Tobia.
Ora, figlio, ti faccio sapere che ho depositato dieci
talenti d’argento presso Gabael figlio di Gabri, a Rage di Media.
Non temere se siamo diventati poveri. Tu avrai una grande ricchezza
se avrai il timor di Dio, se rifuggirai da ogni peccato e farai ciò
che piace al Signore Dio tuo".
Il compagno.
Allora Tobia rispose al padre: "Quanto mi hai comandato io
farò, o padre. Ma come potrò riprendere la somma, dal momento che
lui non conosce me, né io conosco lui? Che segno posso dargli, perché
mi riconosca, mi creda e mi consegni il denaro? Inoltre non sono pratico
delle strade della Media per andarvi". Rispose Tobi al figlio:
"Mi ha dato un documento autografo e anch’io gli ho consegnato
un documento scritto; lo divisi in due parti e ne prendemmo ciascuno
una parte; l’altra parte la lasciai presso di lui con il denaro. Sono
ora vent’anni da quando ho depositato quella somma. Cercati dunque,
o figlio, un uomo di fiducia che ti faccia da guida. Lo pagheremo
per tutto il tempo fino al tuo ritorno. Và dunque da Gabael a ritirare
il denaro".
Uscì Tobia in cerca di uno pratico della strada che lo accompagnasse
nella Media. Uscì e si trovò davanti l’angelo Raffaele, non sospettando
minimamente che fosse un angelo di Dio. Gli disse: "Di dove sei,
o giovane?". Rispose: "Sono uno dei tuoi fratelli Israeliti,
venuto a cercare lavoro". Riprese Tobia: "Conosci la strada
per andare nella Media?". Gli disse: "Certo, parecchie volte
sono stato là e conosco bene tutte le strade. Spesso mi recai nella
Media e alloggiai presso Gabael, un nostro fratello che abita a Rage
di Media. Ci sono due giorni di cammino da Ecbàtana a Rage. Rage è
sulle montagne ed Ecbàtana è nella pianura". E Tobia a lui: "Aspetta,
o giovane, che vada ad avvertire mio padre. Ho bisogno che tu venga
con me e ti pagherò il tuo salario". Gli rispose: "Ecco,
ti attendo; soltanto non tardare". Tobia andò ad informare suo
padre Tobi dicendogli: "Ecco, ho trovato un uomo tra i nostri
fratelli Israeliti". Gli rispose: "Chiamalo, perché io sappia
di che famiglia e di che tribù è e se è persona fidata per venire
con te, o figlio". Tobia uscì a chiamarlo: "Quel giovane,
mio padre ti chiama". Entrò da lui. Tobi lo salutò per primo
e l’altro gli disse: "Possa tu avere molta gioia!". Tobi
rispose: «Che gioia posso ancora avere? Sono un uomo cieco; non vedo
la luce del cielo; mi trovo nella oscurità come i morti che non contemplano
più la luce. Anche se vivo, dimoro con i morti; sento la voce degli
uomini, ma non li vedo». Gli rispose: "Fatti coraggio, Dio non
tarderà a guarirti, coraggio!". E Tobi: «Mio figlio Tobia vuole
andare nella Media. Non potresti accompagnarlo? Io ti pagherò, fratello!».
Rispose: "Sì, posso accompagnarlo; conosco tutte le strade. Mi
sono recato spesso nella Media. Ho attraversato tutte le sue pianure
e i suoi monti e ne conosco tutte le strade". Tobi a lui: «Fratello,
di che famiglia e di che tribù sei? Indicamelo, fratello". Ed
egli: "Che ti serve la famiglia e la tribù? Cerchi una famiglia
e una tribù o un mercenario che accompagni tuo figlio nel viaggio?".
