(Bambini, pagina 1)


 

I bambini del Planet per i bambini del Mondo
E’ iniziata a luglio e terminerà a dicembre l’iniziativa che vede il famoso locale di Roma “Planet Hollywood” al fianco di Ai.Bi, l’associazione di volontariato Amici dei Bambini.
Grazie a questo esplosivo connubio i bambini più fortunati possono aiutare quelli che non hanno avuto la fortuna di nascere in un mondo sano, libero e senza povertà.
Il famoso locale di Via del Tritone applica, infatti, uno sconto sul Kid’s Menu; mentre lo staff del Planet fornisce la busta “Amici dei Bambini” per permettere ai piccoli clienti ed ai loro genitori di fare offerte a sostegno dei compagni più bisognosi.
www.aibi.it
Torna al sommario

Basta “un soldo di cacio"
Piccole star in erba hanno debuttato allo Sperimentale di Ancona, devolvendo interamente i proventi dello spettacolo all’AMBALT, l’associazione che si occupa dei bambini dell’Ospedale Salesi, affetti da leucemie e tumori.
I piccoli protagonisti, che fanno parte della Compagnia Marchigiana di operetta per bambini, “Zonamusica”, hanno impegnato circa un anno e mezzo della loro vita, per riuscire a preparare al meglio la bella iniziativa.
“Una storia da raccontare: per un soldo di cacio”, questo il titolo dell’operetta che nasce dalle idee dei bambini, raccolte ed elaborate. Una storia che parla di amicizia, diversità e ricerca; temi che si sposano perfettamente con lo spirito umanitario dell’iniziativa.
La storia raccontata è quella di un soldo di cacio che improvvisamente si perde nella foresta. Un luogo spaventoso, ma soprattutto sconosciuto al povero soldo di cacio. In suo aiuto accorrono, così, l’amico elefante e due funghi investigatori. Da qui inizia una lunga ricerca che porterà i tre personaggi a vivere splendide emozioni. La foresta è, infatti, un luogo straordinario e tanti sono gli incontri interessanti che i tre fanno con personaggi di ogni specie. Solo alla fine e dopo mille peripezie, l’elefante e i due funghi riusciranno a ritrovare il loro soldo di cacio. L’amico è, però, cambiato… e tanto! L’avventura nella foresta lo ha, infatti, maturato, insegnandogli a vincere ogni paura. Ora non è più un soldo di cacio ma una grossa forma di grana! La trama è avvincente e contiene un messaggio di coraggio per tutti i bambini malati.
Ma la bella iniziativa che ha avuto il merito di raccogliere fondi utili all’AMBALT, è servita anche ad avvicinare questi piccoli attori a quei tanti bambini che sono costretti a vivere un momento difficile della loro vita. E’ forse pensando a loro che dopo un primo difficile impatto, i piccoli protagonisti hanno superato ogni timore, dimostrandosi infine dei veri professionisti dello spettacolo.
Il sito dell’associazione AMBALT è: www.ambalt.com
Torna al sommario

Cercasi mamma e papà disperatamente
Sono circa 8 milioni in Brasile i bambini abbandonati per le strade, che vivono di espedienti e piccoli furti. Eppure per salvare la loro vita ed il loro futuro basterebbe contattare "Nuovi Spazi al Servire".
L'associazione no-profit che opera nei paesi in via di sviluppo offre, infatti, lo strumento dell'adozione a distanza per assicurare a questi poveri piccoli abbandonati un futuro migliore. In questo modo, molti bambini hanno già potuto frequentare corsi scolastici e professionali ed hanno imparato a coltivare la terra per sé e per la propria famiglia.
Ma con un piccolo contributo mensile è possibile garantire al bambino, oltre all'istruzione, anche l'acquisto di indumenti e il pasto caldo giornaliero. Inoltre, è possibile avere un rapporto diretto con il bambino grazie ad una scheda informativa e una relazione sulle sue condizioni psicologiche e il rendimento scolastico.
L'associazione "Nuovi Spazi al Servire" che è attiva dal 1984, ha finora realizzato diversi importanti progetti. A Capogrande nel Brasile è riuscita a trasformare il lebbrosario in un vero e proprio ospedale, mentre a Wamba nel Kenia ha costruito un laboratorio di analisi, alloggi e una scuola per infermieri.
Ma tra le azioni di valore internazionale promosse da "Nuovi Spazi al Servire", va sicuramente ricordata la campagna mondiale per la vaccinazione dei bambini contro la poliomielite, poi fatta propria dal Rotary International con l'obiettivo di sconfiggere il morbo entro il 2005. Dal 1985 fino ad oggi, "Nuovi Spazi al Servire" ha raccolto 1 miliardo e 126 milioni di lire per sconfiggere la poliomielite nel mondo

Torna al sommario

Lega del Filo d'Oro
In oltre 35 anni di attività, la Lega del Filo d'Oro ha creato tutta una serie di strutture che le consentono di offrire l'assistenza più qualificata ad un numero sempre più elevato di persone sordocieche, in diverse parti del territorio. La sede centrale della Lega é Osimo dove si opera principalmente attraverso tre strutture: il Centro diagnostico e di documentazione, il Centro di Riabilitazione e la Comunità Kalorama. Con l'apertura delle sedi di Milano, Roma e Napoli e la collaborazione di operatori territoriali la Lega del Filo d'Oro é diventata un importante punto di riferimento per i sordociechi di altre regioni. Con la creazione della Comunità Alloggio di Milano ha potuto offrire a 5 adulti sordociechi una vera casa, nella quale possono imparare a vivere in modo più autonomo. Inoltre, la lunga esperienza e il continuo confronto con enti di altri Paesi le consentono di offrire una preziosa consulenza a enti e istituti italiani, sia pubblici che privati.
Per saperne di più visita il sito www.legadelfilodoro.it
Torna al sommario

Una risposta allo sfruttamento minorile
Dopo l’Abruzzo anche la Toscana dice no allo sfruttamento minorile. Per essere sicuri di fare acquisti e non alimentare il lavoro minorile la regione Toscana ha, infatti, istituito il marchio etico. Si tratta di uno standard di riferimento in grado di accertare l’eticità delle aziende che realizzano una parte del loro lavoro all’estero.  Il requisito indispensabile per ottenere la Social Accountability 2000 (SAI) è rappresentato dal rispetto delle convenzioni internazionali stipulate dall’Onu sul lavoro minorile e sui diritti umani e dei bambini. Prima della Toscana solo l’Abruzzo nel febbraio del 2000 aveva deciso di istituire il marchio etico. Nessun’altra regione italiana ha, infatti, ancora adottato l’importante iniziativa. Eppure lo sfruttamento minorile è un fenomeno molto diffuso nel mondo. Secondo l’IPEC (Programma internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile) dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), nel mondo sono circa 250 milioni i bambini tra i 5 e i 14 anni impiegati in varie attività, di cui 140 mila bambini e 110 mila bambine. Tra i paesi maggiormente coinvolti: l’Asia e l’Africa. In Asia il Bhutan presenta una percentuale di bambini sfruttati pari al 51,05%, a Timor Est invece la percentuale è del 45,39%, nel Nepal del 45,18% e nel Bangladesh del 30,12%. In Africa, tra i paesi dove lo sfruttamento minorile è più cospicuo c’è il Mali con il 54,53%, il Burkina Faso con il 51,05% e il Burundi con il 48,97%. Occorre, però, precisare che in queste stime non vengono considerati i bambini di età compresa tra i 14 ed i 15 anni e quelli impiegati in lavori domestici, poiché le due categorie sono difficilmente quantificabili. Qualora anche queste due categorie potessero essere valutate, le percentuali sarebbero notevolmente superiori. Tra le attività in cui i minori vengono maggiormente impiegati troviamo: il lavoro domestico, il lavoro forzato che comprende forme di schiavitù, lo sfruttamento sessuale, il lavoro in industrie o piantagioni, il lavoro in strada, il lavoro nella propria famiglia.
Per saperne di più visita: www.alisei.org; www.unicef.org; www.minori.it; www.ilo.org
Per avere maggiori informazioni sul “Social Accountability International” visita il sito: www.cepaa.org
Torna al sommario

Rapporto Unicef sullo sfruttamento sessuale dei bambini
2° Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale dei bambini (Yokohama 17-20 dicembre 2001)

"È difficile immaginare un ostacolo più grande di quello rappresentato dal commercio sessuale di bambini nel cammino verso la realizzazione dei diritti umani. Eppure la tratta dei bambini è solo un elemento del problema ancor più diffuso e profondamente radicato degli abusi sessuali. Milioni di bambini in tutto il mondo sono sfruttati per il sesso a pagamento. Comprati e venduti come un qualsiasi bene, fatti oggetto di commercio all'interno e al di fuori dei confini nazionali, gettati in situazioni quali i matrimoni forzati, la prostituzione e la pornografia infantile. Molti di loro subiscono danni profondi e talvolta permanenti. Il normale sviluppo fisico ed emotivo viene compromesso, come pure l'autostima e la fiducia. Alla stragrande maggioranza viene anche negato il diritto all'istruzione come pure il minimo momento di divertimento e gioco", con queste parole il Direttore dell'UNICEF Carol Bellamy ha lanciato il Rapporto sullo sfruttamento sessuale dei bambini" pochi giorni prima dall'apertura del secondo Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale dei bambini, che si svolgerà a Yokohama tra il 17 e il 20 dicembre, organizzato dal governo del Giappone, UNICEF, ECPAT International e il Comitato Ong (per la Convenzione) sui diritti dell'infanzia.
"In tutto il mondo si va generalizzando la consapevolezza che questi affronti ai diritti dei bambini sono assolutamente intollerabili- ha proseguito Bellamy - "Tolleranza zero significa mettere fine alla tratta dei bambini, alla loro vendita, imprigionamento e tortura. Significa eliminare ogni orribile aspetto dello sfruttamento sessuale commerciale dei bambini. Secondo la Convenzione sui diritti dell'infanzia del 1989, ratificata da 191 paesi, i bambini hanno il diritto di essere protetti da ogni forma di sfruttamento sessuale e di abuso. Nell'ottobre 2001 il mondo ha compiuto un altro passo verso il rispetto di tale diritto con la decima ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell'infanzia sulla vendita di bambini, la prostituzione e la pornografia infantili. Questa ratifica significa che il Protocollo diventerà uno strumento legalmente vincolante nel gennaio 2002 e che gli Stati firmatari saranno obbligati a mettere in vigore leggi basate sui suoi standard. Ora - in vista del congresso di Yokohama - spetta a tutti noi - governi, organi legislativi, organizzazioni internazionali e società civile a tutti livelli - fare in modo che si accordi all'eliminazione dello sfruttamento sessuale e degli abusi la stessa massima priorità, cui facciano seguito azioni nazionali adeguate. I bambini del mondo non meritano nulla di meno".

Il commercio sessuale è un'industria da molti miliardi di dollari, fondata sull'avidità e che prospera a scapito delle persone più deboli. Con freddezza e calcolo si punta ai bambini per la loro facilità di scambio e il loro valore monetario. In molti paesi, l'industria del sesso alimenta l'espansione dell'industria turistica ed è una consistente fonte di guadagni in valuta estera. Uno studio sull'economia illegale in Thailandia, per esempio, ha rivelato che dal 1993 al 1995 la prostituzione ha rappresentato dal 10 al 14% del prodotto interno lordo (PIL). Si calcola che un terzo delle donne thailandesi coinvolte nella prostituzione siano minorenni.

