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“Potremmo
andare a San Michele e da lì raggiungere il Monte Spino e goderci
un po’ la natura”.
Ma, appena fuori Salò, ci ritroviamo in coda. “Non c’è
problema - dico - conosco una strada parallela a metà collina”.
Decido di svoltare a sinistra per una strada che s’inerpica.
Mi colloco al centro della corsia per svoltare; proprio in quel frangente
dalla parte opposta, arriva un’ambulanza a sirene spiegate, perciò
avanzo di qualche metro spostandomi sulla destra per lasciarle il transito.
Mi trovo troppo avanti per poter girare, ciò nonostante noto a
pochi metri un’altra via sulla sinistra. “Prendiamo quella,
tanto, tutte le strade portano a Roma”.
Spero così di avvicinarmi al luogo designato invece mi ritrovo,
dopo un tratto di strada, in una gola con alcune case costruite a ridosso
della roccia al di là del torrente. Mi fermo.
“Lucia, qui abita la sensitiva dove sono venuta un anno fa per incontrare
mio marito. Se ci fossi venuta apposta, non sarei stata in grado di trovarla”.
Ci guardiamo e iniziamo a ridere. “Sì, è proprio una
di quelle giornate dove potresti programmare qualsiasi cosa e non ne andrebbe
in porto una” dico. Ritorniamo alla strada principale e da quel
momento, inconsciamente, inizio a percorrere tragitti e vicoli che non
avevo più percorso da quando era mancato mio marito. Pranziamo
sotto il pergolato di una trattoria che ricordavo per un’ottima
cucina casereccia. “Con mio marito sono stata a San Michele, da
lì potremmo raggiungere il Monte Spino, ricordo che c’è
una piccola cascata naturale”. “Andiamo, così ci carichiamo
un po’ d’energia”.
Arriviamo quasi a San Michele superando una ripida mulattiera; già
quella è un’impresa, infine seguiamo le segnalazioni per
il Monte Spino. Alla biforcazione della strada giro a sinistra e c’inoltriamo
all’interno di un boschetto su un vialetto sterrato pieno di buche,
ogni tanto ci sono degli affossamenti provocati dall’acqua scesa
durante il periodo di pioggia, una vera avventura.
Ci esaltava la vista degli alberi che ci facevano da corona ed il profumo
di fresco che entrava dai finestrini.
“ Che strano! Questa strada non la ricordo così lunga”
dico a Lucia “Mi sembra che ci sia da percorrere solo qualche centinaio
di metri e poi si arriva ad una cascata. Chissà dove stiamo andando!”
Ogni tanto e per piccoli tratti la corona d’ombra s’interrompe
sopra di noi e trovano spazio i raggi di un tiepido sole di fine estate.
Lì fermiamo l’auto e abbassiamo i finestrini. Restiamo affascinate
dalla vista di una decina di farfalle multicolori che si scaldavano svolazzando
da un fiore all’altro. Ci prende una specie d’entusiasmo infantile
ed estasiate restiamo lì ad osservarle contente di scoprire che
esiste ancora un luogo dove poterle ammirare. |
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Restiamo lì
incantate, non ne avremmo sfiorata una . . . erano le testimoni della
nostra speranza.
Riprendiamo il nostro tragitto ed arriviamo alla fine della strada, posteggiamo
e seguiamo a piedi il sentiero per qualche decina di metri costeggiando
un torrente.
“Bhè se c’è il torrente ci sarà pure
la cascata” dico. Saliamo ancora un po’.“Eccola!!”
E' una piccola cascata alta non più di tre metri, circondata da
una vegetazione originaria. Ha il sapore d’arcaico.
Io che da brava pigrona indosso un paio di scarpe con i tacchi, prendo
posto su di un lastrone di roccia per assaporare e cogliere ogni particolare
sensazione. Lucia, che ha del cerbiatto, saltellava da un sasso all’altro.
