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Una mattina d'estate, mentre passeggiavo nel bosco, incontrai....un uomo, che triste e sconsolato sedeva ai piedi di una vecchia quercia.Non scorgevo il viso suo, perché bagnato da un fiume di lacrime.
Rimasi, così, attonita, di fronte a quell'essere chiedendomi quale fosse la causa di tanta disperazione. Cauta mi avvicinai.
Accortosi della mia presenza, limitò il suo pianto, alzò il capo e i nostri sguardi si incrociarono.
Accennò un sorriso che non tardò a trasformarsi in un'espressione di tacito imbarazzo. Dal cielo, ad illuminarci, la tiepida e trasparente luce del sole: alberi in fiore, cinguettio degli uccelli. Tutto ai miei occhi appariva come un mondo paradisiaco. Tanta, era la bellezza che intorno a me potevo ammirare, quanta la disperazione di quell'uomo. Senza rendermene conto mi ritrovai seduta al fianco suo decisa a scoprire cosa turbasse tanto la sua anima. Cercai un suo sguardo, mentre incomprensibilmente, come guidata da una forza sovrumana, tenevo le sue mani tra le mie.

Quell'uomo mi apparteneva: in lui qualcosa mi era familiare. Dai suoi occhi scaturiva una luce ammaliante.
La sua presenza evocava in me una forte sensazione di benessere. Incuriosita, chiesi allo sconosciuto da dove provenisse.
Egli mi guardò e mi narrò una breve storia: "Un posto incantevole, quanto l'oceano, infinito come il tempo" sospirò, poi riprese fiato e continuò il suo racconto: "Lì viveva una giovane fanciulla. Un giorno, avventuratasi nel bosco incontrò un giovane, che piangente le narrò una triste storia. Era la storia di chi come lei, si era addentrata in un paradisiaco mondo incontrando la disperazione negli occhi di un giovane sconosciuto".
La storia non sarebbe mai cambiata. La giovane si avventurava nuovamente in quel bosco incantato, e proprio qui al centro di quell'eden, era destinata ad incontrare la sofferenza.
Arrivò la notte scura e silenziosa. Mi allontanai da quell'uomo; avrei voluto che venisse con me. io lo avrei salvato dalla follia. Lui con un dolce sorriso mi disse che nel paradisiaco mondo in cui viveva vi era bisogno della sua presenza, solo in questo modo la natura avrebbe riacquistato un suo equilibrio ...
... Mi svegliai, aprii il mio diario e narrai il mio sogno:
"Incontrai un giovane poverissimo; aveva un vecchio cappello, la giacca logora. L'acqua gli passava attraverso le suole delle scarpe, e le stelle attraverso l'anima!!!"
"Nel paradisiaco mondo dell'Amore giace la mia disperazione".

Spensi la luce e tornai a dormire, sognando altri mondi di cui poter narrare.
 
 

 

 

 
     
< Cristina  




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