Lo sfruttamento sessuale a scopo di lucro dei bambini assume molte forme e ha molte facce. I bambini sono obbligati alla schiavitù da una catena di persone, ognuna delle quali trae un qualche profitto da questa attività. Questa catena, che lega il bambino all'uomo che ne abusa, il quale talvolta vive a migliaia di chilometri di distanza, può essere lunga e passa per intermediari quali gli adescatori, i trasportatori, i proprietari di bordelli e i ruffiani.

Il Rapporto dell'UNICEF, che è anche un tributo al coraggio di molti bambini che sono stati colpiti da questo commercio disumano, riporta le commoventi parole dei bambini stessi insieme con le opinioni appassionate e competenti di personalità illustri e autorità. Nel Rapporto vengono anche descritte le nuove misure legislative che stanno contribuendo a proteggere i bambini, come pure il coraggio e la dedizione di coloro che lavorano in prima linea per arrestare questa forma di violenza contro i bambini.

Ciò che emerge dal Rapporto è il senso della complessità e dell'ampiezza del problema e i vari fattori che alimentano sia la domanda che l'offerta di bambini. Il fatto di aver subito abusi sessuali innalza il rischio che un bambino venga trascinato nel commercio sessuale; la povertà, la discriminazione sessuale, i problemi familiari, i conflitti e l'instabilità politica creano situazioni in cui i bambini, e le bambine in particolar modo, divengono facilmente delle vittime.

Emerge anche una conclusione incontrovertibile: l'istruzione è fondamentale. Essa dà ai bambini le capacità necessarie per proteggersi dagli abusi nonché le conoscenze utili per cambiare e migliorare le loro vite. In senso più ampio, l'istruzione è la chiave per eliminare gli abusi sessuali e lo sfruttamento dei bambini. Le scuole devono educare i bambini a riconoscere ed evitare le situazioni ad alto rischio. Inoltre, le società devono essere disposte a riconoscere e prendere iniziative contro lo sfruttamento dei loro bambini. Passi avanti sono stati compiuti in Albania, nella Repubblica Dominicana, in Kenya, in Cambogia.

L'istruzione e una maggiore presa di coscienza fanno emergere la realtà degli abusi sessuali e dello sfruttamento dei bambini. Le forze che perpetuano gli abusi sessuali e lo sfruttamento dei bambini sono molte e potenti: il crimine organizzato, la povertà e la disgregazione sociale, l'avidità, le tradizioni e le credenze, la vergogna, la negazione e la crescita del mercato della droga.

Sfruttamento sessuale a scopo di lucro- Fatti e cifre
Dal momento che lo sfruttamento sessuale dei bambini a scopo di lucro è in gran parte nascosto, è spesso difficile raccogliere dati precisi. Inoltre, la definizione della prostituzione infantile e dello sfruttamento sessuale varia a seconda degli studi. Alcune stime includono bambini di strada che possono vendere sesso se qualcuno gli fa un'offerta, altre includono solo bambini che lavorano in bordelli o saloni di massaggio, dove molti sono tenuti in uno stato che non ha niente di diverso dalla schiavitù. Anche se incompleti, i dati evidenziano un problema complesso.

Non ci sono cifre adeguatamente documentate sul numero di bambini che sono sfruttati sessualmente a scopo commerciale. La natura clandestina dell'industria internazionale del sesso ha reso impossibile andare oltre le stime approssimative, ma l'UNICEF valuta che circa un milione di bambini ogni anno viene introdotto nel commercio sessuale.

- Asia Watch, un'organizzazione non governativa (Ong), ha riportato che 50.000 ragazze nepalesi sono state vendute e mandate in India per essere costrette a lavorare nei bordelli di Bombay.
- nella Repubblica Dominicana si calcola che 25.000 bambini siano lavoratori del sesso.
- Nell'Africa occidentale sono circa 35.000 i bambini lavoratori del sesso.
- In Lituania si ritiene che un numero oscillante fra il 20 e il 50% delle prostitute sia costituito da minorenni. È noto che bambine appena undicenni lavorano come prostitute nei bordelli e che bambini provenienti da istituti, alcuni fra i 10 e i 12 anni, sono stati utilizzati per girare film pornografici.
- In Cambogia un sondaggio condotto dalla Vigilanza sui diritti umani (Human Rights Vigilance) su 6.110 persone intervistate, coinvolte nella prostituzione, nella città di Phnom Penh e in undici province ha riscontrato che il 31% degli intervistati erano bambine e bambini fra i 12 e i 17 anni.
- Il vincolo del debito è spesso il modo in cui le ragazze vengono forzate alla prostituzione in molti paesi asiatici, fra cui India, Myanmar, Nepal, Pakistan e Thailandia. Le ragazze devono lavorare per restituire il denaro preso in prestito dai genitori o da un tutore e non possono smettere di prostituirsi finché il debito non sia stato completamente estinto.
- Uno studio condotto negli Stati Uniti ha rivelato che su cinque bambini che navigano regolarmente su Internet uno viene avvicinato da sconosciuti a scopo sessuale. Un altro studio ha rivelato che ogni anno circa 104.000 sono bambini vittime di abusi sessuali.
- In Thailandia si stima che una cifra intorno ai 300 milioni di dollari venga trasferita ogni anno dalle città alle aree rurali da donne che si prostituiscono.
- Uno studio pakistano ha rilevato, basandosi solo su casi denunciati, che in Pakistan ogni tre ore ha luogo uno stupro che coinvolge una donna o un bambino.
- Una ricerca condotta su studenti di liceo e universitari in Sri Lanka ha rivelato che il 12% delle ragazze, e un numero ancora maggiore di ragazzi (il 20%) ha affermato di aver subito abusi sessuali durante l'infanzia. Le ragazze hanno evitato di dire agli intervistatori in che relazione erano con chi ha commesso l'abuso. I ragazzi più spesso hanno detto che si è trattato di un familiare.
- Nell'Europa sudorientale la tratta di donne e bambini segue spesso le stesse vie usate per il traffico di droga e armi.
- Secondo un'indagine della rivista India Today, in India ci sono fra 400.000 e 500.000 prostitute bambine.
- In Messico uno studio condotto su sei città (Acapulco, Cancún, Ciudad Juarez, Guadalajara, Tapachula e Tijuana) stima che in totale siano 4.600 i bambini sfruttati sessualmente in queste città. A livello nazionale, si ritiene che i bambini sfruttati siano circa 16.000.
- Dal 1996 al 1998, circa il 40% degli stupri e dei tentativi di stupro denunciati in Sudafrica ha avuto per oggetto ragazze fino a 17 anni. Il 20% delle giovani donne intervistate nel distretto meridionale di Johannesburg ha raccontato di aver subito un episodio di abuso sessuale entro i 18 anni.

Abusi sessuali - un segreto vergognoso
Gli abusi sessuali sono la forma di violenza sui bambini più nascosta e meno denunciata. E i bambini che hanno subito abusi sessuali sono a più alto rischio di essere trascinati nel commercio sessuale.
I bambini che hanno subito abusi sono un bersaglio privilegiato per gli sfruttatori. Uno studio del 1999 finanziato dall'UNICEF sullo sfruttamento sessuale in Costa Rica ha rilevato che l'83% dei ragazzi e quasi il 79% delle ragazze intervistati ha dichiarato di aver subito abusi sessuali prima dei 12 anni. Sul totale della popolazione studiata, il 48% era stato coinvolto nell'attività sessuale commerciale a circa 12 anni o anche prima. Quasi il 60% del campione ha detto di bere alcol e fumare crack giornalmente. Quasi il 55% ha dichiarato di fare uso giornaliero di marijuana, il 53% di farmaci e circa il 20% di sniffare colla.
La maggior parte degli abusi sessuali sui bambini non arriva mai all'attenzione delle autorità governative. L'imposizione di mantenere il segreto e il forte senso di vergogna possono impedire che i bambini - e gli adulti al corrente degli abusi - cerchino aiuto. Gli studi esistenti presentano un quadro allarmante: una ricerca condotta su studenti di liceo e universitari nello Sri Lanka ha rivelato che il 12% delle ragazze e il 20% dei ragazzi dicono di aver subito abusi sessuali da bambini; in uno studio eseguito a Kingston (Giamaica), è stato riportato che su 450 scolari fra i 13 e i 14 anni, il 13% aveva subito un tentativo di stupro. Negli Stati Uniti uno studio nazionale sui ragazzi fuggiti di casa o senzatetto ha rilevato che il 17% di questi ultimi era stato costretto ad attività sessuale contro la propria volontà da un membro della famiglia.

E i ragazzi?
Se ne parla raramente, ma anche i maschi sono esposti allo sfruttamento sessuale a fini commerciali. Anche se sono principalmente le bambine a essere sfruttate in locali organizzati, bordelli o case, i ragazzi passano il tempo da soli o in piccoli gruppi e vengono adescati nelle strade, nei parchi, nelle piazze e sulle spiagge.
I circa 20.000/30.000 minori che si prostituiscono in Sri Lanka sono principalmente maschi. I pedofili possono organizzarsi dall'Europa in modo da avere uno o più ragazzi pronti al loro arrivo. Nella Repubblica Dominicana ragazzi giovani, noti come "Sanky Panky", vanno con i turisti stranieri sulle spiagge di Boca Chica e Sousa; alcuni stringono relazioni che durano anni. Questi ragazzi di spiaggia, a volte appena tredicenni, divengono partner abituali di un turista sessuale durante la settimana annuale di vacanza di quest'ultimo. Ad Haiti l'industria turistica prevede ormai da anni relazioni sessuali fra ragazzi locali e turisti provenienti dagli Stati Uniti e dall'Europa. A Praga la prostituzione dei giovani è ben organizzata. Questi ragazzi sono in maggioranza compresi fra i 14 e i 20 anni, provengono da famiglie con problemi e sono scappati dalle loro case e dai loro villaggi in cerca di facili guadagni. In città come Alessandria, Marrakesh e Tunisi gli sfruttatori, spesso turisti, provengono dalla stessa nazione, da altre nazioni limitrofe, o dall'Europa. I giovani maschi sono particolarmente ricercati. L'FBI stima che più del 50% di tutto il materiale pornografico infantile sequestrato negli Stati Uniti rappresenti ragazzi.
I ragazzi sono anche vittime di violenze e abusi sessuali. In Africa i giovani vengono spesso reclutati nelle forze armate non solo per combattere, ma anche per essere sfruttati sessualmente dai soldati. In Bosnia e in Erzegovina, durante il conflitto, i maschi venivano costretti a commettere atrocità sessuali gli uni contro gli altri. Per i bambini è particolarmente difficile rivelare simili abusi. Se l'abuso è stato commesso da una donna, il bambino può non denunciarlo perché in molte culture le esperienze sessuali sono un modo per dimostrare la propria virilità. Gli ideali di mascolinità vogliono che nessun uomo opponga mai resistenza a un rapporto. Il ragazzo può non ammettere, perfino con se stesso, di essere stato violentato. Se l'abuso è commesso da un maschio, un ragazzo potrebbe temere di essere ritenuto omosessuale, un argomento tabù in molte culture.

Matrimonio precoce: una tradizione dannosa
Sebbene l'età minima legale per sposarsi sia cresciuta in tutti i paesi del mondo, spesso le tradizioni hanno la precedenza sulle nuove leggi. Per esempio, in Nepal - dove l'età media per il primo matrimonio è di 19 anni - il 7% delle ragazze si sposa prima di raggiungere i 10 anni e il 40% prima dei 15. In Niger, Afghanistan e Bangladesh, rispettivamente il 70%, 54% e 51% delle ragazze si sposa prima dei 18 anni. Spesso lo sposo è un lontano parente; alcuni hanno il doppio o il triplo dell'età della sposa. Molte adolescenti che partoriscono lo fanno senza frequentare corsi pre-parto e senza l'aiuto di un'ostetrica professionista. Ogni anno moltissime di esse, circa 60.000, muoiono a causa di complicazioni del parto o per pratiche abortive pericolose.
Nei matrimoni con bambine gli abusi sono comuni. Uno studio del 2000 ha riscontrato che in Giordania il 26% dei casi denunciati di violenza domestica erano stati commessi contro donne minori di 18 anni. Le bambine che scelgono di scappare per disperazione, o che scelgono uno sposo contro la volontà dei genitori, possono essere punite o addirittura uccise dalle famiglie.

