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Voglio l'eutanasia
Viso [22-09-06]
Lettera aperta al Presidente della Repubblica
da Piergiorgio Welby, Co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni

Caro Presidente,
scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.
Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l'ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l'allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc.

Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l'aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un'ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un'ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l'ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l'amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso - morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita - è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c'è pietà.
Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una "morte dignitosa". No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.
La morte non può essere "dignitosa"; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia "dignitosa" è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell'occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos'è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: "Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo".
L'approdo esiste, ma l'eutanasia non è "morte dignitosa", ma morte opportuna, nelle parole dell'uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che "spinge verso il porto"; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo "luogo" dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l'eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non "esista": vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente "terminale" che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di "approdo" alla morte opportuna.
Una legge sull'eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L'associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l’impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell'alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L'opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.

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Piergiorgio Welby

Pronto a staccare la spina
[03-10-06]
Se Piergiorgio Welby dovesse decidere di farsi staccare la spina, Marco Pannella sarebbe pronto a farlo materialmente. E' la disponibilità dichiarata oggi dal leader radicale ed alla quale si associa anche Marco Cappato dell'associazione Luca Coscioni di cui Welby è co-presidente.
"Se Piero decidesse di procedere verso ciò che la sua etica gli chiede - ha affermato Pannella oggi alla Camera in una conferenza stampa per la presentazione di due proposte di legge della Rosa del Pugno sui temi dell'eutanasia e del testamento biologico - sarò immediatamente pronto a compiere tale atto, che è un atto di rispetto della vita e dei principi di civiltà che sono oggi negati da un potere talebano e da chi occupa il Vaticano".

Eutanasia, cosa succede in Europa
Eutanasia in greco antico significa letteralmente “buona morte”: con questo termine si definisce quindi l’intervento medico volto ad abbreviare le sofferenze di un malato terminale. Non è possibile non chiedersi se debba considerarsi vita, e in quanto tale intangibile, quella di chi patisce sofferenze intollerabili, ovvero se l’eutanasia, praticata in un contesto di regole precise, costituisca piuttosto un’espressione di libertà e di dignità dell’individuo.
L'eutanasia, con l'eccezione dell'Olanda, paese nel quale il primo aprile 2001 è entrata in vigore la legge che la consente a certe condizioni , è una pratica proibita nell'Unione Europea; certi paesi, tuttavia, ne ammettono alcune forme
- Belgio: un ramo del parlamento, il senato, il 25 ottobre scorso ha approvato un progetto di legge che autorizza l'eutanasia secondo precise condizioni e procedure.
- Danimarca: la persona malata in modo incurabile può decidere di fermare il trattamento medico. Dal 1992 in caso di malattia incurabile o incidente grave, i danesi con un "testamento biologico", che il medico è tenuto ad osservare, possono chiedere di non essere tenuti in vita artificialmente.
- Francia: l'eutanasia è illegale ma il codice penale distingue tra eutanasia attiva (l'azione che provoca direttamente la morte e che viene assimilata all'omicidio) e l'eutanasia passiva (ovvero l'assenza dell'azione terapeutica).
- Germania: nel 1998 la corte d'appello di Francoforte ha aperto la strada all'autorizzazione dell'eutanasia per le persone in coma irreversibile. Secondo la corte, l'eutanasia può essere in linea di principio autorizzata solo se corrisponde inequivocabilmente alla volontà del paziente e dovrà comunque essere approvata dai tribunali tutori.
- Gran Bretagna: l'eutanasia e il suicidio assistito sono illegali. Tuttavia la giustizia ha autorizzato alcuni medici ad abbreviare la vita di malati tenuti in vita artificialmente. In Scozia, per la prima volta nell'aprile 1996, un paziente è stato "autorizzato a morire".
- Italia: l'eutanasia è illegale. In questa legislatura una proposta di legge è stata presentata dal deputato di rifondazione comunista Giuliano Pisapia, che prende spunto dall'iniziativa promossa dall'associazione exit. Inoltre, il 17 marzo scorso 196 parlamentari hanno deciso di depositare alle camere 25 proposte di legge promosse da radicali italiani, anche non condividendole tutte nel merito, tra cui una sull'eutanasia.
- Spagna: il codice penale del 1995 non considera più l'eutanasia e il suicidio assistito come un omicidio.

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Plinio
E' più difficile vivere o morire?
[21-11-06]
Plinio esprime la sua profonda ammirazione per un amico che, pur in preda a terribili sofferenze, riesce a soppesare razionalmente sia la decisione di continuare a vivere, sia la scelta di morire, secondo il principio dell’eutanasia: questo atteggiamento, secondo l'autore, è proprio di un animo grande.

