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di Agnese e Samuele

 


Francesco era un bambino di nove anni e suo malgrado pesava settanta Kg, perché era goloso di merendine, cioccolate, dolci e cibi ad alto valore proteico.
La madre, Maria, un giorno decise di fargli fare una dieta per una settimana.
Alla mattina doveva mangiare un biscotto e mezzo macrobiotico, a pranzo mezzo piatto di brodino vegetale senza pasta e olio; la merenda se la poteva solo sognare, per cena mangiava una fetta di tacchino, due o tre foglie d’insalata non condita e mezza fetta di pane.
Francesco cominciò la dieta il giorno successivo, però sapendo in che cosa consisteva, si svegliò alle quattro del mattino e iniziò ad abbuffarsi con merendine e panini nascosti in dispensa. Purtroppo la madre si accorse grazie ad una carta di merendina dimenticata sul tavolo; allora lo mise in punizione per un giorno nella sua camera, per evitare le sue tentazioni. Però Francesco contattò Marco e Flavio (suoi migliori amici) attraverso il walky-talky e gli chiese di portargli dei rifornimenti perché era una questione di vita o di morte. Alle due del pomeriggio arrivarono, come ordinato, dieci pacchi di merendine, tutte ripiene di cioccolato.
Arrivò la sera e Franceschino (si fa per dire) aveva ancora fame, la mamma gli fece il solito semolino; appena lo vide gli si rivoltò lo stomaco e nel momento in cui Maria puliva la cucina prese dalla mensola una decina di merendine e altri cinque pacchetti per la notte.
Il mattino seguente portò suo figlio al lavoro con lei. La donna lavorava in uno zoo.
Appena entrato il ragazzo adocchiò un casco di banane dentro ad una gabbia di gorilla e mentre la madre faceva la guida a un gruppo di vecchie zitelle, Francesco entrò nella gabbia e dopo aver spaventato gli animali rubò tutte le banane.
Arrivò finalmente il giorno della verità; la bilancia era pronta, la madre era molto soddisfatta, a vista d’occhio sembrava ingrassato, ma secondo lei era solo un' illusione.
Appena l’ago della bilancia si fermò, la madre guardò il risultato e svenne.

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di Andrea e Sherica

 


In un piccolo villaggio di Amburgo viveva lo scienziato Peter Teclick che da settimane lavorava su una sua invenzione per la ricrescita dei capelli: gli mancava solo un semplice ingrediente, ossia sciroppo di mele di bosco con coda di lucertola.
Per la coda di lucertola non c’era problema; per lo sciroppo partì subito per il bosco, dove pensava di poterlo trovare.
Quando stava per arrivare, si ritrovò in una nube molto fitta, poi si sentì sollevare dalla macchina; non capiva cosa stesse succedendo, ma una cosa era certa: non era più nel suo mondo.
Scomparsa la nube, davanti a lui comparve un cartello con su scritto “Ciao Peter o meglio Mario Bross per uscire dal video-game in cui sei prigioniero, devi uccidere la bomba gigante Bomb King, in compenso riceverai il tuo ingrediente”.
Non aveva neanche finito di leggere il cartello, che si ritrovò davanti ad una orribile bomba, che lo afferrò per mangiarlo, ma Mario, con il suo potentissimo calcio si liberò. Le tirò contro, una dietro l’altra, le sue palle di fuoco e la lasciò intontita, infine la terminò con il potente boomerang di legno.
La bomba scomparve e comparve invece l’ingrediente con una bellissima principessa. Mario prese l’ingrediente e non ci pensò due volte a sposare la ragazza, presentandosi il giorno del matrimonio, in chiesa con una chioma così folta, da lasciare tutti a bocca aperta.


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di Alessia, Carolina, Giovanni e Paolo
   

 

James, emigrato da poco in America, si perse, e si ritrovò in un vicolo cieco.

