(Bambini, pagina 2)


 

VI° Rapporto Eurispes Telefono azzurro
[18-11-05] I bambini italiani crescono senza più favole. A far loro compagnia sono Internet, la tv, il wrestling. Lo afferma il sesto rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza dell'Eurispes e di Telefono Azzurro, presentato oggi.
Il rapporto traccia l'identikit del bambino (7-11 anni) e dell'adolescente (12-19) sulla base di una rilevazione che ha interessato 52 scuole di ogni ordine e grado e che ha elaborato circa 4.500 questionari. Per molti bambini nel nostro paese è svanita l'idea romantica dei genitori che raccontano loro le fiabe. Per un quarto di loro, si tratta di un'esperienza familiare mai fatta e per quasi il 40% solo qualche volta.
Il 30,9% dice, invece, che i genitori raccontano loro le favole spesso o qualche volta. Ad accompagnare la crescita dei bambini sono la tv (preferita ai libri, ai fumetti ed alla radio) e gli strumenti informatici. Un terzo dei bambini intervistati segue la tv da 1 a 3 ore al giorno. Il 7,6% afferma di guardarla mediamente dalle 3 alle 5 ore al giorno e ben l'8,4% oltre 5 ore. Nelle isole si trova la più alta percentuale di bambini 'forti consumatori' di tv. Dato preoccupante è che oltre la metà dei bambini (54,7%) afferma di vedere programmi con il bollino rosso, il 21,6% lo fa in compagnia di adulti. Ad essere più rispettose dell'indicazione sono le bambine. Altro compagno di viaggio dell'infanzia è il computer ed Internet. L'82,1% utilizza il pc. Ad insegnare loro il suo uso sono stati in un terzo dei casi i genitori.
I bambini che navigano su Internet (per il 53,7% non è un uso quotidiano) sono il 46,8%. Lo fanno per giocare con i videogiochi, scaricare musica o film ma non solo. La maggioranza, il 61,2%, utilizza la rete per cercare informazioni di proprio interesse ed il 48,7% a fini di studio. Il rapporto sottolinea anche il rischio chat. Secondo ricerche dell'Icca (International crime analysis association), nel biennio 2003-2004, il 13% dei bambini usa abitualmente le chat.
Il tempo libero ha una caratteristica elettronica: videogiochi e consolle di gioco sono al primo posto (43%), seguono i giochi da tavola (14,8%). Solo il 12,2% ama giocare con le bambole. Il disegno piace sia a bambini che bambine (complessivamente 68,7%). Il wrestling ha un grande successo fra i bambini. Dice di seguirlo ed apprezzarlo il 49,6%. Questa disciplina dice il rapporto è realmente entrata nell immaginario dei più piccoli al punto da suscitare comportamenti di emulazione: al 31,6% dei bambini è infatti capitato di lottare contro qualcuno come al wrestling. Il telefonino è posseduto dalla meta degli intervistati; il 45,9% utilizza forme di abbreviazione della scrittura di sms.
Famiglia e scuola restano le principali agenzie di formazione: il 43,4% dice di imparare le cose dai genitori mentre il 41,4% dalla scuola. Minore è il ruolo degli amici e dei mezzi di comunicazione. Rispetto alle relazioni affettive, é alta la percentuale di bambini che dichiara di non confidare il sentimento di tristezza ad un amico (15,9%) o di farlo solo dietro esplicita domanda (10,4%)
Sui sentimenti di solitudine, incomprensione e diversità i bambini rispondono in maniera piuttosto decisa, dando grande risalto alla solitudine che è una condizione vissuta dal 47,4% del campione. Altri dati: un bambino su 3 legge da uno a tre libri l'anno; il 61,1% dei bambini non è mai andato all'estero; il 72,8% va a mostre e musei; l'amicizia e la famiglia sono i valori più sentiti superando l 80% di preferenze.
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Bambina uccisa e violentata: il maniaco voleva mangiarla
[17-04-06] Una bambina di dieci anni è stata uccisa in Oklahoma da un vicino di casa che intendeva violentare il cadavere, tagliarlo a pezzi e poi mangiarlo. La piccola Jamie Rose Bolin era scomparsa mercoledì.
La polizia di Purcell (Oklahoma) ha annunciato sabato di avere trovato il corpo della bambina nell'armadio di un uomo che abitava nello stesso edificio, nell'appartamento di sotto.
Secondo la polizia Kevin Ray Underwood, 26 anni, aveva premeditato l'orrido delitto per anni. Nella casa gli agenti hanno sequestrato una sega, nastro adesivo, accessori per barbecue, un martello per ammorbidire la carne e una macchina per tagliarla. La piccola Jamie era stata vista per l'ultima volta in una biblioteca.
L'uomo l'avrebbe portata nel suo appartamento ed uccisa colpendola prima alla testa con una tavoletta di legno e quindi soffocandola con del nastro adesivo stretto davanti alla bocca.
