Nel 1990 venne promulgata la legge 223, detta Mammì, che approvata nel silenzio più assordante, ha condotto alla morte di migliaia di radio e tv locali autenticamente "libere", negando ai cittadini il diritto costituzionale alla libertà di espressione del pensiero. Sono ormai un lontano ricordo quelle notturne radiofoniche in compagnia della musica napoletana, ai salutini, agli auguri, alle dediche, agli strafalcioni di conduttori dall'istruzione approssimativa che tanto criticavamo, ma ai quali nel contempo davamo tanta importanza se non altro per la forza di aggregazione sociale che riuscivano a suscitare negli ascoltatori; i notiziari del piccolo Comune sperduto fra le montagne dell'Appennino Centrale, le informazioni strettamente legate al territorio, i Consigli Comunali, i dibattiti incentrati sulla necessità di dotare una piccola frazione di un altrettanto piccolo centro di provincia, di una palestra o di una mensa; le trasmissioni di eventi sportivi, ricreativi, folcloristici, culturali, religiosi legati ad un territorio, non importa se solo di 2 km. di raggio.

Non c'è più traccia di tutto questo. L'entusiasmo di centinaia di giovani che imparavano divertendosi a fare radio e televisione si è oggi spento, rendendo questi più poveri dentro e magari relegati ad una vita insignificante, vuota e noiosa. Tutto ciò per leggi incostituzionali, che hanno letteralmente cancellato una delle più belle ed importanti esperienze che il nostro Paese possa ricordare, che ha costituito un'autentica lezione di democrazia e pluralismo, rivolta al mondo intero!


In queste pagine ci proponiamo di registrare le voci del silenzio, invitando i superstiti delle radio "uccise" a scriverci, per raccontare le loro esperienze.
Abbiamo iniziato con Radio Sfinge per la quale i suoi animatori hanno costruito un sito web, per non dimenticare, nella commozione e nella nostalgia.

Radio Sfinge
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
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