TEST

- Senti un grido provenire da un vicolo cieco. Cosa fai?
# Fuggi e torni a casa.
* Ti avvicini incuriosito.
- Vedi che un uomo ti pedina. Cosa fai?
# Suoni un campanello per chiedere aiuto.
* Ti giri e gliene dici "quattro".
- Camminando per la spiaggia, noti una siringa. Cosa fai?
# Chiami il bagnino.
* Ti senti autonomo e la butti nel cestino.
Se hai totalizzato la maggioranza di risposte col # ti consigliamo il percorso 2: altrimenti, se hai realizzato la maggioranza di risposte * ti consigliamo il percorso 1.

LE  INDAGINI

PERCORSO 1

      

Sul suolo bagnato, giaceva il corpo privo di vita di James, mentre lì a fianco una torbida pozzanghera si tinse di rosso. Una gazzella della polizia, a sirene spiegate, arrivò in un batter d'occhio nel luogo dell'omicidio. Dalla sfrecciante auto, uscì il commissario David Yuston della squadra mobile omicidi dell'Accademia "Sant Paul di New York. Il commissario prese la trasmittente e disse: "Pattuglia 007 a centrale" "Qui centrale, volete rinforzi? "No, chiamate la scientifica; è stata ritrovato un corpo privo di vita, all'incrocio tra la prima e la settima!" "Ricevuto". Proprio in quel momento arrivò la compagna di Yuston, Janet Smith. Si avvicinò al commissario e chiese: "Yuston, cos'è successo?" "Non so" rispose "Deve arrivare la scientifica ad esaminare il corpo!"

IL GIORNO DOPO

Janet, entrò nell'ufficio di Yuston e disse: "Novità?", il commisario rispose: "Per ora sappiamo che è un emigrato messicano, il suo nome è James ed è stato ucciso con tre colpi di una berretta calibro 22". Il telefono della stanza accanto squillò: era per David: "Ehi picciotto, porta ventiquattro mila dollari nella cabina tra la ventiquattresima e la venticinquesima" "Chi sei? Perché?" "Sono l'omicida di James. Bada a portare la grana se vuoi rivedere Janet: ah vieni diasrmato".

VERO o FALSO??

                                   - James è l'ispettore                                            V   F

                                   - Janet è la figlia dell'ispettore.                              V   F

                                   - La vicenda si svolge a Los Angeles.                    V   F

                                   - Yuston deve andare all'appuntamento disarmato.  V   F

Yuston corse subito nel suo ufficio e Janet veramente non c'era più. Il commissario si recò a sirene spiegate in banca, per chiedere un prestito e la banca accettò, visto l'occasione "speciale". Mise il danaro in una valigetta nera, e attese l'ora X. ORE 2.50: David  scese di casa ed entrò in garage, cercando di non fare rumore. Al rombo dell'auto, il cane dei vicini abbaiò. Arrivò alla sua meta, e, con un occhio furtivo, cercò un losco individuo e la sua compagna Janet. Con sangue freddo, il commissario, si avvicinò, tenendo lo sguardo fisso nella cabina. Il rapitore uscì tenendo la ragazza ben stretta e disse: "Non ti avvicinare; al tre tu mi passi la valigetta e io ti passo la ragazza!". "OK" rispose il commissario. . . "uno, due e tre". Yuston seguendo le indicazioni, lanciò la valigetta, e mentre stava per afferrare la ragazza, l'immagine scomparve. Era un ologramma. L'omicida sparò alle gambe di David. Mentre si lamentava a terra il rapitore preparò la pistola per il colpo finale, quando Janet riuscì ad uscire dalla macchina del rapitore, e per proteggere il suo compagno, si mise in mezzo e fu lei che venne colpita a morte dal proiettile. David  provò a vendicarsi e riuscì ad estrarre la pistola dalla giacca di Janet; ma uno scagnozzo del rapitore, da dietro lo precedette. Il suo corpo cadde accanto a quello di Janet. Un'ultima gazzella, si recò nel luogo del duplice omicidio, ma dei malviventi non si seppe più niente.