La bambina morta era stata poi denudata e violentata. Il corpo è stato trovato in una vaschetta di plastica, dentro un armadio, con un asciugamano per assorbire il sangue. Sul collo della vittima sono state trovate ferite inflitte con una sega.
Secondo la polizia il maniaco aveva preso in esame altre possibili vittime, compresi una donna ed un bimbo di cinque anni, prima di scegliere la piccola Jamie.
Underwood è stato descritto come un tipo tranquillo che amava osservare i bambini giocare all'esterno dell'edificio.
L'uomo era stato fermato dalla polizia dopo che un agente si era insospettito per il suo comportamento.
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Bimba nel sonno accusa il padre
[24-04-06] Ricoverata in un ospedale di Palermo per un piccolo problema di salute, una bambina di cinque anni ha rivelato durante il sonno gli abusi sessuali che il padre l'aveva costretta a subire. L'uomo, un posteggiatore abusivo di 51 anni, palermitano, è stato arrestato dalla polizia. L'Autorità giudiziaria ha poi disposto che la bambina e la madre, che non si era mai accorta di nulla, venissero ospitate in una casa famiglia.
Medici e infermieri dell'ospedale hanno prestato attenzione alle parole e frasi apparentemente sconnesse che la bambina pronunciava durante il sonno. La bimba ha parlato nel sonno per diverse notti, e al risveglio si trovava in uno stato di agitazione. Dalle sue parole sono emersi chiari riferimenti agli abusi sessuali che aveva subito da parte del padre. La vicenda è stata allora immediatamente segnalata alla sezione 'reati sessuali' della squadra mobile di Palermo.
A quel punto gli esperti della polizia hanno cercato di capire cosa era successo sentendo la bambina, con l'aiuto di un'equipe di specialisti, tra i quali psicologi dell'infanzia. In questa sede, stavolta coscientemente e nel pieno delle sue facoltà, la piccola ha confermato il contenuto dei suoi sfoghi notturni con affermazioni chiare ed inequivocabili, ed è stata ritenuta una teste più che attendibile. Per il padre è stato disposto prima un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, poi l'arresto.
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Bambine abusate dai volontari
[08-05-06] In Liberia, ragazzine e bambine, anche di 8 anni appena, sono sfruttate sessualmente dal personale che dovrebbe aiutarle a crescere. Così è scritto nel rapporto-denuncia di Save the Children : ''Le autorità del campo, operatori umanitari, uomini d'affari, caschi blu, funzionari governativi e anche insegnanti sono citati frequentemente''.
Gli intervistati hanno spiegato che le bambine, spinte dalla povertà cronica, hanno avuto relazioni sessuali con uomini di prestigio in cambio di cibo, denaro, vestiti, cellulari, orologi o profumi. "Bambine di 12 anni ma anche di 8 hanno avuto relazioni sessuali abituali con uomini nei campi profughi".
"Questo non può continuare. Deve essere fermato", ha commentato la responsabile dell'ufficio di Londra dell'Ong, Jasmine Whitbread. "Gli uomini che usano le proprie posizioni di potere per sfruttare bambini vulnerabili devono essere denunciati e licenziati. Bisogna fare di più per aiutare i bambini e le loro famiglie". Whitbread ha poi lanciato un appello al nuovo governo liberiano, guidato dal presidente, signora Ellen Johnson-Sirleaf, che ha fatto della lotta allo sfruttamento e alla prostituzione una delle sue bandiere. "La nostra esperienza", ha concluso, "dimostra che senza pressioni dall'alto nulla cambierà".
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Diventare amico dell' UNICEF
[18-06-06] Si può diventare "Amico dell'UNICEF" con una donazione regolare di 15 euro al mese ed entrere a far parte di un gruppo davvero speciale di persone che vogliono fare di più per i bambini.
Il contributo, costante e affidabile, aiuterà l'UNICEF a pianificare più efficacemente i suoi interventi in favore dei bambini in tutto il mondo e a rispondere prontamente alle emergenze umanitarie causate dalle guerre o dalle calamità naturali, in cui proprio loro sono le prime vittime.
Come Amico dell' UNICEF.
1. Si riceverà una tessera personale annuale.
2. Si potrà essere aggiornati periodicamente su quanto realizzato in favore dei bambini.
3. Sarà inviato un riepilogo annuale delle donazioni, che potrà essere utilizzato anche ai fini fiscali. Le offerte all'UNICEF infatti sono deducibili o detraibili dai redditi.