La tratta
Il rapporto UNICEF parla anche del flagello della tratta dei bambini e delle bambine e riporta una stima di fonte inedita: la CIA stima che ogni anno vengano avviati illegalmente verso gli Stati Uniti da 45.000 a 50.000 donne e bambini, legati all'industria del sesso, o destinati a fabbriche e ad altri lavori in condizioni disumane.
Attivisti delle Ong stimano che ogni anno i trafficanti conducano in India dalle 10.000 alle 15.000 donne e bambine provenienti dal Bangladesh. Nonostante questo paese abbia una delle legislazioni più rigide contro la tratta: la Legge sulla prevenzione dell'oppressione di donne e bambini, promulgata nel 2000 in Bangladesh, rende la tratta di bambini punibile con l'ergastolo o la morte. Eppure, nonostante la presenza di una legge simile, il traffico di donne e bambini dal Bangladesh verso l'India, il Pakistan e i paesi del Medio Oriente rimane un problema enorme, con poche azioni legali intraprese per questo tipo di reati.
Sebbene negli ultimi anni il tema della tratta di bambini sia stato messo in luce e diverse siano state le risposte legislative da parte di diversi stati e della comunità internazionale per combattere questo crimine, il problema appare ancora lontano dall'essere risolto.

La tratta di bambini dall'Albania
Dalla caduta del comunismo nel 1991 l'Albania è divenuta uno dei principali paesi che alimentano la tratta di bambini negli Stati europei vicini. I trafficanti controllano i bambini costantemente, di solito raccogliendo i loro guadagni, sebbene talvolta inviino denaro a casa ai genitori. I bambini fra i 4 e i 7 anni sono particolarmente valutati, perché sono quelli che riescono a raccogliere più denaro. E i trafficanti arrivano anche ad "affittare" neonati per le mendicanti. Si calcola che almeno 3.000 bambini albanesi siano stati portati in Grecia e in Italia per chiedere l'elemosina.
La povertà, l'ignoranza e la condizione di inferiorità delle donne sono alla base della tratta. Con un PNL pro capite di 870 dollari (1999), l'Albania è il secondo paese più povero d'Europa (il primo è la Moldavia, anch'essa fra le maggiori fonti della tratta di bambini). Tutto questo, con il disordine sociale determinato dalla crisi nei Balcani, rende l'Albania terreno fertile per i trafficanti. Si stima che il 60% degli albanesi vittime della tratta siano bambini, indotti con l'inganno o la forza a prostituirsi (anche se nel marzo 2001 l'Albania ha introdotto una nuova legge contro la tratta).
Praticamente quasi ogni città albanese è stata toccata dalla tratta. Secondo un rapporto del 2001 condotto da Save the Children, ci sono 30.000 albanesi che lavorano all'estero come prostitute. La maggior parte di loro sono ragazze adolescenti che sono state costrette, ingannate e rapite, da protettori e trafficanti albanesi spesso noti alle famiglie. In alcune aree remote, nelle quali le ragazze devono camminare per lunghi tragitti per andare a scuola, fino al 90% delle ragazze non frequenta più il liceo per ragioni di sicurezza. Le ragazze sono vendute a protettori in Italia per una cifra che oscilla fra i 2.500 e i 4.000 dollari; a quanto si dice, una vergine può arrivare a 10.000. Talvolta le ragazze vanno all'estero per diventare prostitute, pensando di 'arricchirsi in fretta' e ritirarsi, non consapevoli della brutalità che dovranno affrontare.

L'impatto dei conflitti armati sullo sfruttamento sessuale dei bambini
I conflitti armati sono orribili per tutti, ma per le donne e i bambini possono portare ulteriori rischi di violenza sessuale e di sfruttamento, con stupri, torture, mutilazioni e schiavitù sessuale.
Le ragazze non accompagnate sono spesso catturate da uomini, militari o civili, che le utilizzano come lavoratrici coatte nelle loro famiglie, o come "mogli". Nella Sierra Leone, si ritiene che circa 10.000 donne siano state rapite, per lo più in aree rurali, per servire il Fronte Unito Rivoluzionario (RUF). Altre sono state "donate" da parenti. Il loro ruolo primario era quello di fornire servizi domestici e sessuali. Lo stupro e il sesso di gruppo sono comuni nei campi militari.
In Colombia ragazze appena dodicenni si sono sottomesse alle forze paramilitari per difendere le loro famiglie. In Liberia uno studio recente ha scoperto che bambine di soli 10 anni venivano sfruttate sessualmente dai soldati nelle basi militari. Nelle Filippine si ritiene che turisti e truppe militari costituiscano il 40% degli sfruttatori sessuali. In Thailandia l'industria del sesso interna si è significativamente espansa dopo gli anni '50 anche a causa dell'afflusso di militari USA che si recavano nel paese per riposarsi e rilassarsi durante le guerre di Corea e del Vietnam.
http://www.unicef.it/sintesisex.htm

Torna al sommario

La fame uccide 5,6 milioni di bambini
[03_05_06] Oltre un quarto dei bambini sotto i 5 anni nei paesi in via di sviluppo sono sottopeso, molti dei quali a rischio di vita. Si calcola che circa 5,6 milioni di bambini nel mondo muoiono a causa, diretta o indiretta, della fame o della malnutrizione. Lo sostiene l'Unicef in un rapporto sulla nutrizione in cui sottolinea però che dal 1990 è "leggermente diminuita" (meno 5%) la percentuale dei bambini sottopeso under 5.

Le carenze nutrizionali - prosegue l'agenzia per l'infanzia dell'Onu - continuano però a pesare come "un'epidemia globale, contribuendo a oltre la metà di tutti i decessi infantili, che ogni anno superano i 5,6 milioni di morti".

Il rapporto dell'Unicef spiega che un bambino su 4 con meno di 5 anni risulta sottopeso (nei paesi in via di sviluppo sono oltre 146 milioni); circa la metà vive in 3 soli paesi, India, Bangladesh e Pakistan. La regione con gli indicatori peggiori è l'Asia meridionale, con una percentuale vertiginosa di bambini, il 46%; Bangladesh (48%), India (47%) e Nepal (48%) hanno, insieme all'Etiopia, i più alti livelli di denutrizione infantile.

Anche nei paesi industrializzati le disuguaglianze sociali sono in crescita e tassi di denutrizione significativi possono ancora riscontrarsi tra le minoranze etniche. L'obesità, di contro, sta divenendo un grave problema di salute pubblica. "La mancanza di progressi nella lotta alla denutrizione - ha detto il direttore generale dell'Unicef, Ann M. Veneman - sta provocando gravi danni tanto ai bambini quanto alle nazioni. Pochi fattori hanno un impatto maggiore della nutrizione sulle possibilità di un bambino di sopravvivere, imparare con profitto e sfuggire a una vita di povertà".

Il rapporto dell'Unicef ricorda uno degli Obiettivi di sviluppo del millennio: debellare la povertà estrema e la fame entro il 2015. Raggiungere questo risultato significa dimezzare la percentuale di bambini che sono sottopeso, il segno più visibile, per l'Unicef, di denutrizione: "ma le tendenze attuali - dice - indicano che il mondo è ancora fuori rotta".

"Per ogni bambino visibilmente denutrito - continua Veneman - ve ne sono molti altri che combattono una crisi nutrizionale nascosta. Molti hanno carenze di vitamine e minerali fondamentali, quali iodio, vitamina A e ferro". Ad esempio, la carenza di iodio nella dieta alimentare lascia ogni anno 37 milioni di nuovi nati esposti a disabilità dell'apprendimento, mentre la carenza di ferro è tra le principali cause di mortalità materna".

Torna al sommario

A chi rivolgersi quando esiste un sospetto di abuso
"Quando si ha il sospetto di trovarsi di fronte a un bambino vittima di abuso, occorre rivolgersi senza esitazioni a chi è in grado di capire e intervenire, perché ha col bambino un rapporto costante: ad esempio il pediatra, gli insegnanti. Ma è essenziale sapere che ci si può rivolgere anche direttamente ai servizi comunali di assistenza sociale, ai servizi di neuropsichiatria infantile (ogni ASL può fornire indirizzi e telefoni di zona), e agli Uffici minori istituiti dalla Polizia di stato (raggiungibili chiamando il 113).

I pediatri di base con l'UNICEF per la prevenzione della pedofilia e dell'abuso sull'infanzia.
La FIMP (Federazione italiana medici pediatri) e il Comitato Italiano per l'UNICEF ritengono che, accanto ai dibattiti e alle denunce sulle cause, la prevalenza e l'efferatezza del fenomeno pedofilia e dell'abuso sull'infanzia in Italia, che rappresentano una reazione immediata, ma probabilmente limitata nel tempo, siano necessari atti concreti che anche in futuro permettano attenzione continua, sensibilizzazione e sostegno per fanciulli e genitori.

FIMP e UNICEF ritengono che siano necessarie iniziative che abbiano come obiettivo la prevenzione, l'individuazione e il superamento delle problematiche legate alla pedofilia e all'abuso (e, conseguentemente, anche ad altre situazioni di disagio e sofferenza dell'infanzia), iniziative che siano in grado di prolungarsi nel tempo e divenire abitudine e pratica quotidiana.

FIMP e UNICEF hanno deciso perciò di collaborare in maniera propositiva in una campagna che ha come obiettivo la prevenzione della pedofilia e dell'abuso sull'infanzia, campagna che ha il patrocinio del Dipartimento Affari Sociali della Presidenza del Consiglio e del Ministero della Sanità.
La campagna di formazione, sensibilizzazione e informazione, rivolta in primo luogo agli stessi medici pediatri, anche attraverso corsi di formazione, ma anche alle famiglie e ai bambini stessi, tramite poster e pieghevoli che saranno presenti in tutti gli studi e sale d'aspetto dei pediatri di base. La FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) conta quasi 7000 pediatri di base, che da più di 20 anni, all'interno del Servizio Sanitario Nazionale, operano per la tutela globale della salute del bambino e che sono dei sensori aperti collocati capillarmente nel tessuto sociale, naturali mediatori della comunicazione e dell'ascolto per bambino e famiglia.
http://www.unicef.it/abusi.htm
Torna al sommario