Se fossi presente, ammireresti con quale pazienza egli sopporti appunto questa malattia, come resista al dolore, come cerchi di tollerare a lungo la sete, come immobile sotto le coperte lasci passare i violenti attacchi di febbre. Ultimamente convocò me e insieme a me pochi altri, che ama particolarmente, e ci pregò di consultare i medici sulla situazione generale della sua malattia, perché, se fosse incurabile, potesse andarsene spontaneamente dalla vita; se invece fosse soltanto dolorosa e lunga, resistesse e rimanesse in vita: doveva infatti rispettare le preghiere della moglie, le lacrime della figlia e anche noi amici e non deludere con una morte volontaria le nostre speranze, se solo non fossero vane. Questo comportamento io lo giudico particolarmente difficile e degno di somma lode. Infatti precipitarsi verso la morte con uno slancio impetuoso è cosa comune a molti, ma prendere la decisione e valutarne i motivi e, a seconda di come avrà suggerito la ragione, accogliere o accantonare il proposito di vivere o di morire, è proprio di un animo grande.
(Plinio il Giovane, Epistole 1. 22. 7-10)

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Piergiorgio Welby
Una lettera di Piergiorgio Welby
[09-12-06]
Riceviamo da Piergiorgio Welby una lettera che non ha bisogno di alcun commento. Noi che lavoriamo, da anni, per far emergere la natura che caratterizza l'essere umano, saremo sempre riconoscenti a Piergiorgio per aver dato alla sua sofferenza una dimensione umana, la stessa riconoscibile in tutti quegli uomini che hanno raggiunto, sulla propria pelle, un'elevata coscienza di sé.
Per noi, Piergiorgio è Un angelo sulla pelle:

Signor Direttore,

sono Piergiorgio Welby, che ha preso il posto di Luca Coscioni quale Presidente dell'Associazione radicale che porta il suo nome, e come esponente della costellazione di soggetti politici Radicali, nazionali e internazionali, che operano con e attorno al Partito Radicale.

Ormai, 77 "giorni" fa, mi sono rivolto pubblicamente, personalmente, politicamente, al Presidente della Repubblica, quale supremo Garante del rispetto della Costituzione, della legalità repubblicana; per ottenere finalmente l'esercizio del mio diritto naturale civile politico personale ad una mia morte - naturale -. Solo modo possibile per conquistare (anche in Diritto) pace per questo "mio" corpo altrimenti sempre più straziato e torturato. Sequestratomi, per una kafkiana imposizione "etica" dall'ordinamento e del potere burocratico, o anche a esso imposto. Dobbiamo tutti - credo- gratitudine per la qualità, l´importanza, della Sua risposta e delle Sue esortazioni che hanno indubbiamente consentito il grave e grande dibattito che unisce, anzichè dividere, coloro che vi partecipano, che non sono indifferenti.

Signor Direttore,

Come già Luca Coscioni, a mio turno sono oggi oggetto di offese e insulti, di pensieri, parole, aggressioni alla mia identità ed alla mia immagine, quasi non bastassero quelle perpetrate al corpo che fu mio e che, invece, vorrei, per un attimo almeno, mi fosse reso come forma - qual è il corpo - necessaria del mio spirito, del mio pensiero, della mia vita, della mia morte; in una parola del mio "essere".

Sono accusato, insomma, di "strumentalizzare" io stesso, la mia condizione per muovere a compassione, per mendicare o estorcere in tal modo, slealmente, quel che proponiamo e perseguiamo con i miei compagni Radicali e della Associazione Luca Coscioni, che ha ragione ormai antica e sempre più antropologicamente, culturalmente, politicamente forte; "dal corpo del malato al cuore della politica". O, ancora, non sarei, come già Luca Coscioni, che io stesso strumentalizzato dai "miei", così infamandoci come meri oggetti o come soggetti plagiati. (O indemoniati, vero... Signori?). Strumenti? Sono, invece, limpidi obiettivi ideali, umani, civili, politici.

Dalla mia prigione infame, da questo corpo che - per etica, s'intende - mi sequestrano, mi tornano alla memoria le lettere inviate alla... "politica" da un suo illustre, altro, "prigioniero": Aldo Moro. Pagine nobili e tragiche contro gli uomini di un potere che aveva deciso di condannarlo (anche lui per etica, naturalmente) a morte certa, anche lui ad una forma di tortura di Stato, feroce ed ottusa. Quelle pagine non potrei farle mie. Anche perché furono perfette, e lo restano.

Un pensiero, ancora, un interrogativo, un dubbio: dove sono mai finiti per tanti "credenti" Corpo mistico e Comunione dei Santi?

Comunque Addio, Signori che fate della tortura infinita il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa dei vostri valori! Chi siano (e in che modo) i morti o i vivi che rimarranno tali quando saremo tutti passati, non sappiamo, né noi né voi.

Io auguro a voi ogni bene. Spero davvero (ma temo fortemente che così non sia), spero davvero che questo augurio vi raggiunga, si realizzi, perché questo "voi" oggi manca anche a me, anche a noi altri.

Per finire, grazie Signor Direttore per la sua tollerante attenzione. A questo mio estremo, ultimo tentativo di trasmettere parola. Grazie sincero,

Suo
Piero Welby

p.s. Chiedo - ringraziandoli fraternamente - alle oltre 700 mie compagne e compagni, antiche e nuovi, che sono in sciopero della fame, alcuni al sedicesimo giorno, di sospendere questa loro forma di lotta, che ha contribuito in modo determinante al radicamento di un nuovo grande momento di dialogo e di conoscenza a tutto il Paese.

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Piergiorgio Welby è morto
[21-12-06]
Piergiorgio Welby si è spento, nella notte a Roma, alle 23.59 di mercoledì 20 dicembre: 60enne malato di distrofia muscolare da tempo aveva chiesto a Napolitano il permesso di staccare la spina dal respiratore che lo teneva in vita da anni.

