Sandro Pertini Sandro Pertini
- biografia -  
 

Alessandro Pertini è nato a Stella in provincia di Savona il 25 settembre 1896 e morto a Roma il 24 febbraio 1990. Uno dei suoi quattro fratelli ha trovato la morte giovanissimo nel carcere di Flossenbürg il 25 aprile 1945.
Compì i suoi studi presso il collegio dei salesiani "Don Bosco" di Varazze, quindi al Liceo "Chiabrera" di Savona e poi all'Università di Genova dove si laureo in Giurisprudenza.
Richiamato, nel 1917, come sottotenente e inviato sul fronte dell'Isonzo e sulla Bainsizza, subito segnalato alle autorità militari come simpatizzante socialista e neutralista, il giovane tenente Pertini si distinse per una serie di atti di eroismo per i quali venne proposto per la medaglia d'argento al valore militare
Militante socialista nel 1918 a Firenze, Pertini entrò in contatto con gli ambienti dell'interventismo democratico e socialista vicini a Gaetano Salvemini, ai fratelli Rosselli e a Ernesto Rossi, aderendo al movimento di opposizione al fascismo "Italia Libera".
Nel 1924. all'indomani del delitto Matteotti, si iscrisse al partito socialista unitario ed iniziò un'intensa attività di lotta contro il fascismo. Il suo studio di avvocato a Savona venne più volte distrutto, ed egli stesso bastonato in più occasioni dagli squadristi.
Il 22 maggio 1925, è arrestato a Stella per aver distribuito il foglio clandestino "Sotto il barbaro dominio fascista". Il 3 giugno di quello stesso anno fu condannato a otto mesi di detenzione e al pagamento di una ammenda e, nel novembre del 1926, infine, bandito dalla sua città con la minaccia di morte.
Dopo aver conosciuto nella abitazione di Milano di Rosselli il "maestro" Filippo Turati, Pertini fu tra gli organizzatori del clamoroso espatrio del leader del socialismo riformista italiano.
In esilio, in Corsica assieme a Turati, strinse contatti con gli altri antifascisti italiani e partecipò al Congresso della Lega dei diritti dell'uomo tenutosi a Marsiglia. Trasferitosi a Parigi e poi a Nizza, fece diversi lavori per sopravvivere: dal lavatore di taxi al manovale-muratore, alla comparsa cinematografica. Nel 1928, con il denaro ricavato dalla vendita di una masseria ereditata in Liguria, sotto il nome falso di Jean Gauvin, impiantò una trasmittente radio a Eze, vicino a Nizza, per svolgere propaganda contro il fascismo. Scoperto, fu processato e condannato dal Tribunale di Nizza ad un mese di reclusione, sospeso per la condizionale, e al pagamento di una ammenda.
Il 26 marzo 1929, utilizzando un passaporto falso intestato al cittadino svizzero Luigi Roncaglia, riuscì finalmente a rientrare in Italia. Qui riprese contatti con la rete clandestina di antifascisti. Riconosciuto, venne arrestato a Pisa il 14 aprile 1929. Deferito al Tribunale Speciale, venne condannato il 30 novembre del 1929 a 10 anni e 9 mesi di reclusione e a 3 anni di vigilanza speciale. Per tutto il processo tenne "un contegno altezzoso e sprezzante", rifiutandosi di riconoscere l'autorità del Tribunale e all'annuncio della condanna rispose con il grido "Viva il Socialismo" e "Abbasso il fascismo".
Questo atteggiamento gli costò la reclusione a Regina Coeli e l'ergastolo di Santo Stefano. Nonostante le vessazioni, in carcere mantenne sempre un atteggiamento sereno e nello stesso tempo fermo. Ben presto il suo nome fu associato a quello degli altri leader antifascisti.
Nel dicembre 1930, ammalatosi, gli venne tolto il regime di carcere duro e venne disposto il trasferimento nella casa per cronici di Turi. A Turi, Pertini conobbe e divenne amico di un altro leader dell'antifascismo in carcere, Antonio Gramsci.
Nell'aprile 1932, Pertini venne trasferito presso il sanatorio giudiziario di Pianosa. Ciò nonostante, le sue condizioni di salute non migliorarono, al punto che la madre fu indotta a presentare alle autorità domanda di grazia. Per la prima volta i rapporti tra madre e figlio si incrinarono: Pertini respinse la domanda di grazia con parole durissime per la madre e per il presidente del Tribunale Speciale.

Nel settembre 1935 uscì dal carcere e fu condotto al confino di Ponza. Nel 1939 fu disposto il suo trasferimento al confino prima a Tremiti e poi a Ventotene. Riacquistò la libertà, dopo oltre 14 anni, soltanto nell'agosto del 1943, un mese dopo la caduta del fascismo.
Dopo il 25 luglio, riacquistata la libertà, Pertini divenne uno dei principali protagonisti del movimento di liberazione nazionale. Fu tra coloro che, a Roma, parteciparono alla costituzione del partito socialista e ne divenne il responsabile dell'organizzazione militare. Dopo l'8 settembre e la fuga dei Savoia, Pertini combatté assieme ai militari e ai civili in difesa della capitale a Porta San Paolo. Entrato in clandestinità dopo l'occupazione nazista di parte della penisola, operò fino al 18 ottobre 1943, allorché, assieme a Giuseppe Saragat, venne arrestato dai nazi-fascisti. Tradotto a Regina Coeli venne duramente interrogato e quindi condannato a morte, senza tuttavia aver tradito i compagni. Il 24 gennaio 1944, grazie ad un'azione di partigiani, venne liberato. Riacquistata libertà di movimento, Pertini entrò dunque nella giunta militare centrale del Comitato di Liberazione Nazionale come rappresentante del PSIUP.
Trasferitosi nel Nord, riorganizzò il partito socialista dell'Alta Italia, divenendone dopo poco segretario e operò alle attività del CLNAI.
Nel luglio 1944, dopo la liberazione della capitale da parte degli Alleati, rientrò a Roma attraversando le linee. Fu quindi tra coloro che presero parte alla battaglia per la Liberazione di Firenze.
Nell'ottobre 1944 tornò nuovamente al Nord. Giunto in Francia in aereo, attraversò il Monte Bianco e rientrò in Italia riassumendo le funzioni di comando nel PSIUP e nel CLNAI. Nell'aprile del 1945 fu con Leo Valiani e Luigi Longo tra gli organizzatori dell'insurrezione di Milano. In questi mesi conobbe una staffetta partigiana, Carla Voltolina, che sarebbe divenuta sua moglie.
Segretario del PSI nel 1945, eletto alla Costituente e quindi deputato, direttore dell'Avanti! nel 1945-1946 e nel 1950-1951 fu uno degli esponenti di spicco del partito socialista dell'immediato secondo dopoguerra.
Dopo la nascita dei governi di centro-sinistra, che accolse favorevolmente come il segnale di una significativa rappresentanza della classe operaia, si aprì all'atlantismo, inteso in funzione difensiva e stabilizzatrice, e soprattutto all'europeismo, anzi ad una Europa della gente comune e non soltanto degli apparati diplomatici e dei capitali.
Dal 1968 al 1976 venne eletto presidente della Camera dei Deputati, carica che ricoprì con grande equilibrio e rispetto della istituzione.
L'8 luglio 1978, venne eletto settimo presidente della Repubblica.

(In Sandro Pertini combattente per la Libertà, a cura di S. Caretti e M. Degl'Innocenti, Lacaita, Manduria-Bari-Roma, 2002).