FINE

IL LIETO FINE

 PERCORSO 2

          

Nei giorni seguenti, in quel quartiere si verificarono altri omicidi, che avevano in comune gli stessi proiettili che non erano ancora in circolazione: il che, stava a significare che era la stessa banda a commettere gli omicidi. Ad occuparsi di questo caso, erano il commissario David Yuston e la sua compagna Janet Smith, della squadra mobile omicidi. Il piano consisteva nell'entrar a far parte della compagnia con il fine di dare informazioni utili al commissario; infatti sarebbe stata Janet a fare la spia. Per prima cosa ispezionarono tutte le fabbriche che producevano le armi, per chiedere quali proiettili fabbricavano e a chi li avevano venduti. Dalle indagini fatte, venne fuori che la fabbrica sulla 46°, aveva venduto quei proiettili alla banda della VEDOVA NERA, la quale si incontrava tutte le notti alle 2. 00, nella 17°. Janet si recò lì quella notte; la banda capì subito che era una spia e rimase al gioco. Per ingannare le forze dell'ordine, il capo-banda, aveva deciso di dare informazioni errate alla ragazza, dicendole di recarsi in un dato luogo, mentre tutti gli altri sapevano di andare alla parte opposta della città.

VERO O FALSO ??

                                        - Janet rifiuta di fare la spia.                    V   F

                                        - Janet e Yuston sono i criminali.            V   F

                                        - La banda si chiama VEDOVA GRIGIA   V  F

La polizia, guidata dal commissariato, si recò nel luogo indicato da Janet, nell’orario stabilito ma non si presentò nessuno. In quel momento squillò il cellulare di Yuston; era Janet: AHo saputo, che la banda mi ha reso una trappola: adesso si trovano nell'altro capo della città tra la 50° e la 52°, nel vecchio capannone abbandonato. "Ci vediamo là !!" "OK", e chiuse il cellulare. Con quattro volanti, si recarono nel luogo stabilito, ma era troppo tardi: il boss teneva stretta la povera Janet, con una pistola puntata alla tempia. Con cautela i poliziotti entrarono nel magazzino, dividendosi per tutta la stanza, in modo da tenere sotto controllo la situazione. Senza perder tempo, il boss  salì sopra un'impalcatura con l'ostaggio, ma, al momento giusto, Yuston sparò all'uomo ferendolo gravemente. Janet perse l'equilibrio e svenendo cadde. Mentre l'ambulanza trasportava la ragazza all'ospedale, Yuston e i suoi colleghi, arrestarono la banda. La ragazza, si risvegliò nel lettino, mentre Yuston le teneva la mano; ad un certo punto, si guardarono negli occhi e si baciarono.

FINE

 
 
 
   
   
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di Giovanni, Maria Cristina, Stefano, Angela    

 