L’altro gli disse: "Voglio sapere con verità di chi tu sei figlio
e il tuo vero nome". Rispose: "Sono Azaria, figlio di Anania
il grande, uno dei tuoi fratelli". Gli disse allora: "Sii
benvenuto e in buona salute, o fratello! Non avertene a male, fratello,
se ho voluto sapere la verità sulla tua famiglia. Tu dunque sei mio
parente, di bella e buona discendenza! Conoscevo Anania e Natan, i
due figli di Semeia il grande. Venivano con me a Gerusalemme e là
facevano adorazione insieme con me; non hanno abbandonato la retta
via. I tuoi fratelli sono brava gente; tu sei di buona radice: sii
benvenuto!". Continuò: "Ti dò una dramma al giorno, oltre
quello che occorre a te e a mio figlio insieme. Fà dunque il viaggio
con mio figlio e poi ti darò ancora di più». Gli disse: "Farò
il viaggio con lui. Non temere; partiremo sani e sani ritorneremo,
perché la strada è sicura". Tobi gli disse: "Sia con te
la benedizione, o fratello!". Si rivolse poi al figlio e gli
disse: "Figlio, prepara quanto occorre per il viaggio e parti
con questo tuo fratello. Dio, che è nei cieli, vi conservi sani fin
là e vi restituisca a me sani e salvi; il suo angelo vi accompagni
con la sua protezione, o figliuolo!".
Tobia si preparò per il viaggio e, uscito per mettersi in cammino,
baciò il padre e la madre. E Tobi gli disse: "Fà buon viaggio!".
Allora la madre si mise a piangere e disse a Tobi: "Perché hai
voluto che mio figlio partisse? Non è lui il bastone della nostra
mano, lui, la guida dei nostri passi? Si lasci perdere il denaro e
vada in cambio di nostro figlio. Quel genere di vita che ci è stato
dato dal Signore è abbastanza per noi". Le disse: "Non stare
in pensiero: nostro figlio farà buon viaggio e tornerà in buona salute
da noi. I tuoi occhi lo vedranno il giorno in cui tornerà sano e salvo
da te. Non stare in pensiero, non temere per loro, o sorella. Un buon
angelo infatti lo accompagnerà, riuscirà bene il suo viaggio e tornerà
sano e salvo". Essa cessò di piangere.
Il Pesce.
Il giovane partì insieme con l’angelo e anche il
cane li seguì e s’avviò con loro. Camminarono insieme finché li sorprese
la prima sera; allora si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri.
Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi, quand’ecco un grosso
pesce balzò dall’acqua e tentò di divorare il piede del ragazzo, che
si mise a gridare. Ma l’angelo gli disse: "Afferra il pesce e
non lasciarlo fuggire". Il ragazzo riuscì ad afferrare il pesce
e a tirarlo a riva. Gli disse allora l’angelo: "Aprilo e togline
il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e getta via invece
gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili
medicamenti". Il ragazzo squartò il pesce, ne tolse il fiele,
il cuore e il fegato; arrostì una porzione del pesce e la mangiò;
l’altra parte la mise in serbo dopo averla salata. Poi tutti e due
insieme ripresero il viaggio, finché non furono vicini alla Media.
Allora il ragazzo rivolse all’angelo questa domanda: "Azaria,
fratello, che rimedio può esserci nel cuore, nel fegato e nel fiele
del pesce?". Gli rispose: "Quanto al cuore e al fegato,
ne puoi fare suffumigi in presenza di una persona, uomo o donna, invasata
dal demonio o da uno spirito cattivo e cesserà in essa ogni vessazione
e non ne resterà più traccia alcuna. Il fiele invece serve per spalmarlo
sugli occhi di uno affetto da albugine; si soffia su quelle macchie
e gli occhi guariscono".
Erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbàtana, quando Raffaele
disse al ragazzo: "Fratello Tobia!". Gli rispose: "Eccomi".
Riprese: "Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele, che
è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara e all’infuori di Sara
nessun altro figlio o figlia. Tu, come il parente più stretto, hai
diritto di sposarla più di qualunque altro uomo e di avere in eredità
i beni di suo padre. È una ragazza seria, coraggiosa, molto graziosa
e suo padre è una brava persona". E aggiunse: "Tu hai il
diritto di sposarla. Ascoltami, fratello; io parlerò della fanciulla
al padre questa sera, perché la serbi come tua fidanzata. Quando torneremo
da Rage, faremo il matrimonio. So che Raguele non potrà rifiutarla
a te o prometterla ad altri; egli incorrerebbe nella morte secondo
la prescrizione della legge di Mosè, poiché egli sa che prima di ogni
altro spetta a te avere sua figlia. Ascoltami, dunque, fratello. Questa
sera parleremo della fanciulla e ne domanderemo la mano. Al nostro
ritorno da Rage la prenderemo e la condurremo con noi a casa tua".