Cos'é ecpat?
"ECPAT è una rete di organizzazioni e singoli individui che operano insieme per eliminare la prostituzione infantile, la pornografia infantile e il traffico di bambini a scopi sessuali.
ECPAT nasce in Tailandia nel 1991 per affrontare l'allarmante crescita esponenziale della prostituzione infantile e dell'incidenza che il turismo aveva nell'estendersi di tale fenomeno.
ECPAT e' oggi presente in piu' di 40 paesi.
Nel 1994 nasce in Italia e dal 1998 e' costituita come ONLUS.
ECPAT-Italia è autonoma, pluralista, apartitica, aconfessionale, a carattere volontario e democratico e non persegue finalità di lucro. L'associazione adotta la denominazione di Organizzazione Non Lucrativa e di Utilità Sociale (ONLUS) e opera su tutto il territorio nazionale.
· Lavora a stretto contatto con organizzazioni non-governative, UNICEF, ILO e numerosi altri gruppi individuali.
· Collabora con le forze dell'ordine del paese d'appartenenza e con l'Interpol.
· Affianca l'industria turistica nella lotta contro il turismo sessuale che sfrutta i bambini.
· Sensibilizza le autorità locali affinché mettano a punto strategie per la protezione del bambino da ogni forma di sfruttamento sessuale.
· Identifica e denuncia le attività degli sfruttatori in Italia e all'estero.
· Fa azione di lobbying per l'approvazione di leggi o il miglioramento di quelle esistenti per una più efficace protezione dei minori.
· Lavora con insegnati e studenti per approfondire lo studio dei diritti umani; dello squilibrio nord-sud; del turismo responsabile, rispettoso della dignità dell'altro.
· Vigila sui media e su Internet per contrastare l'uso del bambino per la produzione di materiale".
http://www.ecpat.it/home.html
Torna al sommario

Il telefono arcobaleno
"Le indicazioni che seguono sono relative ai principali rischi connessi all'utilizzo del computer da parte di un bambino, in relazione all'età ed alle differenti esigenze che questi incontra nella crescita.
Prima di procedere oltre è, però, opportuno chiarire alcuni aspetti di fondo gli argomenti affrontati.
Non si intende in alcun modo diffondere una "cultura del sospetto" intorno agli strumenti informatici in generale ed ad internet in particolare, ma soltanto rendere edotti i lettori di quelli che possono essere i rischi legati ad uno scorretto utilizzo del computer ed offrire loro alcune semplici soluzioni per ridurre, se non eliminare, questi rischi.
Si accennerà a sistemi e programmi in grado di svolgere una funzione di controllo e di filtro sui programmi eseguiti nel computer; non si tratta di un'istigazione a violare la privacy di altri soggetti, anche i bambini hanno il diritto di veder tutelata la loro riservatezza, ma soltanto di un invito ad esercitare con maggior consapevolezza il non facile "mestiere" di genitore.
È evidente che, in alcune occasioni, la necessità di vigilare sui propri figli e sulle loro attività "informatiche" rende necessario ottenere informazioni sui loro amici di e-mail o di chat e verificare dove conducano i loro "viaggi" virtuali per accertarsi che "navigando" non si spingano verso lidi pericolosi. Ma deve essere chiaro che nessuna forma di controllo o di filtro potrà mai sostituire la fiducia e l'onestà reciproca che devono essere alla base del rapporto tra genitori e figli.
È bene ricordare, infatti, che per quante conoscenze si acquisiscano, per quanto abili si possa diventare esisterà sempre un sistema, un programma o altro per aggirare e inficiare protezioni e barriere, se queste vengono vissute come un'ingiusta limitazione alla propria libertà ed una manifestazione di sfiducia nei propri confronti.
Dunque, l'installazione di programmi e di filtri come la necessaria verifica dei contenuti non dovrà mai essere presentata come una forma di controllo dettata dalla sfiducia, ma come la dimostrazione di un interesse alle attività informatiche del figlio e come un argine contro i pericoli esterni che questi potrebbe incontrare e e non sapere come fronteggiare. Soltanto in questo modo il controllo del genitore non sarà vissuto come una sorta di "gabbia", ma verrà invece percepito come una ulteriore manifestazione del comportamento di protezione da parte del genitore.
Da ultimo è opportuno sottolineare come sia inutile l'adozione di mezzi di difesa e controllo se non si possiede almeno un minimo di cultura informatica in quanto la sicurezza di un qualsiasi sistema è direttamente proporzionale alla solidità dell'anello più debole della catena, anello che nella maggior parte dei casi è rappresentato proprio dall'utente.
Le indicazioni che seguiranno sono limitate a nozioni di carattere generale, aventi come unico scopo quello di permettere anche al lettore con poca dimestichezza in in informatica, di comprendere gli elementi essenziali del discorso.
Internet è un serbatoio di informazioni e notizie, non tutte adatte ad un bambino o un ragazzo, e, pertanto si rende necessario adottare alcune cautele al fine di evitare che lo stesso si imbatta in siti contenenti materiale non adatto ad un bambino o comunque pericolosi.
La soluzione migliore è quella di utilizzare insieme internet, partecipando alle ricerche ed alla navigazione del bambino ed insegnandogli ad evitare le insidie più frequenti.
In primo luogo occorre subito specificare che il rischio maggiore che corre un ragazzo che navighi da solo non è quello di essere molestato on line, ipotesi piuttosto remota, ma quello di cadere in qualche truffa. Numerosi siti, infatti, sfruttano l'ingenuità dei navigatori più giovani, e non solo la loro, per realizzare delle veri e propri raggiri.
Si pensi ai vari servizi che promettono di far accedere a migliaia di suonerie o scaricare loghi gratis, "scaricando il software di connessione …". Quello che però non viene chiaramente detto, se non cliccando su "informazioni", è che il suddetto software è in realtà un dialer ovvero un programma che permette di effettuare una chiamata ad un determinato numero di telefono differente da quello del proprio provider e generalmente posto in altri paesi o del genere 166 o 899… con notevole aggravio dei costi per l'utente (€1,31 al minuto). In questo modo l'ignaro navigatore crede di usufruire di un servizio gratuito che in realtà andrà poi a pagare, piuttosto salato in bolletta!! Questi programmi non sono dei virus e, pertanto, gli antivirus non vengono istruiti per riconoscerli. Si tratta, infatti, di applicazioni (connotate dall'estensione .exe) di solito scaricate e installate volontariamente dagli stessi utenti.
L'unico modo ragionevole per non trovarsi nelle condizioni di pagare bollette per svariati milioni è quello anzitutto di non scaricarr/installare questo tipo di programmi; è conveniente anche controllare spesso la cartella Accesso Remoto e le proprietà delle connessioni esistenti. eliminando immediatamente quelle che non corrispondono alla connessione con il proprio o i propri Provider.
Utili accorgimenti sono quelli di non azzerare del tutto il volume del modem in modo da accorgersi subito se il numero composto è troppo lungo o comunque diverso dal solito (dopo poche connessioni la sequenza di impulsi prima, e di toni poi, diventa una "musichetta" familiare), e di non salvare la password della connessione, in modo che la sequenza di connessione non si completi automaticamente: in tal caso, una connessione che parta automaticamente senza richiesta di password dovrebbe immediatamente destare allarme.
Un altro rischio concreto è quello di imbattersi in virus informatici in grado di danneggiare il contenuto dell'hard disk. Anche in questo caso la soluzione è duplice: prudenza nell'eseguire programmi o applicazioni scaricati da Internet o ricevuti tramite e-mail (anche se da indirizzi di amici o parenti) ed utilizzo di un antivirus, da tenere sempre aggiornato (per informazioni sugli antivirus si veda http://www.virgilio.it/canali/computer/extra/antivirus/software.html).
Per quanto riguarda il problema dei contenuti è possibile utilizzare appositi programmi in grado di filtrare, in base a criteri stabiliti dall'utente, siti pornografici, violenti o comunque osceni. Premesso che siamo fermamente convinti che simili strumenti, se non accompagnati ad un corretto rapporto genitori-figlio, siano perfettamente inutili, possiamo sostenere che esistono varie categorie di strumenti. Il più conosciuto è, probabilmente, Norton Internet Security (http://www.symantec.com/sabu/nis/nis_pe/), che integra un ottimo firewall (un firewall, letteralmente parete tagliafuoco, è un programma che costituisce - se correttamente settato - una barriera tra il computer collegato alla Rete e la Rete stessa, filtrando tutte le informazioni in entrata e in uscita e segnalando tutti i possibili attacchi dall'esterno; in questo modo il programma è in grado di limitare il rischio di un accesso abusivo alla macchina dall'esterno) con un sistema di parental control volto ad evitare l'accesso da parte dei bambini a determinate categorie di siti. In particolare questo programma, ma ne esistono altri con caratteristiche simili (i.e. e-safe, http://www.esafe.com/esafe/default.asp?cf=tl, cyberpatrol, http://www.cyberpatrol.com/ …) dispone di una account che possono essere configurati in base alle esigenze della famiglia. Per esempio, in caso di presenza di più figli è possibile garantire a ciascuno di loro un proprio livello di accesso compatibile con le esigenze dell'età. Questo livello di accesso può variare da un minimo (il bambino può utilizzare solo programmi e siti approvati espressamente) ad un massimo (vengono esclusi programmi e siti specifici) in un numero pressoché infinito di variabili. Resta comunque implicito che un simile sistema è realmente utile soltanto laddove venga utilizzato per evitare un accesso casuale a determinate categorie di siti o a certi programmi, ma non può essere ritenuto in alcun modo la soluzione di tutti i mali. Questo per due ottime ragioni: la prima è che ogni programma ha (almeno) un punto debole che può essere scoperto ed utilizzato per aggirarlo, la seconda è che comunque internet è oggi talmente diffuso che illudersi di impedire al proprio figlio l'accesso a siti non adatti affidandosi solo a barriere esterne, senza cercare di fargli comprendere e condividere le ragioni dei limiti è piuttosto ingenuo (... esitono sempre i computer degli amici!!).
Da ultimo affrontiamo il remoto ed improbabile, ma non impossibile, rischio che il bambino riceva delle molestie tramite internet. Il rischio maggiore proviene dai programmi di chat e di messaggistica istantanea che permettono di conversare a distanza con altri utenti.
Premesso che simili strumenti, se utilizzati correttamente, sono un notevole incentivo alla crescita culturale di un individuo, è bene ricordarsi alcune basilari norme di buon senso, per evitare di fare brutti incontri.
In primo luogo, è bene ribadirlo, è fondamentale che, con adeguata frequenza, il genitore si accompagni al figlio anche durante la chat; in fondo conoscere gli amici dei propri figli è un'esigenza comunemente avvertita, perché Internet dovrebbe fare eccezione? È poi importante spiegare al ragazzo che è bene non fornire mai troppe informazioni all'amico di chat: questi potrebbe essere un suo coetaneo, ma potrebbe anche essere un adulto che si finge un ragazzino per i più svariati motivi.
In particolare il ragazzo non dovrà mai fornire in chat il proprio numero di telefono, il nome ed il cognome, l'indirizzo di casa, la scuola o i luoghi che frequenta, o quantomeno non dovrà fornirli a soggetti appena conosciuti e, soprattutto, senza il preventivo consenso dei genitori. È poi opportuno evitare di frequentare chat non adatte all'età del ragazzo, dove questi potrebbe imbattersi in argomenti del tutto inopportuni. Tuttavia non è utile esagerare con limiti e divieti, affinché questi non vengano vissuti come un'inutile ingerenza da parte dei genitori. Come in tutte le cose è opportuno utilizzare sempre il buon senso, mantenendo il giusto equilibrio.
Già questo basta per ridurre drasticamente i rischi di fare brutti incontri sulle vie telematiche. Nel caso in cui, nonostante le precauzioni, avvenga qualche brutto episodio, come l'invio di materiale pornografico, proposte oscene, approcci diretti … la cosa migliore da fare è in primo luogo tranquillizzare il bambino e non colpevolizzarlo addossandogli colpe o responsabilità, in secondo luogo valutare l'effettiva portata dell'evento e le circostanze che hanno portato all'invio del materiale o all'approccio. In particolare controllate bene le caratteristiche utilizzate dal bambino per creare il proprio profilo: in chat è possibile che una adolescente di dodici anni si presenti come una ventenne (ricordiamoci che non è possibile vedere in faccia l'interlocutore o ascoltare la sua voce) e che gli altri frequentatori della chat si rapportino con lei di conseguenza, magari invitandola ad uscire una sera. In questo caso, è evidente che non ci si è imbattuti in un molestatore di bambini, ma in un utente, magari ingenuo o poco smaliziato. A scanso di equivoci, è evidente che qui ci si riferisce ad un normale invito, non certo a molestie, messaggi o immagini volgari che possono essere perseguiti indipendentemente dall'età della vittima.
In caso di molestia è opportuno agire nella seguente maiera:
1. fare una copia cartacea del testo del messaggio (e-mail, chat o simile), facendo attenzione a non aprire allegati o eseguire file sospetti (potrebbero contenere virus);
2. segnare con attenzione data e ora in cui questa è avvenuta;
3. se è avvenuta in chat, segnare il nickname del molestatore e ogni altra informazione che potrebbe tornare utile al fine dell'identificazione (un numero seriale, un identificativo, l'indirizzo IP…);
4. se la molestia è avvenuta tramite e-mail occorre fare attenzione a stampare l'e-mail completa e non soltanto il testo del massaggio. Occorre cliccare con il tasto destro del mouse sul messaggio, scegliere la voce "proprietà", poi "dettagli" ed infine "messaggio originale". A questo punto selezionate tutto il testo del messaggio, copiatelo, incollatelo in un editor di testi e stampate il tutto. In alternativa potete copiare il messaggio in un floppy ed allegarlo alla denuncia\querela che presenterete.
5. una volta acquisito il materiale potrete portare il tutto alla stazione dei Carabinieri (o Guardia di Finanza o Polizia) più vicina a voi e presentare il tutto all'ufficiale di Polizia Giudiziaria incaricato di ricevere la denuncia o la querela (in breve: si presenta una denuncia se il reato è perseguibile di ufficio, una querela se occorre un'iniziativa della vittima per attivare le indagini; in pratica non è necessario preoccuparsi del termine utilizzato). Unica cautela: se il reato è perseguibile a querela della persona offesa (molestie, ingiurie, ma anche violenza sessuale) i termini per presentare la querela scadono dopo tre mesi (sei per la violenza sessuale).
6. NB: se vi doveste imbattere in un sito contenente materiale pedo pornografico LIMITATEVI A SEGNALARNE L'INDIRIZZO A TELEFONO ARCOBALENO SENZA SCARICARE O STAMPARE NULLA: la legge 269\98 punisce, infatti, chiunque detenga a qualsiasi titolo materiale pedo pornografico.
In conclusione un ultimo consiglio: se possibile, sarebbe opportuno collocare il computer in una stanza di passaggio in modo da evitare che il bambino lo utilizzi in luoghi (ad esempio la propria camera) di fuori della possibilità di un sufficiente controllo da parte dei familiari".
Tratto integralmente da:
http://www.telefonoarcobaleno.com/documenti/internetbs.html
Torna al sommario