Piergiorgio Welby è nato a Roma il 26 dicembre 1945. Malato di distrofia muscolare progressiva, è copresidente dell'Associazione Luca Coscioni e autore del blog http://www.calibano.ilcannocchiale.it
Nel 1963, alla sola età di 18 anni, gli viene diagnosticata la distrofia muscolare progressiva. Il medico sentenzia: "Non supererà i vent'anni." Ma si sbaglia. Lasciati gli studi, tra il 1969 e il 1971 Piergiorgio gira l'Europa, seguendo così la corrente del Sessantotto. In quegli stessi anni, l'uso di sostanze stupefacenti lo aiuta a dimenticare la propria condizione. Nel frattempo, dipinge, legge, scrive e da ripetizioni. Negli anni Ottanta vi è un ulteriore aggravamento della sua malattia. Riesce a disintossicarsi tramite il metadone, ma di lì a poco perde l'uso delle gambe e non può più camminare. Incontra Mina, nativa dell'Alto Adige, durante un viaggio parrocchiale a Roma e nasce l'amore. Si sposa e aspetta la fine, che non arriva. Con l'aggravarsi della malattia, Piergiorgio e Mina fanno un patto: in caso di crisi respiratoria, Mina non farà ricoverare Piergiorgio, per rispettare la sua volontà di non essere tracheotomizzato e diventare così schiavo di un ventilatore polmonare. L'insufficienza respiratoria, ultimo stadio della distrofia, arriva il 14 luglio 1997. Piergiorgio perde i sensi ed entra in coma. Si risveglierà, tracheostomizzato, nella rianimazione del Santo Spirito, perché Mina all'ultimo momento non ce l'ha fatta ad accettare di perdere il marito. Da quel momento in poi Piergiorgio respira con l'ausilio di un ventilatore polmonare Eole3XO, si nutre di un alimento artificiale, il Pulmocare, e altri alimenti semiliquidi e parla con l'ausilio di un computer e di un software .
Piergiorgio inizia così la propria battaglia politica per infrangere il silenzio che circonda la "buona morte", o meglio quella che lui stesso definisce "la morte opportuna".
Alle ore 22,02 del 1 maggio 2002, Piergiorgio fa sentire la sua voce sul sito dei Radicali italiani, aprendo un thread intitolato "Eutanasia", in cui scrive: «Tutto fermo? Altro che deserto dei Tartari ... Mentre si scruta l'orizzonte ... i terminali come me … invidiano gli olandesi ... SVEGLIAAA!». Il messaggio di Piergiorgio, che si firma con lo pseudonimo "Il Calibano", attira negli anni l'attenzione di moltissimi navigatori.
Il 12 giugno del 2005, in occasione del referendum sulla fecondazione assistita e la ricerca scientifica, i radicali lo accompagnano al seggio per assicurare almeno il suo voto tra i centomila disabili intrasportabili obbligati ad astenersi. Grazie al suo contributo, e a una norma ad hoc all'elezioni politiche del 9 e 10 aprile scorso, molti malati intrasportabili hanno potuto votare presso il proprio domicilio.
Nel corso del V congresso dell'Associazione Luca Coscioni, nell'aprile 2006, Welby viene eletto copresidente dell'Associazione, insieme a Maria Antonietta Farina Coscioni, Piergiorgio Strata e Gilberto Corbellini.
Il 22 settembre 2006 scrive una lettera-appello diretto al presidente della Repubblica , a cui Giorgio Napolitano ha voluto rispondere. La Rizzoli ha recentemente pubblicato il suo libro, "Lasciatemi morire", che raccoglie le sue poesie e i suoi scritti più significativi.

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  "Vergogna" ai funerali di Welby
[24-12-06]
Un applauso di oltre mille persone ha salutato l'arrivo del feretro di Piergiorgio Welby, giunto in piazza S. Giovanni Bosco a Roma.
Accanto alla bara, la madre di Welby e la moglie Mina che ha detto: ''E' un Natale di gioia dato che lui adesso è davvero libero''. In piazza i radicali, l'associazione Luca Coscioni e parlamentari. Molti hanno gridato "vergogna" per la decisione del vicariato di Roma di non concedere i funerali religiosi. La bara portata in spalla da alcuni amici e militanti radicali è stata adagiata sul palco. Molti hanno gridato "vergogna" per la decisione del vicariato di Roma di non concedere i funerali religiosi.
I funerali, che hanno avuto inizio alle 10:30, sono 'laici', si tratta cioè di una funzione laica "davanti alle porte chiuse" della parrocchia dove la moglie Mina, cattolica praticante, avrebbe voluto che si celebrasse un rito religioso. Ma il vicariato ha negato il permesso per la cerimonia, innescando una discussione anche fra i credenti: la volontà di morire affermata con determinazione da Welby è per la Chiesa motivo per non concedere un funerale religioso, ma tra i fedeli c'è chi sostiene che una decisione del genere è contraria al principio della carità cristiana.