Allora Tobia rispose a Raffaele: "Fratello Azaria, ho sentito
dire che essa è già stata data in moglie a sette uomini ed essi sono
morti nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi
a lei. Ho sentito inoltre dire che un demonio le uccide i mariti.
Per questo ho paura: il demonio è geloso di lei, a lei non fa del
male, ma se qualcuno le si vuole accostare, egli lo uccide. Io sono
l’unico figlio di mio padre. Ho paura di morire e di condurre così
alla tomba la vita di mio padre e di mia madre per l’angoscia della
mia perdita. Non hanno un altro figlio che li possa seppellire".
Ma quello gli disse: «Hai forse dimenticato i moniti di tuo padre,
che ti ha raccomandato di prendere in moglie una donna del tuo casato?
Ascoltami, dunque, o fratello: non preoccuparti di questo demonio
e sposala. Sono certo che questa sera ti verrà data in moglie. Quando
però entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il fegato del pesce
e mettine un poco sulla brace degli incensi. L’odore si spanderà,
il demonio lo dovrà annusare e fuggirà e non comparirà più intorno
a lei. Poi, prima di unirti con essa, alzatevi tutti e due a pregare.
Supplicate il Signore del cielo perché venga su di voi la sua grazia
e la sua salvezza. Non temere: essa ti è stata destinata fin dall’eternità.
Sarai tu a salvarla. Ti seguirà e penso che da lei avrai figli che
saranno per te come fratelli. Non stare in pensiero». Quando Tobia
sentì le parole di Raffaele e seppe che Sara era sua consanguinea
della stirpe della famiglia di suo padre, l’amò al punto da non saper
più distogliere il cuore da lei.
Raguele.
Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobia disse: "Fratello
Azaria, conducimi diritto da nostro fratello Raguele". Egli lo
condusse alla casa di Raguele, che trovarono seduto presso la porta
del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: "Salute
fratelli, siate i benvenuti!". Li fece entrare in casa. Disse
alla moglie Edna: "Quanto somiglia questo giovane a mio fratello
Tobi!" Edna domandò loro: "Di dove siete, fratelli?",
ed essi risposero: "Siamo dei figli di Nèftali, deportati a Ninive".
Disse allora: "Conoscete nostro fratello Tobi?". Le dissero:
"Lo conosciamo". Riprese: "Come sta?". Risposero:
"Vive e sta bene". E Tobia aggiunse: "È mio padre".
Raguele allora balzò in piedi, l’abbracciò e pianse. Poi gli disse:
"Sii benedetto, figliolo! Sei il figlio di un ottimo padre. Che
sventura per un uomo giusto e largo di elemosine essere diventato
cieco!". Si gettò al collo del parente Tobia e pianse. Pianse
anche la moglie Edna e pianse anche la loro figlia Sara. Poi egli
macellò un montone del gregge e fece loro una calorosa accoglienza.
Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola,
Tobia disse a Raffaele: "Fratello Azaria, domanda a Raguele che
mi dia in moglie mia cugina Sara". Raguele udì queste parole
e disse al giovane: "Mangia, bevi e stá allegro per questa sera,
poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere
mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla
ad un altro uomo all’infuori di te, poiché tu sei il mio parente più
stretto. Però, figlio, vogliono dirti con franchezza la verità. L’ho
data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti
la notte stessa delle nozze. Ora mangia e bevi, figliolo; il Signore
provvederà". Ma Tobia disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima
che tu abbia preso una decisione a mio riguardo". Rispose Raguele:
"Lo farò! Essa ti viene data secondo il decreto del libro di
Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Prendi dunque
tua cugina, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti
viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista
questa notte, figlio mio, e vi conceda la sua misericordia e la sua
pace".
Raguele chiamò la figlia Sara e quando essa venne la prese per mano
e l’affidò a Tobia con queste parole: "Prendila; secondo la legge
e il decreto scritto nel libro di Mosè ti viene concessa in moglie.
Tienila e sana e salva conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi
assista con la sua pace". Chiamò poi la madre di lei e le disse
di portare un foglio e stese il documento di matrimonio, secondo il
quale concedeva in moglie a Tobia la propria figlia, in base al decreto
della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere.
Poi Raguele chiamò la moglie Edna e le disse: "Sorella mia, prepara
l’altra camera e conducila dentro". Essa andò a preparare il
letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia.
Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e disse: "Coraggio,
figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio,
figlia!". E uscì.
La tomba.
Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero
di andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella
camera da letto. Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele:
prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla
brace dell’incenso. L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì
nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e
in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi. Gli altri intanto erano
usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto
e disse a Sara: "Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore
che ci dia grazia e salvezza". Essa si alzò e si misero a pregare
e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: "Benedetto
sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni
è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti
i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché
gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere
umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli
un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente,
ma con rettitudine d’intenzione. Dègnati di aver misericordia di me
e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme:
"Amen, amen!". Poi dormirono per tutta la notte.
Ma Raguele si alzò; chiamò i servi e andò con loro a scavare una fossa.
Diceva infatti: "Caso mai sia morto, non abbiamo a diventare
oggetto di scherno e di ribrezzo. Quando ebbero terminato di scavare
la tomba, Raguele tornò in casa; chiamò la moglie e le disse: "Manda
in camera una delle serve a vedere se è vivo; così, se è morto, lo
seppelliremo senza che nessuno lo sappia». Mandarono avanti la serva,
accesero la lampada e aprirono la porta; essa entrò e li trovò che
dormivano insieme, immersi in un sonno profondo. La serva uscì e riferì
loro che era vivo e che non era successo nulla di male. Benedissero
allora il Dio del cielo: "Tu sei benedetto, o Dio, con ogni pura
benedizione. Ti benedicano per tutti i secoli! Tu sei benedetto, perché
mi hai rallegrato e non è avvenuto ciò che temevo, ma ci hai trattato
secondo la tua grande misericordia. Tu sei benedetto, perché hai avuto
compassione dei due figli unici. Concedi loro, Signore, grazia e salvezza
e falli giungere fino al termine della loro vita in mezzo alla gioia
e alla grazia". Allora ordinò ai servi di riempire la fossa prima
che si facesse giorno.
Raguele ordinò alla moglie di fare il pane in abbondanza; andò a prendere
dalla mandria due vitelli e quattro montoni; li fece macellare e cominciarono
così a preparare il banchetto.
Poi chiamò Tobia e sotto giuramento gli disse: "Per quattordici
giorni non te ne andrai di qui, ma ti fermerai da me a mangiare e
a bere e così allieterai l’anima già tanto afflitta di mia figlia.
Di quanto possiedo prenditi la metà e torna sano e salvo da tuo padre.
Quando io e mia moglie saremo morti, anche l’altra metà sarà vostra.
Coraggio, figlio! Io sono tuo padre ed Edna è tua madre; noi apparteniamo
a te come a questa tua sorella da ora per sempre. Coraggio, figlio!".
Le nozze.
Allora Tobia chiamò Raffaele e gli disse: "Fratello
Azaria, prendi con te quattro servi e due cammelli e mettiti in viaggio
per Rage. Và da Gabael, consegnagli il documento, riporta il denaro
e conduci anche lui con te alle feste nuziali. Tu sai infatti che
mio padre starà a contare i giorni e, se tarderò anche di un solo
giorno, lo farò soffrire troppo. Vedi bene che cosa ha giurato Raguele
e io non posso trasgredire il suo giuramento». Partì dunque Raffaele
per Rage di Media con quattro servi e due cammelli". Alloggiarono
da Gabael. Raffaele gli presentò il documento e insieme lo informò
che Tobia, figlio di Tobi, aveva preso moglie e lo invitava alle nozze.
Gabael andò subito a prendere i sacchetti, ancora con i loro sigilli
e li contò in sua presenza; poi li caricarono sui cammelli. Partirono
insieme di buon mattino per andare alle nozze. Giunti da Raguele,
trovarono Tobia adagiato a tavola. Egli saltò in piedi a salutarlo
e Gabael pianse e lo benedisse: "Figlio ottimo di un uomo ottimo,
giusto e largo di elemosine, conceda il Signore la benedizione del
cielo a te, a tua moglie, al padre e alla madre di tua moglie. Benedetto
Dio, poiché ho visto mio cugino Tobi, vedendo te che tanto gli somigli!"
Ogni giorno intanto Tobi contava le giornate, quante erano necessarie
all’andata e quante al ritorno. Quando poi i giorni furono al termine
e il figlio non era ancora tornato, pensò: "Forse sarà stato
trattenuto là? O sarà morto Gabael e nessuno gli darà il denaro?».
