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Penso al rumore che fa il motore del mio colibrì.
Penso a quanto è piccolo il mio aereo rispetto all'immensità del cielo, e alla giornata ormai quasi completamente trascorsa.
Questa mattina presto sono andato all'hangar del vecchio aeroclub da solo, ho aperto le pesanti porte scorrevoli.
Non c'era nessuno, o meglio c'era un paio di persone, indifferenti, distanti che portavano a spasso il cane.
Non uno sguardo, nessun interesse per il piccolo aereo monoposto bianco rosso e giallo, che viene spinto dal solitario pilota sul piazzale. |
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Ma quanti oggi prendono gli attrezzi e mettono le mani sul loro aeroplano? pochi penso, troppo pochi.
Oggi molti piloti non conoscono veramente i loro aeroplani.
Mentre scaldo il motore mi preparo al viaggio di circa 2 ore, per andare al nord alla riunione dei costruttori amatori.
Ho pianificato un lungocosta fino al delta del Po e poi Chioggia, poi si vedrà.
Sono decollato nella foschia da un aeroporto addormentato che sembra ignorarmi.
Sopra Rimini ancora foschia, poco dopo Cervia i primi raggi di sole, da lì ho continuato a volare in un cielo sempre più festoso e luminoso.
Venezia avvicinamento, mi risponde con la voce di un controllore allegro e gentile che accetta la mia deviazione dalle rotte obbligate per il volo a vista, sorvolerò il grande aeroporto commerciale di Tessera.
E' sabato, non c'è attività sulla base militare di Istrana, e anche l'attività commerciale di linea è ridotta, un altro controllore mi permette di riportare sulla verticale dell' aeroporto di Treviso. Se fosse giorno lavorativo probabilmente me lo potrei sognare;
sarei stato costretto a costeggiare fino a Jesolo e poi risalendo il Piave fino all'aviosuperficie annidata tra le sue sponde, un nido di vecchi biplani e aerei autocostruiti di ogni genere.
Mentre volo penso che ci sono tante aviazioni.
C'è l'aviazione commerciale, un mondo lucente di grandi aeroporti pieni di giganteschi jet, con poco tempo da perdere e molti passeggeri ignari da trasportare.
C'è l'aviazione militare, un ambiente anch'esso molto professionale ma con logiche più legate al dovere e in perenne lotta con il magro bilancio.
C'è l'aviazione da turismo e ultraleggera, composta in maggioranza da piloti che raramente si allontanano dal loro piccolo aereoporto, tutti contenti del loro voletto domenicale nei dintorni del campo.
C'è poi un' aviazione più vera, trasversale a tutte le altre.
Un' aviazione molto variegata, spesso non evidente, viva, pulsante, dove ogni appartenente si riconosce come un vecchio compagno, indipendentemente dall'estrazione e dalla nazionalità.
Questa è l'aviazione che mi interessa, un'aviazione che è una strada per conoscere il mondo all'esterno e soprattutto all' interno di me.
Mentre volo nella densa foschia mi sembra quasi di sentire intorno a me i fantasmi di tutti i piloti che in ogni tempo hanno condiviso questa strada: Antoine e Mermoz con i loro biplani aperti dell'aeropostale, Closterman sul suo Spitfire, i fratelli Wight, Ferrarin con il suo Sva, e molti altri di cui mai sentiremo parlare.
Una moltitudine di aerei di ogni tipo ed epoca vola accanto a me: Macchi 202, B 25, triplami Foker, biplani SPAD, tutti diversi,tutti amici, tutti fratelli, tutti fantasmi.
Ma cosa vogliono da me? perchè sembrano proteggermi?
Improvvisamente rimango stordito e capisco …
Mi sorprendo a piangere, mentre i miei amici mi guardano e io ricordo ...
Sono anche io uno di loro, mi sono vicini perché ho una missione a cui non posso sottrarmi.
Sono molte le cose che ancora non so, ma ora ho almeno una certezza:
so che a qualcuno di noi è stato concesso di tornare, per capire, per imparare e per insegnare a chi vorrà la strada del cielo.
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