La prima notte di nozze dei signori Gatto ovvero il 22 novembre tra le 20 e le 22 due spari furono uditi dai condomini e dalla portinaia che svenne per lo spavento.
La polizia giunse lì in pochi minuti dicendo di essere stata avvisata da una donna che non aveva specificato il suo nome.
In pochi minuti era giunta lì anche la scientifica che si portò via solo il cadavere della signora Gatto, trovato impiccata all’ingresso del palazzo. Nella casa furono trovate delle lettere di ricatto che minacciavano Gatto della morte. Orazio “lo strazio” che quella sera si trovava steso su una panchina si avvicinò all’ispettore Delbik e gli chiese di parlare in privato: gli confessò di aver visto davanti al palazzo una mercedes nera che aveva caricato un uomo alto e magro vestito di nero. Delbik dopo la testimonianza di Orazio cominciò a far domande anche ai condomini, ma prima di cominciare sentì dei lamenti vicino alla porta del delitto. Era la portinaia che stava rinvenendo. Quest’ultima disse che aveva ricevuto un colpo in testa mentre stava sbirciando alla porta dei coniugi Gatto. L’ispettore Delbik chiese con aria sospettosa alla portinaia tentando di tranquillizzarla:
- C’era qualcun altro al momento del delitto?
E la portinaia:
- Mi pare di aver visto la donna delle pulizie aggirarsi nei corridoi.
Delbik chiese come mai la donna delle pulizie si trovava ancora lì. La signora Pasteur, la portinaia rispose che non sapeva il motivo ma notò che Casolina Caroli era troppo precisa nel suo lavoro e si aggirava nervosamente per il palazzo con un fazzoletto sporco con due lettere rosse ricamate in un angolino. Delbik chiese altre informazioni sulla Caroli. La Pasteur disse che viveva nella 69" strada al 264. Alla Pasteur pareva che la Caroli fosse stata fidanzata con Saltalelli ma non era molto sicura. Delbik la sera stessa si recò al 264. Trovò la porta aperta, entrò e trovò lo stesso fazzoletto che aveva in mano poco prima la Caroli. Lo prese con sé e lo fece analizzare da Rossoni. Delbik chiese subito il processo per incastrare Aiuti che aveva dei precedenti penali. Al processo Aiuti era difeso dall’avvocato Iulo, mentre Gnaffo, Fattolini e Saltalelli erano difesi dalle avvocatesse Cristi e Pascuccia.
Aiuti venne scagionato e capì che i colpevoli erano Gnaffo ed i suoi complici. Lo capì dalla testimonianza dei condomini ma soprattutto da quella segreta di Gatto riuscitosi a liberare dai mafiosi. Ma la goccia che fece traboccare il vaso fu il fazzoletto che dapprima aveva ingannato l’ispettore Delbik, perché M.G. stava a significare Manuelito Gnaffo e poteva significare anche Mirko Gatto.
Un altro caso risolto dall’ispettore Delbik e la pace tornò a regnare su Dallas.

   