Cominciò così a rattristarsi. La moglie Anna diceva: "Mio figlio
è perito e non è più tra i vivi, perché troppo è il ritardo".
E cominciò a piangere e a lamentarsi sul proprio figlio dicendo: «Ahimè,
figlio, perché ho lasciato partire te che eri la luce dei miei occhi!".
Le rispondeva Tobi: "Taci, non stare in pensiero, sorella; egli
sta bene. Certo li trattiene là qualche fatto imprevisto. Del resto
l’uomo che lo accompagnava è sicuro ed è uno dei nostri fratelli.
Non affliggerti per lui, sorella; tra poco sarà qui». Ma essa replicava:
«Lasciami stare e non ingannarmi! Mio figlio è perito". E subito
usciva e osservava la strada per la quale era partito il figlio; così
faceva ogni giorno senza lasciarsi persuadere da nessuno. Quando il
sole era tramontato, rientrava a piangere e a lamentarsi per tutta
la notte e non prendeva sonno.
Compiutisi i quattordici giorni delle feste nuziali, che Raguele con
giuramento aveva stabilito di fare per la propria figlia, Tobia andò
da lui e gli disse: «Lasciami partire. Sono certo che mio padre e
mia madre non hanno più speranza di rivedermi. Ti prego dunque, o
padre, di volermi congedare: possa così tornare da mio padre. Già
ti ho spiegato in quale condizione l’ho lasciato». Rispose Raguele
a Tobia: "Resta figlio, resta con me. Manderò messaggeri a tuo
padre Tobi, perché lo informino sul tuo conto". Ma quegli disse:
"No, ti prego di lasciarmi andare da mio padre". Allora
Raguele, alzatosi, consegnò a Tobia la sposa Sara con metà dei suoi
beni, servi e serve, buoi e pecore, asini e cammelli, vesti, denaro
e masserizie. Li congedò in buona salute. A lui poi rivolse questo
saluto: "Stá sano, o figlio, e fà buon viaggio! Il Signore del
cielo assista te e Sara tua moglie e possa io vedere i vostri figli
prima di morire". Poi abbracciò Sara sua figlia e disse: "Onora
tuo suocero e tua suocera, poiché da questo momento essi sono i tuoi
genitori, come coloro che ti hanno dato la vita. Và in pace, figlia,
e possa sentire buone notizie a tuo riguardo, finché sarò in vita».
Dopo averli salutati, li congedò. Da parte sua Edna disse a Tobia:
"Figlio e fratello carissimo, il Signore ti riconduca a casa
e possa io vedere i figli tuoi e di Sara mia figlia prima di morire,
per gioire davanti al Signore. Ti affido mia figlia in custodia. Non
farla soffrire in nessun giorno della tua vita. Figlio, và in pace.
D’ora in avanti io sono tua madre e Sara è tua sorella. Possiamo tutti
insieme avere buona fortuna per tutti i giorni della nostra vita".
Li baciò tutti e due e li congedò in buona salute. Allora Tobia partì
da Raguele in buona salute e lieto, benedicendo il Signore del cielo
e della terra, il re dell’universo, perché aveva dato buon esito al
suo viaggio. Benedisse Raguele ed Edna sua moglie con quest’augurio:
«Possa io avere la fortuna di onorarvi tutti i giorni della vostra
vita".
Gli occhi.
Quando furono nei pressi di Kaserin, di fronte a
Ninive, disse Raffaele: "Tu sai in quale condizione abbiamo lasciato
tuo padre. Corriamo avanti, prima di tua moglie, e prepariamo la casa,
mentre gli altri vengono". Allora s’incamminarono tutti e due
insieme. Poi Raffaele gli disse: «Prendi in mano il fiele». Il cane
li seguiva. Anna intanto sedeva a scrutare la strada per la quale
era partito il figlio. Le parve di vederlo venire e disse al padre
di lui: «Ecco viene tuo figlio con l’uomo che l’accompagnava». Raffaele
disse a Tobia prima di avvicinarsi al padre: "Io so che i suoi
occhi si apriranno. Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco
intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi.
Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce». Anna corse avanti
e si gettò al collo del figlio dicendogli: "Ti rivedo, o figlio.
Ora posso morire! E pianse. Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla
porta del cortile. Tobia gli andò incontro, tenendo in mano il fiele
del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: «Coraggio,
padre!». Spalmò il farmaco che operò come un morso, poi distaccò con
le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. Tobi gli si buttò
al collo e pianse, dicendo: "Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!
