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La sfida di Vivamazzonia Vivamazzonia sta per vincere la sua partita! L’associazione no-profit, nata nel ’98, ha promosso in soli tre anni, iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, riuscendo a finanziare nell’Amazzonia brasiliana piccoli progetti di alfabetizzazione, lavoro e salute. Lo scopo è quello di frenare la lenta agonia della foresta amazzonica che rischia di scomparire, “inghiottita” dalla cultura dello sfruttamento e dalle leggi di mercato. L’opera dell’associazione si concentra ad Igarap Gaspar, piccola comunità di 17 persone situata sulla sponda del fiume Jauaperi, nello stato di Amazonas in Brasile. Lì il tasso di analfabetismo è il più alto del Paese. L’associazione è convinta che l’inarrestabile “eutanasia” di questi luoghi si possa frenare in un solo modo: formare la popolazione, cercando di renderla quanto più possibile autosufficiente, capace di gestire i propri servizi ed in grado di valorizzare la propria cultura. Grazie al supporto di due volontari che operano sul luogo, Paul Clark e Bianca Bencivenni, Vivamazzonia è riuscita in poco tempo a costruire una scuola, ad offrire servizi igienici, a costruire abitazioni. Nella scuola elementare, inaugurata nel Gennaio 1999, attualmente sono presenti 21 alunni. Gli insegnanti Paul Clark e Bianca Bencivenni stanno sperimentando anche forme di autoinsegnamento, dove gli alunni più preparati aiutano i maestri. Non sempre è facile insegnare da queste parti. Molti bambini, infatti, non hanno mai preso in mano una matita, non conoscono i nomi dei colori, né i concetti spaziali. Sanno, però, pescare, accendere il fuoco, orientarsi nella foresta e conoscono il nome di molte piante ed animali. Superate le prime difficoltà imparano in fretta. I traguardi raggiunti dall’associazione, però, non finiscono qui. Nel Settembre 1998, grazie al microscopio donato dall’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, è stato allestito e reso operativo anche un servizio per la diagnosi e la cura della malaria. Sono state, inoltre, impiantate coltivazioni di manioca, banane, ananas e papaia ed è stata costruita la “Casa di Farhina” per la preparazione della farina di manioca, alimento base di questa popolazione. In poco tempo, tanto è stato fatto. La strada da percorrere è però ancora lunga. Vivamazzonia, infatti, conta per il futuro di fornire borse di studio per gli alunni che vogliono proseguire l’iter scolastico, di ampliare le coltivazioni, inoltre, necessita di maggiori finanziamenti per gestire al meglio il servizio di diagnosi e cura della malaria. La scuola, invece, ha bisogno di ulteriore materiale didattico. Una nuova sfida si profila per Vivamazzonia. Sfida che, siamo certi, saprà vincere grazie anche al supporto e la sensibilità di milioni di persone. http://web.tiscalinet.it/vivamazzonia |
| Opera San Francesco per i
Poveri Basta uscire nelle strade di una qualsiasi città, per vedere quante persone non hanno una casa in cui tornare, né un pranzo caldo, né amici o parenti con cui condividerlo. Persone che vivono la dura freddezza della solitudine, dell'emarginazione, della povertà, Persone senza risorse e senza alcuna prospettiva, nemmeno per il futuro più immediato. Per loro, più di 40 anni fa, é nata a Milano Opera San Francesco per i Poveri e da allora, con l'aiuto di benefattori e volontari, ha donato ogni giorno cibo, vestiti, visite mediche, e ha regalato il calore di una parola amica, di un sorriso, di una stretta di mano. Opera San Francesco per i Poveri è in grado di distribuire 2000 pasti caldi al giorno, Docce calde e un cambio di biancheria settimanale per centinaia di persone. Un cambio di abito al mese per ogni povero. Un ambulatorio che effettua migliaia di visite mediche e specialistiche l'anno. Ma non è abbastanza. I poveri sono tanti, aumentano sempre, per questo c'é bisogno dell'impegno di tutti. Per saperne di più e dare il tuo contributo scrivi a: operasanfrancesco@tin.it |