Fra le altre personalità politiche intervenute, il verde Paolo Cento, giunto per "un atto di solidarietà umana e di impegno politico". ''Quella del Vaticano è una posizione che appare incomprensibile, priva di umana pietà", ha dichiarato il senatore Gavino Angius. Molto polemico anche il presidente onorario dei Radicali Sergio Stanzani: ''Il fatto di negare i funerali in chiesa - ha detto - è la dimostrazione che Dio in terra non c'è. Il loro Dio non c'è su questa terra. Si tratta della stessa chiesa che ha accolto in una delle sue principali basiliche la salma di uno dei più temibili mafiosi di Roma, Enrico De Pedis esponente della banda della Magliana sepolto a Sant' Apollinare". ''Pregherò per Piergiorgio Welby, che, con la sua sofferenza, ha voluto ricordarci, alla vigilia di questo Natale, la nostra sorte terrena", ha invece affermato Sandro Bondi, Coordinatore nazionale di Forza Italia.
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Il cardinale Carlo Maria Martini
Il card. Martini sull'eutanasia
[21-01-07]
Alla vigilia dei suoi 80 anni, il cardinale Carlo Maria Martini, tra le voci più autorevoli del mondo cattolico, riflettendo sulla vita e la malattia riapre il dibattito politico aperto dal caso Welby. E, col suo intervento pubblicato sul Sole 24 Ore, da malato parkinsoniano che abbisogna di continue cure e terapie per "reggere alla fatica quotidiana e per prevenire malanni debilitanti", affronta compiutamente gli interrogativi sul terreno chiarendo che l'eutanasia non va confusa col rifiuto dell'accanimento terapeutico ma che, tuttavia, c'é l'esigenza di elaborare norme che consentano di respingere le cure, anche se per stabilire se un intervento medico è appropriato "non ci sono regole generali e non può essere trascurata la volontà del malato" (Ansa).
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  Welby: attuato un diritto del paziente
[07-03-07]
La procura di Roma, con queste motivazioni, ha chiesto l'archiviazione del procedimento aperto dopo la morte dell'esponente radicale:
Nell'interrompere la ventilazione meccanica a Piergiorgio Welby, l'anestesista Mario Riccio ha attuato un diritto del paziente che "trova la sua fonte nella Costituzione e in disposizioni internazionali recepite dall'Ordinamento italiano e ribadito dal codice di deontologia medica".
L'intenzione era quella di verificare se dietro l'interruzione della terapia medica si celassero fatti penalmente rilevanti.
A determinare le conclusioni degli inquirenti (la richiesta di archiviazione reca anche la firma del procuratore Giovanni Ferrara) è stato l'esito dell'autopsia secondo la quale Welby, affetto da una grave forma di distrofia muscolare, non fu "avvelenato" dalla sedazione praticatagli da Riccio nella notte tra il 20 e il 21 dicembre scorso, quando lo stesso medico cremonese staccò il respiratore artificiale.
''Sotto un profilo diverso - si legge nella richiesta di archiviazione di quattro pagine - deve osservarsi che la valenza di un tale diritto resiste anche se parametrato ad una valutazione di ragionevolezza poiché il paziente era non solo cosciente, ma liberamente determinato a non continuare il trattamento in quanto consapevole della impossibilità della guarigione e anche della impossibilità solo di un miglioramento o della attenuazione della sofferenza, di modo che non sembra nemmeno adeguato parlarsi di un riconoscimento di un incondizionato libero arbitrio''.
Secondo la procura di Roma, quindi, nessun addebito deve ''muoversi a chi, in presenza di una impossibilità fisica del paziente, abbia materialmente operato il distacco del ventilatore automatico, in quanto l'azione è stata eseguita per dare effettività a quel diritto del paziente e quindi esso non può essere ritenuto contra legem"; del pari non appare censurabile il comportamento del medico, Riccio, per non aver reimpiantato la ventilazione meccanica artificiale al manifestarsi della crisi respiratoria, poiché non sussisteva a suo carico un obbligo, di legge, a mantenere in vita il paziente, poiché si era di fronte a situazione ove le cure erano palesemente inutili per la impossibilità della guarigione, ma anche solo del miglioramento delle condizioni dell'infermo''.
Sull'operato del dottor Riccio si era già pronunciata favorevolmente la Commissione disciplinare dell'Ordine dei medici di Cremona disponendo l'archiviazione del procedimento disciplinare.[Tgcom, 07/03/07]
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Welby: rigettata richiesta archiviazione
[04-04-07]
Welby, Cappato-Pannella: "Decisione che non comprendiamo. Rivendichiamo nostra responsabilità. Pronti a fare lotta in Tribunale"
Dichiarazione di Marco Cappato e Marco Pannella, Deputati europei radicali e rispettivamente segretario Associazione Coscioni e Presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento
Il collegio dei consulenti medici dopo l’autopsia sul cadavere di Piero Welby aveva dichiarato: “in conclusione è possibile affermare che l’irreversibile insufficienza respiratoria che ha condotto al decesso il Sig. Welby Piergiorgio sia da attribuire UNICAMENTE alla sua impossibilità di ventilare meccanicamente in maniera spontanea a causa della gravissima distrofia muscolare da cui lo stesso era affetto”.
Non comprendiamo perciò – anche se nel quadro del funzionamento della giustizia italiana non ci sorprendiamo, tutt’altro - quali considerazioni di altra natura abbiano portato il GIP La Viola a rigettare la richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero.
Rinnoviamo a Mario Riccio il nostro profondo ringraziamento, anche a nome di Mina Welby, per aver accettato di fornire il suo contributo professionale ed umano all’azione della quale siamo, su indicazione di Piero, corresponsabili ideali e organizzatori materiali. Rivendichiamo infatti di avere concretamente operato per organizzare ed affermare il diritto costituzionalmente garantito di Welby ad interrompere il trattamento sanitario al quale era sottoposto, da lui considerato una tortura insopportabile.
Abbiamo lottato al fianco di Piero, in ogni sede e con le armi della nonviolenza. Se il Dottor La Viola deciderà di formulare coattivamente l’imputazione, siamo pronti a continuare quella lotta nelle aule dei tribunali.
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  Welby: assolto Mario Riccio
[23-07-07]
Dichiarazione di Marco Cappato, segretario Associazione Coscioni e europarlamentare radicale:
" L'assoluzione di Mario Riccio è una conquista straordinaria della nonviolenza radicale di Piergiorgio Welby, dell'Associazione Coscioni, di Mario Riccio e di quanti in questi mesi hanno lottato per l'affermazione del diritto a scegliere sulla propria salute, sulle proprie cure e sul proprio corpo.
Ci auguriamo e ci impegneremo perché da oggi il Paese dell'agonia e della tortura di Giovanni Nuvoli abbia la forza di essere più civile e più rispettoso delle volontà dei malati italiani qualunque esse siano: di assistenza, di terapia, di interruzione senza dolore di terapie.
Come radicali ci batteremo in Parlamento e fuori per l'estensione attraverso il testamento biologico di tale diritto nel momento in cui non si sia più in grado di intendere e volere; ci batteremo anche per il diritto dei malati terminali che pur non dipendono da trattamenti sanitari e anche per l'eutanasia legale e controllata contro l'attuale eutanasia selvaggia e clandestina. Grazie Piergiorgio, grazie Mario, grazie Mina e Carla, grazie al Partito Radicale!"
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  E' morto Giovanni Nuvoli
[24-07-07]
Intervento di Marco Cappato Segretario Associazione Coscioni, Eurodeputato radicale. 24 Luglio, 2007 - 00:00