E aggiunse: "Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti
tutti i suoi angeli santi! Benedetto il suo grande nome su di noi
e benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito
ma poi ha avuto pietà ed ecco, ora io contemplo mio figlio Tobia".
Tobia entrò in casa lieto, benedicendo Dio con quanta voce aveva.
Poi Tobia informò suo padre del viaggio che aveva compiuto felicemente,
del denaro che aveva riportato, di Sara figlia di Raguele, che aveva
presa in moglie e che stava venendo e che si trovava ormai vicina,
alla porta di Ninive. Allora Tobi uscì verso la porta di Ninive incontro
alla sposa di lui, lieto e benedicendo Dio. Quando la gente di Ninive
lo vide passare e camminare con tutto il vigore di un tempo, senza
che alcuno lo conducesse per mano, fu presa da meraviglia; Tobi proclamava
davanti a loro che Dio aveva avuto pietà di lui e che gli aveva aperto
gli occhi. Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobia,
e la benedisse: «Sii la benvenuta, figlia! Benedetto sia il tuo Dio,
perché ti ha condotta da noi, figlia! Benedetto sia tuo padre, benedetto
mio figlio Tobia e benedetta tu, o figlia! Entra nella casa che è
tua in buona salute e benedizione e gioia; entra, o figlia!".
In quel giorno ci fu una grande festa per tutti i Giudei di Ninive
e Achikar e Nadab suoi cugini vennero a congratularsi con Tobi. E
si festeggiarono le nozze di Tobia con gioia per sette giorni.
Raffaele.
Quando furon terminate le feste nuziali, Tobi chiamò
il figlio Tobia e gli disse: "Figlio mio, pensa a dare la ricompensa
dovuta a colui che ti ha accompagnato e ad aggiungere qualcosa d’altro
alla somma pattuita". Gli disse Tobia: "Padre, quanto potrò
dargli come salario? Anche se gli lasciassi la metà dei beni che egli
ha portati con me, io non ci perderei. Egli mi ha condotto sano e
salvo, mi ha guarito la moglie, è andato a prendere per me il denaro
e infine ha guarito te! Quanto posso ancora dargli come salario? Tobi
rispose: "È giusto ch’egli riceva la metà di tutti i beni che
ha riportati». Fece dunque venire l’angelo e gli disse: "Prendi
come tuo salario la metà di tutti i beni che tu hai portati e và in
pace". Allora Raffaele li chiamò tutti e due in disparte e disse
loro: "Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il
bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome.
Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto,
e non trascurate di ringraziarlo. È bene tener nascosto il segreto
del re, ma è cosa gloriosa rivelare e manifestare le opere di Dio.
Fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male. Buona cosa è la preghiera
con il digiuno e l’elemosina con la giustizia. Meglio il poco con
giustizia che la ricchezza con ingiustizia. Meglio è praticare l’elemosina
che mettere da parte oro. L’elemosina salva dalla morte e purifica
da ogni peccato. Coloro che fanno l’elemosina godranno lunga vita.
Coloro che commettono il peccato e l’ingiustizia sono nemici della
propria vita. Io vi voglio manifestare tutta la verità, senza nulla
nascondervi: vi ho già insegnato che è bene nascondere il segreto
del re, mentre è cosa gloriosa rivelare le opere di Dio. Sappiate
dunque che, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l’attestato
della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche
quando tu seppellivi i morti. Quando poi tu non hai esitato ad alzarti
e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a curare la sepoltura
di quel morto, allora io sono stato inviato per provare la tua fede,
ma Dio mi ha inviato nel medesimo tempo per guarire te e Sara tua
nuora. Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti
ad entrare alla presenza della maestà del Signore». Allora furono
riempiti di terrore tutti e due; si prostrarono con la faccia a terra
ed ebbero una grande paura. Ma l’angelo disse loro: «Non temete; la
pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli Quando ero con voi,
io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per la volontà di Dio:
lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni. A voi sembrava di
vedermi mangiare, ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era solo
apparenza. Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a
Dio. Io ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte queste cose
che vi sono accadute». E salì in alto.Essi si rialzarono, ma non poterono
più vederlo. Allora andavano benedicendo e celebrando Dio e lo ringraziavano
per queste grandi opere, perché era loro apparso l’angelo di Dio.
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