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Un calendario per l’ A.B.E.O. Fare calendari è la moda del momento? Perché, allora, non mettersi a nudo per beneficenza? E’ quanto hanno fatto i Canottieri di Bardolino sezione Canoa Polo che, con i corpi in bella mostra e i sorrisi smaglianti, hanno posato senza veli di fronte all’obiettivo. L’importo del calendario che costa solo 10.000 lire andrà interamente all’A.B.E.O., associazione che si occupa dei bambini affetti da leucemie e tumori. Gabriele, Stefano, Matteo, Diego, Alessandro, Jacopo e Stefano, questi i nomi dei ragazzi che si sono alternati nei vari mesi dell’anno, dimostrando di avere oltre ad un bel corpo anche un bel cuore. Ma il merito va anche a Paolo Bussola, un astrofilo che ha realizzato un sito internet e che ha permesso a questa bella iniziativa di non restare una realtà locale. L’A.B.E.O., che è attivo a Verona dal 1988 nella Clinica Pediatrica del Policlinico di Borgo Roma, ha offerto in quest’arco di tempo un supporto morale ed economico ai bambini malati ed alle loro famiglie. Oggi l’A.B.E.O. ha una sede anche a Mantova e qui gli obiettivi da realizzare sono ancora tanti. L’A.B.E.O. ha bisogno dell’aiuto di tutti. Per avere informazioni sull’A.B.E.O. e sul calendario basta visitare i sito web: www.omeganet.it/abeo |
| Medici senza
frontiere |
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Li
chiamano i “dottor Sogni”, e sono un gruppo di artisti della Fondazione Theodora che visitano cliniche ed ospedali italiani per strappare un sorriso agli ammalati più piccoli. Vestiti da clown, settimanalmente, organizzano spettacolini nei reparti pediatrici delle case di cura, cercando di rendere meno triste la degenza ai piccoli ricoverati. L’iniziativa ha trovato molti medici favorevoli. Secondo alcuni, infatti, ridere rappresenta una vera e propria cura; ridendo l’organismo produce sostanze endorfine che fanno sentire meno il dolore. La risoterapia, che è stata riscoperta dopo la diffusione del film “Patch Adams”, si sta diffondendo rapidamente in molti ospedali italiani, ed attualmente ha trovato il consenso anche di numerosi artisti famosi, come Dario Fo e Beppe Grillo che hanno proposto al Ministero la sua istituzionalizzazione. www.theodora.org |
| Gli angeli del Regina
Coeli Chissà se qualcuno ha, ancora, il coraggio di affermare che chi ha commesso un reato merita di essere allontanato per sempre dalla società! Con un gesto di grande solidarietà umana i detenuti del Regina Coeli hanno, infatti, dimostrato che anche chiusi in un carcere si possono avere le ali per volare e sostenere chi ne ha più bisogno. Per aiutare i piccoli malati di tumore dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù ad affrontare con più serenità la malattia e le spese per il ricovero, i detenuti del Regina Coeli hanno deciso di raccogliere una somma di denaro. La bella cifra raggiunta (circa due milioni) è stata, poi, devoluta al “Peter Pan”, associazione che da alcuni anni si occupa dei piccoli ricoverati del Bambino Gesù. Quanta gente, che dice di condurre una vita “rispettabile”, ha mai fatto altrettanto? Per avere informazioni sulle attività dell’associazione Peter Pan, basta collegarsi al sito internet: www.asspeterpan.it |
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Un
avvocato contro i pregiudizi dell’Aids Chi non ricorda l’avvocato di colore del film Philadelphia? Ebbene, oggi anche in Italia c’è un difensore dei sieropositivi. E’ un civilista romano e da alcuni anni, senza pretendere alcun compenso, difende in Tribunale chi, colpito dal virus, subisce violazioni di privacy e discriminazioni sul lavoro. Eppure, fino a poco tempo fa l’avvocato sapeva ben poco dell’Hiv. E’ stato grazie all’opera di volontariato svolta presso l’associazione ANLAIDS che, per la prima volta, è entrato in contatto con questo mondo di disperazione fisica e morale. Da allora ogni giorno combatte legalmente contro pregiudizio e discriminazione. L’ANLAIDS è nata nel 1985 con l’intento di combattere la sindrome da immunodeficienza. A tale scopo, l’associazione promuove studi, svolge campagne di prevenzione e educazione, attiva e sostiene le case-alloggio per persone malate di Aids. Le finalità sono realizzate grazie alle quote versate dai propri soci, alle offerte dei cittadini ed ai fondi raccolti attraverso sottoscrizioni a campagne pubbliche, quali Bonsai Aid AIDS. Per saperne di più visita il sito www.anlaids.it |
