragazze giungono dal Sud America. Nel Duemila, secondo il quotidiano El Pais, la polizia ha identificato 12.804 prostitute straniere, in maggioranza colombiane (4.761), poi brasiliane e dominicane.
Negli Stati Uniti, ogni anno il traffico di schiave riguarda circa cinquantamila donne, in arrivo da ogni continente.
Non sempre queste donne vengono avviate alla prostituzione: le meno belle sono vendute agli alberghi, dove fanno le cameriere con paghe da fame, oppure a piccole fabbriche per il lavoro nero, in condizioni igieniche spesso disastrose. Gli Stati dove il commercio è più fiorente sono quelli più ricchi e nei quali il turismo é uno dei settori economici principali: pochi viaggiatori in vacanza sanno - e se lo sanno si disinteressano - che la ragazza coreana, messicana o ucraina che pulisce la stanza o che sparecchia la tavola dopo la colazione non é altro che una schiava.

 

www.ecn.org/reds/donne.hm

Pubblichiamo una pagina di Iemanjà per comprendere il complesso sistema delle oppressioni al quale sono sottoposte, quelle che noi chiamiamo Donnespezzate:"Questa sito è curato da IEMANJÀ, associazione di donneinternazionaliste,autonoma e indipendente da partiti e istituzioni. Iemanjà è ospitato a sua volta dal sito REDS, ma è completamente autogestito. Vogliamo esplorare gli spazi che le donne occupano, rintracciare i percorsi di liberazione dei diversi gruppi e movimenti che si muovono sul pianeta, entrare incomunicazione con "le altre".
Quella che segue è la nostra piattaforma, elaborata nel novembre 1999.
Il nostro gruppo si impegna a lottare:
1) contro il patriarcato e i meccanismi di esclusione e subordinazione delle donne, in tutte le forme in cui si manifestano nel pianeta;
per l'uguaglianza formale e sostanziale nei diritti e nelle opportunità, come necessaria transizione storica a un nuovo assetto rivoluzionario in cui i bisogni, il diritto, le relazioni non saranno più fondati sul modello maschile;
2) per la costruzione di una soggettività femminile autorappresentata, libera dai vincoli dell'immaginario maschile;
3) per una teoria e una pratica di relazione tra donne che riconosca le rispettive identità (di classe, etniche, generazionali, di orientamento sessuale, culturali) favorendo un percorso di liberazione integrale dal sistema delle oppressioni.
Riteniamo che:
1) la maggior parte delle donne vive diverse oppressioni: per essere donna, per la posizione di classe, per l'appartenenza etnica, per l'età, per l'orientamento sessuale se non si riconosce eterosessuale. Le diverse forme di oppressione, quando si accumulano sullo stesso individuo, non sommano i loro effetti negativi ma li moltiplicano.
2) Il complesso sistema delle oppressioni si rafforza alimentando e sostenendo tutte le forme di dominio, in modo da dividere gli oppressi e creare privilegi.
3) La liberazione della donna può realizzarsi solo attraverso una alleanza con gli altri soggetti oppressi: i proletari, i giovani, le nazionalità dominate, i gay e le lesbiche. Tutti i soggetti devono avere pari dignità E nessuno è legittimato ad adottare la tattica dei due tempi, cioè a posticipare la lotta per la liberazione da una oppressione rispetto ad un'altra ritenuta prioritaria".

 

Marocchina fatta abortire

[14_12_04] Una storia agghiacciante arriva da Torino, dalla Torino della casbah di porta Palazzo. Vittima una donna marocchina punita perché aspettava un figlio da un italiano. Soumaya, 22 anni, è stata aggredita da quattro arabi integralisti, mentre faceva la spesa. A causa del raid punitivo, organizzato dall'ex marito, Soumaya ha perso il bimbo che portava in grembo. Un marocchino di 21 anni è stato arrestato ma ora la donna vive nel terrore.
La vicenda, raccontata dal quotidiano "Libero", si è consumata una mattina di maggio. Soumaya esce di casa per andare al mercato, quando viene aggredita per strada. Quattro uomini la palpeggiano, la malmenano e la insultano. Lei alla fine riesce a scappare e a chiamare la polizia. Un uomo viene arrestato, lei soccorsa, ma troppo tardi. Lo spavento, lo choc è stato troppo forte: perde il bambino. Era all'ottava settimana di gravidanza.
La "colpa" di questa 22enne è quella di indossare la minigonna e di non portare il velo nero, di vivere come un'occidentale e di essersi innamorata di un italiano con cui voleva farsi una famiglia. Tutte cose che non sono andate giù ai connazionali amici dell'ex marito, da cui Soumaya ha divorziato. Per questi ragazzi marocchini, fuggiti per fame o disperazione dal loro Paese e che vivono solo con una cultura rozza incentrata su stereotipi coranici, è sacro l'uso della forza contro le connazionali che osano comportarsi da italiane.
Ora l'aggressore, Karim Tuffik, è in carcere, ma tra le vie di Torino, di quella Torino islamica, di Karim ce ne sono tanti e Soumaya ha paura. "Perdere un figlio è il male più grande", dice terrorizzata e triste nella speranza che le cose, un giorno, possano cambiare.

