Cirri, cumuli e
nembo cumuli.
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Alzo gli occhi verso
il cielo, socchiudendoli per il sole che mi abbaglia per un attimo e rapidamente
scompare, senza salutare. Scricchiola il collo per la cervicale ricordandomi
i miei sessantasei anni portati male. Se è vero che si abita in
una casa che assomiglia a come siamo fatti dentro, mi chiedo cosa ci sia
di buono dentro di me. |
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Un tetto in lamiera
steso sopra un unico ambiente. Una tenda a fiori separa la cucina, e chiamarla
così è un atto di benevolenza, dal resto della stanza. Dall'
altro lato una porta scorrevole, anzi molto poco scorrevole, malnasconde
la vista dei "servizi"; tradotto: un cesso mezzo incrostato
abbinato ad un lavandino, su cui sorvolerei. |
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E tutto intorno:
quotidiani vecchi, riviste altrettanto decrepite di auto e moto che mai
ho posseduto e mai possiederò. Un piatto sporco, zeppo di bucce
d'arancia, con una sigaretta, scroccata a chissa chì, fumata fino
al filtro e infilzata dentro una di esse. Poi la mia compagnia quotidiana: un televisore 14" marca Irradio ed un video registratore che non registra più. E' con loro che vivo avventure con donne bellissime, visito posti incantati, rivedo partite di calcio bloccandole al momento del goal della mia squadra, che non potrebbe essere che la "Magica". Ora lo scirocco è cessato e il cielo si è fatto repentinamente più nero, ma non voglio rinunciare a presentarvi il pezzo forte della mia casa. E' là che passo tutto il mio tempo. Io lo chiamo pomposamente "il patio" Un prolungamento del tetto che ripara una sedia a sdraio scolorita a righe bianche e verdi. Sul retro di questa caratteri scolori lasciano indovinare la scritta "bagni Ersilia". Sul lato destro uno scatolone che uso a mò di comodino, sorregge il cartone di Tavernello, che costa meno della benzina e che da me non manca mai. |
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| A sinistra la cuccia
vuota di Bruno. Anche lui, come tutti gli altri che ho incontrato nella
mia vita, ha deciso che questo non era il suo posto migliore, ha girato
le zampe e se ne è andato. |
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| Ma adesso il vino
comincia a fare il suo dovere e, lento come un'anestesia, sento calare
il sonno che, grazie a Dio, prima o poi prenderà il sopravvento.
Socchiudo gli occhi e, scusatemi, ma non voglio rinunciare all'unico momento bello della mia giornata. Notte. Solo ora mi accorgo di non essermi presentato: "piacere, Alvaro, il guardiano dello "sfascio". |
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Maurizio
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