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All’inizio del cammin di nostra vita, ci ritrovammo per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita.
Alberi cupi, alti, ci sovrastavano , il bosco era avvolto da una leggera nebbiolina che rendeva poco nitide le immagini e stranamente non si vedevano né fiori né colori; tutto era avvolto da una flebile luce, quasi impercettibile.
La paura incominciava a prendere il sopravvento su di noi, quando all’improvviso da dietro un tronco, in lontananza, ci apparve un’immagine che lentamente si avvicinava, era un uomo con una strana veste medievale; la sua testa era incorniciata da una corona di alloro e nel viso la cosa che si notava di più era il suo naso, davvero prominente!! Ci guardammo stupiti e sussurrammo contemporaneamente:
“E’ il sommo poeta, Dante Alighieri!”
Egli si avvicinò a noi e iniziò a parlare una lingua strana che non riuscivamo a comprendere. Dante si rese conto della nostra difficoltà nel capire il dialetto volgare e decise di parlare una lingua a noi più comprensibile. Egli ci rassicurò e ci disse che ci avrebbe accompagnati nel nostro viaggio anche perché era un esperto, visto che qualche centinaia di anni prima anche lui si era trovato nella stessa situazione. Eravamo increduli, non sapevamo bene cosa ci sarebbe capitato, né se quello che stavamo vivendo fosse un sogno di qualcuno di noi tre che coinvolgeva anche gli altri due, protagonisti del caso.
Prendemmo comunque coraggio e ci incamminammo dietro il poeta.
Dante ci spiegò che saremmo entrati in un luogo strano dove avremmo incontrato molte persone di nostra conoscenza, tra queste persone alcune erano ancora in vita ma la loro immagine si trovava già proiettata nel luogo più adatto ad ospitarle, a seconda delle loro caratteristiche e del loro comportamento. A mano a mano che procedevamo il bosco si allontanava alle nostre spalle e davanti a noi si scorgevano delle bianche colline ma non era neve, sembrava zucchero?! Eh, sì era proprio zucchero!! Vicino c’erano anche altre colline, di panna, di crema, fiori che sembravano coni gelato; alcune casette sparse nel paesaggio erano di cioccolato, sembrava un vero e proprio paradiso per golosi, invece era il loro Inferno.
Dante ci disse che venivano inviati lì quelli che erano stati troppo ingordi.
All’improvviso, scorgemmo un personaggio che ci sembrava di conoscere, dove lo avevamo visto? Ma, sì, era il Grande Maestro che seguiva invano una torta con l’acquolina in bocca: era disperato perché in mezzo a tante prelibatezze non riusciva a mangiare niente, proprio niente ed anche tutti gli altri ospiti di quel “dolce” inferno erano avviliti e sfiniti per lafame. A pensarci bene non c’era pena peggiore di questa per chi, come loro, aveva amato il cibo sopra ogni cosa.
Lasciammo quel posto che all’inizio ci era sembrato tutto sommato piacevole, ma che in realtà era un vero supplizio, e ci incamminammo verso una grande vallata, che a mano a mano si restringeva fino a diventare uno stretto sentiero fra due alte montagne.
Tra la vegetazione che ricopriva le montagne, s’intravedevano abbarbicati tra gli alberi degli esseri umani a noi noti.
Tante famose modelle che un tempo avevano avuto gli onori della cronaca ed erano state sempre sotto le luci dei riflettori, ammirate da tutti, mito di intere generazioni, ora subivano l’insulto peggiore: l' insicurezza in se stesse e la vergogna per il proprio corpo che le costringeva a nascondersi dagli sguardi dei curiosi che cercavano di spiarle.
Ci guardammo sorpresi e per un attimo ci sentimmo molto soddisfatti e contenti della nostra “normalità”.
Allora Dante si fermò un attimo, si rivolse a noi dicendo che il nostro viaggio era giunto quasi alla fine, ci rimaneva da visitare l’ultimo girone, dove avremmo trovato tutti i grandi parlatori incalliti e uomini politici e gente dello spettacolo tutti con un bavaglio in bocca, costretti “finalmente” a tacere. Pensammo allora che la giustizia divina esisteva veramente!!!
Il sommo poeta si rivolse a noi dicendo che per lui era stato un piacere accompagnarci, anche perché quel viaggio gli aveva ricordato i vecchi tempi, quando con Virgilio e Beatrice si era fatto tutta la” scarpinata” dell’Inferno, Purgatorio e Paradiso. Egli svanì in una nebbiolina leggera, così come era comparso: allora per un attimo fummo presi da sgomento e ora dove si andava? Cosa si faceva? Come saremmo tornati indietro?
Ma lo sgomento lasciò il posto alla gioia quando ci rendemmo conto di esserci appisolati sul tavolo di casa, la testa sopra i fogli con il nostro lavoro di gruppo.
Ci guardammo sorpresi, senza sapere come era stato possibile fare tutti e tre lo stesso sogno.
Ma a pensarci bene non esisteva una spiegazione logica e razionale e in fondo poi, sapere quello che era veramente accaduto, non ci interessava neanche.

   
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di Giulia
 

   

In un pianeta lontano di nome Borton vivevano dei fantasmi, i quali ogni sera, allo scoccare della mezzanotte, uscivano dalle loro strane abitazioni per infastidire i borchiniani, abitanti del pianeta.
Loro però non si spaventavano, anzi reagivano ai loro insulti dicendo che non volevano niente e con quei loro dispetti non mettevano paura a nessuno.
I Fantasmi così, si sentivano sempre più avviliti, e un giorno decisero di fare una riunione per discutere del problema.
Fra tante chiacchiere si giunse ad una soluzione: decisero di lasciare il pianeta e di trasferirsi in un altro, che, il vecchio saggio conosceva molto bene, il pianeta Terra.