Per maggiori informazioni su "Amici dell'UNICEF" e per adesioni con carta di credito chiama il Numero Verde gratuito dell'UNICEF Italia tel. 800745000
oppure scrivi all'indirizzo e-mail: amici@unicef.it

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Bambini schiavi in Italia
[22_07_06] Trafficavano in bambini: li compravano in Romania a mille euro e una volta raggiunta clandestinamente l'Italia, li costringevano a mendicare o a rubare. Al vertice dell'organizzazione dei baby mendicanti a Roma e Milano c'erano nove romeni, tutti arrestati.
I bambini venivano frustati, costretti a dormire per terra, spesso erano legati. Molti di loro portano sulla pelle le tracce di bruciature di sigarette. Dovevano rendere non meno di 200 euro al giorno. C'è una conversazione telefonica tra una delle piccole vittime e un suo aguzzino che la polizia ha registrato nel febbraio scorso. "Posso tornare?", domanda il bambino. "Quanto hai fatto?". "200 euro". "No, devi rimanere".

Articolo di Enrico Franceschini, tratto da la Repubblica Scuola&Giovani.it, 02_09_06
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Gli sms non fanno male
[09_09_06] I messaggini telefonici non fanno male alla grammatica dei nostri bambini: anzi, sono anch'essi un sistema per imparare a scrivere e ad esprimere la propria creatività. E' questo il sorprendente risultato di uno studio compiuto nel Regno Unito e presentato nei giorni scorsi al congresso della British Psychological Society a Londra.
Il linguaggio usato dagli adolescenti per scrivere gli "sms", pieno di abbreviazioni, numeri, parole deformate o gergali, spesso del tutto privo di punteggiatura e irrispettoso delle regole grammaticali, può "aiutare a migliorare le capacità letterarie" dei giovanissimi, afferma la ricerca: anziché erodere il loro linguaggio, rendendolo più primitivo e scorretto, l'abitudine a scrivere messaggini può "aumentare la consapevolezza fonetica e la creatività linguistica" dei ragazzi.
E' una tesi che contraddice i diffusi timori secondo cui l'inveterato uso degli sms - e per analogia delle email - ha creato una nuova lingua in particolare tra i giovani, limitando la loro capacità di comunicare in modo fluente, ricco e completo. Lo studio, di cui riferiva ieri il Times, è stato condotto da Bev Plaster, uno psicologo della Coventry University, su due gruppi di bambini di undici anni: il primo composto da ragazzi che hanno il telefonino e scrivono messaggini; il secondo gruppo composto da undicenni che non scrivono "sms". Ebbene il professor Plaster ha scoperto che esiste un rapporto diretto tra "text English", l'inglese dei messaggini, e l'inglese che si studia sui banchi di scuola: chi scrive "sms" frequenti e sofisticati è solitamente bravo anche a scrivere temi, riassunti e ricerche a scuola.
"Non ho riscontrato alcun legame tra l'uso a scrivere messaggini e una scarsa capacità scolastica in inglese", afferma lo psicologo. "Al contrario, i ragazzi più bravi a scrivere messaggini erano anche i più bravi nello spelling, nella punteggiatura e nei temi a scuola". Se talvolta uno scolaro infila il linguaggio abbrevviato dei messaggini in una composizione scolastica, conclude lo studioso, è più probabile che lo faccia come forma di protesta o per esprimere una mancanza di rispetto verso gli insegnanti o il compito in classe, che per lacune grammaticali. Generalmente, i ragazzi d'oggi sanno quando si deve usare la lingua scolastica e quando quella dei messaggini, e se le confondono è perché lo fanno apposta, non perché stanno disimparando il primo tipo di linguaggio a vantaggio del secondo.