 

Istat: donne volentate

[18_12_04] Le violenze fisiche e psicologiche nei confronti di donne e bambini sono in continua crescita. Gli aguzzini sono per lo più familiari o amici. I dati parlano chiaro: 520mila donne tra i 14 e i 59 anni ha subìto almeno una violenza nel corso della vita. Secondo un’indagine Istat il 43,8% di queste hanno subìto uno stupro o un tentativo di stupro in luoghi familiari e il 25,8% delle violenze si è verificato a casa della vittima o di amici e parenti.
L'11,8% in automobile, il 9,9% sul luogo di lavoro o negli spazi attinenti. Il 28,8%, invece, è avvenuto in strada, il 4,3% in un parco pubblico, o in un giardino o al mare e il 5,9% in un locale pubblico. Il 24,2% delle donne abusate nel corso della vita e il 29,4% di quelle che lo sono state negli ultimi tre anni ha subito più volte violenze dalla stessa persona. Questa percentuale è molto diversa se si considerano le violenze consumate rispetto a quelle tentate.
Il 45,1% delle donne ha subito violenze, tentate o consumate, almeno settimanalmente (il 12,4% tutti i giorni, il 20,1% più volte la settimana e il 12,6% una volta la settimana) e il 17,5% qualche volta al mese. "Malgrado ci siano donne che hanno subito violenze ripetute molto raramente (il 14,5% meno di una volta l'anno), oltre la metà (62,6%) di coloro che hanno subito violenze ripetute - aggiunge l'indagine - sono state oggetto di soprusi almeno una volta al mese".
C'è poi il sommerso delle violenze sessuali: soltanto il 7,4% delle donne che ha subito una violenza tentata o consumata ha denunciato il fatto. Chi non ha mai denunciato lo stupro subito o tentato (circa il 90%) l'ha fatto o per paura di essere giudicata male o di non essere creduta oppure per un senso di vergogna o colpa. Quasi un terzo delle donne non parla con nessuno dell'episodio che ha subito e chi lo ha fatto, ha scelto un familiare, un amico o un vicino; l'84,7% delle vittime ritiene la violenza grave, il 57,6% molto grave e l'11,4% poco grave, solo l'1,8% per niente grave.
La vita per una donna violentata cambia irrimediabilmente: l'11,7% dichiara di non essere più tranquilla quando esce, il 7,7% di evitare strade isolate quando esce, il 2,7% di non uscire più di sera.

 

Il mese delle violenze sessuali

[02_07_05] Manfredonia.
Prima l'ha convinta a fuggire da casa e poi l'ha violentata. Così Matteo Pettinicchio, un ragazzo di 23 anni, è stato arrestato dalla polizia di Manfredonia con l'accusa di aver abusato sessualmente di una ragazzina tredicenne. Un'adolescente che frequentava da qualche tempo e che, secondo gli agenti, aveva indotto a scappare da casa il 25 giugno. Il giovane già in passato aveva avuto un figlio da una relazione con un'altra minorenne, che ha poi abbandonato. L'arresto di Pettinicchio è arrivato dopo lunghe ricerche compiute dai poliziotti in seguito alla denuncia di allontanamento presentata dai genitori della ragazzina. L'adolescente è stata trovata la notte scorsa in un casolare di campagna: era insieme con un altro ragazzo minorenne che, secondo gli investigatori, la sorvegliava ed è stato così denunciato a piede libero per favoreggiamento. Poco più tardi, è stato rintracciato e arrestato il ventenne.