Il telefono azzurro
La prima linea telefonica nazionale per la prevenzione dell'abuso all'infanzia e la tutela dei minori è nata a Bologna l'8 giugno 1987, fondata da Ernesto Caffo, professore associato di Neuropsichiatria infantile all'Università di Modena.
Nel 1990 è stata attivata la prima linea gratuita, trasformata il 26 novembre 1994 nel numero breve 1.96.96, attivo su tutto il territorio nazionale 24 ore su 24 per 365 giorni l'anno. Questa linea gratuita è riservata ai bambini e ai ragazzi fino ai 14 anni.
Oltre alla linea gratuita Telefono Azzurro ha un altro numero telefonico, lo 051.22.52.22, comunemente chiamato linea istituzionale. A questa linea, con sede unica a Bologna, possono rivolgersi gli adulti per segnalare problemi che coinvolgano i minori.
Per dare una risposta a tutti i bambini che chiamano e per far fronte alle migliaia di chiamate al giorno da ogni parte d'Italia è stato attivato a Milano nel giugno 1999 "Il centro nazionale d'ascolto telefonico"
Sono oltre 1000 i volontari di Telefono Azzurro attivi su tutto il territorio nazionale. Grazie al loro aiuto si realizzano progetti specifici a diretto contatto con l'infanzia, nelle scuole e nelle carceri, campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sui diritti dei bambini e iniziative di raccolta fondi. Cinquantanove Prefetture italiane collaborano con Telefono Azzurro e si giovano dell'esperienza acquisita dall'associazione. Si tratta delle prime iniziative svolte nell'ambito del piano elaborato dal Ministero dell'Interno per monitorare e contrastare sul territorio il fenomeno della pedofilia.
Il bagaglio conoscitivo sviluppato da Telefono Azzurro in circa tredici anni di attività è alla base delle numerose attività formative realizzate dall'Associazione. Compito del Settore Formazione è quello di farsi promotore e divulgatore, attraverso progetti formativi, delle conoscenze e delle competenze non solo all'interno di Telefono Azzurro ma anche presso le agenzie preposte alla gestione del minore e delle sue problematiche: operatori socio sanitari e scolastici, forze dell'ordine e liberi professionisti, nonché gruppi interessati ad una formazione e sensibilizzazione sul tema: genitori, studenti e altri operatori.
http://www.azzurro.it
Torna al sommario

Save the Children
E' il più grande movimento internazionale indipendente per la tutela e la promozione dei diritti dei bambini. Opera in più di 120 paesi nel mondo con una rete di 32 organizzazioni volontarie, senza fini di lucro e indipendenti, e un ufficio di coordinamento internazionale: la International Save the Children Alliance.
Save the Children lavora in tutto il mondo per promuovere concretamente i diritti dei bambini e per migliorare le loro condizioni di vita.Le statistiche parlano da sole. Metà della popolazione povera di tutto il mondo è costituita da bambini. Ci sono più bambini poveri oggi che mai nel corso della storia. Ogni anno 12 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni muoiono per malattie di facile prevenzione. Milioni di altri si ammalano a causa dell'acqua contaminata e di condizioni igieniche precarie. Oltre 8 milioni di bambini hanno perso la madre o entrambi i genitori a causa dell'AIDS. 130 milioni in età scolare non vanno a scuola e circa 250 milioni lavorano, spesso in condizioni di pericolo e sfruttamento. Se si considerano anche 300mila bambini arruolati come soldati, alcuni dei quali già a 8 anni combattono sui fronti di tutto il mondo, risulta dolorosamente evidente come non si stia facendo abbastanza per proteggere la prossima generazione di adulti.Save the Children lavora per:un mondo che rispetti e valorizzi ogni bambino un mondo che ascolti i bambini e impari da loroun mondo in cui tutti i bambini abbiano speranze ed opportunitàSave the Children porta aiuti immediati ai bambini in situazioni di emergenza, come guerre o catastrofi naturali, e sviluppa progetti che consentono miglioramenti sostenibili e di lungo periodo a beneficio delle generazioni future.
http://www.savethechildren.it

Torna al sommario

A scuola di cultura tibetana
Si chiama Saraswati ed ha il nome di una dea, l'iniziativa dell'Associazione Arci Solidarietà, che si pone l'obiettivo di garantire la formazione scolastica ai bambini tibetani in esilio.
Da quando, infatti, la Repubblica Popolare Cinese ha invaso il Tibet, l'antica cultura tibetana, ricca di filosofia, scienza, storia e spiritualità, non è stata più divulgata e rischia di scomparire.
Il Governo Tibetano in esilio a Dharamsala (India) ha da sempre puntato sull'educazione e la scolarizzazione per mantenere intatta l'identità del suo popolo, ma purtroppo, gli sforzi non hanno prodotto i frutti sperati.
Molte sono, infatti, le famiglie esiliate in India, Nepal e Bhutan, che vivono in condizioni di estrema povertà, mentre le scuole prevedono rette troppo alte.
E' per questo che l'Associazione Arci Solidarietà ha promosso il progetto SARASWATI, con l'ambizione di garantire l'istruzione ai bambini delle famiglie più bisognose ed allo stesso tempo preservare e promuovere la cultura del Tibet.
Il progetto si focalizza, in particolar modo, sull'istituto Songtsen Bhirikuti School, nella valle di Kathmandu in Nepal, scuola che attualmente ospita 600 ragazzi dai 3 ai 16 anni.La scuola fornisce vitto e alloggio e le lezioni vanno da marzo a dicembre.
Tutti i ragazzi provengono da famiglie a bassissimo reddito che possono studiare grazie ai proventi della vasta rete di organizzazioni, enti benefici e singoli finanziatori.
Con il progetto SARASWATI si può scegliere di impegnarsi a pagare gli studi per uno o più studenti e i versamenti possono essere effettuati a cadenza trimestrale oppure versati in unica soluzione.
Una volta impegnati a sostenere i costi dell'istruzione ai piccoli tibetani, si può verificare lo stato del progetto rivolgendosi direttamente all'Arci Solidarietà.
Il Dalai Lama, successivamente l'invasione Cinese, riconobbe che il futuro del suo popolo dipendevano dalle generazioni più giovani. L'associazione Arci Solidarietà è certa che il Tibet e la sua cultura continueranno a vivere ancora per molto.

Per sostenere il progetto vai al sito web:
www.arcisolidarieta.it 
Torna al sommario

Tibetanrefugee
Nel presentare Tibetanrefugee-Gruppo Sostegno Famiglie Profughi Tibetani, la Presidente dell'Associazione, Gloria Barbieri Muzzarelli, scrive:

" Nel 1991, dopo avere ricevuto la richiesta di aiutare a distanza un bambino tibetano, abbiamo iniziato una collaborazione con i responsabili di un campo profughi situato nello Stato del Maharashtra, al centro dell'India. Il territorio tutt'intorno è giungla, ed alla prima visita, si presentò una situazione disastrosa: la sopravvivenza era legata alla sola coltivazione del riso, l'acqua potabile era garantita soltanto da pozzi artesiani poco profondi, con problemi di inquinamento e quindi di malattie, soprattutto intestinali, durante i periodi monsonici, con conseguente elevata mortalità infantile. Un altro grande problema, praticamente endemico, era ed è quello della tubercolosi, con una rilevanza superiore a quella dell'india.
Raccogliemmo fondi per cercare di tamponare una situazione che sembrava irrisolvibile, tentando di ridurre l'incidenza della malaria e della TBC. Nel 1992 ci siamo attivati per la costruzione di due cisterne per l'acqua potabile e nel 1993 siamo riusciti a portare l'acqua davanti ad ogni abitazione. Questo ha migliorato molto il tenore di vita, ed ha ridotto le malattie connesse alla contaminazione delle acque.
Nel 1994 è stata iniziata e finita una struttura scolastica da utilizzare come mensa nei periodi dei monsoni. Nello stesso anno, grazie alle offerte degli "sponsor", sono stati costruiti i pavimenti in legno degli asili ( i bambini stanno seduti per terra durante le lezioni ) e gli infissi.
Nel 1995 sono stati costruiti i servizi igienici, uno per ogni abitazione.
Oggi il campo di Gondia rimane situato in una zona depressa, ma ha sicuramente subìto una grande trasformazione dalla prima volta in cui andammo. C'è ancora molto da fare, e i progetti non ci mancano!
Ma non abbiamo lavorato solo per quel campo: nel 1996-97 abbiamo raccolto fondi per la costruzione di due dispensari nel campo profughi dell'Arunachal Pradesh, dove la vita è particolarmente dura per l'ubicazione territoriale e per le difficoltà di spostamenti.
Negli anni successivi sono state acquistate pompe per l'acqua richieste dal responsabile di uno dei campi del Karnataka, sono stati pagati interventi chirurgici per una ragazza che aveva avuto un serio danno dopo un parto mal riuscito, per un bambino che aveva subito gravi lesioni da ustioni, e per un altro bambino sofferente di calcoli renali.
E' stato inviato un container contenente 800 Kg.di donazioni tra abbigliamento, medicinali e materiale scolastico, e, ancora, l'Associazione ha sponsorizzato la scuola di specializzazione per una ragazza di Dharamsala che si era rivolta a noi per un aiuto, e ci facciamo carico di bambini handicappati e anziani che non trovano sponsor. Dal 1991 ad oggi, abbiamo dato in adozione a distanza più di 400 bambini. Tutto questo possiamo realizzarlo grazie all'ausilio di tante persone che credono in noi e credono che sia giusto aiutare questo popolo che non ha più una Patria e che, come gli ebrei, ha avuto la sua diaspora. Nel Gruppo Sostegno Famiglie Profughi Tibetani siamo tutti volontari, ed i nostri sforzi sono volti a contattare chi è interessato all'adozione a distanza e fornire tutte le informazioni richieste; costituire un database e mantenerlo aggiornato; intervenire se ci sono problemi tra adottante ed adottato ( ad esempio, se dopo varie lettere, non si riceve risposta ); risolvere eventuali problemi nell'invio del denaro; mantenere i contatti con i responsabili dei campi in India; decidere quali progetti, tra le tante domande, portare avanti; e raccogliere fondi per i progetti stabiliti.
Siamo felici di accogliere nuovi amici nella nostra Associazione, quindi, se vuoi, vai a ISCRIVITI o a ADOTTA UN BAMBINO per darci il tuo contributo, e sarai dei nostri!".
Se vuoi saperne di più visita il sito web:
www.tibetanrefugee.org

Torna al sommario

Link correlati

 

» Sono 120 mila le bambine soldato.
» In 13 paesi i bambini soldato.