La ricerca interviene su un argomento di ampio dibattito, in Gran Bretagna e altrove: è lecito che i giovanissimi abbiano il telefonino? I messaggini sono diseducativi? Le risposte fornite dal professor Plaster appaiono consolanti per genitori e insegnanti, visto che il fenomeno ha ormai assunti proporzioni di massa: si calcola che nove milioni di bambini britannici al di sotto dei 15 anni di età possiedano un telefonino, e l'età media in cui viene loro comprato per la prima volta il cellulare è scesa di recente a 8 anni. Un milione di bambini britannici frai 5 e i 9 anni ne hanno uno.

Articolo di Enrico Franceschi tratto da la Repubblica Scuola&Giovani.it, 09_09_06
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Violenza sui bambini
[12_10_06] Nella conferenza stampa presso la sede della SIOI è stato presentato, oggi, a Roma e in contemporanea a New York, il nuovo Rapporto ONU sulla violenza contro i bambini.

Vedi il documento presentato.
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Troppi bimbi soli nella rete
[20_10_06] La necessità di informare bambini, genitori ed insegnanti sui rischi del web e sulle possibilità di proteggersi da ‘cattivi incontri’ è confermata dai risultati di due indagini svolte dalla società di sondaggi SWG. Su un campione di 5.000 genitori con figli tra 11 e 14 anni il 93% naviga in rete ma più della metà sottovaluta i rischi per i minori. Il 40% è infatti ‘poco preoccupato’ e il 24% lascia che i figli ne facciano uso senza controllo. Emerge inoltre che nel 25% dei casi il Pc si trova nella stanza dei ragazzi e in più di una famiglia su quattro (il 28% del campione) i computer non hanno software di parental control per bloccare l’accesso a siti potenzialmente inadatti ai ragazzi. Intanto i bimbi navigano, il 43% tutti i giorni, il 25% 2 – 3 volte a settimana e circa uno su quattro anche più volte al giorno, prevalentemente per cercare informazioni, ricevere o mandare mail o per scaricare musica e video. Internet è diffuso anche nelle scuole: secondo l’indagine dalla SWG, svolta su un campione di 650 insegnanti delle scuole medie, nell’11% degli istituti c’è addirittura la possibilità di connettersi sia da un laboratorio apposito che dall’aula. Il collegamento avviene mediamente 1,3 volte a settimana, con frequenza maggiore (1,7 volte) nelle isole e per una durata media settimanale di 44,9 minuti, che diventano 82,1 nelle isole. Ciò nonostante solo il 36% dei docenti ha seguito corsi di approfondimento sui rischi del web e, in media, il 64% degli insegnanti, con punte fino al 71% nel sud, non ha seguito corsi specifici sui rischi del web. Le maggiori preoccupazioni per i docenti sono che gli studenti navighino su siti con contenuti inadatti (79% del campione) o che prendano virus informatici (29%); ma con forti differenze territoriali. Se al sud e al centro c’è un picco di preoccupazione riguardo ai contenuti (80% e 82%), nelle isole ci si preoccupa molto dei virus (39%), al nord ovest per la pubblicazione di dati sensibili (15% contro una media nazionale del 12%) e al nord est spicca la preoccupazione che i ragazzi possano partecipare ai giochi d’azzardo (10% del campione contro 6% della media nazionale).
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Un sito web tutto per il bambino
[12_01_07] Dagli autori della collana Il bambino naturale - pubblicata da"'Il leone verde Editore" - nasce su Internet un luogo di discussione, dove i temi legati al mondo dei più piccoli sono affrontati in una prospettiva diversa, lontana dagli interessi industriali e commerciali, tipici del mondo moderno. Un sito web voluto per offrire ai genitori - attraverso news, rubriche di approfondimento e forum di discussione - spunti di riflessione che possano aiutarli a scegliere in modo consapevole circa l'alimentazione, la salute e la crescita dei propri figli.