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La
lunga corsa di Korogocho Sono tanti, troppi i poveri di Nairobi dimenticati dal mondo. Ma grazie a Vivicittà, la manifestazione podistica che ogni anno coinvolge circa 70.000 cittadini dell’Italia e del mondo, l’8 aprile 2001 si sono resi visibili per porre all’attenzione dei popoli ricchi la disperazione dei baraccati di Korogocho. In circa 5000 si sono dati appuntamento sotto lo striscione di partenza, pronti a percorrere i nove chilometri previsti, dal centro di Nairobi fino alle polverose periferie della metropoli. A volere fortemente la gara è stato padre Alex Zanotelli, un prete italiano, famoso negli anni Ottanta per aver coraggiosamente denunciato sulla rivista “Negrizia” la commistione tra potere politico e traffico d’armi. Il missionario camboniano che dal 1991 vive a Korogocho è, infatti, intenzionato a bloccare il governo del Kenia che vuole sfrattare questa povera gente per poter costruire sul terreno dello slum nuovi palazzi. Mentre, infatti, le baracche sono private, il terreno dove proliferano è dello stato. Naturalmente i proprietari delle baracche non sono gli occupanti, ma degli approfittatori che chiedono per queste topaie 800 scellini al mese pari a 24 mila lire. Una cifra di per sé irrisoria ma che per queste persone rappresenta un somma importante. Per riuscire a pagare l’affitto e tutto quello di cui hanno bisogno molti si dedicano, infatti, ai lavori più pesanti e disparati. Ma a Korogocho ci sono anche molte persone senza lavoro. Tanti vivono per strada coprendosi di notte con cartoni e rovistando tra i rifiuti in cerca di cibo. Korogocho, infatti, è un’enorme discarica che si estende a perdita d’occhio. Tra questi, anche molti bambini cui è stata negata l’infanzia. Sono soli al mondo perché i genitori sono morti, uccisi dalle malattie che si annidano tra lo sporco e i rifiuti. Altri, invece, hanno dovuto lasciare le proprie baracche per permettere ai genitori disoccupati di sfamare i fratellini più piccoli. E’ per questo che per sbarcare il lunario si dedicano a piccoli furti ed elemosine, quando non sniffano la colla per dimenticare l’angoscia della loro esistenza o si ubriacano con il changaa, una mistura velenosa distillata da alcool metilico e cherosene. Ma se è vero che Korogocho è un posto infernale è anche vero che rappresenta per questa gente l’unica possibilità di sopravvivenza. Sfrattarli equivale a togliergli la vita. Il prete italiano che ha voluto che tanti dei suoi ragazzi, strappati dalla strada, partecipassero alla gara lo sa bene. Così mentre la gara podistica di Vivicittà si è conclusa con il suo vincitore, la gara per la sopravvivenza dei disperati di Korogocho è ancora tutta da disputare. www.uispa.it/vivicitt.htm |
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I missionari
di Don Bosco L'Associazione Missioni Don Bosco opera in tutto il mondo grazie al costante lavoro dei padri salesiani, delle suore di Maria Ausiliatrice e grazie all'importante contributo di milioni di benefattori. I principali destinatari della missione sono i giovani, con un'attenzione particolare verso quelli che a causa della povertà economica, sociale e culturale dell'ambiente in cui vivono non hanno la possibilità di costruirsi una base per il futuro. Le Case di Don Bosco, sparse in tutto il mondo, accolgono ciascuna più di 100 ragazzi che possono raddoppiare in una sola giornata. Non è raro, infatti, che un gruppo di ragazzi soli, affamati e malconci bussi alla porta della missione con l'intento di riscattarsi, studiare, imparare. In questi casi le camere diventano strette perché occorre