Torna alla rubrica  

 

   
Il programma mio e di Lucia per la domenica prevedeva un viaggio in montagna, meta: le Cascate del Nardis in Val di Genova.
Il viaggio però inizia così:
Farfallina

“Lucia, mi spiace, ma oggi mi sento stanca, senza volontà, non mi va di guidare per centinaia di km, che dici se andiamo a fare semplicemente un giretto qui sul Lago di Garda, pranziamo da qualche parte e poi vediamo dove la macchina ci porta?”.

 

Lucia ed io, nonostante ci conosciamo da pochi anni, riusciamo ad intuire con un’occhiata lo stato d’animo reciproco, così asseconda la mia richiesta ed inizia in questo modo il viaggio che non c’è, con un itinerario che non c’è, per una meta che non c’è . . . ma che consentirà di vivere un’esperienza dolcissima.

 

Ci lasciamo trasportare attraversiamo i vari paesini che costeggiano il lago, fino a giungere per l’ora di pranzo alla cittadina di Salò.
 
 

“Potremmo andare a San Michele e da lì raggiungere il Monte Spino e goderci un po’ la natura”.
Ma, appena fuori Salò, ci ritroviamo in coda. “Non c’è problema - dico - conosco una strada parallela a metà collina”. Decido di svoltare a sinistra per una strada che s’inerpica.
Mi colloco al centro della corsia per svoltare; proprio in quel frangente dalla parte opposta, arriva un’ambulanza a sirene spiegate, perciò avanzo di qualche metro spostandomi sulla destra per lasciarle il transito.
Mi trovo troppo avanti per poter girare, ciò nonostante noto a pochi metri un’altra via sulla sinistra. “Prendiamo quella, tanto, tutte le strade portano a Roma”.
Spero così di avvicinarmi al luogo designato invece mi ritrovo, dopo un tratto di strada, in una gola con alcune case costruite a ridosso della roccia al di là del torrente. Mi fermo.
“Lucia, qui abita la sensitiva dove sono venuta un anno fa per incontrare mio marito. Se ci fossi venuta apposta, non sarei stata in grado di trovarla”. Ci guardiamo e iniziamo a ridere. “Sì, è proprio una di quelle giornate dove potresti programmare qualsiasi cosa e non ne andrebbe in porto una” dico. Ritorniamo alla strada principale e da quel momento, inconsciamente, inizio a percorrere tragitti e vicoli che non avevo più percorso da quando era mancato mio marito. Pranziamo sotto il pergolato di una trattoria che ricordavo per un’ottima cucina casereccia. “Con mio marito sono stata a San Michele, da lì potremmo raggiungere il Monte Spino, ricordo che c’è una piccola cascata naturale”. “Andiamo, così ci carichiamo un po’ d’energia”.
Arriviamo quasi a San Michele superando una ripida mulattiera; già quella è un’impresa, infine seguiamo le segnalazioni per il Monte Spino. Alla biforcazione della strada giro a sinistra e c’inoltriamo all’interno di un boschetto su un vialetto sterrato pieno di buche, ogni tanto ci sono degli affossamenti provocati dall’acqua scesa durante il periodo di pioggia, una vera avventura.
Ci esaltava la vista degli alberi che ci facevano da corona ed il profumo di fresco che entrava dai finestrini.
“ Che strano! Questa strada non la ricordo così lunga” dico a Lucia “Mi sembra che ci sia da percorrere solo qualche centinaio di metri e poi si arriva ad una cascata. Chissà dove stiamo andando!” Ogni tanto e per piccoli tratti la corona d’ombra s’interrompe sopra di noi e trovano spazio i raggi di un tiepido sole di fine estate.
Lì fermiamo l’auto e abbassiamo i finestrini. Restiamo affascinate dalla vista di una decina di farfalle multicolori che si scaldavano svolazzando da un fiore all’altro. Ci prende una specie d’entusiasmo infantile ed estasiate restiamo lì ad osservarle contente di scoprire che esiste ancora un luogo dove poterle ammirare.

 
 
Non è solo questo il motivo: tempo addietro, avevamo preso la farfalla come metafora per indicare la trasformazione interiore che alcune persone devono fare nel corso della vita. A volte capita che ci si senta pesanti e limitati come un bruco, ma ecco che, dopo un periodo buio d’introspezione, ti ritrovi farfalla, rinnovata a nuovi colori e a volare in libertà con leggerezza.

