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Quando il cielo volse al crepuscolo e i lampioni intorno a noi si accesero, sentii le sue dita sfiorare le mie. Ci avviammo abbracciati verso la spiaggia, camminammo tra i mucchietti di legna pronti per i falò; da una casa vicina arrivava un sottofondo musicale, su di noi splendevano migliaia di stelle.

 

Era una notte senza luna, il mare era scuro e calmissimo, e appena ci baciammo iniziarono i fuochi d'artificio sulla baia di fronte.
L'estate profumata di vaniglia si librò all'improvviso dalla terra, lasciandoci dolci ricordi di chiari di luna e di spiagge; il mio cuore urlò

 
"fermate il tempo!".
Arrivò l'inesorabile settembre, e con settembre il ritorno a casa: io nella mia città, egli nella sua, e in mezzo c'era qualche chilometro di troppo. Sapevamo che sarebbe stato arduo vederci ... ma io iniziai ad aspettare. Mi ritrovai in una città sospesa, estranea allo scorrere del tempo, intenta soltanto a fare spallucce e a crogiolarsi in tristi "mah, forse, vedremo". Vidi la vite americana farsi rossa, vidi le foglie rosse e gialle sparpagliarsi nei giardini, vidi le nuvole avanzare minacciose. Il vento ricominciò a fischiare, i rami spogli degli alberi mi rendevano triste ... quando l'avrei rivisto?
Arrivò il freddo, e con il freddo si prospettarono pochi giorni da trascorrere insieme a Bologna. Partii con tante speranze, sognando l'incontro tanto atteso, e durante il viaggio ascoltai una canzone che mi ricordava una serata d'estate trascorsa con lui tra le mie braccia. Bologna mi accolse con l'incanto di piazza Santo Stefano, con la giostrina del Settecento che pareva uscita dalle favole, con le torri coperte dalle luci di Natale, con i mercatini vivaci. Ma un contrattempo impedì che egli mi raggiungesse e così mi si prospettò un'altra attesa. E vidi le montagne diventare bianche, seppi che le mareggiate avevano divorato altre spiagge, sentii il freddo entrare nelle ossa.
Passarono i giorni, sentii il cuore sfilacciato in brandelli, avvertii il peso delle nuvole.
Il girotondo di stagioni continuò intorno a me, finchè la primavera fece capolino nella mia città, fece rifiorire gli albicocchi, regalò cieli azzurri e mi portò lui ... e la sua voce che amavo.
     
 

Manuela

 
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