www.bambinonaturale.it
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» Sono 120 mila le bambine soldato.
» Stop ai bambini soldato.

In 13 paesi i bambini soldato
[07_02_07] Un insieme di misure per impedire il reclutamento deibambini soldato e per lottare contro l'impunità di quanti li sfruttano e li gettano nei conflitti è stato approvato da 58 paesi nell'ambito dei lavori della conferenza internazionale 'Liberiamo i bambini della guerra'.

Centinaia di migliaia di bambini soldato continuano ad essere costretti a combattere in almeno 13 stati, dall' Afganistan all' Uganda, sebbene siano passati 10 anni da quando a Citta' del Capo, nel sud Africa, un accordo internazionale promosso dall' Unicef, ne aveva impedito il reclutamento al di sotto dei 18 anni. Lo ha annunciato 'Save the children', l' organizzazione internazionale per i diritti dei bambini.

I bambini soldato sono costretti a combattere in Afganistan, Burundi, Chad, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Costa d' Avorio, Myanmar, Nepal, Filippine, Sri Lanka, Somalia, Sudan e Uganda. Secondo una relazione dell' Unicef del 2003, 8.000 bambini soldati in Afganistan sono stati prelevati ma non completamente reintegrati nella societa'. Per 'Save the children' 10.000 bambini associati con i ribelli del Lord resistance army sono ancora nelle formazioni militari in Uganda e nello Sri Lanka ne sono stati reclutati 5.000 dal 2001. Bambini di 8 anni sono stati reclutati dalle forze del governo nel Sudan, e piu' di 8.000 sono ancora usati dai ribelli e dai gruppi di milizie nell' Africa dell' ovest. Nella guerra tra le forze governative e quelle delle Corti islamiche in Somalia sono stati reclutati per combattere anche ragazzini di 12 anni. ''Le bambine sono difficili da trovare, sono nascoste.

Diventano le mogli o le schiave sessuali dei soldati'', ha detto Pernille Ironside della sede dell' Unicef in Congo per il quale 4.000 bambini devono ancora essere recuperati nella regione. In Uganda - secondo un documento del novembre scorso - si stima ci siano circa 6.500 bambine soldato, rapite dai ribelli del Lord Resistance Army (il 33% del numero totale dei minori combattenti nel Paese). Nella Repubblica democratica del Congo sarebbero 12.000 le bambine ancora associate con le forze armate; nello Sri Lanka 21.500 bambine sono state coinvolte nel conflitto armato in corso (il 43% dei bambini soldato del Paese). Nella maggior parte dei casi il reclutamento avviene con il rapimento, anche se sono molte le giovani che si uniscono agli eserciti per reazione alle violenze subite o spinte dalla ricerca di protezione, di cibo e del necessario per sopravvivere.
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