 

Restiamo lì incantate, non ne avremmo sfiorata una . . . erano le testimoni della nostra speranza.
Riprendiamo il nostro tragitto ed arriviamo alla fine della strada, posteggiamo e seguiamo a piedi il sentiero per qualche decina di metri costeggiando un torrente.
“Bhè se c’è il torrente ci sarà pure la cascata” dico. Saliamo ancora un po’.“Eccola!!”
E' una piccola cascata alta non più di tre metri, circondata da una vegetazione originaria. Ha il sapore d’arcaico.
Io che da brava pigrona indosso un paio di scarpe con i tacchi, prendo posto su di un lastrone di roccia per assaporare e cogliere ogni particolare sensazione. Lucia, che ha del cerbiatto, saltellava da un sasso all’altro.
“Lucia, forse è il posto giusto questo per cercare la mia pietra. Mi è venuto in mente che la carta “del sentiero Sacro” mi consigliava di rivolgermi alle rocce e trovare un luogo di potere dove meditare se volevo scoprire da dove vengo e cosa devo fare.” Inizia così la ricerca. Rimango seduta perlustrando con lo sguardo, Lucia saltava qua e là fin dalla parte opposta del ruscello e lì in piedi su un sasso inizia ad osservare le pietre sott’acqua per sceglierne una.
“Lucia, guarda che una farfalla si è posata sulla tua testa”.
“A sì?” - dice lei - e come fosse una cosa del tutto naturale, continuo a cercare.
Vedo la farfalla ogni tanto alzarsi e riposarsi nuovamente sui suoi capelli, E lì rimane finché Lucia non trova il sasso.
“ Guarda, questa mi piace che ne pensi?” - mi dice allungando il braccio ed aprendo il palmo della mano. E’ in quel momento che vedo la farfalla aprire le ali ed andare a posarsi proprio su quella pietra. Rimane lì per qualche istante e noi insieme con lei. Lucia sussurra ironica: “Si vede che mi vuol dire che è proprio questo il sasso che va bene per me” Sorridiamo.
La farfalla se ne va e Lucia va a sedersi accanto a me mostrandomi la sua pietra. Io con voce lamentosa e fare infantile le dico “Vedi, da te è venuta e da me no, non è giusto!!”. “Dai vedrai che viene anche da te” dice per consolarmi. Non fa in tempo a terminare la frase . . . “guarda che la farfalla si è posata sulla tua spalla”. Mi giro e la vedo, è proprio su di me. “però che strano, che ci fa una farfalla qui in ombra, di solito prediligono il sole”. “Ora l’hai dietro, sulla schiena” e io ironica “si vede che la mia pietra sta dietro di me”. “Dai!! Alzati pigrona!!” mi incoraggia, quasi avesse paura che l’incanto finisca e ne rimanga delusa.
Mi alzo, giro su me stessa, e mi dirigo verso il versante opposto. Inizio ad osservare le pietre sul sentiero. “Hai la farfalla che ti sta girando intorno alle gambe”. “Allora deve essere qui”. Mi chino e colgo un sasso bianco. Mi giro verso Lucia, distendo il braccio in avanti e apro il palmo della mano mostrando la pietra. Non dico una parola. La farfalla va a posarsi sulla pietra, e così rimanendo, mi accompagna al lastrone di roccia in riva al torrente, dove mi siedo accanto a Lucia. Poi svolazza sul mio piede, si posa, chiude le ali, ritira la sua proboscide a riccio e si addormenta. Restiamo lì con le nostre pietre in mano, in silenzio, emozionate ma sorridenti, con qualche interrogativo che non ha risposta o che ne può avere mille, comunque certe della sensazione di aver vissuto una gran gioia, quella di sentirsi un tutt’uno con ciò che ci circonda.
Quando la farfalla sì desta e vola via, riprendiamo la strada del ritorno.
L’energia è ritornata e mi sento nuovamente in possesso delle mie facoltà decisionali.
Arrivati alla biforcazione iniziale che ci aveva portato quasi per incanto in quel luogo particolare, per curiosità e ricordando che quello non era l’itinerario che in precedenza avevo seguito con mio marito, decido di intraprendere anche l’altra strada per vedere dove conduce.
Solo dopo pochi metri . . . “Lucia, ma è questa la strada che avevo percorso con mio marito, ora la ricordo, sì c’era anche quella casa” “Allora c’è un'altra cascata, dai che andiamo a vederla”. Proseguiamo solo per qualche centinaio di metri, poi la strada s’interrompe. Scendo e riconosco il posto, ricordo la cascata: ora ai miei occhi si presenta solo un ammasso di ciottoli in secca, non c’è più acqua. “Oggi , senza volerlo, siamo andate proprio nel posto giusto, qui è così deprimente.”
Ritorniamo a casa entusiaste, ridendo per la stranezza della giornata e raccontiamo a tutti , come si fa di un sogno, l’incontro con la farfalla.

 
  Solo tempo dopo mi sono resa conto del messaggio ricevuto: era giunto per me il tempo di uscire dal bozzolo del dolore e intraprendere nuovi percorsi dove l’acqua chiama e rigenera a nuova vita.  
< Clara  




Home | Fuori onda | My way | Le nostre immagini | Quarti di luna
Racconti on line | Senza tailleur | Spiritualità | La voce dell'ombra | Angeli