Giovanni Nuvoli è morto sotto sedazione dopo otto giorni di sospensione di cibo e acqua, due dei quali passati pienamente vigile e capace di intendere e di volere. Aveva accanto la moglie Maddalena costretta a vegliare il corpo già inerte del marito in attesa che si prosciugasse e morisse nella clandestinità a lei e a noi imposta.
Giovanni Nuvoli è morto in un modo indegno - come nemmeno un animale si tollererebbe morisse – per scelta obbligata dallo Stato italiano. Quando il medico anestesista radicale dell'Associazione Luca Coscioni, Tommaso Ciacca, su richiesta reiterata di Nuvoli, e dopo diverse visite di specialisti, si è recato a casa di Giovanni per praticare il distacco del respiratore sotto sedazione è stato fermato dalle forze dell'ordine su decisione della Procura e del Tribunale di Sassari.
L'Italia dei fautori della “buona tortura” contro la “buona morte” ha applaudito dal giornale della Conferenza Episcopale Italiana fino alla stampa locale sarda.
Una settimana dopo aver fermato Ciacca, quegli stessi “tutori della legge” si sono dovuti arrendere al coraggio e alla forza di un uomo che aveva già sofferto oltre quanto umanamente sopportabile e che perciò ha deciso di interrompere – fino alle estreme conseguenze - l'assunzione di cibo e di acqua. Invece di inchinarsi alla libera scelta di Nuvoli, come chiedono la Costituzione e il rispetto umano, consentendo al suo medico di intervenire con tutte le cautele e la “pietà” della scienza, lo Stato ha deciso che fosse meglio (eticamente? legalmente?) lasciarlo morire un po' alla volta.
Tutti d'accordo: “giustizia” (quale?), forze dell'ordine (quali?), Sanità (quale?) e, sicuramente, parte del sistema dell'informazione (che aveva definito lo stesso Ciacca il “dottor morte”).
Seguendo la volontà di Nuvoli abbiamo in questi giorni accettato anche noi, come la moglie e chi lo amava, la consegna del silenzio. Abbiamo obbedito a Giovanni che ha accettato alcuni giorni di aggravamento clandestino della sua tortura come prezzo da pagare per non andare incontro a mesi, o anni, di ulteriore violenza e sequestro del proprio corpo. Ora Giovanni riposa in pace. Ma questo “prezzo” di infame violenza è responsabilità dello Stato italiano, delle azioni e omissioni di molti di questi giorni e mesi.
La lunga vicenda giudiziaria del caso Welby (poi invece conclusasi il 23 luglio col proscioglimento del dott. Mario Riccio perché il fatto non costituisce reato), è stata determinante per creare sufficiente paura e diserzione dagli obblighi professionali nei confronti di Giovanni Nuvoli: notai che non gli hanno riconosciuto la volontà o medici che hanno abbandonato il collegio costituito attorno al loro collega Ciacca. Grazie a Piergiorgio e Giovanni siamo oggi ancora più convinti di dover continuare la nostra lotta per impedire che troppi altri debbano subire torture e trattamenti disumani.

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Vignetta su 'Rifiuto delle cure mediche'
Welby: Il rifiuto dei trattamenti è un diritto costituzionale
[19-10-07] "La condotta di colui che rifiuta una terapia salvavita costituisce esercizio di un diritto soggettivo riconosciutogli in ottemperanza al divieto di trattamenti sanitari coatti, sancito dalla Costituzione". E' quanto scrive il gup del Tribunale di Roma, Zaira Secchi nelle 60 pagine della motivazioni della sentenza sul caso Welby che ha prosciolto il 23 luglio scorso l'anestesista Mario Ricco dal reato di omicidio del consenziente. "L'imputato Mario Riccio - scrive il gup - ha agito alla presenza di un dovere giuridico che ne discrimina l'illiceità della condotta causativa della morte altrui e si può affermare che egli ha posto in essere tale condotta dopo aver verificato la presenza di tutte quelle condizioni che hanno legittimato l'esercizio del diritto da parte della vittima di sottrarsi ad un trattamento non voluto". Il gup ha prosciolto Welby, perché il fatto non sussiste, sulla base dell'articolo 51 del codice penale che disciplina l'esercizio di un diritto e adempimento di un dovere. Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare degenerativa, morì la sera del 20 dicembre dello scorso anno, dopo sedazione e interruzione della ventilazione assistita.