aggiungere nuovi posti letto. Ma è impossibile rifiutare loro l'accoglienza. Molti di questi ragazzi gironzolano, infatti, per le vie del mondo, lucidando scarpe, ripulendo le tasche di incauti passanti, frugando tra i rifiuti per trovare qualcosa da mangiare e a volte annusando benzina per concedersi mezz'ora di allucinazioni. Accoglierli, però, vuol dire aver bisogno di nuovi insegnanti, nuovi pasti, nuovi libri, nuovi vestiti e nuove medicine per le cure mediche. Per aiutare le Missioni di Don Bosco ed avere maggiori informazioni basta collegarsi al sito web: www.missionidonbosco.org e scrivere all'indirizzo e-mail: info@missionidonbosco.org |
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Per lo
sguardo di un bambino Un semplice trattamento alla Tetraciclina può salvare la vita a un’intera famiglia. Non è lo slogan pubblicitario del prodotto del momento, ma il messaggio di vita e solidarietà che le “Missioni cristiane per i ciechi nel mondo” (CBM) lanciano, con l’intento di salvare i piccoli malati di Tracoma dei paesi poveri del mondo. Il Tracoma è, infatti, una terribile malattia che colpisce milioni di persone. Si diffonde soprattutto in Africa, Medio Oriente, Sud-Est Asiatico e Asia centrale, dove la mancanza di acqua pulita, le scarse misure igieniche, la povertà, la fame e l’assenza di strutture sanitarie creano le giuste condizioni per il suo proliferare. Se non curata può portare alla cecità e si propaga velocemente arrivando a colpire intere famiglie. Quasi 150 milioni di bambini sono già stati colpiti nel Terzo Mondo; circa 6 milioni hanno già perso la vista irrimediabilmente. L’infezione si manifesta inizialmente con l’arrossamento, il gonfiore e la lacrimazione degli occhi, cui segue una graduale chiusura delle palpebre. Ma lo stadio più doloroso si ha quando le ciglia si rivolgono all’interno, così che ogni battito diventa una frustata. In seguito le palpebre compromesse sfregiano la cornea causando come carta vetrata profonde ferite che portano alla cecità. Solo un’operazione chirurgica può, a questo stadio, impedire la perdita della vista. Ma se l’operazione non è effettuata in tempi brevi, la cecità diventa permanente. Eppure, basterebbero solo 5 mila lire per salvare la vista a milioni di bambini. Così poco, infatti, costa la Tetraciclina, l’unica medicina in grado di guarire tante persone dal dolore e dal buio. Del resto il Tracoma non provoca solo disagi fisici ma anche disagi di tipo sociale. Essere ciechi in molti Paesi in via di sviluppo equivale, infatti, ad essere degli emarginati. Le persone prive della vista sono considerate un peso sia per la famiglia che per la società tanto che vengono abbandonate a loro stesse. A volte vengono lasciate persino morire. E’ per questo che CBM lancia il suo appello: solo 15 mila lire possono salvare la vista ad un’intera comunità! Il sito italiano dell’organizzazione internazionale CBM è: www.cbmi.org/cbm_italien.htm |
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Volontariato
in rosa Quante donne vorrebbero denunciare una violenza ma non hanno il coraggio di farlo? Quante donne violentate vorrebbero avere in quei momenti drammatici al loro fianco una presenza amica? Oggi per le donne esiste un’associazione tutta al femminile. L’Associazione “Non da sola”, nata nel 1995 ed attiva a Reggio, si pone, infatti, l’obiettivo di contrastare ogni forma di violenza alle donne, con una particolare attenzione agli abusi di tipo sessuale.Secondo quanto afferma l’associazione, negli ultimi 3 anni in Italia solo il 32% delle donne che ha subito violenza ha sporto denuncia, mentre per tentato stupro solo l’1,3% delle donne ha avuto il coraggio di accusare il proprio aggressore. Ma il dato maggiormente agghiacciante è rappresentato dal fatto che nella maggior parte dei casi l’autore della violenza è in genere il partner o l’ex partner. E non mancano casi in cui a procurare la violenza è un parente, un amico o un conoscente. Solo una piccola percentuale delle donne violentate ha subito, invece, violenza