Il "branco" a Salerno
Violentata nel sottopassaggio alle 8 di sera. Uno stupro di gruppo è stato compiuto nella notte tra sabato e domenica ai danni di una ragazza di 16 anni, alla periferia orientale di Salerno. Sull'episodio indaga la polizia, che ha denunciato D.A., un ventenne con precedenti penali, con l'accusa di violenza sessuale di gruppo, aggravata dall'uso delle armi. La violenza, secondo il racconto dalla vittima, è avvenuta in un sottopassaggio intorno alle 20.30. La ragazza è stata aggredita mentre stava rientrando a casa. Secondo gli investigatori, i violentatori sarebbero italiani.
Milano. La polizia ferroviaria di Milano ha arrestato un iracheno e un palestinese, entrambi minorenni, accusati di violenza sessuale e rapina ai danni di una donna di 45 anni. Secondo la denuncia, nella notte tra il 16 e il 17 giugno, la donna avrebbe accettato l'invito dei due ragazzi, che già conosceva, a entrare nella stazione Centrale. Qui, in un locale in disuso, sarebbe stata immobilizzata e violentata dai minorenni, che si sarebbero poi impossessati dei soldi e del cellulare della vittima.

Vigevano
Aggredita e violentata sulle sponde del Ticino in pieno giorno. La cronaca arriva da Vigevano. La vittima è un'impiegata di 26 anni. Venerdì pomeriggio la ragazza era stesa sulla riva del fiume, nei pressi della Conca Azzurra. Un uomo descritto come un nordafricano fra i 30 e i 40 anni ha cercato di attaccar discorso, ma è stato allontanato. Quando la ragazza si è allontanata dal fiume per ritornare a casa, l'uomo, che l'aspettava vicino all'auto, l'ha aggredita.
Dopo aver raccontato l'accaduto al fidanzato e ai genitori, venerdì sera l'impiegata è andata alla caserma dei carabinieri per sporgere denuncia.
Saronno. Tre uomini - due europei e un nordafricano - sono entrati in un bar a Saronno e dopo aver abbassato la saracinesca, hanno picchiato e violentato la barista, una ragazza di 30 anni nordafricana. E' accaduto sabato mattina, ma lo si è appreso solo oggi.
Uno degli aggressori ha rotto una bottiglia e ha cominciato a tagliuzzare la donna in tutto il corpo, gli altri le hanno strappato i vestiti e l'hanno violentata. Poi se ne sono andati, mescolandosi fra i passanti. La ragazza è rimasta per terra, senza la forza di muoversi.
E così l'ha trovata un cliente, entrato poco dopo nel bar per bere un caffè.

 

Cosa devono fare le vittime delle violenze sessuali

[02_07_05] Siete state vittima di una violenza sessuale. Cosa fare?

Non lavatevi. Potreste cancellare le prove!!

Correte invece presso uno dei seguenti servizi (la scelta può dipendere dalla vicinanza o altre valutazioni):
• un centro anti violenza ;
• presso un ospedale per essere visitate in un reparto di ostetricia e ginecologia (alcuni potrebbero inviarvi al servizio di medicina legale, se non avete bisogno di soccorso medico);
• dal vostro ginecologo di fiducia (controllando prima la sua disponibilità a svolgere la procedura necessaria);
• presso le associazioni di tutela e assistenza alla donna (meglio se con un servizio ginecologico per essere visitate da un medico).
Verrete visitate e nell’occasione si provvederà a:
• prelevare il muco vaginale per accertare la presenza di sperma, infezioni e DNA del violentatore;
• eseguire altri prelievi es. unghie, ano ecc.
• effettuare un prelievo di sangue;
(Nessuno di questi prelievi è obbligatorio, vengono fatti nel vostro interesse ma se non ve la sentite potete rifiutarvi. Ricordate che potreste desiderare di effettuare la denuncia in seguito, che i prelievi verranno utilizzati solo con la vostra autorizzazione e che accettare l'esecuzione degli stessi è per voi solo una garanzia in più.)
• prescrivere le terapie ritenute necessarie;
• rilasciare una prognosi con l’indicazione dei giorni necessari alla guarigione.

Se ne sentite il bisogno potrete ottenere un recapito per avere un supporto psicologico e/o legale (a quest’ultimo scopo le associazioni di difesa della donna sono le più fornite e preparate).
A questo punto sta a voi decidere se recarvi in un posto di polizia per fare una denuncia. In questo caso il referto rilasciatovi è necessario.
All'interno dei Centri Antiviolenza troverete l'appoggio e il supporto necessario e chi vi accompagna al posto di polizia. Non tutti i posti di polizia hanno personale addestrato per questa evenienza.
Non abbiate timore di denunciare alle autorità il reato!!!!
La violenza sessuale è un reato contro la persona che non può essere giustificato in nessun caso; chi né è vittima ha il diritto di essere tutelato nelle sedi opportune.
Quindi:
• nessuna vergogna o senso di corresponsabilità nell’episodio.
• La donna (e qualsiasi persona a prescindere dal sesso) ha il diritto di dire di NO! In qualunque momento.

