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  La commessa  
   
Ragazza che guarda la pioggia

E mentre guardava la pioggia sentì l’istintivo bisogno di buttarsi sotto ad essa, di lasciarsi travolgere da quella furia perché si accorse che non c’era nulla di più simile a lei, era ciò che tutti le rimproverano di essere: troppo diretta, sincera, cattiva a volte, ma la tempesta è così, quando agisce non ha pietà per nessuno, neppur per se stessa e tutto ciò che è troppo debole per resisterle lo uccide, lo sradica, lo sommerge..non ha pietà ... seppur nessuno si accorga che quello è un solo un lungo ed interminabile pianto ...

E mentre guardava la pioggia si sentì riempire da quell’acqua, mentre ne ascoltava lo scrosciare in mezzo alla strada, voleva essere lì, lì in mezzo, ma poi si fermò, non era conveniente no, ma non per lei stessa, ma per il ruolo che interpretava, per la sua posizione. Una commessa non poteva uscire in mezzo alla strada durante una tempesta, la gente, tutti, i clienti avrebbero pensato che quello era un negozio di matti, di folli. Sarebbero rimasti sconvolti e nella loro mente comprare lì sarebbe stato come aderire a quel malsano stato mentale, sarebbe stato come approvare e appoggiare quello strano gesto, sarebbe stato come dichiararsi pazzi.

E così chiuse la porta e rimase a guardarla, desiderando di essere là fuori con lei, per piangere insieme, per distruggere insieme, schiacciata dalle convenzioni, oppressa dalla società, soggiogata da se stessa ...

E forse è così che la gente muore, lentamente, silenziosamente, rinunciando di fare ciò che vorrebbe fare solo perché qualcuno in qualche tempo in qualche parte remota di questo mondo ha deciso che è così, ma la verità è che non esiste la giustizia, non esiste la verità, non esiste la normalità, solo ciò che un gruppo di persone hanno stabilito sia tale ...

E si accorse che ti porgono la vita farcendola di tante possibilità, ma che in realtà non si ha mai scelta ...

E si accorse che nella sua vita aveva fatto tutto per tutti tranne che per se stessa. Aveva pattinato perché piaceva a sua madre, voleva realizzare un sogno che non era suo per vederla felice. Aveva scelto di fare una scuola dove dopo cinque anni rilasciavano un diploma, così che se il lavoro a suo padre fosse andato male e non avrebbe potuto pagarle l’università “aveva già qualcosa in mano”, sì … qualcosa che non le piaceva e del quale non sapeva cosa farsene. Aveva aspettato tutta la vita, tutto l’inverno un amore che non esisteva solo per il disperato bisogno di risentirsi amata. Aveva aspettato che la sua amica finisse il turno di lavoro per andare a comprare le scarpe che le piacevano tanto. Aveva aspettato che le bretelle diventassero di moda prima di metterle, ed ora che doveva fare qualcosa per lei non sapeva da dove incominciare, non sapeva cosa fare e sospirò con tutta l’amarezza di una persona che sa di non aver osato troppo, di aver assecondato voglie e desideri non suoi senza combattere con l’abbandono che solo i vinti conoscono.
In quel momento decise che tutto sarebbe stato diverso, tutto sarebbe mutato e da quell’istante stesso l’unico motivo della sua esistenza sarebbe stato rendersi felice; si nutrì della cattiveria della pioggia ormai grandine per ingigantire le sue intenzioni e si strinse fra le braccia per infondersi una forza che non aveva, per un silente commiato da sé, dalla vecchia lei, aveva deciso ... da domani sarà tutta un'altra vita ...

Ma poi anche la pioggia cessò di martoriare il suolo e ritraendosi si portò via tutti i suoi nuovi e bei propositi ...

 
 
 
 

anche la poggia non ebbe pietà …

la lasciò morire fra i suoi vorrei …

 
     
     
  Gaia  
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