da parte di uno sconosciuto.Nel 90% dei casi il dramma dello stupro si consuma all’interno delle mura domestiche. La violenza domestica è però, per l’Associazione “Non da sola”, un fenomeno trasversale. Non è, infatti riconducibile a particolari fattori sociali, razziali o religiosi. Tra le vittime si trovano donne di qualsiasi estrazione sociale: operaie, commercianti, impiegate, insegnanti, artigiane. Impressionante è invece il numero di donne che subiscono violenza e che possono contare solo su attività precarie, attività in nero o che sono disoccupate. La mancanza di autonomia economica rappresenta, in questi casi, un ostacolo alla volontà della donna di porre fine ad una relazione violenta, oltre a rappresentare un’arma di ricatto per “l’aguzzino” stesso. www.nondasola.it |
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L'Associazione
Italiani Amici di Raoul Follereau Costruire la civiltà dell'amore a partire dagli ultimi. L'Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau nasce, nel 1961, dall'azione di gruppi spontanei di volontari mobilitatisi nella lotta contro la lebbra e contro tutte le lebbre, cioè contro le forme più estreme di ingiustizia e di emarginazione. attraverso l'pera di decine di gruppi in tutta Italia e centinaia di volontari. La sua azione è indirizzata alla prevenzione, cura e riabilitazione delle persone affette dal morbo Hansen garantendo i servizi di base alle popolazioni delle aree più povere del pianeta, impegnandosi con progetti di riabilitazione e reinserimento sociale per persone con disabilità, con interventi per bambini in grave difficoltà che vivono condizioni di infanzia negata e con percorsi educativi ed informativi per la costruzione di relazioni solidali e giuste tra i popoli, rispettose della diversità. [20-02-05] Raoul Follereau nasce a Nevers, in Francia il 17 agosto 1903, in una famiglia di industriali. A 15 anni tiene la prima conferenza, organizzata a beneficio delle Suore dei poveri del suo Paese, affermandosi subito come un oratore capace di catturare l'attenzione del pubbblico, nonostante la giovane età. Si laurea giovanissimo in legge, alla Sorbona di Parigi, ma rinuncia alla carriera di avvocato per dedicarsi alla poesia e al teatro.Poi la svolta: in Africa l'incontro con padre Charles de Foucauld che lo sensibilizza sulla realtà dei poveri e dei lebbrosi. Da allora i suoi scritti e le sue iniziative a divulgare informazioni su questa malattia.Nel 1937 crea la Fondazione Charles de Foucauld, nel 1940 viene chiamato sotto le armi ed è costretto a rifugiarsi nella clandestinità per alcuni scritti pubblicati sul suo giornale contro Hitler che intanto ha occupato Parigi. Una volta sopraggiunta la liberazione, Follereau si dedica alla costruzione della città dei lebbrosi nella foresta vergine, ad Adzopè, nella Cosd'Avorio.Tutta la sua vita verrà da ora in vanti dedicata nel tentare di convincere i Grandi della Terra, inviando lettere personali: a Roosevelt, ai segretari dell'Onu, ai pontefici romani. Muore a Parigi il sei dicembre 1977. In Italia opera l'Aifo - Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau. Per saperne di più si veda il sito web: http://www.aifo.it/ |
| Con gli occhi a mandorla Troppi tabù circondano ancora le persone affette da Sindrome di Down. In Italia, attualmente le conoscenze in merito sono piuttosto limitate tanto che, sia dal punto di vista medico che da quello sociale, si fa spesso riferimento a studi eseguiti all'estero. Eppure, nel nostro paese, il numero di persone Down è alto. Circa un bambino su 800 nasce in queste condizioni; quasi due bambini al giorno. Fortunatamente esistono organizzazioni in grado di fornire un supporto a chi deve affrontare questa delicata esperienza. L'AIPD, associazione italiana persone down, che dal 1979 si pone come punto di riferimento per molte famiglie, è tra queste. Il suo scopo è quello di favorire il pieno sviluppo fisico e mentale di chi è colpito dalla SD, contribuendo così all'inserimento sociale. L'associazione si