Tratto dal sito web:
http://www.vitadidonna.it/

 

Preservativo anti-stupro

[02_09_05] Una donna, Sonette Ehlers, 57 anni, ha inventato un sistema per difendere le sue connazionali sudafricane dagli stupri, in un paese dove la violenza sessuale è un incubo in continuo aumento: ogni anno si verificano 50.000 casi, una cifra che molti esperti ritengono in realtà quattro volte superiore. Il nuovo rimedio consiste in una specie di preservativo per "lei": si chiama "Rapex" e sarà commercializzato a partire dal prossimo anno. "Vi prometto che sarà dolorosissimo - ha detto Sonette Ehlers - Lo stupratore dovrà andare direttamente in ospedale". Interamente in lattice ma con l'aggiunta di alcune setole irsute, il "Rapex" potrà essere staccato dal membro maschile solo grazie a un intervento chirurgico.

 

Italia: 2.000 prostitute minorenni

[20_01_06] Sono circa 70mila le prostitute che lavorano in Italia e di queste duemila sono minorenni: finiscono sulla strada a 7 anni. I numeri di questa ricerca sono stati resi noti dall'Osservatorio dell'Asl di Rimini. Secondo i dati raccolti, poco meno della metà delle "lucciole" sono immigrate e provengono da Nigeria (59%), Albania (14,1%) ed ex Jugoslavia (10%). Il 94,2% sono donne, mente il resto transessuali e travestiti.
A preoccupare, però, è soprattutto il crescente numero di baby prostitute. Lo sfruttamento sessuale per i minori italiani avviene prevalentemente in casa, mentre i piccoli stranieri, maschi e femmine, sono costretti a prostituirsi in strada o in locali. La novità di questo fenomeno è che i minorenni sono pronti a vendersi occasionalmente per concedersi dei piccoli lussi. Un altro fatto che emerge da questa ricerca, realizzata, esaminando le coste di Marche ed Emilia Romagna e le province di Milano, Venezia, Roma, Napoli, Bari e Palermo, è che spesso oltre alla prostituzione controllata da vere e proprie organizzazioni criminali, c'è quella gestita tra le mura di casa. Secondo le indagini, l'iniziazione avviene per lo più in famiglia con violenze fisiche e psicologiche. La prostituzione vera e propria comincerebbe poi con la vendita del bambino, un inganno o un rapimento frequente soprattutto nei Paesi dell'Est Europa.
A peggiorare la situazione è il fatto che i numeri sono in continua crescita. Tante ragazze, infatti, preferiscono una vita che le consenta di guadagnare anche 20mila euro al mese piuttosto che la legalità di una vita normale ma ben meno agiata. Forse anche per questo il giro della prostituzione produce un fatturato annuo dai 16 ai 26 miliardi di euro.

 

Seppelita con ignominia

[18_02_06] E' meno grave lo stupro di una minorenne - anche se si tratta di una ragazzina di quattordici anni - se la vittima ha già "avuto rapporti sessuali".
"Questa sentenza, come avvenne per quella dello stupro e i jeans, sarà "seppellita con ignominia" dalla stessa Corte di Cassazione: ossia non troverà mai spazio nel Massimario e, anzi, verrà citata come esempio negativo di come una sentenza non dovrebbe mai essere scritta né motivata". Questa l'assicurazione che viene direttamente dai 'piani alti' della Suprema Corte che non condividono assolutamente il verdetto - emesso dalla Terza sezione penale del 'Palazzaccio' - favorevole a considerare come caso di "minor gravità" quello della violenza sessuale ai danni di una minorenne che ha già avuto rapporti.

 

Stupro di gruppo a Trento

[26_03_06] Lo scorso anno era rimasta in casa da sola con il fidanzato, e sognava una serata intima con lui. Ma quel sogno è diventato un incubo: il ragazzo, infatti, aveva invitato i suoi amici, e tutti hanno violentato a turno la ragazzina, una 13enne di Trento. Ora, dopo mesi di indagini, due 20enni sono stati arrestati, un terzo è ricercato e il fidanzato, minorenne, è indagato.
Le indagini erano partite nell'autunno 2005 dopo la denuncia della ragazzina, che aveva raccontato dello stupro ai carabinieri. I ragazzi, invece, si difendono dicendo di essersi limitati a scherzare con la 13enne, senza approfittare di lei, e che nell'appartamento erano presenti anche i genitori del fidanzato, per cui non è possibile che ci sia stato uno stupro di gruppo senza che gli adulti si siano accorti di nulla.
Al termine delle indagini, però, il pm ha deciso di chiedere le ordinanze di custodia cautelare, che il gip ha concesso.

