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| Terza generazione |
| Lettera a tre generazioni |
| Gaber ci diceva che la sua generazione ha perso. Tutto sommato non è male, la mia non ha neppure mai lottato; cresciuti a merendine e cartoni animati giapponesi, destinati fin da piccoli ad una crescita fatta di vacanze – studio in Inghilterra, pomeriggi a scuole di calcio, scuole di balletto, piscine e campi da tennis, e poi licei e ripetizioni per essere sempre i migliori, e l’università per diventare tutti medici, ingegneri, professori, avvocati, giornalisti, registi e pittori. E’ disonorevole essere una commessa, una parrucchiera, un impiegato. Figuriamoci poi avere un figlio operaio, quasi meglio drogato. E allora qual è stato il salto che ci ha portati tutti ad essere intrappolati in un malessere attutito da cocaina, alcool e psicofarmaci, nell’ alienazione e nella solitudine totale? I nostri nonni hanno visto la guerra, la fame e la miseria, sono stati ragazzini che hanno imbracciato i fucili e sono scappati in montagna. Non avevano nulla, solo un’idea e un sogno da difendere, non avevano che la consapevolezza che nulla avrebbe potuto essere peggio di così e l’ingenuità della speranza e della propria dignitosa ignoranza. |
Nonostante la tragedia di un paese intero da ricostruire, dei morti che non si finivano mai di contare c’era la speranza del futuro, un futuro migliore per i propri figli, i nostri genitori. Una speranza che prendeva la forma di una 500 e della televisione, ma che prendeva anche la forma delle lotte per i diritti dei lavoratori (e non tutte senza morti), della fede cieca nel partito e nella Casa del Popolo, ed anche nei sogni degli italiani popolati da Anita Ekberg ne “ La Dolce Vita”. |
| Ore 6 e quarantacinque |
Stamattina, alle ore 6 e 45, mi godo la mia prima sigaretta: a stomaco vuoto e a letto. Fantastico. |
| Sceneggiatura in cerca di attori ... |
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Una piccola stazione palesemente abbandonata .
E’ una cupa e nebbiosa serata invernale. Il tutto è girato in bianco e nero, e finirà con i due ragazzi che si sdraiano sui binari a ridere sguaiatamente e amaramente fumando e bevendo. Arriva un ragazzo (Danilo), con una valigia. Si siede su di una vecchia panchina. C'è già un altro ragazzo, con un grosso zaino. Sembra aspettare da ore il treno, è infreddolito e parla molto poco (Fausto). I due non si guardano ... sembrano non accorgersi l'uno dell'altro. Danilo ha un vecchio eskimo, la barba lunga e dei pantaloni a zampa un po' sdruciti ... ha l'aria di un fricchettone sui trent'anni. In un primo tempo Danilo sembra essere molto sicuro di sè, ironico ma quasi arrogante, per poi diventare di colpo nevrotico e disperato. Fausto sembra avere non più di vent'anni, è vestito in modo dimesso, da " boy scout". Il suo atteggiamento è inizialmente scostante, insicuro e spaventato dall' esuberanza di Danilo, in seguito diventerà isterico parlando in modo sconnesso. Passa ancora un po' di tempo ... i due guardano il vecchio orologio rotto della stazione ed ogni tanto Fausto guarda un vecchissimo orario dei treni. Danilo si siede sulla panchina accanto a Fausto, tira fuori dalla tasca della giacca una fiaschetta di whisky, butta giù un lungo sorso poi si prepara una sigaretta e l' accende. Fa cenno di offrire una sigaretta a Fausto, ma con un altro cenno Fausto rifiuta, palesemente infastidito dall’offerta di Danilo. Breve dialogo tra i due: D." Non arriva ..." F. " No ..." Passa altro tempo, i due continuano a guardare orologi e orari. Danilo ad un certo punto inizia a ridere nervosamente ... D." Eppure mi avevano detto che passava ..." Fausto continua ad assumere la sua aria compassata e leggermente allucinata. "F. Già...anche a me." Danilo smette improvvisamente di ridere: assume un’aria arrogante e guarda Fausto quasi con disprezzo e parla in tono perentorio. D. " Che facciamo? Ce ne andiamo" Lunga pausa. Fausto si chiude a riccio nel suo piumino, guarda fisso di fronte a sé, dopo circa mezzo minuto risponde molto timidamente. F." No ... io … non posso ..." D. " Dove devi andare?" Fausto sembra triste ... confuso ... " Ho una ragazza che mi aspetta ...il treno prima o poi dovrà arrivar e... mi aspetta ... Anzi me l' ha detto lei che avrei potuto anche prendere il treno qui ... e tu?" D." Oh ... beh ... io devo tornare a casa ... ho finito gli esami ..." F. " Mi sembra di sentire come un fischio ... è il treno ... eccolo ..." D." No ... è troppo lontano." F." Allora cos'è ?" Danilo inizia a cercare nelle tasche dello zaino qualcosa, poi trova e tira fuori un pacchettino di stagnola. Contiene un grosso pezzo di fumo ( dado da cucina ...). Inizia a " far su" e continua a ridere sempre più nervosamente. D. "Non lo so!" F. " Sembra strano che non ci sia nessuno ..." " Forse è tardi ... saranno tutti già a casa ... già dev' essere così ... ma laggiù in fondo ... è una luce? E' il treno che arriva?" D." No ... è solo una macchina ..." Fausto continua a guardare l'orologio ... Danilo continua a farsi con cura la sua canna, l'accende. Sembra non essere più così tanto preoccupato per il ritardo del treno forse troppo preso dai suoi pensieri. Passa la canna a Fausto, che prima la guarda quasi atterrito, poi l'accetta ... fa due o tre tiri ... tossisce ma sembra più rilassato. D." E se non arriva?" F." Deve arrivare per forza ... dev'essere solo molto in ritardo ... ci dev'essere stato un incidente, magari grave ... magari un morto ... o una bomba ... comunque prima o poi dovrà arrivare ..." Lunga pausa tra i due. Danilo fumando inizia a cambiare atteggiamento, sembra diventare triste … malinconico … D. "Forse è meglio se questo treno non arriva … almeno per me...anche se non so davvero dove andare ... non ho più le chiavi dell'appartamento ed i miei amici sono andati tutti via ..." F. " Perché questo cazzo di treno non dovrebbe arrivare? Elisa mi ha detto che sarebbe passato qui ... o ci credo a quello che mi dice Elisa ..." Danilo riprende a bere dalla fiaschetta di whisky ... fa un'altra canna e la passa a Fausto che inizia a fumare avidamente. " E quando Elisa ti avrebbe detto di prendere questo treno?" Fausto prende la fiaschetta e fa un lungo sorso. Inizia a ridere sguaiatamente, scompostamente …di colpo si trasforma diventando isterico … " Non lo so ... una settimana ... no ... un mese ... forse tre o quattro mesi fa ... l'ultima volta che l'ho sentita ... ma perché avrebbe dovuto prendermi in giro così? Solo perché sono un fallito? Perché non sono neanche in grado di trovarmi una donna se non su una squallida chat ... Non è colpa mia … è che sono loro…le donne…pensano tutte che io sia uno sfigato … ma non è così … non sono un frocetto papa boy come dicono tutti … anch’io voglio scopare…Elisa lo sa … ma mi prende in giro … non si fa mai viva … solo quando pare a lei … poi il buio … il vuoto … non si può fare l’ amore con una webcam … no? Basta farmi le seghe guardando le sue tette…” Danilo si fa serio di colpo. Si alza e inizia a camminare su e giù ... " Mia sorella è morta ieri. Non torno a casa mia da sei anni. Non mi ricordo neppure più dov'è il mio paese, né come sono fatti mio padre e mia madre. Li odio, ma volevo bene alla mia sorellina. E adesso è morta a venticinque anni … lei era l’ unica che mi voleva bene davvero … che mi tirava fuori dai guai…che mi difendeva … che mi capiva … era lei che mi passava i soldi per vivere, quando quei due stronzi hanno smesso di mantenermi … con il suo misero stipendio di cameriera di uno sperduto buco di culo della provincia di Catanzaro … diceva che dovevo diventare un grande avvocato per farla pagare a tutti quelli che ci prendevano in giro quando eravamo piccoli, perché eravamo figli di contadini che non sapevano neanche leggere e scrivere … e adesso è morta …. Fausto inizia a guardare Danilo un po' spaventato ... sembra sconvolto dal suo brusco cambiamento ... F. "Mi dispiace ... non avrei mai immaginato ... ecco non mi sembrava prima che tu fossi ... che tu stessi così male, ecco..." Danilo ignora completamente quello che gli dice Fausto ... si mette a sedere per terra, incrocia le gambe ed inizia a piangere ... Segue un lunghissimo silenzio tra i due. Fausto guarda nel vuoto davanti a sè ... Danilo seduto per terra continua a piangere. Poi ad un tratto passa un treno, velocissimo ... che non si ferma. Danilo e Fausto si guardano, poi scoppiano a ridere. Fausto si alza, prende in mano il grosso zaino e si sdraia sui binari. Riprende a sghignazzare nervosamente. F. "Così il prossimo treno non lo perdo di sicuro ..." Danilo si alza, ha ancora il viso bagnato di lacrime. Si sdraia anche lui sui binari. Accende due sigarette. Una la passa a Fausto. D. " Già ... sembra l' unico modo" . |
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