"Il diritto al rifiuto dei trattamenti sanitari - si legge ancora nella sentenza del gup Secchi depositata oggi - fa parte dei diritti inviolabili della persona di cui all'articolo 2 della Costituzione e si collega strettamente al principio di libertà e di autodeterminazione riconosciuto all'individuo dall'articolo 13 del dettato costituzionale". Il gup dà atto che sia il giudice civile (al quale ricorse invano Welby per poter farsi 'staccare la spina) sia il primo gup, che chiese l'imputazione coatta per l'anestesista Mario Ricco sono partiti da un dato "di fondamentale importanza nelle loro riflessioni: il riconoscimento dell'esistenza di un diritto alla persona di rifiutare o interrompere le terapie mediche discendente dal secondo comma dell'articolo 32 della costituzione secondo il quale 'nessuno puo' essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di leggé". Il gup, come avevano fatto in precedenza altri giudici e segnatamente il giudice Angela Savio del Tribunale civile di Roma, che pur riconoscendo il diritto costituzionale di Welby ne precluse l'ammissibilità del ricorso ex articolo 700, cita nella sentenza la convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo che richiama i principi del consenso libero e informato ai trattamenti sanitari.(Ansa, 19-10-07)
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  Prigioniera di un corpo così mia madre si liberò
[12_07_08] In una lettera ad "Agenda Coscioni" la storia di una malata di sclerosi laterale amiotrofica Dalla diagnosi al suicidio: "Capisco il suo gesto e lo approvo"Prigioniera di un corpo così mia madre si liberò".

Caro direttore, questa è la storia di mia madre, Livia, che coraggiosamente è riuscita a liberarsi da quella terribile malattia che è la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Livia, nata nel 1935, carattere forte, indipendente, amante della libertà, appassionata di libri, della bicicletta, delle corse a piedi, ex infermiera, separata negli anni '80, cresce una figlia da sola. Nel 2001 le viene diagnosticata la SLA. Lei è documentata, divora libri di neurologia e sa perfettamente a quale dramma andrà incontro.
Fortunatamente è una forma più lenta delle altre, ma a poco a poco tutte le funzioni fisiche rallentano, creando innumerevoli difficoltà a compiere gli atti più scontati della vita, fino ad arrivare al suo ultimo anno, il 2007, dove decide di liberarsi del suo corpo, che ormai è diventato una prigione, prima di raggiungere l'inabilità totale e di perdere quindi ogni dignità. Era davvero difficile vivere in quelle condizioni ed anche per i suoi cari era molto doloroso vederla spegnersi con impotenza.
La sua casa era stata attrezzata, da mio marito, nei minimi dettagli perché potesse vivere sola, come da suo desiderio, non potevamo privarla anche di questa libertà, la mente era lucida e non voleva che nessuno decidesse per lei. Fortunatamente il mio lavoro part-time mi consentiva di pranzare e trascorrere ogni giorno alcune ore con lei prima dell'uscita da scuola del nipotino, e poi di risentirci dopo cena per la buonanotte. Talvolta accennava con lucidità al suo desiderio di suicidio con me e le sue amiche, ma si reputava una vigliacca perché non aveva il coraggio di farlo, e anche perché non avrebbe potuto avere la certezza che sarebbe andato a buon fine
Come si poteva biasimarla? Noi capivamo benissimo la sua situazione, ma potevamo solo consolarla e starle vicino. Il suo desiderio era l'eutanasia, poter abbandonarsi in un sonno profondo, assistita da un medico e da me, sua figlia, nella tranquillità della sua casa, in tutta legalità. Ma questo non era possibile, non in Italia, e nemmeno alla Dignitas di Zurigo poteva essere accompagnata, senza farci subire conseguenze legali. Nell'ultimo anno le cose erano peggiorate molto, la difficoltà della parola rendeva complicata anche una semplice telefonata, si stancava dopo qualsiasi banalissima azione e riusciva a malapena a passare dalla sedia a rotelle al letto o al wc, e spesso cadendo a terra. Lei sapeva benissimo che al prossimo peggioramento avrebbe dovuto lasciarsi assistere e perdere la sua minimissima autonomia, ma non si parlava più di questo, nemmeno di suicidio. Tutti noi pensavamo che si fosse rassegnata. Quel giorno era serena e nessuno avrebbe immaginato quello che sarebbe successo.
Aveva organizzato tutto, nei minimi dettagli. Verso le 16, orario in cui nessuno sarebbe entrato in casa sua, ha raccolto tutto il suo coraggio e soprattutto le sue ultime forze, ha bevuto (con la sua cannuccia) un flacone intero di un potente sonnifero, mescolato a qualche cucchiaio di Martini (probabilmente per potenziarne l'effetto) e si è sdraiata composta sul suo letto, infilandosi un sacchetto in testa, chiuso con il suo foulard; la sua ossigenazione era già scarsa e si è addormentata per sempre. Ovviamente la telefonata del dopocena non ha avuto risposta. Frequentemente non rispondeva al telefono, soprattutto se si appisolava, e dopo tanti falsi allarmi, come da sue disposizioni, sarei passata a casa sua a verificare che non fosse caduta solo dopo qualche ora di silenzio.
Era mezzanotte quando entrai in casa. La trovai nel suo letto. Accesi la luce e scappai per le scale piangendo, tremando, fra un vortice di emozioni: il vuoto, il dolore per la perdita, la sorpresa inaspettata, ma anche la grande soddisfazione nel vedere che ci era riuscita! Vorrei averle potuto dire: "Mamma ce l'hai fatta! Sei stata coraggiosa! Sei libera!". Ha lasciato dolci bigliettini di addio a tutti noi, ribadendo la serenità nella sua decisione. Quella non era più vita. Capisco il suo gesto e lo approvo. Sono orgogliosa di avere avuto una mamma così coraggiosa. Ora le sue ceneri, per desiderio del suo amato nipotino di 9 anni, sono in un angolino di casa nostra, e talvolta mi permettono di intrattenere la famosa "corrispondenza di amorosi sensi". Firmato: sua figlia C. ***