“Lucia, forse è il posto giusto questo per cercare la mia
pietra. Mi è venuto in mente che la carta “del sentiero Sacro”
mi consigliava di rivolgermi alle rocce e trovare un luogo di potere dove
meditare se volevo scoprire da dove vengo e cosa devo fare.” Inizia
così la ricerca. Rimango seduta perlustrando con lo sguardo, Lucia
saltava qua e là fin dalla parte opposta del ruscello e lì
in piedi su un sasso inizia ad osservare le pietre sott’acqua per
sceglierne una.
“Lucia, guarda che una farfalla si è posata sulla tua testa”.
“A sì?” - dice lei - e come fosse una cosa del tutto
naturale, continuo a cercare.
Vedo la farfalla ogni tanto alzarsi e riposarsi nuovamente sui suoi capelli,
E lì rimane finché Lucia non trova il sasso.
“ Guarda, questa mi piace che ne pensi?” - mi dice allungando
il braccio ed aprendo il palmo della mano. E’ in quel momento che
vedo la farfalla aprire le ali ed andare a posarsi proprio su quella pietra.
Rimane lì per qualche istante e noi insieme con lei. Lucia sussurra
ironica: “Si vede che mi vuol dire che è proprio questo il
sasso che va bene per me” Sorridiamo.
La farfalla se ne va e Lucia va a sedersi accanto a me mostrandomi la
sua pietra. Io con voce lamentosa e fare infantile le dico “Vedi,
da te è venuta e da me no, non è giusto!!”. “Dai
vedrai che viene anche da te” dice per consolarmi. Non fa in tempo
a terminare la frase . . . “guarda che la farfalla si è posata
sulla tua spalla”. Mi giro e la vedo, è proprio su di me.
“però che strano, che ci fa una farfalla qui in ombra, di
solito prediligono il sole”. “Ora l’hai dietro, sulla
schiena” e io ironica “si vede che la mia pietra sta dietro
di me”. “Dai!! Alzati pigrona!!” mi incoraggia, quasi
avesse paura che l’incanto finisca e ne rimanga delusa.
Mi alzo, giro su me stessa, e mi dirigo verso il versante opposto. Inizio
ad osservare le pietre sul sentiero. “Hai la farfalla che ti sta
girando intorno alle gambe”. “Allora deve essere qui”.
Mi chino e colgo un sasso bianco. Mi giro verso Lucia, distendo il braccio
in avanti e apro il palmo della mano mostrando la pietra. Non dico una
parola. La farfalla va a posarsi sulla pietra, e così rimanendo,
mi accompagna al lastrone di roccia in riva al torrente, dove mi siedo
accanto a Lucia. Poi svolazza sul mio piede, si posa, chiude le ali, ritira
la sua proboscide a riccio e si addormenta. Restiamo lì con le
nostre pietre in mano, in silenzio, emozionate ma sorridenti, con qualche
interrogativo che non ha risposta o che ne può avere mille, comunque
certe della sensazione di aver vissuto una gran gioia, quella di sentirsi
un tutt’uno con ciò che ci circonda.
Quando la farfalla sì desta e vola via, riprendiamo la strada del
ritorno.
L’energia è ritornata e mi sento nuovamente in possesso delle
mie facoltà decisionali.
Arrivati alla biforcazione iniziale che ci aveva portato quasi per incanto
in quel luogo particolare, per curiosità e ricordando che quello
non era l’itinerario che in precedenza avevo seguito con mio marito,
decido di intraprendere anche l’altra strada per vedere dove conduce.
Solo dopo pochi metri . . . “Lucia, ma è questa la strada
che avevo percorso con mio marito, ora la ricordo, sì c’era
anche quella casa” “Allora c’è un'altra cascata,
dai che andiamo a vederla”. Proseguiamo solo per qualche centinaio
di metri, poi la strada s’interrompe. Scendo e riconosco il posto,
ricordo la cascata: ora ai miei occhi si presenta solo un ammasso di ciottoli
in secca, non c’è più acqua. “Oggi , senza volerlo,
siamo andate proprio nel posto giusto, qui è così deprimente.”
Ritorniamo a casa entusiaste, ridendo per la stranezza della giornata
e raccontiamo a tutti , come si fa di un sogno, l’incontro con la
farfalla.
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