 

Stupro di gruppo a Pescara

[10_06_06] Uno violento stupro di gruppo, protrattosi per varie ore, e' stato perpetrato la notte scorsa in un androne del centro di Pescara da tre o quattro uomini su una donna di 35 anni. Lo ha reso noto la Questura della citta' abruzzese.
La donna, residente in provincia di Pescara e' stata violentata e picchiata: ricoverata in ospedale, ha avuto una prognosi di 49 giorni per una serie di lesioni. La vittima, dopo alcune ore di choc, ha riferito di essere uscita da sola verso le 2,30 da un locale per riprendere la propria auto parcheggiata in pieno centro e di essere stata aggredita da ''un gruppo di tre o quattro giovani'', secondo quanto riporta una nota della Questura: gli aggressori, ''dopo averla picchiata selvaggiamente'' e averla trascinata nell'androne di un palazzo che ospita gli uffici del Genio Civile, hanno compiuto su di lei, ''nonostante strenui e disperati tentativi di difesa, ripetuti atti di violenza sessuale'' a seguito dei quali la donna ha perso i sensi.
Le violenze si sono protratte ''presumibilmente fino al mattino'', quando la donna, dopo aver ripreso conoscenza, ha iniziato a gridare richiamando l'attenzione dei passanti e consentendo cosi' l'arresto di uno degli stupratori.

 
     

Stuprata minorenne a Brescia

[29_07_06] C'è sconcerto in città per l'arresto di Lopane, il cui locale è conosciutissimo, frequentato da imprenditori, politici e personaggi della cosiddetta "Brescia bene". "Apri un ciampa", uno champagne, è l'espressione scherzosa con cui spesso i clienti ordinano da bere nelle calde sere d'estate. Mentre riemerge ancora una volta, in provincia di Brescia, il preoccupante binomio cocaina in cambio di sesso con minorenni. Il piccolo bar Margherita, in via Gramsci, a Brescia, a pochi passi dal centro della città, è conosciuto per i suoi grandi cocktail ricercati e colorati.
È in questo ambiente che è maturata una orribile, torbida storia di violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza di 16 anni, che ha portato all'arresto del proprietario del bar, Lavinio Lopane, 62 anni, e di due coetanee della giovane violentata, che avrebbero tenuto ferma la vittima durante lo stupro. Dalle indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Brescia, emerge un inquietante giro di prostituzione minorile legato all'uso della cocaina. Ma quello che più allarma in tutta la vicenda è la partecipazione attiva, nella violenza, di ragazze minorenni.

 

Stuprata minorenne a Jesi

[30_07_06] Tre quindicenni sono stati arrestati a Jesi con l'accusa di aver stuprato in gruppo una ragazzina di soli 13 anni. La polizia ha fermato i tre ragazzi dopo che un'amica della vittima ha raccontato a una funzionaria del commissariato jesino quanto era accaduto alla sua compagna. La ragazza ha poi confermato agli agenti le violenze subite.
I tre giovanissimi componenti del "branco" conoscevano la tredicenne: la sera del 15 luglio scorso l' avrebbero avvicinata per poi abusare di lei nei pressi dei giardini pubblici di Jesi.Sotto choc per l'aggressione, e spaventata all'idea di doverla riferire ai genitori, la ragazzina non ha denunciato subito i suoi aggressori ma si è confidata con un'amichetta. Questa, dopo aver pensato a cosa fosse più giusto fare, ha raccontato tutto a suo padre e sua madre. Da lì è scattata la denuncia al Commissariato, formalizzata poi dai genitori della piccola vittima. Gli investigatori sono giunti rapidamente a individuare i tre violentatori, la cui posizione è ora al vaglio della magistratura minorile.

Il nostro sito ha inviato al Sindaco del Comune di Jesi, al Governatore della Regione Marche e al "Il Resto del Carlino" la seguente lettera:
"Egregio signor Sindaco.
In relazione alle violenze sessuali subite da una sua concittadina di 13
anni, La invitiamo a mobilitare l'opinione pubblica della Sua città e a
cotituirsi parte civile nel processo giudiziario a carico dei tre
stupratori.
Saluti

Il Gruppo di ricerca di
www.angelisullapelle.com

 


Link correlati

 

» Giornata Mondiale contro le violenze sulle donne.