[Questa lettera è un'esclusiva del prossimo numero del mensile "Agenda Coscioni", il periodico dell'associazione radicale "per la libertà della ricerca scientifica"  in www.repubblica.it 12_07_08]
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  "Mia mamma come Eluana. Anch'io vorrei staccare la spina"
[13_08_08] [Da "Il Resto del Carlino", 13 agosto 2008, p. XI]
Il caso di Eluana Englaro trova una sponda di solidarietà e di comunanza di affetti anche a Fano dove una famiglia, da anni vive il dramma di una situazione simile. Così Valentina Mattioli, "tutor" e figlia di Elisabetta Mauri, la fotografa che da due anni e mezzo vive in uno stato vegetativo persistente, ha sentito il bisogno di scrivere una lettera a Beppino, il papà di Eluana che ha ottenuto, per adesso, l'autorizzazione dello stop del trattamento di alimentazione ed idratazione alla sfortunata ragazza, anche lei in stato vegetativo da nove anni.

"Ad un mese dalla sentenza mi chiedo che senso abbia - scrive Valentina Mattioli - che solo ora Palazzo Madama abbia dato via libera al ricorso alla Corte Costituzionale contro la decisione dei giudici di autorizzare la sospensione dell'alimentazione artificiale. Ora si vuole prendere una posizione definitiva? Ora si parla di testamento biologico? Ora che Eluana poteva tornare libera? Ora si fa dell'ostruzionismo? Dov'è stato il Parlamento in questi nove lunghi, estenuanti e insopportabili anni di processi che la famiglia della ragazza ha dovuto vivere con ansia? Scegliere non è una delle cose più difficili da affrontare nella vita? A tutti farebbe comodo far parte degli ignavi di dantesca memoria e giocare nel ruolo di inetti, ma rammento che Dante li pose nel vestibolo dell'Inferno e secondo la legge del contrappasso essi furono costretti a correre eternamente dietro ad un'insegna, punti da vespe e mosconi, piangendo lacrime e sangue. Il babbo di Eluana, gli amici, i parenti ... di lacrime ne hanno versate già tante e nonostante l'ok della Giustizia ad interrompere l'alimentazione artificiale, di lacrime ne verseranno ancora, ma forse saranno di gioia"
"Non è bello veder morire - scrive ancora Valentina - una persona amata, ma non è neanche vederla vegetare per anni su un letto. La vita è sacra e non la metto in discussione, ma che vita sta conducendo questa ragazza? Che vita i suoi cari? Chi siamo noi per stabilire se è dignitosa un'esistenza simile? Sono d'accordo con la Giustizia che ha dato la possibilità al tutore (il padre) di scegliere anche se questo comporterà il decesso della ragazza. Chi la conosce, sa che Eluana non avrebbe voluto condurre una vita del genere. Rispetto ogni opinione, accetto affermazioni come quella di Monsignor Fisichella secondo cui anche il coma è una forma di vita, Vero, ma quale vita monsignore? Sono vicina col cuore a Beppino, papà di Eluana, conosco il suo dolore, immagino il suo travaglio e la sua paura di staccare la spina, ma da tutore a tutore, quale sono io, appoggio in pieno la sua guerra che speravo ormai vinta. Se poi la Chiesa vorrà porre quest'uomo nel girone dantesco tra gli omicidi, allora vorrà dire che gli farò compagnia se un domani mi troverà dinnanzi alla medesima situazione. Un abbraccio"

