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Ed improvvisamente sul luogo piovve un liturgico silenzio. Il paese restò immobile ad osservare le fiamme avvolgere gli ammassi di rami e paglia che con arrendevole resa adempivano al loro compito accompagnando il fuoco fino al fantoccio che soprassedeva questo enorme falò.
Al centro della piazza, proprio davanti la chiesa si consumava uno, forse l’ultimo, rituale pagano ancora esistente e l’universo che lo accoglieva si era immobilizzato ad osservarlo, in questo momento, la sua ritualità annuale non esisteva, le persone lo osservavano ammaliate ed inermi come fosse la prima volta, ognuna salutava l’inverno passato sorridendo all’arrivo della primavera, sperando in cuor suo che sarebbe stata migliore della stagione appena conclusa, ognuno perso nel suo mondo, ogni mondo così simile all’altro, ogni altro così uguale al suo mondo.
Claudia sembrò l’unica ad accorgersi di questo insolito e strano silenzio e un delicato sorriso le si dipinse sul volto in questo suo stato di privilegiata osservatrice. Rivisse la sua vita nelle facce delle persone che l’avevano condivisa: la proprietaria della bottega dove la mattina andava a comprare la spianata, la maestra di italiano, il bambino del condominio di fronte, il postino e le rosse labbra si dischiusero lasciando sfuggir un debole sospiro, sintomo di un tiepido disagio, di una antica tortura, di un trascurato male.
Sentì la pelle delle sue mani ardere ed istintiva fece un passo indietro allontanandosi dallo scoppiettio delle fiamme, ma il suo piede destro pestò la scarpa di un uomo dietro di lei ... ”scusi!” ... frettolosa e distratta disse senza guardarlo mentre le guance si coloravano di un tiepido rosso e ansiosa ritornò nella sua posizione.
Si guardò le mani e si senti prima imbarazzata, poi a disagio, poi nervosa per questo disagio, poi incredula del nervosismo, poi confusa per essere imbarazzata, a disagio, nervosa, incredula nello stesso istante e pensò che le persone accanto a lei si sarebbero accorte dei questo susseguirsi di stati d’animo e la mano destra furtiva e veloce riportò una ciocca dei lunghi capelli dietro l’orecchio come a cercare un perduto contegno. Rimase a capo chino, osservando il grigio dell’asfalto come a voler passare inosservata, titubò un po’ prima che la voglia di andarsene crescesse in lei fino a prendere il sopravvento, si girò a destra poi a sinistra, poi di nuovo a destra sbrigativa nel cercare una via di fuga, ma le teste dei presenti si ammassavano e i loro corpi si univano e spingevano e penetravano nell’intento di esser più vicini, di veder meglio, di sentire più il calore del fuoco e nessuno si era accorto di lei, delle sue emozioni, dei suoi pensieri, ogni mondo era un mondo a sé, perso nello stesso atto di esistere.
Claudia si arrese, questa volta non aveva scampo, sussultò appena l’anima scossa da un brivido, quel silenzio le stava facendo male, ora non poteva non pensare, non poteva rimandare, non poteva distrarsi ora era da sola con se stessa. In quel silenzio non la confondeva più lo schiamazzo della vita altrui, il rumore che fa quando si interseca con quella di un altro, non la distraeva più la morale quando si insinua e striscia sull’istinto fino ad avvelenarlo, non la illudeva più la fede, quando decidi di importi di credere, non c’erano
più i giudizi, i pareri, i consigli, i gusti degli altri, c’era solo un immacolato e fermo silenzio.
Si chiese cosa stava facendo lì, cosa faceva tutta quella gente lì, perché erano lì e veramente volevano essere lì? Insomma, quale ruolo Doveva interpretare? Quale compito assolvere? Qual’era il suo intento?
Si guardò attorno e le sembrò che questa realtà le fosse stata disegnata addosso senza il suo permesso.
Si sentì smarrita, si perse prima negli occhi della bottegaia e ne assaporò la confusione, poi ammirò la fermezza della sua insegnante, rimpianse l’innocenza di quel bambino e comprese la rassegnazione del postino e comprese che tutti stavano pensando ad altro, che tutti si erano persi in quel silenzio e in sé e che ognuno era altro da quello che veramente si vedeva, nessuno voleva essere lì eppure nessuno riusciva a scappare. Le bastò una insignificante unità di tempo incalcolabile temporalmente per comprendersi veramente e per toccare ciò che mai aveva osato sfiorare, quella parte di sé che era rimasta in silenzio e che paradossalmente il silenzio aveva fatto emergere, quella sfaccettatura che aveva continuato a esistere occultata dalla realtà, dalla società, dai compromessi, dal contesto, dall’ impostazione, che era rimasta inerme alla razionalità che l’aveva soppressa ... la vera lei, quella che non si era mai concessa di conoscere ... la sua ombra, la sua anima ... |
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