» Stop ai bambini soldato.
» In 13 paesi bambini soldato.

Sono 120 mila le bambine soldato

[25_11_06] La comunità internazionale sta continuando a dimenticare oltre 120.000 bambine impiegate come soldati nel mondo. Save the Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente per la tutela e la promozione dei diritti dei minori, alla vigilia della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, rinnova un allarme lanciato circa un anno fa attraverso il rapporto Forgotten Causalities of Wars: Girls in armed conflicts ( Le vittime dimenticate dalla guerra: le bambine nei conflitti armati).
Save the Children registra il dato allarmante di circa mezzo milione di minori oggi impiegati negli eserciti regolari e nei gruppi armati di opposizione in 85 paesi. Oltre 300.000 prendono parte ai combattimenti in 35 paesi e di questi circa il 40% è rappresentato da bambine.
Il fenomeno raggiunge dei numeri impressionanti in alcuni paesi come l’Uganda, dove si stima ci siano circa 6.500 bambine soldato, rapite dai ribelli del Lord Resistance Army (33% del numero totale dei minori combattenti del Paese); la Repubblica Democratica del Congo, dove sarebbero ben 12.000 le bambine ancora associate con le forze armate; lo Sri Lanka, dove 21.500 ragazze sarebbero coinvolte nel conflitto armato in corso (43% del totale dei bambini soldato del Paese).
Nella maggior parte dei casi, il reclutamento avviene con il rapimento, anche se sono molte le giovani che finiscono per unirsi agli eserciti per reazione a violenze subite o spinte dalla ricerca di protezione, di cibo e del necessario per sopravvivere.
I ruoli delle bambine, che a volte hanno solo 8 anni, variano anche in base ai paesi: prendono parte ai combattimenti, ma vengono anche utilizzate come portatrici, raccolgono informazioni, fanno da corrieri, da cuoche o domestiche. Quasi tutte sono però costrette a diventare “mogli” dei combattenti, a subire violenze psicologiche e sessuali, a soddisfare ogni desiderio dei guerriglieri, venendo così violate doppiamente sia come donne che come bambine. Molte di esse, durante il corso della guerra rimango incinte, ma devono continuare a combattere, a svolgere il loro compito nelle milizie, ad essere adoperate come oggetto sessuale, sia durante la gravidanza che dopo.
La maternità costituisce un impedimento al loro inserimento nelle loro famiglie e comunità d’origine dove a volte riescono a tornare, poiché spesso queste si rifiutano di accoglierle e aiutarle a causa di quelli che vengono considerati figli della colpa. Le ragazze, che devono già far fronte ai profondi traumi fisici e psicologici, sono quindi costrette ad affrontare da sole numerosi problemi che vanno dal crescere e mantenere dei figli da sole, alle malattie trasmesse per via sessuale, all’AIDS.
Le parti in lotta nei vai Paesi di solito negano l'utilizzo delle bambine soldato e ciò comporta la difficoltà a reperire informazioni sui numeri e sul dislocamento delle minori interessate. Quando viene raggiunta la tregua, molte delle ragazze vengono considerate come “mogli” dei combattenti, non sono quindi riconosciute come parte lesa dalla guerra e bisognosa di assistenza e, conseguentemente, non sono coinvolte nei successivi programmi di disarmo, militarizzazione e reintegrazione.
Le bambine inserite nei propri programmi di recupero nella Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, sono state solo il 2% del totale dei bambini combattenti, mentre in Sierra Leone, su una stima di 12.500 bambine che avrebbero fatto parte dei diversi gruppi armati, solo 506 (il 4,2%) hanno usufruito di un programma di reinserimento sociale.
L’Organizzazione sottolinea come la comunità internazionale non sia ancora riuscita ad identificare delle politiche efficaci di sostegno a queste bambine, adottando programmi di reintegrazione sotto-finanziati e inappropriati per i loro bisogni. Spesso, l’unica assistenza che viene data loro consiste nel fornire qualche indumento e un po’ di cibo e rimandarle nelle comunità d’origine.
Save the Children, al contrario, raccomanda una serie di interventi a lungo termine, volti a supportare le bambine reinserirsi nelle comunità d’origine, e in particolare:
• compiere un’azione di mediazione con le famiglie e le comunità, per aiutare queste ultime a comprendere la coercizione a cui le bambine sono state sottoposte e quindi a non condannarle;
• aiutarle a trovare mezzi di sostentamento duraturi;
• dare loro accesso all’educazione e alla formazione professionale;
• supportarle psicologicamente per superari i traumi subiti;
• fornire loro assistenza medica, soprattutto correlata ad eventuali malattie a trasmissione sessuale come l’AIDS.