Elisabetta Mauri, durante una vacanza in montagna il 13 marzo 2006 venne colpita da un aneurisma cerebrale dal quale non si è più ripresa, con i medici che ne hanno diagnosticato la morte cerebrale. Dal novembre di quello stesso anno si trova ricoverata a Mondavio (PU), alimentata con un sondino. "Probabilmente se avessi l'autorizzazione dal tribunale, pur con grande sofferenza farei lo stesso - aggiunge Valentina Mattioli - perché sono sicura che mia madre non avrebbe mai accettato una vita così".
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  "Quella sera da Welby ..."
[23_09_08] "Quella sera da Welby, eravamo pronti anche noi, medici belgi".
Sono psichiatra e lavoro a Bruxelles. Nel settembre del 2006 sono stato invitato da amici di Piergiorgio Welby, che mi hanno chiesto di fornirgli un barbiturico che non si trovava in Italia e che serviva per l'eutanasia. Io ho rifiutato. Mi sono dichiarato disponibile a curare il paziente, se me lo avesse chiesto, come medico obbligato dalla deontologia e secondo la libertà accordata dalla legge belga anche se, dato il suo stato di salute e il suo desiderio di morire a casa sua, le cure dovevano essergli somministrate in Italia. Ho ricevuto un'e-mail d Piergiorgio Welby che mi chiedeva una consultazione. Mi sono recato a Roma il 17 ottobre 2006. Ho incontrato un uomo così come l'ha descritto sua moglie Mina, affettuoso, sensibile, filosofo, artista, che presentava una malattia cronica terribilmente invalidante con una prognosi fatale. Soffriva ed era deciso a morire, dicendo: "In realtà sono già morto". Aveva relazioni con la famiglia, gli amici. Ha firmato con difficoltà una richiesta di eutanasia per porre fine alle sue sofferenze precisando che voleva godere della stessa possibilità di un cittadino belga e aggiungendo per iscritto: "La morte per me é un orrore, ma questa vita ancor peggio". Io non avevo mai praticato l'eutanasia in condizioni legalmente definite in Belgio; avevo praticato eutanasie in clandestinità durante la mia formazione medica in ospedale. Piergiorgio Welby rispondeva dal punto di vista della salute ai requisiti previsti dalla legge belga: dolore costante e intenso, riduzione importante della sua capacità a comunicare e a muoversi. Ho chiesto un secondo parere al dottore Mark Reisinger di venire a Roma per esaminare il paziente. Questi ha confermato la fondatezza della richiesta di eutanasia precisando che lo stato di salute del signor Welby - si era ormai a novembre - esigeva che l'atto medicale venisse realizzato con urgenza. Il dott. Reisinger e io ci siamo recati a Roma il 20 dicembre 2006 portando con noi le cure ad hoc per praticare l'eutanasia, ovvero un farmaco ipnotico (un barbiturico) fornito da una farmacia di Bruxelles dietro presentazione di una ricetta firmata dal sottoscritto in quanto medico e con il nome del paziente Piergiorgio Welby. Insieme al paziente avevamo convenuto che se la sedazione terminale praticata dal medico italiano non avesse portato alla morte, noi saremmo intervenuti per farlo morire. Da questa esperienza noi traiamo tre conclusioni: 1. Di fronte a una richiesta eutanasica, il medico deve assumere la sua responsabilità professionale e accettare di porre fine alla vita del paziente nel rispetto della deontologia medica; ciò permette di accompagnare la vita del paziente fino all'ultimo e di garantirne la migliore qualità possibile. Alla fine l'eutanasia é un atto medico. Quando il medico non accetta una richiesta di eutanasia, il paziente è indotto a tentare di porre fine ai suoi giorni in condizioni inutilmente solitarie e dolorose. 2. La legge deve permettere al medico di rispondere favorevolmente alla richiesta di eutanasia da parte del paziente. Essa deve inquadrare l'atto per garantire la sicurezza giuridica sia al paziente (e alla sua famiglia) sia al medico. E' pericoloso e offensivo per gli uni come per gli altri che l'atto di porre fine attivamente alla vita di un malato che soffre e che lo chiede sia assimilato a un assassinio, a un avvelenamento o a un omicidio. 3. Ogni Paese europeo deve adattare la legislazione per rispettare la libertà terapeutica di praticare l'eutanasia. Tutti i cittadini europei devono avere la stessa libertà di ricorrere a questo aiuto medico, quando vogliono morire nella propria casa, qualunque sia il Paese.

Testimonianza di EricEric Picard, psichiatra
Giovedì, Settembre 11, 2008 - 12:45
www.lucacoscioni.it:80/
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  Eluana verso "La Quiete"
[03_01_09] Beppino Englaro ha chiesto e ottenuto l'autorizzazione per portare via la figlia Eluana dalla clinica "Beato Talamonti" di Lecco dove è ricoverata. E il trasferimento è avvenuto nella notte: attorno alle 5,30 l'ambulanza che trasportava la ragazza è arrivata alla casa di cura "La Quiete" della città friulana, dove si potrà dare corso al decreto dei giudici milanesi che hanno autorizzato, fin dal luglio scorso, papà Beppino a interrompere alimentazione e idratazione artificiali della giovane.
A Udine è stata accolta da una equipe medica - coordinata dal primario di anestesia Amato Da Monte che era 'salito' a Lecco per controllare da vicino tutte le tappe del 'distacco' dalla clinica Beato Luigi Talamoni dove la ragazza era assistita da 17 anni - che gratuitamente applicherà il protocollo di distacco del sondino che la alimenta e, quindi, la tiene in vita.
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  La Svizzera dice sì all'aiuto al suicidio
[15_05_11] Gli abitanti di Zurigo hanno rigettato con una percentuale dell'80% entrambi i quesiti referendari avanzati da partiti conservatori con l'intento di fissare dei paletti per impedire a cittadini non residenti di essere aiutati a morire in Svizzera.
Il quesito presentato dall'Unione democratica federale (Udf, di ispirazione cristiana) chiedeva al Parlamento svizzero di rendere punibile qualsiasi forma di istigazione e di aiuto al suicidio, mentre quello avanzato dal Partito Evangelico proponeva di porre fine al «turismo della morte», limitando l'assistenza al suicidio a chi risiede nel cantone da almeno dieci anni.
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