Stop ai bambini soldato.
"Un ragazzo tentò di scappare, ma fu preso… Le sue mani furono legate, poi essi costrinsero noi, i nuovi prigionieri, a ucciderlo con un bastone. Mi sentivo male. Conoscevo quel ragazzo da prima, eravamo dello stesso villaggio. Io mi rifiutavo di ucciderlo, ma essi dissero che mi avrebbero sparato. Puntarono un fucile contro di me, così lo feci. Il ragazzo mi chiedeva: perché mi fai questo? Io rispondevo che non avevo scelta…
Sogno ancora il ragazzo del mio villaggio che ho ucciso. Lo vedo nei miei sogni, egli mi parla e dice che l'ho ucciso per niente a quel punto io grido".

E' questa la drammatica testimonianza di Susan, una ragazza ugandese di sedici anni, rapita da un gruppo di ribelli e costretta a combattere nelle loro fila.
Come Susan, migliaia di bambini in tutto il mondo. Non si tratta, infatti, di un caso isolato, ma di un fenomeno di portata internazionale che coinvolge diversi Paesi nel mondo.
Attualmente, sono più di 300.000 i baby-soldato impegnati in conflitti armati, la maggior parte dei quali ha un'età compresa tra i 15 e i 18 anni. Molti vengono rapiti da gruppi armati, altri sono orfani o ragazzi di strada e si arruolano per sopravvivere.
Nella Repubblica Democratica del Congo, nel 1997, dopo un invito diffuso attraverso la radio, si sono arruolati circa 5.000 adolescenti, tutti senza famiglia.
Il fenomeno è particolarmente diffuso in Africa e in Asia ma è presente anche in diversi stati dell'America e dell'Europa. Negli ultimi 10 anni, circa 25 Nazioni, in tutto il mondo, hanno coinvolto nei loro conflitti armati bambini dai 10 ai 16 anni, mettendo a repentaglio le loro vite ed esponendoli ai pericoli delle battaglie e delle armi. Spesso, queste piccole reclute subiscono trattamenti brutali e un minimo errore può essere loro fatale. In molti casi il tentativo di fuga viene punito con esecuzioni sommarie.
Anche le ragazze, sebbene in misura minore, entrano negli eserciti. Queste ultime però, oltre ai rischi che corrono i loro coetanei maschi, subiscono frequentemente stupri e violenze.
Per dire "Basta" all'impiego dei bambini soldato nel mondo, nel 1998, sei ONG internazionali - Amnesty Internetional, Alleanza Internazionale Save the Children, Servizio Gesuiti per i Rifugiati e Ufficio Quaccheri presso le Nazioni Unite a Ginevra - hanno deciso di unire le loro forze in una Coalizione. Con loro alcuni gruppi e organismi interessati, che cooperano, affinché, il progetto diventi realtà ( la Croce Rossa, la Mezzaluna Rossa e alcune agenzie e organismi delle Nazioni Unite).
La Coalizione, che prende il nome di "Stop using child soldiers!", si batte affinché venga creata una legislazione internazionale coerente ed efficace ed affinché si renda l'opinione pubblica consapevole delle conseguenze e sofferenze inflitte ai bambini soldato.
Molti di questi giovani, infatti, qualora sopravvivano alla guerra, riportano ferite e mutilazioni gravi o restano contagiati dall'AIDS. Anche sul piano psicologico le ripercussioni sono terribili. In molti, infatti, rimane vivo il senso di orrore per aver commesso delle atrocità o essere stati testimoni di atti brutali e, spesso, incubi e panico perseguitano questi ragazzi anche dopo tanti anni. Difficile, infine, il reinserimento nella società. Molte ragazze, ad esempio, non riescono a sposarsi e finiscono col diventare prostitute.
Il 19 aprile 1999 anche l'Italia è scesa in campo al fianco di "Stop all'uso dei bambini soldato!". Lanciata con una conferenza stampa in Senato, la Coalizione italiana si pone l'intento di perseguire a livello nazionale gli stessi obiettivi dell'organizzazione mondiale. Tra i fondatori della coalizione italiana: Amnesty International Sezione Italiana, Telefono Azzurro, Cocis, Bice, Jesuit Reefuge Service, Società degli Amici (Quaccheri), Terre des Hommes - Italia, UNICEF Comitato italiano, FOCSIV, Alisei, Save the children - Italia, e COOPI - Cooperazione internazionale.
Attualmente, il COOPI, oltre a collaborare con la Coalizione "save the children", è impegnata personalmente in Sierra Leone per il reinserimento degli ex bambini soldato.
"La speranza per il futuro - afferma COOPI - nasce dal fatto che, nonostante tutto, questi ex-soldati sono sempre bambini: birichini, spontanei e con tanta voglia di giocare . . ."
Visita il sito:
www.bambinisoldato.it

Torna al sommario

Sara contro Barbie
[12.06.02] Rigorosamente con il chador che nasconda i capelli e con la veste lunga fino ai piedi per coprire le gambe: Sara, la bambola islamica voluta dal regime integralista di Teheran, nel ventesimo anniversario della rivoluzione iraniana, per neutralizzare l'americana Barbie.
Nata per promuovere nel mondo i valori e la cultura islamica, abbigliamento casto e modesto con l'unità della famiglia prima di tutto, Sara, nelle sue quattro versioni, 40 centimetri di altezza e pesante 900 grammi, è munita di velo per coprire riccioli neri o castani, indossa pantaloni e camicia lunga fino al ginocchio, chador, maglietta a fiori con un tessuto che copre tutta la figura dalla testa ai piedi. La bambola può essere vestita con decine di diversi abiti tradizionali, da quelli turkmeni a quelli del Caspio a quelli curdi. E' possibile scoprire i suoi capelli ed essere cambiata d'abito in pubblico perché Sara ha solo otto anni.
L'Istituto per lo Sviluppo Intellettuale di Bambini e Adulti, agenzia governativa legata al ministero della pubblica istruzione di Teheran, ha pensato anche, per stabilire rapporti con l'altro sesso, di creare una figura maschile da avvicinare a Sara. E' Dara, un innocente amichetto della sua stessa età, pantaloni blu e casacca gialla, che nel progetto educativo iraniano dovrebbe sostituire Ken, fidanzato di Barbie.
L'opposto, quindi, dei predecessori che vivono nel lusso sfrenato e che secondo gli studiosi iraniani contribuiscono a creare nei bambini un ideale capitalista.
"Dobbiamo fare più sforzi - afferma Mohammad Alì Zam, copo dell'ufficio affari culturali del Comune di Teheran - per attrarre le bambine verso la nostra cultura. Con Barbie si vende ogni genere di accessorio, dai mobili di casa ai telefoni cellulari, alle caramelle. Barbie porta i nostri figli in un mondo dove anche Sara, se non si vergognasse, vorrebbe andare".
Ma Barbie resiste nei gusti delle bambine iraniane e non sarà per nulla facile contrastare l'irresistibile attrazione verso lo stile di vita americano presente sempre più forte nella società iraniana.
Per altre informazioni vai:
http://www.netpolis.it/articoli/Report.php/MODTEN/MODTEN1/1206023708
Torna al sommario

Acqua per la vita
[09-12-03] Ogni anno, 3 milioni di bambini muoiono a causa della mancanza d'acqua e circa 30 milioni si ammalano di malattie strettamente legate ad essa.
Secondo le stime delle Nazioni Unite si prevede, inoltre, che tra 25 anni i due terzi della popolazione mondiale non avranno più accesso alle fonti idriche tanto da trasformare l'acqua in motivo di conflitto in ben 300 aree del mondo.
E' per questo che nel 2003, dichiarato dall'ONU "Anno mondiale dell'acqua", l'Unicef, in collaborazione con l'industria Biotherm, lancia il progetto "Acqua per la vita".
L'iniziativa, che coinvolge il Bénin e la Cambogia, paesi particolarmente colpiti dalla carenza di risorse idriche, mira a rendere accessibile l'acqua potabile ad un sempre maggiore numero di persone. Solo in questo modo sarà possibile combattere povertà, malnutrizione e malattie.
L'obiettivo principale dell'Unicef è quello di "dissetare" i bambini, cercando di costruire entro il 2005 pozzi d'acqua potabile e ripristinando quelli già esistenti ma attualmente dismessi. In Cambogia, inoltre, si prevedono test per verificare la presenza di arsenico in ben 282 pozzi sospetti, oltre la costruzione di 1.524 servizi igienici che andranno a coprire il fabbisogno di 11.000 persone.
Ma il progetto dell'Unicef, sostenuto dalla Biotherm, non si prefigge solo di realizzare opere di costruzione. Il suo intento è, infatti, anche quello di promuovere iniziative volte a debellare malattie particolarmente pericolose per i più piccoli. Attraverso programmi di informazione e di denuncia dei comportamenti a rischio, "Acqua per la vita" sosterrà il governo del Bénin nella lotta al verme della Guinea, un parassita che provoca la morte soprattutto tra i bambini.
Per maggiori informazioni:
www.unicef.org
Torna al sommario

Claudia Koll con i bambini del Burundi
[29-01-04] Testimonial del Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis), Claudia Koll ha portato nel Burundi, un piccolo Paese nel cuore dell'Africa, la sua voglia di aiutare i bambini, i ragazzi, orfani, profughi e senza famiglia di una terra devastata da una guerra fra etinie che dura da dieci anni.
Dal Burundi ha riportato la carica che l'impegno in favore degli altri regala a tutti coloro che sanno amare. "Questa attività - ha dichiarato Claudia - ha dato un significato più importante alla mia vita. Non posso vivere esclusivamente del mio lavoro... questa attività non solo non toglie nulla al mio lavoro ma mi dà la carica per affrontarlo con più entusiasmo. Quando ero in Burundi, una mattina, i ragazzi hanno organizzato uno spettacolo, come veri professionisti: dopo averlo visto ho sentito ancora più amore per il mio lavoro ... con Lorella Cuccarini é nato il progetto di destinare dei fondi raccolti con "Trenta ore per la vita" per la costruzione di una mensa e di un dormitorio per i ragazzi di strada, in Burundi: sarà "la città dei giovani" e sarà gestita dai salesiani. La maratona tv andrà in onda per la prima volta sulle reti Rai, dal 9 al 16 febbraio, condotta da Lorella e parteciperò anch'io (Intervista di Beatrice Bertuccioli, in "Il Resto del Carlino" del 29 gennaio 2004).