Violenze in Italia

[21_02_07] Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita. La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) e la grandissima maggioranza (oltre il 90%) non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l'età media delle vittime: ben un milione e 400mila (il 6,6%del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni. Inquieta il quadro che emerge dalla prima indagine sulla violenza e i maltrattamenti contro le donne realizzata dall'Istat, su commissione del Ministero dei diritti e delle pari opportunità.
L'indagine è stata realizzata dall'Istat su un campione di donne di età compresa fra i 16 e i 70 anni. Dai dati raccolti emerge che sono 6.743.000 le donne vittime di violenza fisica o sessuale (il 31,9%), 5 milioni di violenze sessuali (23,7%), 3.961.000 di violenze fisiche (18,8%). Ben 6.092.000 donne hanno subito solo violenza psicologica dal partner attuale (36,9% delle donne che vivono al momento in coppia). Un milione e centomila hanno subito 'stalking', cioè comportamenti persecutori. Solo negli ultimi 12 mesi, il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1.150.000 (5,4%). Nel 2006 si sono registrati 74mila tra tentativi e strupri veri e propri. Di questi il 69,7% da partner o ex-partner. Molto diffusi infatti i soprusi tra le mura domestiche. Questi però spesso non vengono percepiti come tali. Solo il 18,2% è consapevole che quello che ha subito è un reato, mentre il 44% lo giudica semplicemente 'qualcosa di sbagliato' e ben il 36% solo 'qualcosa che è accadutò.
Tra tutte le violenze fisiche rilevate è frequente l'essere spinta, strattonata, aver avuto i capelli tirati (56,7%), l'essere minacciata di essere colpita (85,2%), schiaffeggiata, presa a pugni, a calci o a morsi (36,1%). Tra la violenza sessuale, la più diffusa è la molestia fisica, ossia essere stata toccata sessualmente contro la propria volontà (79,5%), l'aver avuto rapporti sessuali non desiderati accettati per paura (19%), il tentato stupro (14%), lo stupro (9,6%) e i rapporti sessuali degradanti ed umilianti (6,1%).
La violenza psicologica è stata subita da 7.134.000 donne, il 43,2% con partner attuale. Di queste, 3.477.000 l'hanno subita spesso o sempre (21,1%). Questo tipo di violenza si esprime con l'isolamento o il tentativo isolamento (46,7%), il controllo (40,7%), la
violenza economica (30,7%), la svalorizzazione (23,8%), le intimidazioni (7,8%).

 

Uccise, una ogni 8 minuti

[20_07_07] Nel mondo, ogni 8 minuti, viene uccisa una donna. Il dato è emerso da un'indagine relativa all'anno al 2003 presentata da Josè Sanmartin, direttore del centro spagnolo per lo studio della violenza Santa Sofia, oggi a San Rossore il cui tradizionale meeting quest'anno è dedicato a "I bambini, le donne".
Il primato in Europa tocca al Belgio all'ottavo posto nella graduatoria mondiale con un'incidenza di 29,30 donne uccise ogni milione. L'Italia è al 34esimo posto su 40, con 6,57 assassini per milione. I paesi dove più si contano assassini di donne sono latino americani (i primi dieci posti), con una media di 41,02 vittime ogni milione, contro 12,29 dell'Europa.
In Europa i delitti nei confronti delle donne all'interno della famiglia riguardano 5,84 donne su un milione; in Italia - riferisce la ricerca spagnola - si scende a 4,24. Il numero più alto si registra in Ungheria (16,15), seguita da Lussemburgo (13,16). Le donne uccise dal partner sono in Europa 5,78 per milione; il numero più elevato si riscontra nei paesi del Nord, soprattutto a causa dell'abuso di alcol durante i fine settimana.
A livello mondiale, la violenza domestica è la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni. Uccide più il marito o il fidanzato o l'amante, a volte anche i figli, più del cancro, degli incidenti stradali e delle guerre.