occupa, inoltre, di divulgare le conoscenze sulla sindrome e sensibilizzare circa le reali capacità delle persone affette. E' grazie a questa associazione se oggi Alfredo può affermare a gran voce di sentirsi autonomo. "Io non ho bisogno dei miei genitori - dice il ragazzo che ha 21 anni e da circa tre anni frequenta, grazie all'AIPD, un corso di autonomia - ho imparato, infatti, a fare da solo". Rosalba e Maurizio, genitori di Andrea, hanno invece trovato grazie all'associazione mille risposte. "L'associazione italiana persone down ci offre tante possibilità di fare esperienze, permettendo ad Andrea di continuare il suo percorso di crescita e di liberazione dai limiti, condizioni altrimenti negate a lui e a tanti come lui". Ma l'AIPD, aiuta anche ad orientarsi nella vita di tutti i giorni. Offre, infatti, informazioni di ogni tipo, dalle agevolazioni fiscali agli aspetti assistenziali fino ai primi passi nel mondo della scuola. Per maggiori informazioni visita il sito web dell' Associazione Italiana Persone Down: www.aipd.it |
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Per amore degli altri Un ultimo gesto d'amore. E', così, che ha deciso di spegnersi un'anziana signora di Cento. La donna, che in passato era stata malata di cancro, ha voluto, infatti, donare la sua intera eredità (circa tre miliardi) alla Firc, la Fondazione Italiana per la ricerca sul cancro; un ente morale riconosciuto dal 1980 e costituito dall'omologa associazione (AIRC) che con esso opera. Dopo aver vinto la sua battaglia contro il male, la donna non aveva dimenticato la dolorosa esperienza. E' per questo che, poco prima di morire, ha voluto che il suo patrimonio andasse a chi ancora lotta. Il fatto è avvenuto nel 1999, ma solo ora si è diffusa la notizia. A portare la vicenda alla ribalta della cronaca, sono stati alcuni operatori del settore ed il legale che ha seguito la donazione per conto della famiglia della signora. Grazie, infatti, a questo gesto d'amore, la Fondazione italiana ricerca sul cancro ha potuto rinnovare le attrezzature in alcuni centri sanitari, oltre a compiere ricerche di primaria importanza. Lo stesso avvocato ha ribadito, in proposito, che si è trattata di una donazione di grandissima importanza. Ma il gesto d'amore della generosa signora non si è fermato qui. Una parte del patrimonio è andata, infatti, agli amici a quattro zampe, quella grande passione che la donna aveva concretamente coltivato durante la vita. Nella sua splendida villa era solita, infatti, ospitare gli animali bisognosi di cura: li raccoglieva per strada, li curava, poi, quando morivano, li faceva riposare in un piccolo cimitero dietro casa. A beneficiare del lascito è stato, in questo caso, l'ENPA, l'Ente nazionale protezione animali. La generosa signora, da tempo, aveva, infatti, promesso all'Associazione in questione una parte del suo consistente patrimonio. Per conoscere meglio le funzioni della Firc basta collegarsi al sito web dell'Airc: www.airc.it |
Di corsa contro
il tumore al seno |
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Missione
crocchetta E' partito alla grande un divertente gioco on-line che mette insieme cani, gatti, ed un pizzico di solidarietà. Basta rispondere ad alcune semplici domande ed il gioco è fatto: avrete sfamato tanti piccoli amici a quattro zampe. Sì, perché lo scopo del gioco è proprio quello di aiutare i canili di tutta Italia a distribuire cibo per i piccoli animali domestici abbandonati. Innanzi tutto occorre iscriversi al gioco scegliendo, oltre ad una propria password, anche il canile che si vuole aiutare. Quindi si passa nel cuore del gioco vero e proprio. Per ogni risposta esatta si acquista una crocchetta; cinque crocchette accumulate corrispondono ad una giornata di alimentazione che verrà devoluta all'istituto prescelto. Il quiz si articola in 4 tappe tematiche: "la crescita", "l'età adulta", "la maturità" e "le razze", che sono disponibili in rete in tempi diversi. La missione termina una volta esaurite le 4 tappe. C'è poi il "quizzone