Siti web:
www.claudiakoll.it
ww.volint.it

Torna al sommario

"Beyond Borders" e la buona Stella dei bambini profughi
[08-02-04]Stella indiscussa dell'equo-solidale, Angelina Jolie è dal 6 febbraio nei cinema italiani con "Beyond Borders" (Amore senza confini), di Martin Campbell.
E' stata l'anticonformista attrice americana, Ambasciatrice di Buona Volontà dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, a volere fortemente questo film. L'intento è, infatti, quello di sensibilizzare il pubblico internazionale sul tema dei rifugiati.
"La causa dei profughi è la mia causa - ha avuto modo di dire la Jolie - ed è per questo motivo che ho voluto prendere parte a questo progetto. Non farò più film solo per guadagnare, voglio realizzare pellicole che abbiano un messaggio e che possano sensibilizzare il pubblico".
Angelina Jolie si è avvicinata alla realtà dei profughi dopo aver girato in Cambogia il film "Tomb Raider". Nominata Ambasciatrice Onu nel 2001 ha continuato con fervore il suo impegno. Sotto la supervisione dell'Onu, si è, infatti, impegnata a far costruire una scuola in Cambogia, mentre nello stesso anno ha regalato ai rifugiati afgani un milione di dollari. Recentemente, invece, ha visitato in Egitto i campi creati dalle autorità locali, donando 20.000 dollari per la costruzione di un ospedale. "Quando ero ragazzina - ha dichiarato l'attrice - mi capitava di interrogarmi sul senso della mia esistenza, spesso senza trovare risposte che mi soddisfacessero. Soffrivo e vivevo male . . . Negli ultimi anni ho trovato una sorta di equilibrio e occuparmi di questioni come quella dei profughi mi fa sentire utile".
Nel film, che è stato girato buona parte in Cambogia, non ci sono effetti speciali, né inseguimenti, ma solo tanta realtà. Una realtà raccontata senza filtri mediatici, dove l'insensatezza delle azioni umane fa da padrona.
Protagonista è Sarah (Angelina Jolie), una giovane donna che dall'ambiente dorato dell'alta società londinese viene catapultata improvvisamente nel mondo della sofferenza e della crudeltà. Innamorata di un medico (l'attore britannico Clive Owen) che la condurrà tra i profughi, scopre che qui una goccia d'acqua può valere dieci vite umane e che il concetto di giustizia può confondersi con quello di corruzione ed egoismo. Qui impara, inoltre, che per salvare una manciata di vite umane, occorre trasformarsi in trafficante d'armi e che si può morire per strada senza far notizia.
Il film che sicuramente colpirà le coscienze del mondo industrializzato, oltre ad essere un veicolo di sensibilizzazione nei confronti della realtà dei rifugiati, è anche a favore di alcune iniziative di beneficenza. La casa di distribuzione Eagle Pictures e gli esercenti Anec e Anem hanno, infatti, lanciato un progetto di solidarietà "Latte per la Vita" che consiste nel devolvere all'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati 1 euro per ogni biglietto venduto. Con il ricavato, l'Organizzazione Mondiale provvederà a fornire latte terapeutico (un latte particolarmente proteico) ai bambini gravemente malnutriti dei campi profughi.
Una nota di merito va, infine, ai titoli di coda del film, dedicati ai tanti volontari indipendenti: figure che senza l'appoggio dei governi o delle associazioni umanitarie che spesso seguono le guerre di moda ed i conflitti che riempiono le pagine dei giornali, a volte perdono la loro vita per aiutare quella degli altri.
Per maggiori informazioni: http://www.unhcr.it/angelina.html
Torna al sommario

Traffico d'organi di bambini in Mozambico.
[20.03.04] Le religiose del monastero cattolico "Mater Dei" prima e le esponenti della chiesa evangelica poi, che operano a Nampula in Mozambico come missionarie, hanno denunciato la tratta di moltissimi bambini e adolescenti finalizzata anche e soprattutto al commercio dei loro organi.
In questo traffico di proporzioni indicibili, sono coinvolte organizzazioni criminali angolane, bulgare, russe, tailandesi e cinesi, che gestiscono anche lo sfruttamento sessuale di bambini in Sudafrica. Molti cadaveri di adolescenti sono stati ritrovati abbandonati e privi degli organi interni. Questa denuncia ha raggiunto il mondo occidentale. Padre Alex Zanotelli, il comboniano che ha trascorso metà della sua vita in Africa e che per anni ha diretto la rivista "Nigrizia" ha firmato a Brescia, presso il Gruppo missionario giovanile dei Servi di Maria, l'appello per Nampula. Padre Alex è convinto che anche in Italia e in tutto l'occidente ci sono collegamenti con le bande criminali che operano in Africa.
Le autorità locali all'inizio si sono mostrate reticenti negando perfino l'evidenza. Il procuratore Joaquin Madeira, che stava indagando sull'uccisione di una suora evangelista brasiliana Doraci Edinger, sulla spinta della denuncia al mondo occidentale di tale barbarie, sta raccogliendo finalmente le testimonianze di sei minori che hanno raccontato alle suore del monastero di essere sfuggiti ai "ladri di bambini", inoltre ha chiesto al Parlamento la promulgazione di leggi speciali per contrastare il traffico di minori e il commercio di organi umani.
Anche il partito del Presidente del Mozambico Joaquin Chissano, ha condannato il traffico degli organi umani. L'opposizione che governa nella provincia di Nampula e in tutto il nord, chiede l'apertura di una commissione parlamentare d'inchiesta, perché è convinta che le autorità hanno sottovalutato il problema; occorre quindi un'inchiesta rigorosa da parte di una commissione aperta ad esponenti della società civile, delle organizzazioni religiose e della stampa. Secondo Osvalda Joana, magistrato e Presidente del tribunale della provincia di Sofala, in questo traffico sono coinvolti anche cittadini stranieri, che si nascondono dietro il paravento legale delle adozioni, anche se in Mozambico è proibito adottare un bambino al di fuori dei confini nazionali.
Il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, si è messo in contatto con l'ambasciatore italiano in Mozambico e lo ha invitato a seguire personalmente questa triste e drammatica vicenda, per scoprire se le suore hanno ragione, in tal caso la risposta del governo africano dovrà essere di una durezza senza precedenti. L'Italia potrà dare un contributo in termini di strumenti di polizia, un aiuto alle autorità giudiziarie con l'obiettivo di arrivare ad una vera conclusione e alla chiarezza assoluta dei fatti.

L'Africa è alla deriva. Molti bambini vivono in condizioni disperate, i più muoiono
nella maniera più atroce. Gli stessi genitori, troppo poveri, cedono ad intermediari senza scrupoli, i loro figli anche se piccoli. Più del quaranta per cento dei ragazzi fra i 10 e i 14 anni è costretto a lavorare. Se "rendono" bene rimangono in famiglia, altrimenti vengono venduti ai trafficanti di "carne umana". Ed ecco allora molti vengono uccisi per il traffico di organi, altri si prostituiscono perdendo la loro vera identità, altri ancora vengono costretti a combattere (bambini-soldato o come vengono chiamati i " Kadogo = piccole cose senza valore) soprattutto in Congo, Liberia, Sierra Leone, Uganda, Burundi, Angola. Il loro motto è: uccidere, violentare, derubare. Si muovono sotto l'effetto degli stupefacenti, spesso vengono mandati avanti sui campi minati per aprire la strada ai loro padroni, costretti sotto l'effetto di miscele micidiali (cocaina,polvere da sparo unite a succo di canna da zucchero, anfetamine e hashish) a bruciare vivi i civili o gli stessi genitori per essere arruolati senza che i capi paghino alle famiglie un centesimo. [m.a.]

Vedi i siti web:
www.femmis.org
www.misna.org/ita
Torna al sommario

Claudia Koll e il VIS premiati al Mayfest
[27-05-04] Martedì 25 maggio al Teatro Don Bosco di Caserta nell'ambito della Settima Edizione del Mayfest: "Abito il mondo", manifestazione culturale rivolta alle scuole medie inferiori e superiori promossa dalla Casa Salesiana di Caserta che si svolgerà dal 22 al 30 maggio, Claudia Koll, testimone del VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, riceverà il "Premio della Pace". Nella stessa serata al VIS verrà consegnato un Premio Speciale per l'impegno che da quasi vent'anni l'ONG attua in oltre 30 Paesi del Sud del mondo, realizzando, secondo il carisma di Don Bosco, progetti di sviluppo educativi e formativi. In particolare si sottolinea la realizzazione dei Centri professionali organizzati a Tirana e Scutari in Albania e a Pristina in Kosovo, missioni che fanno parte dell'Ispettoria Salesiana Meridionale."Con questa edizione del Mayfest abbiamo voluto offrire ai ragazzi una visione approfondita e consapevole delle minoranze, storiche e recenti, insediatesi in Terra di Lavoro. - Spiega il direttore dell'Opera don Emilio Laterza - Far comprendere che l'obiettivo della pacifica convivenza può essere raggiunto con un'educazione aperta alla diversità ossia di carattere interculturale, capace comunque di porre in primo piano i diritti umani"."In un momento come questo, in cui molti popoli soffrono a causa dei conflitti, della fame, della sete e per gravi malattie, tutti gli strumenti educativi possono incidere positivamente sulla sensibilità delle persone, soprattutto dei giovani e trasmettere quei valori indispensabili per costruire la Pace per tutti gli uomini della Terra. - Ha dichiarato Claudia Koll - È importante che si organizzino eventi come il Mayfest perché diffondono un messaggio di apertura ed integrazione con un mondo diverso dal nostro ricordando le parole di Papa Paolo VI - La pace non si gode, si crea. La pace non è un livello ormai raggiunto è un livello superiore, a cui sempre tutti e ciascuno dobbiamo aspirare." [Giulia Pigliucci - Stefania Collet . La foto a lato è di Guido Harari in http://www.claudiakoll.it]

Torna al sommario

L'albero delle pistole
[15-03-05] L’albero della vita: una scultura composta dal metallo di pistole, fucili, kalashnikov, lanciagranate RPG ed altre potenti armi appartenute agli ex bambini soldato del Mozambico. E’ quanto è stato realizzato da alcuni artisti africani in tre mesi di lavoro.
L’opera si deve soprattutto ad un progetto dell’agenzia umanitaria Christian Aid che con lo slogan “Trasformiamo le armi in strumento di lavoro” è riuscita a raccogliere e smantellare più di 600.000 armi, scambiandole con oggetti utili alla ricostruzione del Paese: materiale edile, macchine per cucire, biciclette.
“La mia vita è migliorata rispetto a prima – dice un ex bambino soldato – prima non avevo la bicicletta per andare in città, né un tetto di lamiera per la mia casa”.
Un villaggio che è riuscito a mettere insieme 500 armi ha ricevuto in cambio un trattore.
Ma l’intento è soprattutto quello di promuovere nel paese la cultura della pace. Il dott. Daleep Mukarji, direttore del Christian Aid ha, infatti, ribadito l’importanza dell’iniziativa che insegna alla popolazione del Mozambico a liberarsi dei macchinari di morte per ottenere oggetti per vivere. Finché esistono armi utilizzabili, esiste, infatti, il pericolo che possano cadere nelle mani sbagliate.
La scultura è attualmente esposta al British Museum di Londra e vi rimarrà fino ad ottobre 2005.

www.christian-aid.org
Torna al sommario

Polar Express
I premi oscar Tom Hanks e Robert Zemeckis (Forrest Gump, Cast Away) tornano a lavorare insieme in "The Polar Express", una affascinante avventura tratta dal libro per bambini di Chris Van Allsburg. Quando un ragazzino pieno di dubbi sale su un treno diretto al Polo Nord, inizia un viaggio alle scoperta di sé, che dimostra come la meraviglia della vita non svanisce mai per quelli che credono. Sony Pictures Imageworks, con i supervisori Ken Ralston, vincitore di 5 premi Oscar e Jerome Chen, candidato nel 2000, portano sullo schermo questa incantevole storia in animazione CG, grazie a un processo di "motion capture" di nuova generazione della Image Works. Chiamata "Performance Capture", questa tecnica innovativa permette di trasferire le emozioni e i movimenti degli attori ai personaggi digitali.