Qui si diceva che i bambini quando sentivano parlare di fantasmi si nascondevano sotto le coperte e sotto i letti, oppure fuggivano a gambe levate.
Insomma, questo sarebbe stato il pianeta prescelto.
Partirono all'alba e in poche ore furono sulla Terra.
Curiosi di vedere che effetto faceva la loro presenza alla gente, decisero subito di mettersi al lavoro. Il risultato, però, fu negativo perché i bambini provarono gioia nel vederli credendo fossero solo frutto dell'immaginazione.
I fantasmi erano sempre più imbronciati, e così decisero di consultare il più saggio del gruppo che diede ancora una spiegazione a questo problema: nella Terra non erano più in circolazione libri che parlassero di fantasmi e che ne descrivessero la loro crudeltà. Ed era per questo, infatti, che i bambini, non li credevano essere cattivi, ma solo essere buffi e divertenti.
I Fantasmi però erano molto intelligenti e trovarono un rimedio adatto.
Nella loro officina cominciarono a stampare libri che parlassero di fantasmi, da distribuire poi su tutto il pianeta Terra.In pochi giorni, in tutte le librerie del mondo furono venduti questi libri, i quali passarono nelle mani dei bambini che leggevano e che avevano sempre più timori.Era ormai venuto il momento di fare il "colpaccio". Allo scoccare della mezzanotte tutti i fantasmi uscirono e nella Terra successe il caos.
La gente era spaventata a morte, e i fantasmi erano contenti, molto contenti.
E così, i fantasmi rimasero sulla Terra per milioni di anni.

 

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di Federica Lucia

   

C’era una volta Pinocchio, che non era quello di Collodi, il nostro raccontava tante bugie che si trasformavano in legname.
Le stanze della sua casa ne erano piene; allora decise di farci mobili e un letto per per sé.
Un giorno pensò di costruire una fabbrica tutta sua, di legno.
Gli incassi andavano veramente bene e i mobili di Pinocchio erano i più richiesti.
Nessuno lo aveva mai visto in faccia, perché se lo scoprivano non avrebbe potuto più dire delle bugie e quindi sarebbe andato in fallimento.
Abituato a dire bugie, Pinocchio aveva sempre la testa più vuota e non era più convinto che ciò che diceva era falso perché il suo naso impiegava molto tempo a crescere.
La verità è, che quando Pinocchio diceva bugie, era veramente convinto che fossero bugie e il naso gli cresceva.
Adesso essendo esitante, il suo naso cresceva, a malapena un centimetro.
Pinocchio, andando in giro per il paese vide un signore che non aveva visto prima e gli disse: "Alla radio hanno detto che lei ha vinto un milione al lotto!!!"
L’uomo rispose: "Non é vero, perché io ho appena vinto cinque milioni!!!"
Pinocchio fu stupito e si sentì mancare il suo naso.Qualche secondo dopo vide la gente uscire dalle case dicendo: "I miei mobili sono scomparsi all'improvviso!!!"
Quella fu l'ultima frase che sentì pronunciare il povero Pinocchio.

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di Benedetta

La storia dalla parte del lupo

 

 

E' una bella giornata di sole ma l'autunno avanza e fa feddo. Purtroppo questi sono tempi duri per noi lupi perché il cibo comincia a scarseggiare e la selvaggina se ne sta al caldo nelle tane. Gli uomini hanno acceso i camini e rientrano presto la sera, al riposo nelle loro case. Io, neanche a dirlo, ho una fame "da lupo" e sono a digiuno da tre giorni. Ora faccio un giretto alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti.
Ma guarda un po' là: qualcuno sta uscendo da quella casa con un bel cesto di focacce. Ehi! E' proprio una bella bambina, rosea e paffuta, anche carina con quel cappuccio rosso! Ora devo essere furbo e giocare bene le mie carte; se voglio assaggiare un po' di carne tenera e avere anche il dolce.

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