fedeltà" che permette di guadagnare subito una giornata di alimentazione con una sola risposta. La bella iniziativa è stata realizzata dall'Associazione AMICI che da anni si impegna nella diffusione di una cultura di amore e rispetto nei confronti degli animali. "Missione Crocchetta", che è alla sua seconda edizione è riuscita a distribuire, soltanto nello scorso anno, circa 25 tonnellate di crocchette, pari a 115.854 giornate di alimentazione. L'associazione conta di ripetere il fortunato risultato anche quest'anno. A messo, infatti, in palio un montepremi pari a 120.000 giornate di alimentazione. "Missione Crocchetta" aspetta un intrepido giocatore disposto a vincere cibo per piccoli animali, perché la solidarietà può essere anche a 4 zampe! www.amici.it |
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Un naso rosso contro
l'indifferenza La Fondazione Parada nasce a Bucarest nel 1995 grazie alla volontà di Miloud Oukili, artista di strada e clown, giunto in Romania nel 1992. Partito da Parigi per una sosta che doveva durare un mese e mezzo, il giovane francese non ha fatto più ritorno a casa. A colpirlo le centinaia di ragazzi abbandonati che vivono nelle fogne fra il degrado e l'emarginazione. Per convincerli ad uscire dal loro isolamento e tornare alla luce del giorno, Miloud Oukili si è calato, attraverso i tombini, nei sotterranei roventi della città. Con loro ha vissuto giornate dure da sopportare, in cui ci si prostituisce per un pezzo di pane e dove si sniffano colle e solventi pur di stordirsi e dimenticare, mentre i pedofili compiono indisturbati i propri misfatti, tanto nessuno reclamerà giustizia. Da clown ha insegnato loro l'arte ed il gioco e li ha portati ad incontrarsi con il pretesto delle "clownerie". Poi con l'aiuto di alcuni conoscenti rumeni e amici francesi nel 1995 ha creato la Fondazione Parada". Oggi la Fondazione conta circa 350 ragazzi dai 2 ai 29 anni. Grazie a questa organizzazione, dal 1995 ad ora, 850 ragazzi sono stati reinseriti nella società e molti di essi girano il mondo come professionisti circensi. Più di 100 bambini sono tornati nelle loro famiglie e circa 50 hanno trovato una professione. Ottantacinque fra bambini e ragazzi fanno parte della Compagnia del Circo di Parada ed hanno partecipato in Romania, Francia e Italia alla campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica. La Fondazione Parada, oltre ad un centro di formazione, comprende sei appartamenti sociali, sette camere per studenti ed un centro diurno dove i ragazzi imparano a risocializzare attraverso corsi di arti circensi, teatro, disegno, pittura. La Fondazione possiede, inoltre, "Caravana", un camion mobile che si muove nelle ore notturne per compiere interventi medici urgenti, per riconoscere e identificare i ragazzi e per accompagnarli verso le istituzioni specializzate. Oggi la Fondazione Parada non lavora isolata. Affianco all'organizzazione esiste, infatti, una rete di solidarietà internazionale che prende il nome di "Amici di Parada". Il corrispondente ufficiale della Fondazione Parada in Italia è il COOPI - Cooperazione Internazionale che attualmente, sta promuovendo la campagna di solidarietà "L'Italia che sorride ai ragazzi di Bucarest". La campagna prevede interventi di emergenza per l'inverno e interventi volti al reinserimento dei ragazzi nella società. Per ulteriori informazioni visita il sito http://www.coopi.org/it/ragabucarest.asp |
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Vidas:
un sollievo per i malati di cancro Portare sollievo ai malati di cancro in fase avanzata e terminale. E' questo l'intento dell'associazione Vidas che dal 1982 assiste i malati oncologici terminali ai quali le strutture pubbliche non possono più offrire degenza ospedaliera. In circa 20 anni di attività, Vidas ha aiutato 10.000 persone con una reperibilità telefonica 24 ore su 24 e con una copertura assistenziale di 365 giorni l'anno. Per realizzare il suo scopo l'Associazione si è avvalsa e si avvale ogni giorno di professionisti preparati: 64 fra medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, fisioterapisti, operatori di igiene personale e coordinatori. Sono attivi, inoltre, 150 volontari che si alternano a rotazione sul campo. A supporto dell'attività assistenziale, il Comitato Scientifico di Vidas ha, invece, promosso diverse attività culturali per sensibilizzare l'opinione pubblica su tematiche di rilevante importanza. Argomenti come la morte, la sofferenza, la verità al malato, il rispetto che si deve ad ogni essere umano in tutti i momenti della sua vita, sono stati ampiamente trattati e diffusi. L'Associazione Vidas ha, attualmente, in progetto la costruzione di una Casa Ospedale a Milano per tutti quei malati soli o che vivono in condizioni socio ambientali non adatte all'assistenza in casa. Per fare questo ha bisogno di fondi. Per informazione sull'Associazione e sulle donazioni: www.vidas.it |
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Il
46664 latino: un grande concerto contro l'Aids [05-08-04] I Queen, Miguel Bosé, Brian May, Dave Stewart degli Eurythmics, Zucchero, Roger Taylor, il ballerino Joaquin Cortes e la cantante d'opera Montserrat Caballe. Sono questi, solo alcuni dei grandi nomi che il 21 agosto allo stadio Les Foietes di Benidorm, in Spagna, prenderanno parte al 46664 latino, il maxi concerto di beneficenza, destinato alla raccolta di fondi per combattere l'Aids in Africa. Dopo aver toccato, lo scorso novembre, Città del Capo, la kermesse musicale, fortemente voluta dal Presidente Nelson Mandela, arriva in Europa. Con il titolo 46664 latino per distinguerlo dal precedente 46664 (il numero è quello della cella nella quale per 18 anni il Presidente del Sud Africa è rimasto prigioniero), la Fundaciòn Nelson Mandela vuole eguagliare i successi della precedente manifestazione. Circa 40 mila sono state, infatti, le persone che hanno affollato il Green Point Stadium di Città del Capo, alle quali si sono aggiunti miliardi di spettatori che hanno seguito l'evento attraverso internet (Tiscali per l'Italia) e i network internazionali come Mtv. Per l'occasione, artisti del calibro di Bono Vox, David Bowie, Annie Lennox, Sting, Paul McCartney e i Queen hanno unito le loro idee a quelle di colleghi africani per scrivere e incidere canzoni inedite. Grazie a questo importante evento mediatico sono stati raccolti fondi, oltre a sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale. Stesso successo è atteso per la versione latina del super concerto, dove sono previsti circa 30.000 spettatori. L'obiettivo, del resto, è importantissimo. Non bisogna, infatti, dimenticare che ogni giorno in Africa muoiono milioni di persone contagiate dal virus dell'Hiv. Senza contare i tanti bambini che nascono già malati o si infettano con il latte materno. "Oggi l'Aids sta portando via più vite di quante ne abbiano avute dalla somma di tutti i morti dovuti a guerre, fame, inondazioni e alla malaria - ha avuto modo di dire Nelson Mandela in occasione di una conferenza internazionale - E' necessario che si agisca adesso per il bene del mondo. (…) l'Aids non è più semplicemente una malattia ma è un problema che concerne i diritti umani". www.46664.com |
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Il grande sogno [11-04-07] Un viaggio dello Spirito, scritto con un solo dito da una donna condannata all’immobilità, lungo le praterie della fantasia, dove incontra un Maestro Apache. La malattia è un dono! Così scrive l’autrice, immobilizzata in un letto. Un libro incredibile che ci emoziona, ci commuove, ci insegna ad amare ogni istante della nostra vita ... Un viaggio dello Spirito, scritto con un solo dito lungo le praterie della fantasia, dove incontra un Maestro Apache. Così nel libro di Manuela Portalupi dal titolo Il grande sogno, pubblicato dalle edizioni Melchisedek di Milano. Ora Manuela invita tutti a condividere le sue esperienze con una lettere che ha inviato agli amici e che noi pubblichiamo per intero: |
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