Per tutte le informazioni di questa produzione vai al sito web:
http://wwws.warnerbros.it/

Torna al sommario

Aiutiamo gli orfani dello Tsunami
[24-02-05] Aiutiamo gli orfani del maremoto Mediafriends e Tg4 raccolgono fondi. Un'iniziativa realizzata in collaborazione col Tg4 che si propone di aiutare con programmi specifici gli operatori sul campo che si dedicano ai bambini sopravvissuti al disastro in Asia e rimasti, In molti casi, orfani senza guida. Per arginare il danno che questo immane tragedia provocherà soprattutto in futuro alle nuove generazioni, diventa indispensabile destinare i proventi della raccolta fondi ad associazioni specifiche che coordineranno gli interventi necessari. E' attualmente in corso una selezione degli enti onlus candidati.
Aiutiamoli depositando le offerte sul conto.
Torna al sommario

L'AiBi per i bimbi dello Sri Lanka
[28-02-05] L'Ai.Bi., l'Associazione Amici dei Bambini propone, a tutti coloro che vogliono aiutare le piccole vittime nello Sri Lanka colpito dal maremoto, di contribuire col proprio sostegno ai tanti progetti di ricostruzione e sviluppo che L'AiBi patrocina nella regione. Tutte le informazioni relative sono disponibili a chi fosse interessato sul sito dell'Associazione.
Lo Sri Lanka è il secondo Paese tra gli otto colpiti dal disastroso maremoto del 26 dicembre 2004 per numero di vittime. Le cifre parlano di oltre 40 mila morti, 500 mila persone sfollate e 200 mila famiglie colpite nel piccolo Paese del Sudest asiatico. Lo Sri Lanka è un Paese con un alto tasso di natalità e di conseguenze un'età media molto bassa che non supera i 29 anni.
La popolazione conta circa 20 milioni di abitanti, circa il 25% è costituito d bambini e adolescenti. Dai questi pochi e sintetici dati si intuisce come i bambini siano state le principali vittime del disastro e continuano ad essere il gruppo maggiorment esposto e vulnerabile a rischi: smarrimento, abbandono. traumi psicologici.Amici dei Bambini è presente in Sri lanka dal 1998 con interventi rivolti all'infanzia orfana e disagiata, in particolare si prodiga a favore dell'infanzia senza famiglia

www.aibi.it/
Torna al sommario

Greta nel Paese delle Farfalle
[28-03-05] Greta, la bimba ferita dall'esplosione di una candela lasciata da Unabomber a Motta di Livenza (Treviso) ha assistito alla messa pasquale nello stesso Duomo. "E' il ritorno alla normalità, un po' alla volta. Abbiamo partecipato alla funzione assieme ai bambini della sua età, è andato tutto bene. Poi siamo tornati a casa presto perché Greta faceva ancora un po' fatica", ha detto Sergio, il papà della piccola.
Il padre di Greta ha quindi espresso particolare apprezzamento per la proposta del sindaco di Bordano (Udine), piccolo comune conosciuto come "il paese delle farfalle", che
ha invitato la bambina, i suoi insegnanti e tutti i compagni di classe ad andare a visitare la "casa delle farfalle", le strade con dipinti murales che le raffigurano e il sentiero loro dedicato. Per Sergio, "è una bella iniziativa, bisognerà parlare con gli insegnanti per realizzare la gita". "E' bella - ha aggiunto - anche perché non è rivolta soltanto a Greta, ma a tutta la classe: anche gli altri bambini sono rimasti scossi per quello che è accaduto". "Intanto - ha concluso - desidero ringraziare quel sindaco"
Torna al sommario

Accusati di stregoneria
[19-07-05] Li chiamano “bambini stregoni” e sono le nuove vittime di povertà, ignoranza e degrado sociale.
A lanciare l’allarme, alcune organizzazioni umanitarie che hanno deciso di denunciare una brutalità perpetrata nei confronti di piccoli innocenti.
Teatro del fenomeno il Congo: un paese devastato da una guerra intestina che in cinque anni ha provocato più di 3 milioni di morti.
Grande sette volte l’Italia, il Congo (ex Zaire) è il Paese con il reddito pro capite più basso al mondo. Con i suoi 56 milioni di abitanti, conta un’alta percentuale di senza fissa dimora; di questi, settantamila sono minori.
Nella sola capitale Kishasa, secondo quanto stimato dall’Onu, i ragazzi senza tetto sono circa 30 mila. Nella maggior parte dei casi si tratta di piccoli “stregoni”.

A scatenare le accuse: una disgrazia, una malattia, una morte, oppure un banale incidente. Anche un furto di bicicletta può produrre una caccia alle streghe. Tanto basta, infatti, a far passare questi piccoli innocenti per indemoniati. L’unica colpa è quella di trovarsi vicino ad un’avversità qualsiasi. André, per esempio, è stato cacciato di casa perché la vecchia televisione comprata dal padre si è rotta proprio durante una partita di calcio. La casa era piena di amici e la famiglia ha pensato bene di accusare André di essere un”ndoki”, uno stregone. Stessa cosa è accaduta a Patrick, 6 anni, ritenuto dalla famiglia colpevole di aver fatto perdere il lavoro ad un suo zio.
La maggior parte delle volte, infatti, sono proprio gli stessi genitori ad accusare i piccoli. La stregoneria rappresenta, del resto, un ottimo motivo per liberarsi di una bocca da sfamare. Altre volte, invece, sono i vicini di casa che cercano un capro espiatorio alle avversità quotidiane.
In entrambi i casi, le conseguenze sono terribili. Scacciati di casa si ritrovano per strada a vivere di miseria e a subire maltrattamenti e offese. Nessuno, infatti, ha pietà per gli “indemoniati”. Le bambine finiscono vittime di violenze sessuali, mentre i maschietti vivono nella continua paura di essere linciati. In casi estremi, i piccoli stregoni vengono addirittura messi al rogo. E’ quanto è accaduto a Nsumbu, 8 anni, bruciato vivo dai vicini di casa perché accusato di compiere sortilegi, esercitare poteri magici e preparare feticci mortali. Sotto gli occhi attoniti della madre, che nulla ha potuto contro quella furia omicida, lo hanno rapito e portato con forza nella loro casa. “Sono stata immobilizzata da tre uomini che mi hanno picchiata – racconta la donna sotto shock – Nsumbu si trovava a pochi metri da me: era terrorizzato, piangeva, si dimenava, urlava il mio nome mentre bruciava”.
In alcuni casi le pressioni dei genitori portano i bambini all’autosuggestione. Noemi è convinta che ogni notte la sua anima si separi dal corpo e si impossessi di un cane malvagio che azzanna e uccide. Prima di buttarla in strada, la famiglia l’ha, per mesi, chiamata “strega”. Un bambino di otto anni, accusato dai genitori di stregoneria, ha, invece, annegato il fratellino in un catino pieno di acqua. “L’ho fatto perché dentro di me c’è lo spirito del male”, ha confessato in seguito.

A volte i familiari, per “liberarli dal male”, affidano i piccoli “indemoniati” ai pastori delle sette religiose che mischiano credenze locali, cristianesimo, superstizione e animismo. Le pratiche esorcizzanti sono violente. I bambini vengono, infatti, purgati, imbottiti di medicinali per costringerli al vomito, torturati con ferri roventi e tenuti sotto chiave per intere giornate.
Non molto diverso è l’approccio di alcuni preti cattolici congolesi, che arrivano ad organizzare dei veri e propri esorcismi contro i bambini.

Padre Rodriguez Santiago, non compie, invece, esorcismi, ma ha deciso ugualmente di occuparsi dei piccoli “stregoni”. Nel quartiere di Kisenso, nel cuore della capitale, ha fondato la Comunità “Mama Leonor”, un centro che accoglie i bambini abbandonati. Qui i piccoli trovano pasti caldi, un letto, bagni e soprattutto un’atmosfera di amore, gioia e divertimento. “Molti hanno subito traumi psicologici terribili – afferma padre Santiago – noi cerchiamo di restituire un po’ di serenità e di fiducia, li aiutiamo a credere in se stessi”.
Come padre Santiago anche Yves Osakanu cerca di aiutare i piccoli disperati del Congo. Avvocato, attivista dell’Associazione ACAT, si batte per fare avere a queste piccole vittime un po’ di giustizia. Affrontando mille difficoltà è riuscito a raccogliere fotografie, documenti e testimonianze che attestano le violenze. L’intento è quello di far conoscere al mondo questo agghiacciante nuovo fenomeno.
Il centro SADC è, invece, una piccola associazione locale sostenuta dall’UNICEF. Grazie all’opera delle sue volontarie, oggi molti bambini sono tornati condurre una vita normale. E’ il caso della piccola Rachel, sette anni, scacciata di casa dalla matrigna che l’accusava di essere una strega. Oggi Rachel frequenta la scuola ed è tornata a vivere serenamente. Le volontarie del centro l’hanno trovata per strada piangente, denutrita e con indosso un vecchio sacco come vestito.

Ma accanto ai piccoli aiuti locali operano anche le organizzazioni umanitarie internazionali.
I Missionari Padri Bianchi hanno, ad esempio, fondato a Kinshasa “Simba Ngai”, che in congolese vuol dire: “Dammi una mano”, “Sostienimi”. Si tratta di un centro di formazione dove i giovani imparano un mestiere e dove sono accolti anche i piccoli stregoni. I Padri Bianchi hanno, inoltre, in progetto la costruzione di un edificio che possa ospitare questi bambini durante la notte. Per avere maggiori informazioni è possibile consultare il sito dei Missionari Padri Bianchi: www.missionaridafrica.org.
Per conoscere meglio questo fenomeno è possibile, inoltre, prendere contatto con l’OPAM, l’associazione umanitaria fondata da Don Carlo Muratore che opera in tutto il mondo dal 1972 (www.opam.it – e mail segreteria@opam.it), o visitare il sito ufficiale dell’UNICEF: www.unicef.it.
L’aiuto del mondo è importante, almeno fino a quando il Congo continuerà a credere che il Male può impossessarsi dei bambini.

Torna al sommario

Era nata con il cuore in mano
[14-11-05] E' morta per una infezione la bambina indiana nata con un cuore esterno, che al momento della nascita teneva racchiuso in una mano. Lo ha detto una fonte medica indiana.
''Il cuore della bambina ha contratto una qualche infezione e dopo aver lottato 72 ore per la vita, ha esalato l'ultimo respiro domenica sera'', ha detto P.S. Sisodia, il capo dell'equipe medica che assisteva la neonata.
Alla nascita, il cuore della bambina era coll