 

Michelle Hunziker: stalking e stupri

[26_06_08] La Michelle che non ti aspetti parla di "vite tormentate", di "donne che hanno bisogno di uscire dal silenzio", di violenze, mobbing, soprusi, solidarietà. E "vabbé, se ne faranno una ragione quelli che pensano ame solo come donna-immagine". La Hunziker versione no-gossip ricorda i primi tempi della Fondazione "Doppia Difesa", centro di aiuto alle donne voluto e messo in piedi assieme a Giulia Bongiorno, un anno fa. "Lavoravo tutto il giorno. La sera facevo Striscia e quando finivo mi appiccicavo al computer a leggere le storie delle nostre donne. Ogni volta che aprivo un file entravo in una vita segnata. Cose pazzesche. Poi di notte facevo molta fatica a dormire perché cercavo una via d’uscita per quelle donne. Ti viene l’angoscia, credimi. Non ti abitui mai, ci stai male. A un certo punto non ce l’ho più fatta. Non ho più letto nulla di quelle storie prima di dormire. Ho capito che a continuare così sarei andata in depressione". Con il tempo Michelle ha imparato a dosare emotività e reazioni. Ha incontrato molte delle «sue» donne, si è così appassionata al tema da diventare un po’ avvocato, un po’ psicologa. "È stata dura", riflette oggi, "ma chemeraviglia poi, quando capisci che i tuoi sforzi non sono stati vani ...".

Come quella volta che una ventenne decise di parlare di sé. Solo con Michelle, solo grazie a Michelle. "All’inizio era come se le parole non trovassero la via per uscire. Poi si è sbloccata e perme è stato un momento di felicità. Il suo è il racconto di un’infanzia e di un’adolescenza negata, distrutta. Dal giorno della prima comunione fino ai 18 anni è stata stuprata, umiliata, usata dai suoi zii, a turno. In alcuni periodi è successo ogni santo giorno. Quando l’ha detto a sua madre si è sentita rispondere che una denuncia avrebbe rovinato la famiglia. È stato il colpo più grave. È diventata autolesionista, ha cercato di uccidersi. Oggi vive sola, lontana dall’orrore del passato. Ecco, sentire di aver aiutato una persona così mi fa stare bene".

A Doppia Difesa arrivano dalle 200 alle 300 e-mail al giorno: scrivono donne violentate, discriminate, umiliate, perseguitate da mariti, spasimanti, fidanzati, private del diritto di vedere i figli, angosciate dal mobbing. Di tutto di più. Si fa un primo screening, si verifica l’attendibilità di storie e persone e poi si interviene, con civilisti, penalisti, psicologi, analisti, con le case-rifugio dove ospitare chi è in pericolo. "Se il caso è molto urgente prendiamo il primo volo e raggiungiamo chi ci chiede aiuto", dice Michelle. Le storie raccolte dalla Fondazione sono ormaimigliaia, "molte così assurde, drammatiche, paradossali che non ci si può credere" valuta Michelle. Per esempio la signora che ha presentato 82 denunce contro la persecuzione del marito: "Tutto documentato. Non si è mai risolto nulla. Soltanto ora, dopo il nostro intervento, c’è un procedimento in corso contro di lui». Sullo stalking la bionda di Striscia è preparata per esperienza personale: da anni ci sono ammiratori (in tutto 5) che la tormentano, uno l’ha minacciata di morte e lei dai microfoni di Striscia gli ha detto in diretta: "Vado dalla polizia". Però, poi, dice: "Per favore non dite che sono una vittima. Io reagisco sempre, denuncio sempre. E non mi lamento perché mi posso permettere una guardia del corpo per me e Aurora, mia figlia. Mi chiedo: e chi non può farlo? A volte riceviamo appelli disperati e a me sembra di vedere le scene. Una ragazza ci ha chiesto una mano perché il suo ex fidanzato entrava in casa quando lei non c’era, le tagliuzzava i vestiti e poi li ripiegava. Roba da film horror. Potete immaginare una vita con quest’ansia addosso?".

Accorata, Michelle, mentre racconta delle sue donne. Dice che lo sa, tutti hanno pensato che in quest’avventura lei cimettesse solo l’immagine. "E invece no. Ci metto energia, tempo, emozioni. E ci metto anche la faccia. Come fanno alcune delle nostre donne che hanno deciso di raccontare in video la loro esperienza. Non so se alla fine ne uscirà un documentario o qualcos’altro. So che il loro coraggio aiuterà le altre a uscire dal silenzio. So che se tutto questo servirà a salvare anche una donna soltanto ne sarà valsa la pena".

[Tratto da www.corriere.it, 26 giugno 2008, articolo di Giusi Fasano]

 

Torna al sommario    

Torna all'inizio

 

 

Home | Fuori onda | My way | Le nostre immagini | Quarti di luna
Racconti on line | Senza tailleur | Spiritualità | La voce dell'ombra | Angeli