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Cosa pensa Rossana?




Angeli ... dapertutto
Gi angeli non sono creature alate, non cantano fra le nuvole e non sono sopra le nostre teste. Gli angeli sono con noi, nei sorrisi dei bambini e di tutte le creature che non sanno ancora cosa sia la malvagità di questo mondo terribilmente meraviglioso, ma inevitabilmente triste.
Esiste un mondo in cui i bambini si rifugiano per sopravvivere agli orrori della vita, è un prodotto della loro fantasia, della loro vitalità, ma è anche frutto di ciò che di buono rimane in noi adulti, che abbiamo un compito arduo: difendere quel mondo incantato che per i bambini diventa una fortezza. Quello è il posto dove sono gli angeli. Niente ali, niente piume ... non è vero che gli angeli non hanno sesso, tutte sciocchezze!  Gli angeli sono con noi, forse siamo noi, o semplicemente lo siamo stati un tempo ... chi lotta per difendere la fantasia dei bambini se lo ricorda bene. Ben vengano i ricordi di un infanzia felice, per chi è stato così fortunato, ma chi non porta con sé le immagini preziose di una giovinezza sgombra di nuvole, a maggior ragione deve assumersi l’impegno di garantire la felicità ai bambini che meritano di essere bambini.
Questo è il preziosissimo insegnamento di un grande autore del secolo scorso, Bruno Bettelheim, che indica nelle fiabe la chiave di lettura del vivere bene, e se leggere le storie fantasiose fa bene ai bambini, forse in qualche modo anche l’anima tiepida degli adulti può risvegliarsi grazie a quei personaggi che, prima dell’avvento delle videocassette e dei DVD, tutti quanti abbiamo immaginato. Da Hänsel e Gretel a Cappuccetto Rosso, da Cenerentola a Biancaneve alla Bella Addormentata nel bosco, dai tre porcellini al brutto anatroccolo, ogni personaggio ha lasciato un’impronta nella vita di tutti noi.  E’ anche vero che per imparare a cavarsela nella vita e a superare gli ostacoli quotidiani senza aggirarli, il bambino, così come l’adulto, ha bisogno di conoscere se stesso e il complesso mondo in cui vive e in cui si relaziona. Per questo occorre impartire un’educazione che non sia violenta, ma quanto più possibile incisiva, e ciò può accadere anche grazie alla morale delle favole, all’insegnamento dei racconti magici dove il bene vince sul male perché così dovrebbe essere.  I bambini  così maturano le loro idee sul mondo  dando ordine e coerenza alla dimensione interiore ed imparando ad ascoltare ciò che li circonda.
Cosa può giovare più che una fiaba, che cattura l’attenzione, diverte, suscita interesse e stimola la fantasia? Qualunque fiaba essa sia, trasmette messaggi sempre attuali e conserva un significato profondo che passa attraverso il cuore e la mente dei bambini ... e degli adulti. Ogni storia, irreale e assurda che sia, tratta di problemi umani universali, offrendo esempi di soluzione alle difficoltà. Ed ecco gli angeli, che ascoltano le parole preziose di una storia  a bocca aperta! La fiaba è un sistema di messaggi che i bambini recepiscono al di là di ogni ragionamento logico. I racconti, rispettando la visione magica delle cose, allontanano gli incubi inconsci, placano le inquietudini, aiutano a superare insicurezze e crisi esistenziali, insegnano ad accettare le responsabilità e ad affrontare la vita. È giusto quindi  sottolineare l’importanza fondamentale della fiaba, la capacità anche di ricrearla e di conservarla nel cuore. La fiaba sviluppa la creatività, e crea una barriera nella quale il bambino andrà sempre a nascondersi, ed anche noi adulti senza sogni. Streghe Malvagie, Draghi, Mostri e  Matrigne e Orchi, Sirene, Fate e folletti alati per secoli hanno accompagnato i dormiveglia dei più piccini, e sono ancora personaggi che custodiscono un patrimonio di risorse e promesse: le fiabe sono un tesoro di valore inestimabile, e  rappresentano un punto di riferimento per la vita del bambino e nel suo rapporto  con gli adulti.
Nelle storie per giungere a lieto fine occorre seguire un percorso a volte anche difficile,  è necessario sconfiggere il drago, ingannare il lupo, ascoltare il consiglio del mago e giocare d’intelligenza. Queste disavventure che il bambino affronta insieme al protagonista della fiaba sono un invito all’azione, a destreggiarsi attivamente nelle difficoltà. La sana fantasia aiuta ad interagire con la realtà e a sfruttare nel modo migliore le risorse che si hanno a disposizione. Per ciò al di là degli effetti speciali e del suono artificiale, ogni tanto, tirare fuori un vecchio libro impolverato, o riscoprire il sapore di una fiaba senza tempo, è sempre una magia. Ogni piccolo angelo che mette i suoi piedini in questo mondo difficile ha il diritto di ascoltare una fiaba prima di andare a dormire, ha diritto di vivere nel bello, ha diritto di essere un bambino.

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Ancora un'altra ... prima della 'nanna'
Nelle pubblicità dei biscotti, la famiglia di oggi viene rappresentata come un gruppo di individui che vivono insieme felici e uniti, come se ad ognuno di loro bastasse solo la presenza di tutti gli altri per vivere bene: il biscotto è solo il coronamento della loro indisturbata serenità. Ma il nostro quotidiano è ben differente ... e la solitudine regna sovrana anche all’interno delle famiglie apparentemente più solide. La televisione, la radio e internet sono il surrogato di una compagnia inesistente. Il risultato è che ogni singola sfaccettatura della realtà, rappresentata dai media, sfugge al nostro controllo, e la finzione e la verità, il bello e il brutto, l’innocuo ed il pericoloso, si mescolano in un gioco di suggestioni e messaggi subliminali. E come diceva una famosissima canzone ... ”E adesso la pubblicità ... ”. Ma i bimbi come possono rimanere incolumi a questa pioggia acida di dati? È necessario porre l’attenzione sul fatto che ogni immagine, suono o fotogramma viene percepito da un bambino o da un adolescente come un’informazione. Anche un semplice ed apparentemente innocuo cartoon è un dato che viene registrato nella testolina operosa dei bambini, così come un video o una serie televisiva, o anche una canzone è tale per un adolescente. Per chi divulga questa varietà di informazioni, però, conoscere l’età del proprio uditore o telespettatore è impossibile. Per questo si è reso necessario tenere a mente che in un determinato momento della giornata l’utente potrebbe essere un minore. Ma apporre un bollino rosso a determinati programmi non è un provvedimento sufficiente. La televisione, a causa del potere delle sue immagini, risulta essere il mezzo di comunicazione di più forte impatto. Nonostante l’evidente responsabilità dei giornalisti per quanto riguarda i contenuti delle informazioni trasmesse e l’accertamento che queste ultime non siano pericolose per i bambini o fonte di cattivi esempi per la loro crescita, non bisogna sottovalutare il ruolo dell’adulto che, pur avendo in carico il minore, lo lascia solo davanti alla televisione senza controllare che i programmi trasmessi siano adatti alla sua età. Lo stesso vale per il rapporto degli adolescenti con internet; è probabile che il numero dei giovani con un computer nella propria camera da letto sia ancora più elevato e che i minori abbiano libero accesso alla rete senza la supervisione di un adulto. Tutti gli attori che prendono parte alla crescita di un minore devono esaminare coscienziosamente il loro ruolo. Senza contare poi che nell’esercizio di questi “ruoli” speso si dimentica il piacere autentico delle passeggiate all’aria aperta e del vecchissimo gioco del “campanaro”. In realtà l’utilizzo della TV, come glia altri media, toglie tempo al gioco, al vivere quotidiano, al confronto ed alle relazioni. Così accade che siano proprio i genitori ad affannarsi nel riempire il tempo libero del proprio figlio, con lo sport, con il catechismo, con i corsi di musica, di lingue e così via, proprio perché sembra che senza tali attività egli perda del tempo prezioso. Ecco che un bambino troppo impegnato o un adolescente “stressato”, gettato lo zaino dietro il portone di casa, hanno solo voglia di affondare in un divano davanti alla TV , ad un videogiochi, o ad un computer. E’ come Pinocchio nel Paese dei Balocchi, ma la porta d’ingresso è facilmente raggiungibile. Ma si diventa asini o che altro? La conseguenza di queste esperienze immaginarie è l'insicurezza, la difficoltà ad affrontare ed a vivere equilibratamente vere esperienze di vita. Vero è che la natura del bambino richiede immagini reali e viventi con cui dialogare e scontrarsi, sentimenti veri suscitati dalla relazione con esseri viventi: ama ascoltare dalla voce di un adulto una bella favola, dipingere coi colori ed imbrattare fogli enormi con le mani, giocare, sperimentare la realtà ambientale, muoversi, esprimersi, gridare. D’altro canto, questo è un fenomeno assai recente. L’informazione scritta, così come avveniva prima dell’avvento della TV, provoca meno reazioni probabilmente grazie alla sua qualità e al fatto che, tendenzialmente, i ragazzini non trovano la lettura molto divertente. Leggere porta alla riflessione, consentendo di analizzare in maniera dettagliata quello che si è letto ed assimilato. Certo è che anche nell’immaginario collettivo non esiste lo stesso rischio per i libri o per i fumetti. Nessuno mai è stato vittima di incubi notturni quando si sfogliavano le fiabe dei più celebri autori, perché la strega cattiva o gli orchi venivano chiusi in un cassetto insieme al libro stesso. Con questo non si vuole né osannare la funzione del cartaceo, né tanto meno demonizzare la televisione accusandola di contribuire a creare dei piccoli “mostri”. Bisogna però prendere coscienza degli effetti positivi e negativi che ogni mezzo di comunicazione può avere sui bambini. I mass media, e soprattutto le reti televisive, hanno preso maggiore coscienza rispetto al ruolo da essi giocato nell’educazione dei bambini ed hanno avviato diversi interventi al fine di correggere gli eventuali errori commessi fino ad oggi. E allora? Dopo Carosello tutti a nanna? Perché no, non sarebbe poi tanto male dare un piccolo ultimatum ai nostri piccoli eroi, rimboccare loro le coperte alle 22.00 prima degli spettacoli “riservati ad un pubblico di soli adulti”. Non sarebbe neanche male leggere una favola prima di dormire, del resto, almeno Perrault ed i Fratelli Green, avevano il senso della grammatica … lo si può dire anche per i nostri attori di fiction?

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